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Calcio e social: 5 campagne davvero divertenti

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Con l’avvicinarsi del mese di agosto, vitadablog è pronto a prendersi qualche settimana di meritata riposo e a darti appuntamento a dopo il 15. Prima di lasciarci – e visto che siamo in estate – voglio fare una piccola classifica dei post più divertenti delle squadre di calcio.

Calcio e social: un legame sempre più stretto

Prima di arrivare ai post davvero divertenti pubblicati da squadre di calcio, voglio solo spendere due parole sul legame che unisce sempre di più il calcio e i social network, promettendoti di tornare presto sull’argomento.

Per le squadre di calcio, che troppo spesso ci fanno dimenticare di essere aziende al 100%, i social sono ovviamente un fantastico strumento di business, specie perché il loro target è in buona parte attivo su tutte le piattaforme e che si tratta di un argomento che si presta (forse meglio di tutti) al social dibattito.

Tirare fuori dei numeri per inquadrare il fenomeno e la sua portata mi sembra poco utile ai fini di questo post estivo, ma come compito per l’estate ti lascio riflettere su come sta cambiando il mondo del calcio italiano – social compresi – con l’arrivo di un pezzo da 90 (o anche qualcosa in più) dello sport e del marketing come Cristiano Ronaldo.

Tutti ne parlano, gli store della Juventus sono stati presi d’assalto e i social ha conosciuto un’impennata pazzesca. Del resto stiamo parlando di una persona che ha più 122 milioni di fan su Facebook (Trump ne ha 23 milioni, Obama 55, per intenderci), 137 milioni di followers su Instagram (La regina Beyoncé è ferma a 116) e 77,5 milioni di Followers su Twitter (più del doppio del Real Madrid).

Visti questi numeri, capisci l’importanza di un suo spostamento da un club all’altro, almeno in ottica di marketing.

Calcio e social network. 5 campagne davvero divertenti

Ma se Cristiano Ronaldo rappresenta la vetta della montagna tra muscoli, sorrisi, allenamenti e autografi, c’è anche chi ha saputo creare campagne davvero divertenti, basando tutti sull’ironia o sulla creatività.

E all0ra, prima di andare in vacanza, ho voluto provare a mettere insieme quelle che mi sono piaciute di più:

Il Pordenone entra nella storia (con una campagna memorabile)

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Per il Pordenone, raggiungere San Siro per sfidare l’Inter in Coppa Italia è vera e propria festa. Ecco che, per far partire il conto alla rovescia, i ramarri lanciano una serie di card divertenti, come il confronto impietoso tra Emanuele Berrettoni e Mauro Icardi. Tra le altre, da segnalare il “mai stati in B”, che accomuna i due club, anche se da prospettive diverse.

L’A.S.Roma e l’acquisto di Olsen

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La Roma è quella che sui social mi sta piacendo di più, sarò sincero. Una rincorsa, quella giallorossa, che parte da lontano (su Facebook ha poco più di 9 milioni di fan, contro i 34 della Juventus, per intenderci) e che si basa quasi tutta sulla creatività.

Ecco, quindi, che ceduto il portiere Alisson Becker al Liverpool, toccherà allo svedese Robin Olsen difendere la porta giallorossa…

Il Crotone verso l’impresa

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Non è necessario essere grandi per essere memorabili, come ci dimostra l’account ufficiale del Crotone. Impegnati in una difficile sfida per la salvezza e in vista di una partita decisiva in casa del Chievo, ecco che i calabresi cavalcano l’hashtag #RoadtoKiev – quello dedicato alla finale della Champions League nella capitale Ucraina – regalandoci un italianissimo #RoadtoCHIEV.

L’A.S. Roma e la Champions

Dopo l’eliminazione in semifinale di Champions League, l’A.S. Roma non ci sta e, sentendosi penalizzata per un mancato rigore (che con la VAR sarebbe stato assegnato) decide di reclamare la tecnologia in campo in un modo davvero spassoso.

Bonus: Arturo Vidal e una polemica quasi impercettibile

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Ok, non è una campagna social di una squadra (anzi, non è una campagna social), ma per augurarvi una buona estate voglio lasciarvi con questa perla un po’ datata di Arturo Vidal, che usa le stories per dire la sua sulla validità del gol del Real Madrid, apparso a molti irregolare e che, essendo stato convalidato, ha di fatto eliminato il Bayern Monaco.

Alla prossima!

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.

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Perché usare le liste su Twitter e come crearle

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Oggi voglio tornare a parlarti di Twitter, anche se si tratta di un social che sta attraversando una grave crisi di identità. In particolare, in questo post voglio soffermarmi su una funzione davvero utile, specie se segui tante persone o se segui persone di argomenti diversi.

Oggi parliamo delle liste Twitter, del perché sono davvero utili e come si fa ad inserire qualcuno in una lista.

Come far fruttare le liste

Se usi Twitter da un po’ e hai interessi diversi potresti essere nella condizione di seguire un elevato numero di persone, con il rischio di perderti buona parte dei tweet. Ecco, le liste vengono in tuo aiuto proprio per ovviare a questo (e ad altri) problemi. Qui non voglio creare una guida su come utilizzare le liste perché come vedrai sarà molto semplice. Quello che voglio fare e dirti come e perché io le uso.

Passo 1: ho creato le liste

Nella vita faccio il social media manager, ho un blog e sono un appassionato di sport e (ahimé) di politica. Ecco, partendo da questi miei interessi ho creato 5 liste chiuse su Twitter:

Social Media Marketing: in cui ho inserito le persone che su twitter propongono contributi e spunti interessanti.

Blogging e Web writing: la stessa cosa, ma legato solo ed esclusivamente al mondo del blog e della scrittura per il web

Sport: qui ho inserito gli atleti più attivi su twitter, i quotidiani sportivi e le società di calcio che lavorano molto sui social

Politica: account di movimenti, partiti, politici e istituzioni

Stampa e influencer: questa è forse la categoria più “confusa”. Qui ho inserito gli account dei media generalisti e tutti gli influencer con cui voglio/cerco di/intendo interagire per migliorare la visibilità del mio blog.

Tu ovviamente sei libero di creare e organizzare le liste nel modo che reputi più opportuno in base alle tue esigenze.

Consiglio: spesso, specie se usi twitter per uno scopo preciso, devi curare molto bene la scelta degli influencer da inserire, così da non sprecare tempo e risorse preziose per il tuo lavoro.

Passo 2: ho inserito le persone nelle liste

In linea di massima ho fatto una divisione molto settoriale delle liste e solo in rarissimi casi ho inserito una persona in più liste. Questo perché si tratta di liste che sono molto diverse tra loro, ma anche perché le mie giornate ruotano intorno a questi argomenti e così mi viene molto più facile organizzare la mia agenda.

Aggiungere una persona a una lista è molto semplice: vai sul suo account e clicca sui puntini verticali vicino al tasto “segui”, ti si aprirà un menù a tendina dove dovrai cliccare su “aggiungi o rimuovi dalle liste”. Metti il segno di spunta alla lista in cui vuoi inserire quell’account e il gioco è fatto.

Passo 3: controllo le liste ogni giorno

Sì, esatto.

Controllare le liste che mi interessano è una delle prime azioni che faccio quando comincio a lavorare. Così facendo ho snellito di molto la rassegna stampa, risparmiando un sacco di tempo. Solitamente non mi soffermo ore e ore su ogni lista, ma passo in velocemente in rassegna quello che succede per vedere se c’è qualcosa da approfondire o se c’è un argomento caldo da trattare a tutti i costi.

Dopo aver organizzato il lavoro giornaliero ecco che in base a quello che mi sono appuntato in rassegna torno a controllare la lista twitter. Solitamente parto da qui per poi approfondire l’argomento che mi interessa.

Passo 4: aggiorno periodicamente le liste

Non sono uno che twitta molto, a dirla tutta. Preferisco usare Twitter come strumento di ascolto e monitoraggio. Detto questo, per usare le liste nel miglior modo possibile è necessario aggiornarle periodicamente.

Questo significa che quando vedo qualche account che reputo interessante lo inserisco senza troppi pensieri. Poi, nei tempi morti approfondisco la conoscenza un po’ alla volta.

Passo 5: seguo anche gli hashtag

Ovviamente non bisogna limitarsi a seguire le liste per non non ridurre i punti di vista ai soli partecipanti. Quando c’è un tema caldo o quando vedo un argomento parecchio interessante mi armo di buona pazienza e seguo il suo hashtag fino alla tana del Bianconiglio. 🙂

Conclusione: un ottimo alleato per il tuo lavoro

Sì, ecco cosa sono in realtà le liste: un ottimo alleato per snellire il tuo lavoro e per escludere dallo stream tutto quello che non riguarda un determinato argomento. Come hai potuto vedere, organizzare una lista e inserirvi gli account meritevoli è un’operazione che ti porta via pochissimo tempo, a patto che tu lo faccia costantemente. Altrimenti, rischieresti di dover inserire centinaia di account, uno alla volta, perdendoci un po’ di tempo.

Anche in questo caso, però, il risultato sarà comunque maggiore dello sforzo.

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.

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La crisi identitaria di twitter

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Twitter ha sostituito il tasto preferiti con il tasto mi piace, avvicinandosi sempre più a Facebook. Ok, non è una novità, è già da molto tempo che Twitter è in crisi di identità: i suoi aggiornamenti sono poco originali, poco utili e spesso scopiazzati da Facebook. Certo, anche il social di Zuckemberg ha dimostrato di “apprezzare particolarmente” alcune caratteristiche di twitter (vedi. #hashtag) e, proprio per questo, Twitter avrebbe dovuto evitare di “apprezzare particolarmente facebook”, non fosse altro che per l’orrendo uso che viene fatto degli hashtag su quest’ultimo.

Twitter: c’era una volta

C’era una volta una piattaforma di microblogging che limitava le interazioni, si basava su un sistema di followers e following e data a tutti la possibilità di creare un racconto nei famosi 140 caratteri. Non solo, Twitter era anche il luogo migliore per raggiungere gli influencers, per tenersi aggiornati in tempo reale e per poter interagire con persone interessanti senza l’odioso obbligo di aggiungerle tra gli amici dato che, spesso, amici non erano. Insomma, Twitter non era certo il luogo virtuale più adatto all’intrattenimento, ma era un caro e solido alleato per chi imparava ad amarlo.

Twitter vs. Facebook: un paragone inutile

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la vita a credersi stupido

Ecco, secondo me Albert Einstein aveva in mente il rapporto Facebook-Twitter. Già, perché se il paragone tra i due può essere fatto secondo la logica del fatturato, per quanto riguarda l’uso e gli utenti una comparazione non ha senso. Chi ama Facebook potrebbe non amare Twitter, chi vive su Twitter potrebbe non tollerare l’invadenza di Facebook e chi ci ha capito poco li usa in modo uguale.

Il punto è che sono due mondi differenti basati su sistemi differenti e, come spesso accade, comparare pere e mele non porta a nessun risultato utile.

Dai loro quartier generali, invece, le due aziende sembrano scopiazzare i loro rivali solo per aumentare il fatturato. Cosa, peraltro, assolutamente logica e lecita: né twitter né tantomeno facebook hanno intenzione di lavorare gratis.

La grande differenza tra le due aziende è rappresentata dalla programmazione a lungo termine. Facebook ha la grande capacità di stare sempre sul pezzo (quando non è egli stesso ad indirizzare le preferenze), mentre lo staff di Twitter, malgrado l’ottima idea iniziale, ha mostrato gravi mancanze nella capacità di programmare uno sviluppo a lungo termine. Risultato? Twitter si trova oggi ad inseguire Facebook su un campo creato proprio dal social di Zuckemberg.

Twitter: i sintomi della crisi identitaria

Ho esordito parlandoti di alcune delle particolarità di Twitter. A queste dobbiamo aggiungere il pulsante “preferiti” che non rappresentava un semplice “mi piace” quanto, piuttosto, un “salva per dopo” e un sottile modo per interagire e mostrare apprezzamento in particolare per le menzioni.

Crisi di identità, dicevamo. Ecco, nel corso del tempo Twitter ha (tra le altre cose) tolto il limite dei caratteri per i messaggi istantanei, inserito i sondaggi e sostituito il tasto “preferiti” con il tasto “mi piace”. Proprio quest’ultima non mi pare un’idea così originale per distinguersi da Facebook, non credi? Certo, negli anni ci sono state anche novità apprezzabili, ma la deriva di quest’ultimo periodo è preoccupante.

Conclusione: dove va Twitter?

Cosa ne sarà di Twitter tra un paio di anni? Sinceramente non lo so. E’ ancora in tempo per cambiare marcia e trovare qualcosa di geniale ed autentico per rilanciarsi, puntando ovviamente ad un target differente rispetto a Facebook.
Ovvio, se così non fosse, se dovesse continuare a voler sfidare Facebook sul suo terreno sarebbero guai. Specie in Italia, infatti, Facebook sembra aver inghiottito tutti tanto di diventare per molti la vera e unica fonte di informazione: Twitter saprà ritagliarsi uno spazio tutto suo?

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.

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