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Lotta alle fake news: svuotare il mare con uno scolapasta

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C’è stato un tempo in cui non si parlava d’altro che di fake news, il tempo della campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo 2018. In quel periodo i partiti, temendo il rischio di essere danneggiati dalle notizie false che circolavano sui social, hanno più o meno lanciato accuse e attacchi agli avversari promettendosi poi di affrontare la questione una volta terminata la campagna elettorale.

In tutto ciò, la cosa divertente era che mentre da un lato cercavano di lottare contro le notizie false, dall’altro ne approfittavano abbondantemente per fare i loro interessi. Il fatto è che i fake – siano essi account o notizie – non riguardano solo la politica e non sono (più) un argomento da trattare così alla leggera o alla bisogna.

Se una notizia falsa diventa vera

La questione principale è: si può modificare la realtà al punto da rendere vera una notizia completamente inventata? Possiamo sfruttare una sorta di profezia che si autoavvera per veicolare un contenuto – o un messaggio – al punto da renderlo infine reale? La risposta, come sappiamo tutti è che sì, possiamo arrivare fino al punto in cui orientiamo i nostri comportamenti basandoci su qualcosa di inventato (ma plausibile) o ripetuto all’infinito con diverse forme e sfumature. Da lì il passo che ci porta a rendere reali notizie false, che rafforzeranno la nostre percezioni e troveranno continue conferme sui social è brevissimo.

Potrà apparire riduttivo – e sicuramente lo è – ma possiamo dire che in buona parte questo comportamento è dalla nostra cronica mancanza degli anticorpi necessari per vivere su Internet. Tralasciando un attimo la psicologia e la pigrizia di leggere interi articoli di giornale (sob!), uno dei problemi più grandi è che forse non siamo ancora pronti a vivere Internet nel modo corretto, esponendoci a migliaia di impulsi e stimoli contro i quali non abbiamo alcuna difesa.

Web, Fake News e adolescenti: qualcuno pensi ai bambini!!!

Quindi Internet è un posto pericolosissimo pieno di bruti e di impostori?

È paradossale, ma l’ho già ripetuto un sacco di volte: i ragazzini che intendiamo tutelare sono in molti casi più preparati e attenti degli adulti. Capita certo di vedere alcuni di loro cascare nelle trappole e condividere notizie inventate, ma succede molto più spesso che a condividere con grande enfasi le bufale siano proprio i loro genitori, quella fascia di quarantenni e cinquantenni meno avvezza all’uso di nuove tecnologie e che viene definita con l’infelice termine di tardivi digitali.

Sono loro il punto più vulnerabile di tutto l’ingranaggio. Non i giovani, non i giovanissimi, ma adulti fatti e finiti, spesso disillusi e con la presunzione tipica dell’età di mezzo, di aver visto tutto, di conoscere e di sapere. Se prima – con molta pazienza – ci mettevamo a spiegare alla nonna come utilizzare un telefono cellulare, cercando di vincere la resistenza iniziale che risponde al nome di “non imparerò mai e tanto stavo meglio prima”, chi vive ora l’età di mezzo è meno portato ad ascoltare e spesso pretende di insegnare anche ciò che non conosce.

O magari, semplicemente, non ama essere corretto e contraddetto, ma di questo parleremo più avanti.

Quando le bufale escono dal web e toccano i più giovani

Il fulcro della questione è tutto qui. Se formiamo la nostra opinione sul web, magari con tutte le storture possibili, finisce che poi la portiamo fuori da Internet e ci basiamo su di essa nei comportamenti di tutti i giorni. Allora sì che – in questo caso – diventa necessario tutelare i più giovani. Non perché non siano in grado di utilizzare strumenti che conoscono meglio di noi, ma perché molto del nostro impianto educativo (dal come comportarsi ai rischi, da cosa è giusto a cosa è sbagliato) potrebbe non avere fondamenta. Tutto quello che ci porta a fare riflessioni e a costruire un modello di comportamento potrebbe poggiarsi sulla sabbia.

E anche in questo caso mi rendo conto di come in questo post non sia possibile approfondire a dovere la questione ma avremo tempo e modo per poterne parlare.

Fake news: una lotta impari che dobbiamo fare!

Il web alimenta le nostre convinzioni e distorce le nostre percezioni al punto – e qui torniamo all’inizio – da trasformare una serie di notizie false in qualcosa di estremamente reale, almeno nelle nostre convinzioni. Questo ci porta a modificare i nostri comportamenti sulla base di percezioni che abbiamo visto errate e in questo modo, ancora una volta, facciamo ripartire il giro fino a entrare in una spirale che ci allontana sempre più dalla realtà. Parliamoci chiaramente: lottare contro le fake news è come provare a svuotare l’oceano con uno scolapasta o un cucchiaino, un’impresa titanica che porta via tantissime energie e con risultati minimi. Però nessuno di noi può chiamarsi fuori o delegare ad altri l’impegno di rendere Internet un posto migliore e più vivibile.

Abbiamo tutti insieme la responsabilità di migliorare i nostri comportamenti, di fare più attenzione, di non soffermarci su titoli acchiappa click e di non accettare richieste di amicizia sospette. Sta a noi non condividere “perché è il concetto che conta”, selezionare le fonti, non dare visibilità a ciò che non la merita…

Dobbiamo farci gli anticorpi anche per evitare di portare le nostre percezioni distorte al di fuori dei social e basare l’educazione dei nostri figli su informazioni che non sono reali, su dati fasulli e su opinioni sbagliate.

Io, nel mio piccolo, cercherò di affrontare sempre più spesso la questione tanto qui sul blog quanto sulla mia Pagina Facebook accettando spunti, suggerimenti e opinioni.

bazzani-erick-social-media

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

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I social stanno davvero vivendo una crisi strutturale?

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Qualche anno fa, che nell’epoca di Internet e dei social corrisponde a dire “durante la preistoria”, c’era qualcuno che si lanciava già nel dire che i social erano qualcosa di molto somigliante a una bolla, una moda passeggera durata a durare poco.

Io, e con me molti altri, pensavo invece che non fosse un’analisi lucida quanto, piuttosto, la speranza di qualcuno con ancora poca dimestichezza con il mezzo… Adesso, a qualche anno di distanza, rimango dell’idea che non sia una moda passeggera, ma comincio a notare sempre più problemini, che potrebbero mettere in difficoltà tutto il sistema.

Ecco perché, a mio e vostro uso, cercherò di osservare il problema sostenendo due tesi diverse, lasciando a voi le conclusioni. Quello che voglio provare a fare, insomma, è rispondere alla domanda “ma i social sono in una crisi irreversibile?” come se fossi convinto di sì e, allo stesso tempo, come se sostenessi il no.

In pratica, un’intervista doppia a me stesso 😉

Ecco perché i social stanno vivendo una brutta crisi

In questa parte di intervista (LOL) sono convinto che i social stiano vivendo una brutta, bruttissima crisi identitaria e non sono convinto che ne usciranno, almeno non senza grandi stravolgimenti.

È innegabile che ci siano dei problemi: i contenuti generati dagli utenti, specie su Facebook, sono sempre meno: ormai si condivide, si copia e ci lascia andare a interazioni sempre più deboli. Quale sia il motivo per cui abbiate smesso di pubblicare le fotografie dei piatti che mangiate, invece, mi sfugge.

Non solo, le ormai famose Fake news hanno reso l’ambiente poco sano e aumentato la diffidenza del popolo del buongiornissimo… Anche in questo caso, però, ho un dubbio: non so se siano aumentate in modo esponenziale le bufale o se sia solo aumentato il dibattito sul tema, che ha fatto aumentare la loro percezione… Mah..

Indizio numero tre (da tenere a mente tanto per il Sì quanto per il No): i giovani stanno lentamente lasciando Facebook o, almeno, questo è quanto sostengono i miei studenti e le mie studentesse. Non si tratta di un campione affidabile – e soprattutto non abbandonano il mondo social – ma Facebook non risulta essere il social più amato, almeno tra di loro. Questo, in un paese Facebook-centrico, dovrebbe suonare come un piccolo campanello d’allarme.

Quindi, in sintesi: meno interesse, meno contenuti e un ambiente che appare meno sano e democratico di quanto non sembrasse all’inizio.

No, si tratta solo di un momento passeggero

Per sostenere la tesi del No, invece, credo di dover fare affidamento sulle poche conoscenze che ho in merito all psiche umana e su un po’ di osservazione meno superficiale.

Che il social-universo sia cambiato è sotto gli occhi di tutti, così come sono cambiati gli spazi per gli utenti, ormai sommersi da milioni di pagine (parlando di Facebook) e, allo stesso tempo, un po’ stufi di vedere le foto del piatto del vicino di casa.

Però onestamente non credo che i social siano una bolla pronta a esplodere: rispondono al nostro bisogno di comunicare con gli altri e a quello di approvazione. Solo pochi giorni fa, sempre le mie studentesse parlavano dell’importanza di fare i “Big Likes” (e state leggendo, forse è il caso che vi rimettiate a studiare).

Però i Big Likes sono davvero importanti: non per chi si occupa di marketing né per le aziende, ma per un adolescente o per chiunque pubblichi la foto del suo gatto o della pasta con le cozze sì, lo sono eccome. È un bisogno umano, che si è evoluto negli anni ma che non può essere eliminato.

E i social rispondono perfettamente a questo bisogno. Anzi, si basano su di esso per funzionare al meglio.

Per sostenere la tesi del No, credo che potrebbe bastare questo, però…

… però c’è ancora una cosa. Prima, facendo l’esempio dell’ipotetico abbandono di Facebook, ho volutamente parlato di un solo social perché, ad esempio, tra il mio piccolo campione vanno alla grande Instagram e altri social di cui ignoravo l’esistenza.

Quindi, a mio avviso, i social stanno attraversando un momento di cambiamento e soprattutto i giovani stanno manifestando la necessità di qualcosa di diverso e – dal loro punto di vista – di più interessante. Non si tratta quindi di una crisi – e del resto i dati diffusi dal buon Facebook lo dimostrano – né tantomeno di una crisi irreversibile: forse è un periodo di assestamento.

E ci sarebbe tanto da dire su quello che attualmente non funziona…

In conclusione: i social sono in crisi? E, in caso di risposta affermativa, si tratta di una crisi passeggera o strutturale?

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Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

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