Visit Us On FacebookVisit Us On TwitterVisit Us On LinkedinVisit Us On Instagram
facebook-re-dei-social

Facebook: come decide cosa mostrarti

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: , 0

C’era una volta un social network poco popolato, in cui venivano mostrati i contenuti della tua pagina…”. Ecco, appunto, c’era una volta. Con il passare del tempo, Facebook si è popolato di utenti e soprattutto pagine: quasi tutti le aziende, piccole o grandi che siano, si sono convinte che aprire una pagina facebook fosse la soluzione comoda ed ideale per dare nuovo slancio al loro business

Non c’è più spazio per tutti

Il vecchio newsfeed era un luogo su cui vedevi quasi tutto quello che veniva pubblicato dai tuoi amici e dalle pagine a cui avevi messi il LIKE. Il problema, però, è che pian piano sono aumentati i tuoi amici e, soprattutto, è aumentato esponenzialmente il numero di MI PIACE alle pagine: il grande brand, il bar di un amico, la pagina satirica, il progetto fotografico, la squadra di calcio…

Per questi motivi, non c’era più spazio nel tuo newsfeed e, in qualche modo, Facebook era costretto a fare selezione degli argomenti da mostrarti.

Facebook ADS: il primo scoglio

Il primo metodo di selezione è stato senza dubbio ridurre ai minimi termini (ahimé, per ora) la reach organica dei post della tua pagina: se vuoi che vengano mostrati in una percentuale rilevante devi pagare.

In questo modo è già stata fatta una buona scrematura. Non tutti, infatti, hanno aperto la pagina convinti dalle opportunità che Facebook offriva alla loro attività; la maggior parte ha creato la pagina (o l’ha fatta creare da un cuggino) senza pensarci troppo, non avendo quindi la minima intenzione di investire in pubblicità.

Anche lo scoglio delle inserzioni a pagamento, però, non è stato sufficiente.

C’è, a dire il vero, anche una motivazione lato utente: vuoi per il fatto di non poter presentare un newsfeed fatto solo di pubblicità, vuoi per l’attenzione mostrata da Facebook alle azioni dei suoi utenti, i criteri si sono fatti sempre più selettivi.

Quindi, come decide facebook?

Questi sono i motivi principali che hanno portato il team di Facebook a creare un algoritmo che prende in considerazione oltre 100.000 fattori, prima di decidere se/come/quanto mostrare il post della tua pagina al pubblico.
Per semplicità, voglio proporti questa infografica di Glisco Marketing, che riassume perfettamente i criteri con cui il buon facebook decidee le sorti dei tuoi post.

Infografica a cura di Glisco Marketing

Algoritmo Facebook 2015

 

Come puoi vedere, sempre più spazio viene dedicato a “post utili”, ovvero quei post che abbiano riscosso successo e generato interazioni. In altre parole, e qui ci leghiamo al mondo del blogging, i post che avranno saputo fornire un qualche valore aggiunto e saranno stati perciò premiati dal pubblico. In questo caso si genera un circolo virtuoso: maggiori sono le interazioni sul post, maggiore sarà la sua diffusione, il che farà aumentare la sua diffusione e, di conseguenza, le interazioni con esso…e la sua vita.

Già, perché se crei un post di successo, questo verrà prima o poi “ripescato” da qualche utente ed avrà nuova vita! Ovvio, funziona anche se crei un Fail incredibile, ma non ti conviene provare!

Un altro fattore davvero rilevante è che si sta riducendo sempre più il margine di errore: tra i vari fattori penalizzanti, infatti, puoi trovare la produzione di contenuti esclusivamente pubblicitari, l’eccessiva autoreferenzialità, la pubblicazione di post nel formato sbagliato, i contenuti non originali, le bufale e i contenuti non generati su Facebook… in attesa che arrivi il giorno della lotta senza quartiere al click baiting.

Per poter emergere occorrono (e occorreranno sempre di più) nuove soluzioni e maggiore creatività

Sono in grado di gestire la mia pagina Facebook?

Tutto cambia. E lo fa molto più velocemente di quanto possiamo immaginare: oggi è così, domani chissà.

A parte queste previsioni apocalittiche: se vuoi che Facebook diventi una strumento concreto per fare business devi farti queste domande:

1) Sono in grado di reagire ai cambiamenti dell’algoritmo?

2) Dispongo del tempo necessario per: creare una strategia, produrre contenuti, gestire le interazioni e analizzare i risultati?

3) Quanto sono disposto ad investire? (tempo, soldi, formazione, ecc.)

4) Non è forse meglio che io mi affidi ad un professionista?

social-media-manager-quanto-costa

Qual è il prezzo di un social media manager?

Posted on Categories: SocialTags: 1

Forse non lo sai, ma quell’oscura figura chiamata social media manager ha un prezzo. O meglio, un costo. Se sei un’azienda che “offre visibilità” o se sei un aspirante social media manager a cui hanno proposto di lavorare gratis, beh, sappi che non ci siamo proprio. Proprio come tutti gli altri professionisti, chi si occupa di gestire i profili social delle aziende ha una sua parcella, anche se in questo settore la concorrenza dei cuggini bravi con l’internet è molto più ampia che in altri.

Cosa fa un social media manager?

Purtroppo, capita ancora di sentirsi dire che un social media manager è quello che sta su facebook, come se la produzione dei contenuti non fosse solo uno dei molteplici aspetti di questa professione. Molte volte non vengono presi in considerazione l’elaborazione della strategia, il piano editoriale, il calendario delle pubblicazioni, la produzione dei contenuti, la realizzazione di una social media policy, la gestione delle interazioni e tutte le altre mille sfaccettature che vanno oltre il “semplice” mettere una foto su facebook.

Ecco, che tu sia un’azienda o un futuro social media manager, prendi in considerazione tutti questi aspetti quando ti troverai di fronte al tuo interlocutore.

Quanto devi pagare per un social media manager?


Hai deciso di rivolgerti ad un professionista ma non sai quale possa essere il prezzo “onesto” di un social media manager? Per prima cosa, sono contento che tu abbia scelto di rivolgerti ad un professionista e non a tuo cugino, nipote o all’amico dell’amico.
In secondo luogo, però, sappi che non ho la risposta per te. O meglio, la risposta come al solito è: dipende.

  • Dipende dall’esperienza del professionista;
  • Dipende dal tipo di azienda che hai e dalle tue esigenze;
  • Dipende dal tempo che egli dedicherà alla tua azienda;

Insomma: un prezzo giusto non esiste, ma ti consiglio di diffidare da chi propone a priori un prezzo (alto o basso che sia), senza conoscere minimamente la tua realtà e le tue esigenze, o chi pensa di fare di tutti i social un fascio, visto che ogni social media ha il suo linguaggio. Io, ad esempio, preferisco fare un colloquio preliminare prima di procedere con l’invio di un preventivo: perché dovrei trattare allo stesso modo due aziende differenti?

Quello che ti chiedo, però, è di riflettere bene prima di decidere che un social media manager è troppo caro ed è meglio affidarsi ad un amico:

  • Se ti si rompe la macchina chiami il meccanico o un tuo amico appassionato?
  • Se non ti senti tanto bene vai dal medico o chiedi consigli ad un tuo amico ipocondriaco?
  • Faresti tenere la tua contabilità ad un amico delle medie, quello bravo in matematica?

Ecco, rispondendo a queste domande dovresti aver capito perché affidarsi ad un professionista sia la scelta giusta per posizionare il tuo business. Quindi avrai anche capito l’importanza di pagarlo, quel professionista, evitando le famose offerte di visibilità e non mettendosi a contrattare sul prezzo.

Futuro professionista: quanto farti pagare?

In uno dei suoi articoli, Enrica Crivello afferma che il suo prezzo si aggira intorno ai 600/800 euro al mese, affermando più che a ragione che “se vi pagano poco è colpa vostra che vi fate pagare poco“.

Amen. Ma come confrontarsi con piccole o piccolissime aziende che non hanno ancora capito l’importanza dei social media e l’unica cosa che ti dicono è: “voglio essere su facebook perché c’è il mio concorrente?“? Bella domanda.

Se ti rapporti ogni giorno con piccolissime realtà, sai che il budget è molto limitato, l’attenzione ai social media è molto scarsa e, soprattutto, esigono dai social media risultati molto poco realistici, con budget ridotti all’osso. Insomma, il cliente-tipo che puoi trovarti davanti pretenderà di fare lui il prezzo o di trattare sulla tua parcella come per acquistare una borsa in un mercato mediorientale.

Il mio consiglio è quello di stabilire un tuo onorario in base alle mansioni, alle dimensioni dell’azienda ed all’ampiezza del progetto, dopodiché ricordati che sei un professionista e non il cuggino bravo con l’internet. Non devi ricevere una ricompensa ma un onorario da te stabilito e concordato in azienda: sei un professionista. E i professionisti si pagano.

Alla fine quanto costa un social media manager?

Parlare di cifre esatte è impossibile. Come ti dicevo, da un lato dipende dall’esperienza e dalle capacità del professionista a cui ti sei rivolto e dall’altro dipende dal tipo di azienda e dalla dimensione del progetto in cui verrai coinvolto.

Il punto di contatto tra i due mondi, l’imprenditore ed il professionista, sta appunto nel progetto, nella sua ampiezza, nella difficoltà di realizzazione, nelle esigenze e negli obiettivi.

Ricordati, però, che per essere definito “lavoro” deve essere retribuito.

facebook-home-page

Pagine facebook: 5 errori davvero terribili

Posted on Categories: SocialTags: , 0

Sei il proprietario di un’azienda, hai una pagina facebook ed hai deciso di affidarla ad un social media manager professionista o a tuo cugino bravo con l’internet? O, magari, non hai tanta fiducia nel social media marketing, ma dato che tutti lo fanno, hai aperto una pagina facebook?

Ecco, beh, in quest’ultimo caso permettimi di dirti che stai sbagliando!

facebook-home-page5 errori terribili per una pagina Facebook

Mi piace, Commenti e Condivisioni

Questi tre pulsanti sono l’anima di facebook; il motivo per cui il social network di Zuckemberg è diventato un’arma fondamentale della tua strategia di marketing. Questi pulsanti, oltre a rappresentare il motore della tua pagina, ti forniscono anche un primo feedback sul tuo operato. L’errore più grande che potresti fare è sottovalutare la loro importanza, ma di questo ne hanno già parlato tutti.

Il problema sorge quando la pagina ha più amministratori come, ad esempio, il social media manager ed il proprietario dell’attività. Quest’ultimo, infatti, animato dalle migliori intenzioni, può diventare l’autore di uno dei peggiori errori in tema di social media marketing: l’autolike o, peggio ancora, l’autocondivisione.

Pastificio Mosciarelli ha condiviso la foto di Pastificio Mosciarelli

oppure:

A Riparazioni Mario piace la foto di Riparazioni Mario.

In questo caso, la prima cosa che viene in mente è che almeno al proprietario piace la pagina, che a dire il vero, non ha molto senso. Il mio consiglio è di lasciare fare a chi vi gestisce l’account ma se proprio non riuscite a resistere alla tentazione di manifestare l’amore per quel contenuto beh, è meglio fare i complimenti per telefono.

Hashtag

Cos’ha twitter che io non ho?

Senza dubbio, la domanda che ha portato facebook ad introdurre gli hashtag è stata questa. Purtroppo, però, soprattutto all’inizio gli hashtag su facebook funzionavamo male, portando molti a sfruttarli solo come evidenziatore di argomenti e non come un vero e proprio tool utile per la ricerca di contenuti simili.

Questo, però, non giustifica l’uso selvaggio ed incondizionato dei cancelletti. Infatti, se lato utente potrà sembrare simpatico l’hashtag:

#andiamoabereunabirraognitantooh,

trovare un hashtag così sulle pagine facebook è a dir poco imbarazzante… e inutile!

Immagini di pessima qualità

La tua forza sta nelle immagini. Sì, è vero, come afferma Marina Pitzoi, nella combinazione di visual e copy. Ma provate a postare un testo poco efficace con una bella foto e poi a fare il contrario.

Qual è il risultato?

Non c’è niente da fare: per un grande numero di aspetti, sono le immagini (e i video, ah i video) a governare il mondo dei social e a rendere entusiasmanti alcune pagine facebook: belle, immediate, d’impatto.

Se non avete immagini di qualità, fate affidamento su siti come shutterstock, picjumbo o ilovecreativty, o fate una ricerca web tra le immagini non soggette a copyright: magari sarete meno originali, ma il vostro post avrà un impatto di gran lunga maggiore.

Programmazione senza criterio

Programmare i post senza un piano editoriale definito e poi dire che il social media marketing non funziona è come avere una macchina, fare rifornimento in mondo casuale di benzina, gasolio o acqua e poi lamentarsi che non va avanti.

Ci sono dei tool come hootsuite che ti permettono di programmare i post facilitandoti di molto il lavoro, e lo stesso facebook, ti offre questa possibilità. Devi però fare attenzione: DEVI sapere a che ora il tuo target è online, in quali momenti della giornata e della settimana è più portato ad interagire e quali sono i contenuti che preferisce. Solo dopo essere sufficientemente certo, puoi decidere di programmare il tuo lavoro.

Altrimenti sarebbe come sparare a caso nel mucchio.

Autoreferenzialità e relazioni

Se sei su facebook con la sola intenzione di dire che sei bello e bravo ho una brutta notizia per te: i tuoi clienti lo sanno già o, meglio, è proprio quello che si aspettano. Quindi è proprio quello che non farai!

In buona parte, il social media marketing si differenzia dal marketing tradizionale proprio per questo.

Evita di ricordarci ogni giorno che la tua azienda è la migliore e concentrati piuttosto sulla creazione di relazioni stabili con i tuoi clienti, potenziali o acquisiti che siano. Mostra il lato umano della tua azienda, racconta quello che c’è dietro, i tuoi valori, le tue passioni e… quelle degli altri!

E poi interagisci con gli utenti! Di questo te ne ho parlato ampiamente qui:

Social è interazione: devi rispondere ai commenti

Come evitare gli errori?

In questo articolo ho cercato di farti notare, in modo sintetico, gli errori più banali di chi si approccia per la prima volta, magari senza strumenti, alla gestione di una pagina facebook. Questi punti rappresentano proprio la base da cui partire; una sorta di anno zero della tua strategia di marketing sul web, ma non saranno sufficienti a farti fare il salto di qualità. Il mio consiglio è sempre quello di rivolgersi ai professionisti, per evitare che il fai-da-te rovini le tue grandi idee.

Ogni social media ha il suo linguaggio

Posted on Categories: SocialTags: 1

Avviso: questo articolo era già apparso sul mio vecchio blog.

Quando la tua azienda si rivolge ad un potenziale cliente straniero, in che lingua parla? Utilizzi la stessa lingua indipendentemente dal tuo interlocutore? E quando viene qualcuno nel tuo negozio, proponi sempre lo stesso articolo, o cerchi di capire quali possano essere le sue esigenze? O, ancora, ti comporti allo stesso modo in ogni momento relazionale della tua vita?

Se la risposta è NO, sei già a buon punto: hai capito che, per quanto riguarda la tua azienda, è fondamentale sfruttare le relazioni e fare sì che esse si svolgano al meglio.

fonte:ilovecreativity
fonte:ilovecreativity

Ogni social ha un suo linguaggio

Perché nel fare social media marketing dovresti usare tutti i social allo stesso modo? Esatto, non dovresti. Abbiamo già parlato di quanti social possano essere utilizzati per avvicinare il tuo pubblico e di come ogni social “ragioni” in modo diverso. La conseguenza, quindi, è che devi comportarti secondo le regole non scritte dei vari social networks.

Dopo aver ponderato la scelta delle piattaforme su cui operare, meglio se aiutato da un professionista, devi per forza di cose studiare il linguaggio ed il target a cui ti riferisci, per evitare che il tuo messaggio, magari anche d’impatto, finisca nel vuoto e la tua call to action non metta in moto un bel niente. Certo, sarebbe molto più semplice utilizzare uno di quei software che ti fanno partire lo stesso messaggio da tutti i tuoi account, ma sarebbe una strategia davvero poco efficace, malgrado ti faccia risparmiare un bel po’ di tempo.

Ti faccio un esempio:

Mi è capitato di seguire una persona che avesse gli account di twitter e facebook collegati tra loro, con l’intento di ottenere un pubblico molto più ampio semplicemente utilizzando lo stesso messaggio. Purtroppo per lui, però, al momento di condividere dei video su facebook ( e senza lasciare alcun tipo di commento), non si accorgeva che il suo profilo twitter lanciava un cinguettìo formato da uno shortlink, assolutamente decontestualizzato ed incomprensibile. E lui di video ne condivideva tanti…

Questo, se vuoi, è solo un buffo esempio di poca attenzione all’uso dei social media, ma riassume bene quello che voglio dire: ogni social ha una sua “testa” ed un suo target; presta molta attenzione a come veicoli il messaggio.

Scegliere il linguaggio, da dove partire?

Dopo l’analisi del target, la scelta del linguaggio (te ne ho parlato anche QUI) è una delle operazioni più importanti da compiere. Già, perché come ti ho scritto sopra, usare un linguaggio sbagliato renderà tutta la tua comunicazione completamente inefficace. E non è quello che vogliamo, giusto?

Bene, eccoti allora qualche domanda preliminare. Sì, una sorta di compito per l’estate.

  1. In che misura il mio target è presente su questa piattaforma?
  2. Ho scelto questi social perché sono legati al mio target o solo perché sono i più famosi?
  3. Quanta dimestichezza ho con questo specifico social network? Sono abituato ad usarlo o ne ho solo sentito parlare?
  4. Quale linguaggio usa il mio target per comunicare?
  5. Come comunicano i miei concorrenti?
  6. Sono proprio sicuro che il mio messaggio sia adatto al social che ho scelto?
  7. E’ uno stile di messaggio che mi si addice, oppure utilizzare questo linguaggio è uno sforzo troppo grande?
  8. E’ il linguaggio adatto al mio prodotto?

Attenzione: Al punto 5 si parla della comunicazione dei concorrenti, ma non ti sto dicendo di copiare. Prendi spunto, fatti un’idea ma no, non copiare: la tua comunicazione deve essere unica, così come lo è il tuo prodotto.

Bene! Dopo esserti fatto queste domande, posso ancora darti un consiglio: a meno che tu non sia assolutamente certo delle risposte, prenditi il tuo tempo e prova a porti nuovamente le domande dopo qualche giorno: fino ad oggi non sei stato sui social, non vedo perché tu debba avere fretta proprio adesso!

Prima di partire con una nuova avventura è bene prendersi tutto il tempo necessario a fugare eventuali dubbi ed incertezze, limare le imperfezioni e scegliere con molta cura la rotta. Sì, perché anche se queste operazioni portano via molto tempo sono necessarie: correggere eventuali errori in corsa sarà più difficile.

Spero di essere riuscito a farti capire quanto sia importante utilizzare linguaggi diversi per social diversi.

Cosa ne pensi? Scrivi la tua opinione nei commenti, è importante per me!

Vale la pena avere un profilo su google+?

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: , , 0

Avviso: questo articolo era già apparso in parte su switchonbazza

La frase più comune che si sente sul social di BigG è “ma su google plus non c’è nessuno”, ed effettivamente non è del tutto sbagliata: certamente, G+ non è Facebook.

Il che, intendiamoci, non è necessariamente ( e del tutto) una cosa negativa.

I vantaggi di una presenza su Google Plus

logo-google-plusCome per tutti i social vale la solita premessa: se saprai come utilizzarlo e se avrai tempo da dedicargli, Google+ potrà portare numerosi benefici alla tua azienda, altrimenti lascia perdere perché potrebbe essere controproducente.

Ma sei hai la possibilità di gestirlo, ecco a te alcuni dei vantaggi di questo social:

1) Puoi esprimerti

Il primo vantaggio rispetto, ad esempio, a Facebook, è dettato dal mancato intasamento della piattaforma, che ti lascia un buono spazio di manovra. No, non è vero che il fatto che facebook sia pieno di gente aiuti la tua azienda ad avere successo o almeno, non è così scontato. Su facebook sei tartassato da annunci, attività, post inutili e/o poco interessanti; a questo aggiungi il fatto che con il buon Zuckemberg non si tratta: o paghi, o la tua pagina piano piano sparisce dai radar e tanti saluti ai contenuti di qualità.

Onestamente, poi, non credo che Google lascerà il suo giocattolino così ancora per molto, in quanto ci ha abituati a migliorare o chiudere i suoi applicativi e, secondo me, così sarà anche per G+.

2) Più di un social

Google+ non è un semplice social network e non è neanche una piattaforma di microblogging.

Non è un social, perché è strutturato in maniera diversa (grazie alle cerchie puoi segmentare il tuo target e grazie alle raccolte puoi dividere i tuoi contenuti) e rispetto a Facebook ha gli hashtag che funzionano. Ma non è neanche twitter, perché ti fornisce una grande quantità di caratteri per scrivere un post.

3) E’ quasi un blog

Le caratteristiche di G+, dal contatore delle visite alla lunghezza del post, dai tag alle informazioni, lo portano ad essere molto simile vicino ad un blog. Cosa significa? Significa che puoi (anzi, devi) sfruttare questo canale per postare contenuti differenti rispetto a quelli della tua pagina facebook.

Come ho avuto modo di dirti in un altro articolo, ci sono dei validi motivi per aprire un blog aziendale, ma da questo punto di vista, GooglePlus può essere un buon compromesso (uh, che parolaccia) da prendere in considerazione nella tua strategia di comunicazione.

4) Google ti aiuta

Un altro ottimo motivo per abitare G+ riguarda la SEO: il colosso di Mountain View ha dimostrato più volte di avere un occhio di riguardo per chi possiede un profilo ben curato sulla sua piattaforma.

Non pensi che essere ben collocato nella SERP sia una cosa importante?

ATTENZIONE:Anche se la collocazione è importante, quando scrivi un post, sia esso sui social o sul tuo blog, ricordati sempre che non scrivi per Google ma a delle persone.

5) Il vantaggio più grande di curare il tuo profilo Google+

Il vantaggio più grande, a mio avviso, è la presenza delle communities: un posto in cui chi è iscritto sta cercando proprio quello che tu offri. In altre parole, una community è il tuo target che viene direttamente da te!. Nella community trovi persone che non solo sono pronte ad ascoltarti, ma sono lì proprio perché vogliono sentire quello che hai da dire!

Pensi sia poco?

Se sei un’azienda chiedi ad un commerciale quanto possa essere faticosa (e quanto tempo gli faccia perdere) la mappatura del target e sono sicuro che cambierai idea…

Se la community non c’è?

Le communities non sono funghi: non nascono spontanee dopo un giorno di pioggia. Quindi, se la community non c’è devi crearla tu e portare piano piano gli interessati ad entrarci, offrendo contenuti utili e che siano difficilmente reperibili sugli altri social. Sarà un lavoro lungo, ma con una buona strategia nulla è impossibile e i risultati arriveranno, vedrai…

G+: il social che fa per te

Bene, abbiamo visto a grandi linee quali sono i vantaggi offerti da Google+. Tirando le somme, credo la possibilità di sfruttare le communities e la comodità di segmentazione offerta dalle cerchie siano dei punti davvero da tenere in grande considerazione. Certo, come per ogni social devi considerare che il suo utilizzo comporta un grande impiego di energie e che ne vale la pena solo se lo inserisci in una strategia completa e se decidi di abitarlo seriamente.

Ora chiedo a te: quali sono i pro e i contro di Google+?.

Rimani aggiornato!