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6 errori che comprometteranno la tua comunicazione politica

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Fare marketing elettorale utilizzando i social media non è esattamente uguale a fare social media marketing per un’azienda, ma ci sono punti in comune tra i due settori. Non puoi fare a meno di certe cose, malgrado le applicazioni pratiche possano risultare molto diverse. Non puoi, ad esempio, improvvisare: in nessun caso l’improvvisazione ti porterà grandi risultati. Questo significa che in entrambe le tipologie di comunicazione dovrai scegliere degli obiettivi, stabilire la linea editoriale, impostare un tono di voce adatto a te e al tuo target e così via.

In entrambi i casi, poi, devi essere ben conscio che basta un errore per mandare a monte mesi (anni?) di buon lavoro. Se questo è vero per le aziende, è ancor più vero per la comunicazione politica, dove buona parte del personal branding di un candidato si costruisce fuori dalla sua pagina Facebook.

Venendo alla parte legata alle attività online, oggi voglio parlarti di quegli errori di marketing elettorale devi evitare per non compromettere la tua comunicazione politica.

Non avere un piano

Come ti dicevo, esattamente come per un’azienda, anche quando si costruisce un candidato è necessario avere una strategia e strutturare un calendario editoriale. Devi programmare la tua attività sui social e sincronizzarla con quella offline, basandoti sui punti forti del tuo programma e sulle istanze che intendi portare avanti durante la campagna elettorale.

Rispetto alle aziende devi considerare la maggiore centralità dell’aspetto del real time marketing. Come posso dire: nel mondo succedono delle cose, molte delle quali non possono essere ignorate dal candidato.

Disperdere tutte le energie

Real Time non significa intervenire e dire la tua su tutto quello che succede nel mondo. Non ne hai le forze, non puoi avere un’opinione su tutto, ma soprattutto devi caratterizzare la tua comunicazione per qualcosa.

In fase di creazione della strategia devi selezionare e dividere gli argomenti: non tutti sono utili.

Il fuoco amico

Addentrandoci invece nell’aspetto operativo della tua attività di social media manager politico, la prima cosa che devi fare è coordinarti con chi cura gli altri aspetti della comunicazione. Il tuo candidato è inserito all’interno di una lista e avrà (verosimilmente) un partito/delle associazioni/dei gruppi e dei membri dello staff. Riuscire a essere coordinati ridurrà al minimo il primo errore operativo che può distruggere la campagna di marketing elettorale: il fuoco amico.

Più siete, più alto è il rischio che siate slegati tra di voi e più probabilità ci sono che qualcuno esca con qualcosa di assolutamente deleterio. Possono bruciarti un argomento, svelare un lato debole o far credere che all’interno della lista vi sia una spaccatura.

Non puoi permettertelo, specie in vista delle elezioni.

Errori e gaffes

Errori e gaffes sono all’ordine del giorno, come è umano che sia.

Succede di sbagliare, ma su certi argomenti non puoi permettertelo. Per questo motivo, la prima cosa da fare è “istruire” il tuo candidato: devi fargli capire che i social (la sua pagina Facebook ma anche il suo profilo) da oggi rispondono a logiche diverse, rispetto al passato.

Programmare, pianificare e pubblicare: questa è la bussola che deve orientare il tuo/suo operato sui social media. Gli sfoghi del momento, i cali di tensione o le battaglie a suon di commenti vanno messi da parte, così come le foto compromettenti.

Per chi vi legge deve essere una comunicazione naturale, ma voi sapete che non è così.

Scaricare le responsabilità sugli altri

Devo dirtelo, malgrado qualcuno lo suggerisca ancora, io sono contrario alla firma staff in fondo a post e tweet, a meno che non sia dichiarato con un disclaimer che non è il candidato a occuparsi della pagina.

Personalmente sono convinto che la soluzione migliore sia quella di farti portavoce (non inteso come figura) e che pubblichi a nome e per conto di..

In caso di errore, e qui mi rivolgo al candidato, non è corretto scaricare le responsabilità sullo stagista di turno

A questo proposito è famosa la vicenda del Senatore Gasparri e del “chiesimo”:

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PER APPROFONDIRE: https://www.vanityfair.it/lifestyle/hi-tech/16/03/17/gasparri-tweet-chiesimo-epic-fail-foto

No, è ovvio che a pagare sia il responsabile della comunicazione, fa parte del gioco, ma scaricare la responsabilità avrà un effetto controproducente.

Perché devo ascoltare quello che dici, se in realtà non sei tu che parli?

Interagire solo con i tuoi supporters

Ci sono dei voti che il tuo candidato non prenderà mai, persone che non riuscirete a convincere neanche con gli argomenti migliori. Così come non puoi convincere un vegano a comprare i tuoi hamburger di maiale, probabilmente non convincerai le persone che la pensano al contrario del tuo candidato.

Questo però non significa che tu debba parlare solo ai tuoi sostenitori. Sarebbe un errore enorme, specie per quanto riguarda l’aspetto legato ai commenti e alle varie interazioni. La risposta a un commento viene letta anche da altri utenti, tienilo a mente mentre rispondi e rispondi a uno parlando a tutti.

Allo stesso tempo, però, ricordati che parlare con un troll è come giocare a scacchi con un piccione.

6 errori gravissimi per la tua comunicazione

Piano piano ci addentreremo nelle dinamiche del marketing elettorale, ma per oggi credo che sia abbastanza. Questi non sono gli unici errori che potresti commettere, perché il percorso dalla creazione di un candidato fino alla vittoria è pieno di bucce di banana.

Creare un strategia come si deve, selezionare con cura gli argomenti, evitare di spezzare l’illusione che sia il candidato a scrivere i post e non ignorare le critiche e i commenti che non ci piacciono sono però dei punti di partenza che, uniti a un bel lavoro di coordinamento tra i vari aspetti della comunicazione, renderanno meno scivolosa la strada verso la vittoria.

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Le prime 4 cose che devi conoscere di un potenziale cliente

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Tutte le storie d’amore più belle iniziano con un incontro e quella tra te e il tuo cliente non fa eccezione.

Che sia stato lui a scriverti per richiedere un preventivo o che sia stato tu ad attirarlo con un’offerta, è giunto il momento di incontrarvi per la prima volta, per vedere se quello che offri fa al caso suo, per capire le sue richieste e per cercare di capire in poco (pochissimo) tempo se ci sono margini per collaborare.

Il primo incontro, però, non serve solo al tuo potenziale cliente per conoscere te, ma serve anche a te per capire con chi hai a che fare ed evitare brutte sorprese.

Social media marketing: il primo incontro con un cliente

Una collaborazione ti porterà a lavorare a stretto contatto e in modo continuativo con il tuo cliente, quindi già dal primo incontro devi cercare di conoscerlo per vedere se ci sia sintonia tra il tuo modo di operare e il suo modo di intendere la sua azienda. Spesso, uno dei punti critici è proprio questo: la visione che ha di sé stesso è diversa da quella che gli altri hanno di lui e sarà fondamentale un’opera di mediazione per farglielo capire.

Ma oggi stiamo parlando del primo incontro e non ti conviene forzare subito la mano, non senza avere prima ottenuto l’incarico.

Prima di andare a vedere quali sono le 4 cose che devi capire durante un incontro preliminare legato alla tua consulenza, tieni conto che in molti casi l’imprenditore quando parla di social media marketing vuole:

Guadagnare tanto e subito

Non utilizzare budget in advertising

Fare come i suoi competitor

Generare un generico “guadagno”

Trattare sul prezzo della tua prestazione

Non preoccuparti, è tutto assolutamente normale. Starà a te fare chiarezza sul ruolo del social media manager freelance, suggerire la strategia sulla base degli obiettivi e del budget e mostrare i risultati.

4 Cose che devi capire durante il primo incontro con un cliente

Eccoci qui. Come ho scritto all’inizio del post il primo incontro serve tantissimo anche a te per scattare una panoramica iniziale di quello che sarà il tuo lavoro. Aggiungo che, di solito, non faccio preventivi senza prima aver fatto un incontro con il potenziale cliente: come posso farti una proposta seria senza conoscerti un minimo e senza avere alcune informazioni basilari?

Non potrei fare altro che offrire un pacchetto standard, ma come ti dicevo in questo post io ho fatto la precisa scelta di trattare tutti i miei clienti i maniera unica, dato che sono sicuro che tutti noi abbiamo delle unicità che possano distinguerci dagli altri.

Eccoci, dunque.

Ovviamente parto dal presupposto che tu ti sia informato un minimo prima di presentarti all’incontro e quindi tu sappia già se si tratta di un’attività B2B o B2C, quale sia il suo settore e quale invece la tua prima impressione vedendo i suoi canali: Sito web, pagina Facebook, siti di recensioni.

Con chi hai a che fare?
La prima cosa che devi riuscire a fare è tracciare un identikit del tuo potenziale cliente. Per farlo ti consiglio di fare un interrogatorio, non incalzarlo con domande difficile e continue: lascia parlare lui, lascia che sia lui a descrivere sé stesso, la sua azienda e i suoi obiettivi. Suggerisci gli argomenti in maniera pacata e cercare di delineare un profilo. È una persona aperta alle collaborazioni o prende le decisioni in prima persona ed è restio ad ascoltare i collaboratori? È innamorato di quello che fa? Perché lo fa? Ha già abbandonato alcuni dei luoghi comuni legati al social media marketing?

Fidati della tua capacità di analisi e tieni sempre conto che probabilmente non riuscirai in un’oretta a conoscere tutte le sue sfumature ma devi solo farti un’idea.

Qual è il budget a disposizione?
Conoscere subito la cifra esatta già durante il primo incontro può essere un’impresa impossibile, specie perché potrebbe benissimo risponderti che “questo me lo devi dire tu“. Però, per avere un’idea del lavoro che andrete a fare, una cifra indicativa o un’intenzione di spesa sono assolutamente necessarie. L’idea del miracolo senza budget ormai è stata accantonata da quasi tutti ma, specie se non ha dimestichezza con il mezzo o non ha le idee chiare, potrebbe pensare che sia sufficiente il budget da destinare a te. In questa fase dovrai riuscire a fargli capire che si tratta ormai di lavorare su dei paid media e, quindi, è necessario destinare una somma all’advertising.

Una stima più o meno precisa dell’investimento da fare potrà aiutare sia te che lui.

4-cose-da-capire-di-un-cliente-socialHa le idee chiare di cosa vuole? È una strada praticabile?
Questo, come ti dicevo prima è un punto molto delicato, ma è normale che sia così. Nella maggior parte dei casi alla domanda quali sono i tuoi obiettivi ti sentirai un secco “guadagnare“. Per questo, in questo momento devi giocarti le tue carte: spiega quali sono i possibili obiettivi e fagli capire che una presenza efficace sui social media non si crea dall’oggi al domani, ma è frutto di costanza, strategia, creatività, analisi, budget, competenze e obiettivi.

E poi cerca di capire quale sia realmente il suo obiettivo: farsi conoscere, lanciare un nuovo prodotto/servizio, acquisire contatti, fidelizzare i clienti, attirarne di nuovi… le possibilità sono tante, ma ricorda che più sarà dettagliato più l’obiettivo sarà raggiungibile.

Quali sono, secondo l’imprenditore, i punti di forza della sua attività?
Ovvio, sono quelli che lui pensa siano i suoi punti di forza e non è detto che siano gli stessi dei suoi clienti, ma di solito, quelli che l’imprenditore vedere come argomenti validi sono quelli che lui vorrebbe che lo fossero. Mi spiego meglio, chi apre un’attività vuole eccellere in qualcosa e quando parla con te (il suo futuro consulente) cercherà di puntare proprio su quegli argomenti. Conoscere la sua opinione e questa sorta di autovalutazione ti darà la possibilità di:

1) Immaginare una strategia dedicata a mostrare quelli che avrete reputato (dopo una fase di analisi) i punti da valorizzare

2) Capire se sia il caso di insistere su certi argomenti o se sia meglio puntare su quelli che il mercato reputa i veri tratti distintivi della sua azienda.

Breve riassunto e risorse esterne per capire un cliente

Magari vi amerete per sempre e coronerete insieme i vostri sogni di guadagno o, magari, non ci sarà un secondo incontro. Le storie d’amore (e il mondo dei consulenti freelance) sono anche questo, è normale. Quello che bisogna cercare di fare con i potenziali clienti è cercare un’affinità che possa portarvi a una proficua collaborazione.

Messa così sembra una supercazzola, vero?

In realtà non lo è, perché dovrete lavorare fianco a fianco per raggiungere obiettivi comuni e quindi è importante tanto per te quanto per lui sapere “con chi ho a che fare“. Parlare di relazioni e riassumere tutto in un post, peraltro, è particolarmente difficile, ma questo articolo vuole fornirti quattro macro argomenti da affrontare durante il primo incontro con un potenziale cliente.

RISORSE PER APPROFONDIRE

Per trattare in maniera completa il tema delle consulenze relative al web marketing, ti consiglio:

  • Alessandro Mazzù, Il primo manuale operativo per consulenti di web marketing, Dario Flaccovio Editore, 2017.

Buona lettura!

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Cosa fa davvero un Social Media Manager?

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Il tempo passa, ma la figura del social media manager resta ancora confusa agli occhi di molti. Se è vero che inquadrare il “social qualcosa” in certi casi può essere un’impresa ardua (come testimoniano alcuni commercialisti), molto spesso la colpa è di chi si inventa stregone o esperto e propone formule assurde per un successo rapido e incredibile.

Riuscire a definire nettamente la figura professionale che si occupa di social media e comunicazione è davvero difficile, forse anche a causa di quel manager ereditato dall’inglese, che in Italia assume un significato diverso rispetto a “gestore”, ma se capisco chi come mia nonna pensa che suo nipote giochi al computer, per gli altri sarebbe bene cercare di fare un minimo di chiarezza su cosa possa fare per te un social media manager.

Cosa fa un social media manager?

Molto, ovviamente, dipende dal ruolo in cui viene inserito un social media manager. Se fa parte di un team ha delle mansioni, mentre se è un freelance probabilmente avrà bisogno aumentare le sue competenze anche nell’ambito de crisis management, dell’analisi dei dati e di tanti altri settori contenuti nel social media marketing.

Detto questo, possiamo provare a selezionare alcuni ambiti di intervento:

Programmazione strategica
Fare il social media manager non significa solo pubblicare qualche post in base alla creatività del momento. I risultati, è bene ricordare che si ottengono nel tempo, non sono il frutto di una splendida casualità. Sì, in certi casi può capitare il colpo di fortuna, ma non a lungo termine. L’ambito della programmazione strategica è forse il più importante perché permette di creare una strategia ad hoc per l’azienda, che comprenda obbiettivi specifici e che tenga conto di tutti i fattori interni ed esterni all’azienda stessa (mercato, competitors, caratteristiche azienda, punti deboli e punti forti, presenza sui canali, budget ecc.)

Analisi dei dati
Altrettanto fondamentale a livello strategico e operativo è l’analisi dei dati: la nostra strategia e le nostre azioni non possono basarsi su semplici intuizioni o su punti di vista, ma devono partire da un punto e arrivare a un altro. Allo stesso tempo, un’attenta analisi dei dati può portarci a variare la strategia e il calendario editoriale. Insomma, una vera e propria cartina tornasole che valuti il nostro operato.

Produzione dei contenuti
Spesso l’ambito di produzione dei contenuti viene scambiato per l’unico ambito di intervento del “social qualcosa” che sa usare Facebook, dato che si tratta dell’intervento più visibile. Per dirla in maniera breve e molto sommaria: scrivere e pubblicare i post. Ma come fai a produrre un contenuto senza tenere in considerazione i primi due ambiti di intervento? No, fare essere un social media manager NON significa pubblicare su Facebook un gattino con scritto “nessuno mi condivide perché sono solo un gattino“. Certo, qualcuno si spaccia per social media manager e poi vende i post, ma lo vediamo dopo.

Con questo non dico che non sia un ambito importante. Anzi, essere un editor significa aver sviluppato capacità che spaziano dal copywriting alla scrittura persuasiva, dalla grafica alla fotografia. Sì, lo so che non si può sapere tutto di tutto, ma bisogna conoscere il più possibile anche i settori limitrofi, per avere una migliore visione di insieme. Oppure lavorare a stretto contatto con le altre figure professionali.

Gestire l’advertising
Un’altra cosa che il social media manager freelance è chiamato a fare è programmare, creare e monitorare le campagne di social advertising per conto del suo cliente. Dovrà maneggiare budget e padroneggiare strumenti tecnici che, sebbene siano sempre più intuitivi, nascondono invece molte sorprese.

Gestire la community
Ecco, il famoso community management. Un buon social media manager deve saper interagire con tutte le persone che in qualche modo ruotano intorno a un brand. Bisogna moderare i commenti, stimolare le discussioni, decidere se bannare qualcuno dalla nostra comunità, rispondere alle richieste di informazioni…

Di fatto, il community management è l’aspetto più prettamente social di tutta l’attività.

In sostanza, un social media manager si occupa di curare l’immagine dell’azienda sulle piattaforme sociali, creare un pubblico di potenziali clienti e gestire i rapporti con essi, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati alla stipula del contratto. 

Una figura malleabile, in una grande famiglia

Ho detto che il mio commercialista ha trovato difficoltà nell’inquadrarmi in un ambito professionale ma non ti ho detto che potrai sfruttare questa situazione a tuo vantaggi. NO, non sto parlando di come pagare meno tasse; ti sto dicendo che anche per quanto riguarda le mansioni puoi sfruttare una certa ambiguità per specializzarti e creare un’offerta unica. I contenuti devono creare valore? Bene, per il social media manager è lo stesso. Mi raccomando, però, specializzati: non si può sapere tutto, purtroppo.

La tua specializzazione determinerà il punto in cui ti collocherai. Un consiglio: studia, impara, sbaglia (non sulla pelle del cliente), studia ancora, sbaglia di più e troverai la tua strada. Il social media marketing è una grande famiglia che comprende: il community manager, il content editor, l’ analista, il copywriter, ecc.

Quanto farti pagare?

Domanda delle domande! Se non sai quanto farti pagare, il mio primo consiglio è quantificare le tue competenze e la tua esperienza.
Poi, dato che si tratta di un argomento delicato, ho preferito scrivere un articolo ad hoc:

Quanto costa un Social Media Manager?

Cosa non fa un social media manager

Sopra abbiamo conosciuto l’universo di un social media manager, ma ci sono delle cose che questa figura mitologica a cavallo tra un robot e un supereroe proprio non può fare:

Non piò fare miracoli
Affidatevi ad un professionista, non a vostro cugino bravo con l’internet per ottenere i migliori risultati possibili, ma non chiedete miracoli o formule magiche: proprio come ogni altro lavoro, il social media marketing richiede passione, costanza, dedizione esperienza e formazione.

Non può promettere miracoli
Se qualcuno viene a bussare alla vostra porta promettendo miracoli è bene che evitiate di dargli troppa confidenza: molto probabilmente non è neanche un professionista, dato che tutti sanno che i miracoli sono cose d’altri.

Non si farà pagare in base al numero dei post
E tutta la parte strategica dove la mettiamo? Un social media manager che ti propone un tot di € a post non è un social media manager, è uno scriba.

Non ti propone di copiare qualcuno
Il social media manager non ti propone di copiare il tuo competitor per ottenere i suoi stessi risultati perché sa benissimo che in questo modo non otterresti nessun beneficio.

Non si paga in visibilità
Smettiamola con il “tu lavora gratis sei mesi e se poi facciamo il salto su Facebook allora ti prendo”. Provate ad andare al supermercato a comprare gli ingredienti per la cena e dire alla cassiera che la pagherete solo se il piatto sarà buono e se i commensali si saranno divertiti.

Non pubblica gli stessi post su tutti i social, sempre
Può succedere che per esigenze editoriali vengano utilizzate le stesse immagini o copy simili, ma uno che fa copia-incolla di ogni post su tutti i social non è un social media manager, perché il professionista sa che ogni social ha il suo linguaggio e quindi sarebbe un’operazione praticamente inutile.

Conclusione: il social media è un professionista

Fare essere un social media manager significa essere un professionista che lavora con l’obiettivo di portare benefici all’azienda, non è (non solo, almeno) uno con tanta fantasia e che passa tanto tempo su Facebook.

Finché reputeremo il social media manager uno scriba con delle belle intuizioni non faremo altro che aumentare la competizione scorretta in questo settore.

Ho dimenticato qualcosa?

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Sbaglia, impara, correggi, ottieni successo!

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Va bene, sembra un po’ una formula alla mangia, prega, ama, ma questa è una delle formule per avere successo sui social media. Probabilmente starai pensando che se il primo consiglio è quello di sbagliare abbiamo un grosso problema. Ci sono di mezzo i tuoi soldi e non si scherza con i soldi, lo so bene.

Però, una formula bisogna pur crearla, quindi voglio proprio partire da qui.

La formula circolare per il successo sui social

Numero uno: sbaglia

Non esiste nessuno che non abbia mai commesso un errore, seppur piccolo o insignificante. Tu, io e gli altri professionisti non siamo delle eccezioni: nella vita sbagliamo tutti, per fortuna. Se vuoi fare social media marketing ti capiterà spesso di rischiare di essere in bilico tra un epic win e un epic fail, tra la campagna più brillante e fruttuosa di sempre e un flop di dimensioni bibliche. Del resto, suppongo che anche gli ideatori della campagna per il fertility day fossero più che contenti del loro risultato, e invece…

Leggi: Fertility day: i grandi errori della campagna social

Attento però: fare errori non significa improvvisare, tentare senza cognizione di causa o sparare nel mucchio. Se hai messo a punto una strategia, steso un calendario editoriale e studiato bene il tuo target sei a buon punto. Dopodiché il mio consiglio è cercare delle case history sugli argomenti che intendi utilizzare: cosa hanno sbagliato? su quali temi le persone hanno la tendenza a reagire in maniera inaspettata? Cosa non mi conviene trattare?

Queste sono alcune domande che possono aiutarti a ridurre il margine di errore.

Numero due: impara

Vedere cosa hanno fatto gli altri ti aiuti a imparare dai loro errori e evitare di dover provare sulla tua pelle gli effetti di una comunicazione sbagliata su temi delicati. E qui torniamo al Fertility Day linkato sopra: molte delle critiche piovute erano decisamente prevedibili.

Oltre che dagli altri devi imparare da te stesso e questo lo puoi fare solo con un’attenta opera di analisi dei risultati della tua strategia. Non intestardirti perché se una cosa non funziona, non funziona. Analizza in maniera oggettiva il tuo operato e valuta quali sono gli errori da non ripetere.

Numero tre: correggi

Hai fatto un errore e hai capito il perché. Bene, dopo aver individuato l’errore, non devi fare altro che modificare il tuo social media marketing plan correggendo il tiro e ripartire alla carica. Ovviamente, più sarai preparato all’inizio e più conoscerai il tuo settore strada facendo, più possibilità avrai di evitare gli errori macroscopici e di concentrarti sul perfezionamento della tua strategia.

Numero quattro: ottieni successo

Per ottenere successo sui social non ti basterà essere creativo o copiare gli altri, ma dovrai crescere sempre un pochino di più. Come nella vita, anche nel social media marketing si fanno errori, ma per crescere bisogna imparare a non ripeterli. Più ti avvicini alla perfezione (ovvero al cuore degli utenti), più ti avvicini al successo.

Conclusione: ripetere all’infinito

Sbaglia, impara, correggi, ottieni successo è una formula circolare che serve in primo luogo a non demoralizzarti dopo un errore. Come ti dicevo, capita a tutti di sbagliare e l’importante è tenere conto dei propri errori, imparare la lezione, aggiustare il tiro e ripartire.

L’unica brutta notizia che ho per te è che non ti basterà farlo una volta sola. Il percorso che parte dall’azione, si sviluppa in un’analisi dei risultati, prosegue con la correzione e si conclude con una nuova azione è un percorso circolare e infinito.

Ma è anche il percorso che ti porterà al successo.

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Calendario editoriale: perché crearlo e cosa metterci dentro?

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Che si parli di un blog personale o di una strategia di social media marketing, creare un calendario editoriale è un passaggio fondamentale per ottenere buoni risultati e per non ritrovarti nella famosa condizione del blocco dello scrittore. Ormai lo sai: pubblicare seguendo solo l’istinto del momento non ti porterà a nulla o, peggio, ti farà sembrare assolutamente incostante.

Calendario editoriale: perché non puoi farne a meno?

Per evitare il blocco dello scrittore e non solo. Con un semplice calendario editoriale puoi mettere in fila tutte le idee che ti vengono negli slanci creativi, puoi organizzare le pubblicazioni in base ai vari argomenti che intendi trattare e puoi rendere efficace la strategia finalizzata agli obiettivi.

Il calendario, infatti, ti offre la possibilità di avere un quadro completo della tua attività di social media marketing o di blogging, di programmare il lavoro e di monitorare i risultati. Non puoi assolutamente lasciare tutto al caso per due semplici motivi:

1)le idee prima o poi finiranno

2)è impossibile ottenere dei risultati solo utilizzando la speranza e la creatività

Quindi c’è poco da fare: rimboccati le maniche e prepara il tuo piano di battaglia.

In sintesi: le caratteristiche di un ottimo calendario editoriale

Come ho scritto sopra, il calendario editoriale è uno strumento che deve prima di tutto semplificare il tuo lavoro, evitare il blocco dello scrittore e fornirti un quadro il più preciso possibile dell’attività futura. Proprio per questo, all’interno del calendario devi inserire tutto quello che pensi possa aiutarti in questo.

Volendo però cercare delle caratteristiche generali per creare un calendario che funzioni, possiamo riassumere il tutto con questi aggettivi.

Completo
Devi inserire tutto quello che ti serve senza lasciare nulla al caso.

Dettagliato
Sviluppa in profondità quello intendi pubblicare e segnati tutti i dettagli della tua attività.

Specifico
Non puoi copiare il calendario editoriale di qualcun altro, ma deve essere specifico per la tua attività e per raggiungere i tuoi obiettivi.

Sostenibile
Sostenibile e realistico. Se non hai le risorse per pubblicare un post al giorno su 10 social e sul tuo blog, organizza il tuo calendario in modo da pubblicare meno.

Flessibile
Programmare l’attività dei prossimi mesi è cosa buona e giusta per tutti i motivi che ti ho elencato sopra. Ovviamente, però, con il passare del tempo possono mutare sia i fattori interni alla tua azienda (o al tuo modo fare blogging) che i fattori esterni, che sono meno prevedibili. Il calendario editoriale va seguito il più possibile, ma se c’è un valido motivo devi cambiare la tua idea iniziale.

Adesso, dopo aver visto le caratteristiche vediamo cosa inserire materialmente nel tuo calendario.

Cosa mettere nel calendario editoriale

Per creare il calendario delle pubblicazioni dei tuoi social è sufficiente aprire un foglio di calcolo e creare una tabella. Esistono anche template preconfezionati e e calendari solo da compilare, ma non sei obbligato a servirtene. Apri un foglio excel e inserisci tutte le informazioni necessarie allo svolgimento del tuo lavoro.

La data. Chiamandosi calendario, non puoi non prevedere il periodo delle pubblicazioni. Crea la colonna legata al numero del mese, quella con il giorno della settimana e (se vuoi) quella con gli orari di pubblicazione. Aiutandoti con i dati in tuo possesso non dovrai fare altro che compilare le righe che corrispondo al momento delle tue pubblicazioni.

I canali. Volendo, puoi anche destinare una colonna alla definizione dei canali in cui pubblicare i tuoi post: pubblicherai sul blog, su Facebook o sul tuo account Instagram? In alternativa, un metodo molto comodo  quello di utilizzare i colori ed evidenziare le celle in base allo strumento che utilizzerai.

Il tipo di post. Si tratta di una fotografia, di un link o di un testo?

Il copy. In quella colonna dovrai inserire il testo che intendi pubblicare.

I link. Se intendi linkare a risorse esterne segnati già la url da cui attingere per rendere utile il tuo post.

I tag e le categorie. In questa colonna devi mettere i tag che utilizzerai per rendere reperibile il tuo post e, nel caso sia un blog post, la categoria in cui verrà inserito.

I dati. Volendo, puoi anche prevedere una colonna da riempire con i risultati ottenuti dal post. Nel caso di Facebook puoi segnarti le interazioni palesi, come le reactions, i commenti e le condivisioni e basare invece la tua attività sui dati insights.

Le note. Conviene sempre prevedere una colonna vuota per lasciare lo spazio a eventuali note.

Tutto il resto. Secondo me, queste sono le voci che non possono mancare in un calendario editoriale a prova di bomba, ma sei liberissimo di aggiungere tutti quegli altri fattori che vuoi programmare, monitorare o anche solo segnare come appunti. È il tuo calendario e deve essere utile a te!

Rimani aggiornato!