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i social sono sempre più privati

L’esperienza social è sempre più intima

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È possibile parlare di intimità quando parliamo di social? Può essere che, dopo anni di “esibizione pubblica”, stiamo tornando a cercare qualcosa di più privato e meno esposto al pubblico?

Stando a quanto affermato durante Facebook F8, pare proprio di sì. Così come a sostegno di questa tesi arriva anche l’analisi “L’evoluzione del private social: tra messaging, chat e gruppi“, pubblicata da We Are Social il mese scorso (leggila qui).

Che i social in genere – e Facebook in particolare – stiano vivendo un periodo di grandi cambiamenti è sotto gli occhi di tutti, così come il ruolo che hanno avuto durante le elezioni politiche prima ed europee poi. In un mondo in cui tutto cambia velocemente, tutto sembra ancora cambiare: grandi migrazioni dei più giovani verso Instagram e chat e la maggiore trasparenza imposta alle pagine sono solo la punta di un Iceberg che sarà bene studiare a fondo, specie in ottica aziendale.

Saper reagire in fretta ai cambiamenti (se non addirittura anticiparli) può infatti fornirci un vantaggio competitivo difficile da colmare, a patto che riusciamo a capirli e che siano funzionali ai nostri obiettivi di business.

Dall’era pubblica a quella privata

Pubblichi un contenuto su Facebook, ti sbilanci ed esprimi la tua sacrosanta opinione. Poi arriva qualcuno che non la pensa come te e polemizza. Ti senti scomodo, a te non piace essere contraddetto sulla “tua” bacheca, specie perché tutti quanti vedranno la conversazione e si faranno un’opinione di te e del tuo avversario. Magari, poi, infili in modo consecutivo un paio di post che non piacciono e il tuo ego si rannicchia in un angolo della tua esistenza.

Allora perché pubblichi post su Facebook se poi non ottieni alcun tipo di gratificazione?

Ecco, tra i tanti motivi che hanno portato a uno scivolamento verso una dimensione più privata e diretta delle relazioni social, il rischio di non ottenere l’apprezzamento sperato (perché, diciamolo, nessuno pubblica per sé stesso) ha avuto sicuramente un ruolo molto importante. A leggere l’estratto del report di WeAreSocial che ho linkato poco sopra, la prima sensazione è proprio quella: i social generalisti cominciano a essere in mano di chi urla più forte; luoghi in cui chi è più irragionevole alla fine vince e posti nei quali non è poi così divertente restare.

E poi, diciamolo, fornire sempre la versione migliore di noi per fare bella figura è un’attività incredibilmente stressante. Non siamo influencer, non siamo web stars ma siamo persone normali e come tali abbiamo alti e bassi praticamente ogni giorno. Solo che non puoi mica pubblicare post noiosi, altrimenti niente like e addio gratificazione.

Ecco, per come la vedo io queste sono due delle possibili risposte a questo slittamento: più che condividerli, oggi i contenuti si mandano direttamente a qualcuno che pensiamo possa apprezzare. Più che esporci al rischio di non piacere, cerchiamo l’ambiente in cui abbiamo la certezza di piacere.

Pensaci: quante volte mandi un contenuto diretto a qualche tuo amico e quante, invece, esprimi un pensiero sul tuo profilo Facebook?

Sii dove stanno i tuoi clienti

Cosa significa questo per le aziende? Cosa cambia nel passaggio da una dimensione pubblica dell’esperienza utente sui social a una decisamente più privata e orientata alla condivisione verso il piccolo pubblico? Dove può inserirsi l’azienda in tutto questo?

In primo luogo, il passaggio dalla condivisione di un post sulla bacheca a un invio (che sia su in gruppo Facebook, su WhatsApp o in Direct su Instagram) va a toccare direttamente quello che pubblichi sulla tua pagina aziendale: non più, quindi, un post che sia utile o interessante per i tuoi utenti, ma un contenuto che i tuoi utenti possano reputare interessanti per i loro amici, così interessante da selezionarlo e inviarlo. Ecco quindi che in un epoca di interazioni deboli, torna pubblicamente di moda il caro e vecchio passaparola.

In secondo luogo, se non ti sei già dotato di un gruppo è il momento di pensarci: dopo anni di esibizionismo, le persone sembrano essere ora più restie all’esporsi al rischio di polemiche, insulti o anche solo opinioni diverse dalle loro.
Da sempre, infatti, noi cerchiamo ambienti in cui possiamo trovarci a nostro agio e amici con i quali condividere qualcosa, preferendo di gran lunga parlare di calcio con persone che sostengono la nostra squadra. Quei luoghi esistono e hanno creato un vero e proprio sottobosco, al di là di quello che accade normalmente nel nostro feed.

Infine, ricordati sempre di non essere così netti nelle tue scelte e soprattutto di non farti trainare dai trend del momento.
Che sia in atto un passaggio a una dimensione più intima dell’esperienza social è un dato di fatto, ma prima di rivedere tutta la nostra strategia di social media marketing in funzione di questo scivolamento abbiamo bisogno di dati e informazioni e, soprattutto, di capire se quella possa essere la strada giusta per la nostra azienda.

libreria-inserzioni-facebook

Quanto spendono i tuoi concorrenti su Facebook?

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Quanto spende Matteo Salvini per fare pubblicità su Facebook? Quali e quante campagne a pagamento sta facendo girare? Quanto spendono i suoi concorrenti? E il principale concorrente della tua azienda? E poi, ancora, chi c’è dietro alle pagine Facebook?

Scoprire queste ed altre informazioni è adesso alla portata di tutti, grazie alla libreria inserzioni, uno strumento messo a disposizione da Facebook a ridosso della campagna elettorale per le elezioni europee 2019, ma che tornerà utile a tanti e non solo a coloro che, anche solo per curiosità, vogliono sapere quanto spendono i politici su Facebook.

Cosa trovi nella libreria inserzioni?

La libreria inserzioni è uno strumento totalmente gratuito che ti consente di avere tante utili informazioni circa i tuoi competitors e le inserzioni che hanno attivato su Facebook. In particolare, accedendo tramite il link che ti ho indicato qui sopra ti sarà sufficiente digitare il nome della pagina nella barra di ricerca per vedere tutte le sue sponsorizzate.

In primo luogo vedrai quindi una panoramica delle inserzioni, ma ti basterà cliccare su vedi i dettagli dell’inserzione per scoprire:

  • Le informazioni sull’inserzionista
  • Il periodo di attività della campagna
  • Dove e a chi è stata mostrata
  • Quanto è stato speso indicativamente per quell’inserzione e quali sono i risultati raggiunti

Ma tornando per un attimo alla pagina precedente in gestione inserzioni abbiamo un’altra tab interessante subito alla nostra destra.  Oltre infatti a conoscere quanto è stato speso in Facebook advertising e in quale periodo, attraverso la voce trasparenza della pagina possiamo sapere:

  • Quando è stata creata la pagina
  • Se e quali modifiche sono state fatte al suo nome
  • Quante persone gestiscono la pagina e da quale paese provengono

Insomma, con questo nuovo strumento abbiamo già la possibilità di venire a conoscenza di un buon numero di dettagli che fino a poco tempo restavano sconosciuti ai più.

Dove trovi la libreria inserzioni di Facebook?

La libreria inserzioni di Facebook è raggiungibile a questo link: https://www.facebook.com/ads/library/

Perché è uno strumento utile?

Non ci sono dubbi sull’utilità della libreria inserzioni di Facebook, tanto per gli utenti normali quanto per le aziende, ma proviamo a vedere qualcosa in più.

Per gli utenti

Anche se sembra più una cosa da curiosi (“quanto spende Matteo Salvini per la propaganda?”) o per nerd smanettoni, la semplicità della libreria inserzioni è invece molto utile a tutti gli utenti.

In particolare, uno strumento molto utile è quello che ci indica il cambiamento del nome della pagina, così da essere certi di non essere caduti in fregatura come, ad esempio, una pagina che si chiamava “viva i gattini” e poi si è trasformata in una pagina a sostegno di un candidato che non ci piace.

Interessante per gli utenti, poi, oltre a conoscere il budget investito da ogni inserzionista, è sicuramente la provenienza dei gestori della pagina. In questo caso, è lo stesso Facebook a spiegarcene l’utilità:

“È comune che una Pagina sia gestita da molte persone di luoghi diversi. Puoi controllare se sono presenti incongruenze tra l’obiettivo di una Pagina e il luogo delle persone che la gestiscono.”

P.S.: Se vuoi sapere a quali pagine hai messo like nel tempo, verificare che non ti sia sfuggito un cambio di nome o anche solo fare un controllo veloce sappi che ne ho parlato in questo post.

Per le aziende

Conoscere quanto spendono (e come) le aziende e i politici su Facebook non serve solo a tutelare i privati cittadini o a fornire qualche curiosità, ma offre anche una panoramica interessante alle aziende, che da oggi avranno semplice accesso ai dati relativi alla spesa su Facebook dei loro concorrenti. Questo ovviamente non significa che potremmo conoscere tutto del web marketing dei nostri rivali ma più semplicemente potremmo fare un piccolo confronto almeno su questo social.

Non solo, in questo modo possiamo avere una visione insieme delle loro ad e provare a tracciare un pezzo della loro strategia. Il che, intendiamoci, può essere un grande vantaggio, a patto che non ci vincoli e non ci induca a copiare le idee, il budget o le campagne.

Avere in mente ciò che fanno gli altri può esserci molto utile; prendere spunto per elaborare una nostra strategia può essere un’ottima idea; copiare ciò che fanno gli altri è il miglior modo per avere la certezza di non essere mai i primi.

scegliere i social giusto per l'azienda

Il social giusto per la tua azienda

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Facebook, Instagram, LinkedIn o magari un blog. E cosa dire di twitter? Ha ancora senso investire tempo (e denaro) lì sopra, oppure è meglio concentrarsi altrove? E se, invece, la soluzione giusta fosse una combinazione tra diverse piattaforme? E, ancora, se invece ti servissero tutte? Ormai finalmente anche in Italia quasi tutte le aziende – piccole o grandi che siano – si sono convinte della bontà del social media marketing e delle prospettive di business che questi strumenti sono in grado di offrire.

Sì, è vero, siamo parecchio in ritardo sulla tabella di marcia mondiale, ma ci stiamo arrivando anche noi.

Alla scoperta del social media marketing

Ma se ormai tutti sembrano non voler rinunciare alle opportunità offerte dai social, non tutti sembrano ancora aver capito cosa puoi ottenere e soprattutto perché dovresti quantomeno ragionare sulla possibilità di inserire i social all’interno della tua strategia di comunicazione. Ancora troppo spesso, infatti, le metriche che vengono prese come riferimento sono il numero di like alla pagine o il numero di accessi al sito (vedremo perché non sono così affidabili in un altro post), rischiando di ottenere poco più della famosa e tanto vituperata “visibilità”.

Sei fai parte di coloro che nutrono ancora dubbi sull’efficacia o sul ruolo dei social puoi consultare tutti gli articoli relativi a questa sezione (disponibili qui); altrimenti avresti potuto tranquillamente saltare questa intro perché sono certo che tu sappia cosa puoi ottenere con i social, quali sono le strategie migliori e, per tornare al tema di questo post, di quali social la tua azienda non potrebbe fare a meno.

Di quale social hai bisogno?

In realtà potremmo inserire la scelta dei canali tra le attività residuali del marketing in generale e del social media marketing nello specifico. Scegliere se investire in pubblicità su Facebook, su Instagram o su entrambi non può e non deve essere in cima alla tua to do list. Anzi, ti dico di più, nella maggior parte dei casi, la risposta alla domanda “quali sono i social utili alla mia azienda?” arriverà praticamente da sé. Come?

Facile: basta conoscere la tua azienda, il tuo pubblico e le dinamiche dei vari canali, combinare il tutto e ottenere la soluzione adatta alle tue esigenze. Ovviamente, chiedere una consulenza a un professionista o affidarsi a un’agenzia ti farà risparmiare tempo e ti permetterà di orientarti fin da subito verso la soluzione migliore.

Le caratteristiche della tua azienda

La prima cosa che devi conoscere per poter scegliere in maniera consapevole i canali sui quali investire è sicuramente legata alla tua azienda e ai suoi obiettivi di business. In particolare, in primo luogo devi avere bene a mente la tua identità, i tuoi punti di forza (e debolezza), dove si potrebbero incasellare i servizi o i prodotti che offri: una consulenza professionale nel settore della fiscalità non avrà lo stesso stile o la stessa duttilità di un paio di scarpe da tennis e quindi meriterà una scelta differente. Inoltre, devi aver ben chiaro obiettivi di business e strategia di marketing: il social media marketing è “una parte del tutto” e per poterla incasellare correttamente devi avere le idee chiare.

Sii dove devi essere

Il secondo punto è estremamente semplice: devi essere dove la gente di cerca o, detto in altri termini, devi essere dove si trova il tuo pubblico. Ma se questa operazione sembra davvero banale se consideriamo il mercato offline (se vendessi sci difficilmente apriresti una nuova filiale nel deserto del Sahara), scegliere dove farsi trovare online è più difficile e deve partire da un’ottima conoscenza del tuo target e delle tue buyer personas. Ancora troppo spesso gli imprenditori inseguono la chimera del vendere a tutti, ritrovandosi quindi ad aprire account su tutti i social perché il cliente potrebbe essere ovunque.

Asciugando al massimo il discorso, dovrebbe essere sufficiente dire che presidiare ogni spazio disponibile ha un costo elevatissimo e una scarsa resa.

Per tornare all’esempio degli sci: se decidessi di aprire una filiale in ogni città del mondo avresti sì la possibilità di attirare più persone, ma avresti speso tantissimi soldi per affittare spazi e pagare dipendenti in posti totalmente inutili. Sul web la parola chiave è ottimizzazione.

È lei che ti deve guidare verso i tuoi obiettivi, liberando budget speso in maniera inutile per qualcosa di decisamente più orientato al profitto.

Le dinamiche dei diversi canali

Ultima ma certamente non meno importante è la conoscenza dei canali e delle loro dinamiche. All’intero dell’universo dei social media possiamo inserire Facebook, Instagram, Snapchat, Twitter, LinkedIn, il blog, YouTube e persino Wikipedia, ma per dare un senso alla nostra attività abbiamo la necessità di essere più specifici. Ogni canale segue logiche diverse, ha frequentatori diversi e scopi diversi. Tu o il professionista al quale ti sei affidato dovrete essere bravi a scegliere con cura cosa possa davvero servire alla tua azienda. Spesso, infatti, molte “agenzie” hanno tutto l’interesse a farti aggiungere il maggior numero di canali possibile perché guadagnano sul pacchetto, ma tu sei sicuro di avere necessità di tutto quanto?

Se dovessi incontrare una proposta di questo genere il mio suggerimento è quello di fermarti un secondo a osservare quello che succede su quel determinato social: è un’azione che richiede poco tempo ma può fornirti indicazioni utili alla tua valutazione. Un’altra cosa da fare in fase di preventivo e proposta è quella di chiedere spiegazioni sulla decisione.

Un professionista serio e un’agenzia di valore saranno sempre in grado di motivare le loro scelte.

people

La riprova sociale condiziona anche te!

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È fortissima e ci accompagna come un’ombra già dall’infanzia senza abbandonarci mai: sì, oggi parliamo proprio di riprova sociale, quella sensazione di fare la cosa giusta perché la stanno facendo anche gli altri o, per meglio dire, di adeguarci al comportamento degli altri quando ci troviamo in una situazione di incertezza .

Se ci pensi, la riprova sociale guida molto spesso i nostri comportamenti fin dalla prima volta in cui ci giustifichiamo con un “mamma, ma lo fanno tutti” al quale, di solito, la mamma ci risponde “ma se tutti si buttano da un ponte, lo fai anche tu?“.

Non consciamente, certo, ma inconsciamente forse*…

Diventiamo grandi ma non cambia nulla

La riprova sociale non è qualcosa che coinvolge solo i più piccoli, ancora incerti su come comportarsi e quindi alla ricerca di modelli di comportamento,ma è un qualcosa che puoi trovare un po’ ovunque: pensi, ad esempio, che le code davanti alle discoteche siano naturali? No, i gestori dei locali sanno che un locale con la coda di persone all’ingresso è più attraente di uno senza nessuno davanti e, spesso, creano quell’effetto per il quale stai in coda venti minuti e poi quando entri il locale è mezzo vuoto (komplotto!!11!).

E che dire del cappello degli artisti di strada, che sanno bene che un cappello vuoto non ti spingerà a lasciare un’offerta, mentre qualche moneta lasciata lì “per caso” ti farà pensare che qualcuno l’avrà già fatto. O, ancora, delle decisioni sbagliate che prendiamo a causa degli altri? Ho lavorato per un periodo vicino a un casello autostradale e mi è capitato più di una volta di vedere con i miei occhi macchine in fila all’unico casello chiuso.

Riprova sociale: perché è così importante?

Ma perché la riprova sociale è così importante nelle nostre vite da farci mettere in fila dietro a un’auto che ha evidentemente sbagliato o da farci parlare piano se tutti parlano sottovoce?

Affidarci al senso comune, adeguare i nostri comportamenti in base al contesto ha indubbiamente numerosi vantaggi, altrimenti non lo faremmo. Possiamo risparmiare il tempo e le energie che useremmo per prendere una decisione, possiamo evitare di fare brutta figura tra la gente, possiamo –  e lo vediamo più avanti – evitare di finire dalla parte del torto quando scriviamo qualcosa sui social, da adolescenti possiamo sentirci parte di un gruppo… Insomma, “possiamo” un sacco di cose!

Mica male, eh? E al nostro cervello pare importare poco il rischio di finire ogni tanto a un casello chiuso.

La riprova sociale sul web

L’ho anticipato poco sopra: la riprova sociale funziona alla grande anche sul web e sui social media. Per sentirci bene abbiamo bisogno di fare il pieno di like e la soluzione migliore è senza dubbio postare qualcosa che piaccia alla gente, qualcosa di semplice e immediato:

tipo un tramonto o un gattino.

Ci sono, però, anche delle conseguenze negative.

La prima è che su Facebook non postiamo solo gattini e tramonti ma ci lasciamo andare anche considerazioni spot e un spesso un po’ sgrammaticate che daranno verosimilmente vita a delle conversazioni più o meno lunghe. Quando la riprova sociale funziona, cioè quando troviamo consensi, andiamo avanti e ci rafforziamo, ma quando arrivano le critiche scattiamo a molla espellendo virtualmente i nostri interlocutori. Questi ultimi, a loro volta, sommersi di critiche tenderanno a non rispondere e a ritirarsi presto o tardi dalla contesa. A queste due categorie dobbiamo aggiungerne una terza, quella di coloro che non hanno intenzione – per vera o presunta superiorità –  di gettarsi nella mischia e preferiscono stare zitti.

La seconda è che, se in base a questa regola orientiamo i nostri comportamenti su quello che ci accade intorno, formarci delle opinioni e regolare i comportamenti in un ambiente in cui chi grida più forte o d’accordo rimane, mentre gli altri rinunciano o spariscono significa di fatto conoscere solo una parte della storia.

Insomma, la riprova sociale funziona da sempre e ci accompagna dall’inizio della nostra vita come uno dei meccanismi più semplici per orientare i nostri comportamenti in mezzo alle persone e addirittura sul web, con conseguenze potenzialmente più rischiose. Come abbiamo appena visto, infatti, quando viene a mancare l’approvazione degli altri, spesso evitiamo di restare all’interno di una discussione, lasciando l’intero campo a disposizione dei nostri avversari, un atteggiamento comprensibile ma decisamente rischioso. Gli esempi degli artisti di strada e delle discoteche ci aiutano però a comprendere come la si possa sfruttare anche per vere azioni di marketing.

Avremo modo di parlarne…

 

*C’è un approfondimento interessante nel libro “Le armi della persuasione” di Robert B. Cialdini: se non l’hai ancora fatto ti consiglio di leggerlo senza perdere altro tempo!

2019-anno-dei-video

È di nuovo l’anno dei video!

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Questo sarà l’anno dei video

Alzi la mano chi non ha sentito almeno una volta questa frase negli ultimi anni. Anzi, diciamoci la verità: abbiamo sentito questa frase nel 2016 e nel 2017, l’abbiamo sentita quest’anno e la sentiremo l’anno prossimo. Tra qualche mese, ne sono certo, ci sarà qualcuno che dirà che il 2019 sarà assolutamente l’anno dei video, con tanto di numeri più o meno reali a supporto della sua tesi.

Tesi che, peraltro, non è necessariamente sbagliata, come vedremo in questo post.

Il 2019 sarà l’anno dei video

È sempre l’anno dei video, dico davvero. Ma possiamo comunque azzardare che il 2019 sarà l’anno dei video, a patto che…

… a patto che ci si concentri prima su due fattori fondamentali, ci si ponga le domande giuste e si arrivi infine a rispondere in modo positivo alle due domande che ci faremo di seguito. In caso anche solo di una risposta negativa, possiamo tranquillamente affermare che il 2019 non sarà l’anno dei video.

È l’anno dei video, per me?

Ecco, la prima domanda che devi porti è proprio questa: mi serve davvero fare un video da postare sulla mia pagina Facebook o sulla pagina della mia azienda? Non solo, un’altra cosa alla quale devi pensare (in maniera davvero molto sincera) è: sono adatto a essere il protagonista di questo video?

Voglio fare un esempio molto sincero: riflettendo sulla mia attività di social media manager e osservando la concorrenza mi sono presto reso conto di quanto siano importanti i video per quelli che fanno il mio mestiere: dirette Facebook, tutorial, pillole, botta e risposta, considerazioni, ormai tutti comunicano attraverso un piccolo schermo. Devo anche dire che sono in tanti a utilizzare bene questo formato, mentre altri lo fanno così così, anche se per i risultati dovremmo chiedere direttamente a loro.

Il punto, però, è un altro: io sono in grado di bucare lo schermo o sono più a mio agio in altri formati? E, nel caso io fossi adatto a fare da protagonista, per quale tipologia opterei? Tutorial? Live? Pillole?

La risposta che mi sono dato in tutta sincerità è che preferisco di gran lunga scrivere o parlare di fronte a una platea, come faccio solitamente con i miei studenti o con le persone che frequentano i miei corsi, mentre parlare davanti a una macchina da presa non mi entusiasma.

Poco male, giusto? No, in realtà il problema è serio, perché se non hai entusiasmo si vede tanto davanti a una platea quando di fronte a un povero operatore che deve girare decine di volte lo stesso pezzo. Ecco che, alla fine, dopo averci pensato un po’ ho preferito comunicare attraverso il blog e la mia Pagina Facebook.

La scelta spetta a te, ma ti suggerisco di fare diverse prove prima di lanciarti nell’utilizzo del video. Che si tratti del 2018, del 2019 o degli anni a seguire.

Girare un video mi aiuterà a raggiungere i miei obiettivi?

La seconda domanda che devi porti è se girare un video – e accollarti i costi – possa davvero essere utile a raggiungere uno scopo, un obiettivo reale. Non semplicemente obiettivi casuali, vanity metrics o simili, ma i risultati che ti servono davvero e non semplicemente quei numeri che ti porteranno a batterti il cinque davanti a uno specchio.

Il video, affinché sia utile, deve avere determinate caratteristiche tecniche, deve far risaltare la tua personalità, ha bisogno di una location evocativa o memorabile, non deve avere pause, deve centrare il punto e quant’altro. Pensa se, dopo un sforzo tecnico ed economico del genere ti accorgessi che il video è stato del tutto inutile e che avresti fatto meglio a dirottare il budget verso attività più profittevoli.

Che delusione!

Ecco allora che una buona riflessione – di nuovo – o l’aiuto di un buon consulente possono aiutarti a fugare quasi ogni dubbio e a prendere la decisione giusta, evitando di ottenere pseudo risultati buoni solo a ingrandire il tuo ego.

Video: girarli o no?

No, non ti ho mentito all’inizio del post. Quello in corso o quello che verrà possono davvero essere gli anni d’oro dei video, dato che le persone hanno sempre meno tempo da dedicare alla tua pubblicità e sempre meno voglia di leggere quello che scrivi. Il discorso però cambia se aggiungiamo una variabile all’equazione video=risultati.

E quella variabile sei TU!

Se non sei adatto a comparire in video o se le immagini non sono il modo migliore per ottenere i risultati che cerchi, la risposta è no, non sarà questo l’anno dei video. E non lo sarà il prossimo e, probabilmente, neanche quello dopo. Ma se, invece, hai risposto in modo affermativo alle due domande di prima e ti affidi a qualcuno davvero in grado di tirare fuori il meglio di te e della tua azienda allora la risposta è sì, questo per te è l’anno dei video. Anzi, ti dico di più, forse lo era già l’anno scorso e hai perso un’occasione.

La differenza sta quasi tutta lì e il mio suggerimento, per chiudere, è quello di riflettere bene – o di farlo insieme a un professionista – prima di prendere una decisione così importante!

Rimani aggiornato!