whatsapp-comunicazione-politica

WhatsApp: meglio le liste dei gruppi

Posted on Categories: SocialTags: , 0

Nello scorso post ti ho parlato di una pratica sempre più in voga in vista delle elezioni: l’invio degli sms a fini elettorali. Sì, lo so, non si tratta di una pratica nuova o particolarmente creativa, ma il suo aumento esponenziale ha reso necessarie alcune regole di bon ton.

Niente di eccezionale, solo alcuni spunti per non essere invadente e per non infastidire i tuoi potenziali elettori.

Tra questi uno riguarda la scelta di creare dei gruppi whatsapp nei quali pubblicare aggiornamenti, idee e spunti, con l’obiettivo di aumentare la prossimità con gli elettori. Ecco, per quanto mi riguarda posso dirti che l’intento è interessante, ma la messa in pratica può risultare carente. Molto meglio concentrarsi su una lista broadcast.

Quando utilizzare i gruppi whatsapp

I gruppi su Whatsapp sono comodi perché ti permettono di pubblicare qualcosa da mostrare a tutti quanti e di interagire con tutti i membri ma, allo stesso tempo, nei gruppi si rischia spesso di finire off topic e, soprattutto, sottopongono i messaggi dei partecipanti al giudizio di tutti i presenti. E questo, specie se si parla di idee politiche, potrebbe non essere un aspetto positivo…

…immagina di avere un’idea differente da quella dei partecipanti del gruppo: saresti disposto a farti contestare via Whatsapp?

Come dicevo, poi, l’altro problema è che l’alto numero di partecipanti, oltre a creare un elenco infinto di messaggi e risposte rischia di far deragliare presto la conversazione. Questo accade soprattutto durante le festività e le ricorrenze, quando troverai sempre qualcuno pronto a mandare messaggi o video di auguri, meme e battute spiritose (e non dirmi che non ti è mai successo!).

Se stai cercando di massimizzare il risultato, forse questa non è la strada giusta, ma dovresti concentrare le tue energie sull’organizzare bene le tue liste broadcast.

Per approfondire: Come comportarsi in un gruppo Whatsapp

Il gruppo su WhatsApp ha anche degli aspetti positivi, ovviamente. Uno su tutti riguarda la possibilità di creare un vero e proprio focus group, dedicato all’ascolto e alle proposte di una cerchia o di un gruppo di persone di cui ti fidi. In quel caso è chiaro che un luogo virtuale in cui dare sfogo alle idee può essere una buona soluzione.

Organizza le tue liste broadcast

Un altro grosso limite dei gruppi Whatsapp è che dovrai mandare messaggi impersonali, dovendoti sempre riferire al gruppo e ai partecipanti nel loro complesso. Questo, organizzando la lista broadcast non succede, perché il tuo messaggio verrà visualizzato da tutti gli appartenenti alla lista come se fosse un messaggio diretto. In questo modo potrai dare del tu a tutti i tuoi interlocutori senza sembrare fuori luogo e facendoli sentire molto più importanti.

Nota: ti suggerisco di fare una prova, creando una lista broadcast con i tuoi amici più stretti prima di lanciarti nell’impresa ufficiale.

I vantaggi, in questo caso, sono tanti:

Per prima cosa, come ti dicevo, non dovrai preoccuparti di scrivere parlando a tutto il gruppo e sarai più libero, una volta iniziata la conversazione, di svilupparla come preferisci con ogni interlocutore.

In secondo luogo, la conversazione rimarrà legata all’argomento del messaggio, evitando disturbatori (ricordi i messaggi e i video natalizi?) e in ogni caso potrai sempre troncare la conversazione se non dovesse portare ai risultati sperati.

Puoi aumentare la sensazione di prossimità e di vicinanza con i tuoi elettori, dando loro del tu e proseguendo alcune delle conversazioni.

Infine, coloro che riceveranno il tuo messaggio saranno liberi di rispondere in tutta sincerità, non dovendosi confrontare con tutto il resto del gruppo e con le opinioni altrui.

Inoltre, potrai anche organizzare più liste, suddivise in base agli interessi dei destinatari e ai diversi messaggi che vorrai inviare durante la tua campagna elettorale.

E tu? Usi le liste abitualmente o continui a preferire i gruppi? Hai in mente qualche altro punto forte o, in alternativa, qualche punto debole da segnalare?

bazzani-erick-social-media

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

social-media-politica

Regole di bon ton per gli sms in campagna elettorale

Posted on Categories: SocialTags: , 0

Fissiamo subito un punto: gli sms elettori puoi mandarmeli sono se sono un tuo sostenitore o se ho espressamente fornito il consenso alla ricezione di comunicazioni da parte tua. Altrimenti no, altrimenti è spam. Sì, spam bello e buono, come le decine e decine di chiamate da parte di compagnie telefoniche o quelle email inutili che ti intasano la casella di posta.

E per quanto mi riguarda non ci sono mezze misure: io non sono un sostenitore di un partito o di un candidato, quindi non amo ricevere sms elettorali. Certo, è una cosa che può funzionare, ma non se rivolta a tutti.

Sms elettorali, quando non funzionano

Usare i messaggi per fare campagna elettorale mi suona un po’ come un “hei ciao, non ci sentiamo da un sacco di tempo. Sai che mi candido? Mi voti? Risp Grazie” ed è forse per questo che non mi fanno impazzire, specie se, come nell’esempio, arrivano dal nulla.

Costruire l’identità di un (futuro) candidato alle elezioni è un percorso lungo, che coinvolge tante persone e che si compone di un bel numero di azioni. Certo, all’interno di queste rientra anche quello dell’utilizzo di tutti i mezzi di comunicazione a nostra disposizione – e soprattutto che siano utili alla nostra causa – per riuscire a definire i confini del personaggio ed esporre le sue idee.

Però l’utente non deve avere l’impressione che il candidato si sia ricordato di lui solo in vista delle elezioni, un po’ come il nipote che passa a trovare i nonni solo a Natale, con la speranza di ricevere un regalo. Non solo, il clima nei confronti dei politici e dei candidati è generalmente di sfiducia, con questi ultimi visti solo come qualcuno che “promette” e “vuole”.

Ora mi dirai che non sono tutti così e io ti risponderò che è vero, ma quello che conta non è la mia percezione ma quella degli elettori!

A mio avviso c’è, però, un altro importante motivo per cui dovresti andarci piano con gli sms elettorali e riguarda una sorta di invasione (violazione non sarebbe un termine corretto) della privacy. Ormai gli sms veri e propri li mandano praticamente solo le compagnie telefoniche o chi ha un qualcosa di veramente urgente da comunicare e in entrambi i casi il rischio è quello di suscitare emozioni tendenzialmente negative.

Sicuro di non disturbare? Sicuro che chi leggerà il tuo messaggio non penserà al solito politico che sta cercando di vendersi, magari mandando a tutti lo stesso messaggio?

Certo, potresti correre il rischio. Oppure puoi seguire queste semplici regole di bon ton.

Da quanto tempo non ci sentiamo?

Prima ti ho parlato del nipote che va a trovare la nonna solo a Natale, ricordi?
Ecco, se vuoi che il tuo lavoro sia efficiente devi proprio evitare questo o, almeno, fare in modo che la percezione sia diversa, per non ottenere esattamente l’effetto opposto a quello desiderato.

Chiedi l’autorizzazione e crea una lista di persone interessate

Hai mai pensato di sfruttare davvero l’sms marketing a livello elettorale? Prima di scrivere un messaggio e inviarlo a tutta la tua rubrica dovresti avere un piano d’attacco. Cerca di capire quali siano gli elettori sensibili al tuo messaggio e fai in modo di renderli recettivi; raggruppali e inseriscili in una lista.

Questo è un passaggio molto importante: dovresti creare una lista broadcast e non un gruppo e in questo post ti spiego il perché!

Cerca un contatto prima di chiedere un’azione

Un’ultima regola di bon ton, che si incastra con tutte le altre: devi cercare di evitare la vendita a freddo. Cosa significa questo? Semplicemente che non puoi presentarti alla porta (o al telefono) e mettere subito sul tavolo la tua offerta. Devi preparare il tuo potenziale cliente, renderlo interessato a quello che hai da dire e fugare i suoi dubbi, dopodiché potrai presentare la tua proposta.

Come intendere questi suggerimenti? Beh, un’idea potrebbe essere quella di sfruttare gli sms dentro la campagna elettorale e non nel momento iniziale e di concentrarti sui tuoi sostenitori e sugli indecisi che pendono dalla tua parte, così da non indispettire gli altri..

Che ne dici?

bazzani-erick-social-media

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

connettersi con i gruppi facebook

Facebook: fare marketing elettorale con i gruppi

Posted on Categories: SocialTags: 0

Aspetta, questo non sarà il classico articolo su come fare marketing usando i gruppi su Facebook, né troverai ricette o formule magiche su come vendere un prodotto usando i social. Quello che voglio fare è cercare di fare un po’ di luce sull’utilità di gestire (e farlo al meglio) i gruppi Facebook, visto che si riveleranno (anzi, si sono già rivelati) strumenti fondamentali in vista delle elezioni politiche del 2018.

Quando dico che si sono già rivelati fondamentali lo faccio perché è impensabile che saranno solo questi due mesi a decidere per chi voteranno gli italiani nel marzo prossimo. Il lavoro (che in certi casi è ben visibile) è iniziato da anni.

Voglio farlo perché mentre scrivevo un altro post sui gruppi ho sentito l’esigenza di approfondire la parte in cui dicevo che “i gruppi vengono usati”. Vedi che alla fine il calendario editoriale deve essere qualcosa di modificabile, come scrivevo qui?

Marketing elettorale: perché i gruppi funzionano così bene?

I gruppi funzionano così bene perché rispondono perfettamente a due criteri. Il primo è strettamente legato alla nostra mente: il gruppo è un luogo in cui siamo tra persone che condividono con noi determinati interessi. Questo significa che difficilmente troveremo in un gruppo informazioni, post e commenti di punti di vista diametralmente opposti ai nostri. Anzi, interagendo sempre più con le cose che ci piacciono, rafforzeremo le nostre convinzioni e renderemo quell’ambiente sempre più confortevole.

Come scrivevo in questo post, però, il grande rischio è quello di rafforzare le convinzioni sbagliate.

I gruppi hanno un altro grande vantaggio: proprio perché porteranno a rafforzare le convinzioni degli utenti, significa che questi possono essere in qualche modo fidelizzati. Dopo qualche tempo, non solo la convinzione sbagliata sarà diventata realtà nella testa dei membri del gruppo ma, soprattutto, c’è la seria possibilità che questo si trasformi nella prima fonte di informazione degli utenti, che analizzeranno le informazioni esterne sulla base di quello che viene detto nel gruppo.

Ti sembra impossibile? Allora cosa mi dici del populismo dilagante e delle fake news che dai gruppi diventano virali? Come mi spieghi tutti i 200 finti parenti che Laura Boldrini avrebbe sistemato in giro?

Un altro grande vantaggio i gruppi ce l’hanno nei confronti delle pagine Facebook. Certo, queste ultime sono comunque insostituibili e fondamentali in una strategia, specie se, come ha saputo brillantemente fare un partito politico nazionale, riesci a creare una rete di pagine che interagiscono tra loro e che sembrano in qualche modo spontanee e non riconducibili al movimento (ops, partito!) stesso.

Detto questo, però, i gruppi hanno una cosa che le pagine non hanno: l’esclusività.

Se, infatti, tutti possono seguire le pagine e in qualche modo ascoltare quello che la pagina ha da dire, per entrare in un gruppo bisogna condividere qualcosa con gli altri membri, ma dopo c’è la possibilità di essere parte attiva tra pari.

Nel gruppo c’è un noi e c’è un loro: noi che siamo membri del gruppo siamo/abbiamo qualcosa in più rispetto agli altri.

E questo ci piace tantissimo.

Infine, anche in questo caso vale il detto “i clienti sono i nostri migliori testimonial“. Come accade per qualsiasi prodotto o merce, infatti, il consiglio di un amico che è già stato cliente o di qualcuno di cui ci fidiamo varrà di più di qualcosa detto dall’azienda che cerca di venderci un prodotto.

Ecco, la stessa cosa vale per il discorso politico. Un membro del gruppo convinto su un argomento, si farà “portatore del verbo” anche all’esterno del gruppo e parlerà (scriverà, condividerà su Facebook) proprio di quell’argomento.

Massimo risultato con il minimo sforzo.

Ancora una cosa sui gruppi, prima di chiudere

Tutto questo ovviamente non basta in una campagna elettorale, sia chiaro. Sarebbe troppo facile e lo farebbero tutti. Anzi, a ben vedere, fare marketing elettorale attraverso i gruppi Facebook rappresenta solo una delle cose che puoi fare sui social per “spingere” il tuo candidato.

Che dire, infatti, di vere e proprie reti di pagine correlate tra loro e che diffondono lo stesso messaggio?

Tutto questo, ovviamente, senza dimenticare l’enorme mole di lavoro che viene fatta sui media tradizionali e, soprattutto, offline.

bazzani-erick-social-media

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

problemi-comunicare

6 errori che comprometteranno la tua comunicazione politica

Posted on Categories: SocialTags: , 0

Fare marketing elettorale utilizzando i social media non è esattamente uguale a fare social media marketing per un’azienda, ma ci sono punti in comune tra i due settori. Non puoi fare a meno di certe cose, malgrado le applicazioni pratiche possano risultare molto diverse. Non puoi, ad esempio, improvvisare: in nessun caso l’improvvisazione ti porterà grandi risultati. Questo significa che in entrambe le tipologie di comunicazione dovrai scegliere degli obiettivi, stabilire la linea editoriale, impostare un tono di voce adatto a te e al tuo target e così via.

In entrambi i casi, poi, devi essere ben conscio che basta un errore per mandare a monte mesi (anni?) di buon lavoro. Se questo è vero per le aziende, è ancor più vero per la comunicazione politica, dove buona parte del personal branding di un candidato si costruisce fuori dalla sua pagina Facebook.

Venendo alla parte legata alle attività online, oggi voglio parlarti di quegli errori di marketing elettorale devi evitare per non compromettere la tua comunicazione politica.

Non avere un piano

Come ti dicevo, esattamente come per un’azienda, anche quando si costruisce un candidato è necessario avere una strategia e strutturare un calendario editoriale. Devi programmare la tua attività sui social e sincronizzarla con quella offline, basandoti sui punti forti del tuo programma e sulle istanze che intendi portare avanti durante la campagna elettorale.

Rispetto alle aziende devi considerare la maggiore centralità dell’aspetto del real time marketing. Come posso dire: nel mondo succedono delle cose, molte delle quali non possono essere ignorate dal candidato.

Disperdere tutte le energie

Real Time non significa intervenire e dire la tua su tutto quello che succede nel mondo. Non ne hai le forze, non puoi avere un’opinione su tutto, ma soprattutto devi caratterizzare la tua comunicazione per qualcosa.

In fase di creazione della strategia devi selezionare e dividere gli argomenti: non tutti sono utili.

Il fuoco amico

Addentrandoci invece nell’aspetto operativo della tua attività di social media manager politico, la prima cosa che devi fare è coordinarti con chi cura gli altri aspetti della comunicazione. Il tuo candidato è inserito all’interno di una lista e avrà (verosimilmente) un partito/delle associazioni/dei gruppi e dei membri dello staff. Riuscire a essere coordinati ridurrà al minimo il primo errore operativo che può distruggere la campagna di marketing elettorale: il fuoco amico.

Più siete, più alto è il rischio che siate slegati tra di voi e più probabilità ci sono che qualcuno esca con qualcosa di assolutamente deleterio. Possono bruciarti un argomento, svelare un lato debole o far credere che all’interno della lista vi sia una spaccatura.

Non puoi permettertelo, specie in vista delle elezioni.

Errori e gaffes

Errori e gaffes sono all’ordine del giorno, come è umano che sia.

Succede di sbagliare, ma su certi argomenti non puoi permettertelo. Per questo motivo, la prima cosa da fare è “istruire” il tuo candidato: devi fargli capire che i social (la sua pagina Facebook ma anche il suo profilo) da oggi rispondono a logiche diverse, rispetto al passato.

Programmare, pianificare e pubblicare: questa è la bussola che deve orientare il tuo/suo operato sui social media. Gli sfoghi del momento, i cali di tensione o le battaglie a suon di commenti vanno messi da parte, così come le foto compromettenti.

Per chi vi legge deve essere una comunicazione naturale, ma voi sapete che non è così.

Scaricare le responsabilità sugli altri

Devo dirtelo, malgrado qualcuno lo suggerisca ancora, io sono contrario alla firma staff in fondo a post e tweet, a meno che non sia dichiarato con un disclaimer che non è il candidato a occuparsi della pagina.

Personalmente sono convinto che la soluzione migliore sia quella di farti portavoce (non inteso come figura) e che pubblichi a nome e per conto di..

In caso di errore, e qui mi rivolgo al candidato, non è corretto scaricare le responsabilità sullo stagista di turno

A questo proposito è famosa la vicenda del Senatore Gasparri e del “chiesimo”:

twitter-gaffe-gasparri

PER APPROFONDIRE: https://www.vanityfair.it/lifestyle/hi-tech/16/03/17/gasparri-tweet-chiesimo-epic-fail-foto

No, è ovvio che a pagare sia il responsabile della comunicazione, fa parte del gioco, ma scaricare la responsabilità avrà un effetto controproducente.

Perché devo ascoltare quello che dici, se in realtà non sei tu che parli?

Interagire solo con i tuoi supporters

Ci sono dei voti che il tuo candidato non prenderà mai, persone che non riuscirete a convincere neanche con gli argomenti migliori. Così come non puoi convincere un vegano a comprare i tuoi hamburger di maiale, probabilmente non convincerai le persone che la pensano al contrario del tuo candidato.

Questo però non significa che tu debba parlare solo ai tuoi sostenitori. Sarebbe un errore enorme, specie per quanto riguarda l’aspetto legato ai commenti e alle varie interazioni. La risposta a un commento viene letta anche da altri utenti, tienilo a mente mentre rispondi e rispondi a uno parlando a tutti.

Allo stesso tempo, però, ricordati che parlare con un troll è come giocare a scacchi con un piccione.

6 errori gravissimi per la tua comunicazione

Piano piano ci addentreremo nelle dinamiche del marketing elettorale, ma per oggi credo che sia abbastanza. Questi non sono gli unici errori che potresti commettere, perché il percorso dalla creazione di un candidato fino alla vittoria è pieno di bucce di banana.

Creare un strategia come si deve, selezionare con cura gli argomenti, evitare di spezzare l’illusione che sia il candidato a scrivere i post e non ignorare le critiche e i commenti che non ci piacciono sono però dei punti di partenza che, uniti a un bel lavoro di coordinamento tra i vari aspetti della comunicazione, renderanno meno scivolosa la strada verso la vittoria.

bazzani-erick-social-media

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

Rimani aggiornato!