Visit Us On FacebookVisit Us On TwitterVisit Us On LinkedinVisit Us On Instagram
superare il blocco dello scrittore

Come riprendere energie e superare il blocco dello scrittore

Posted on Categories: BloggingTags: , 0

Esiste un interminabile elenco di motivi per cui potresti perdere la creatività e la fantasia e ritrovarti seduto davanti al computer in attesa di una qualche forma di ispirazione. Ci sono – e chi fa questo mestiere o chi sta cercando di pubblicare il suo primo romanzo non può negarlo – dei momenti in cui sei proprio impantanato: niente da fare, tu provi a parlare (o a scrivere) ma le parole non escono.

Allora ti fai prendere dal nervoso, cerchi di concentrarti e vai a pescare in qualche cassetto della memoria una frase che potrà sembrarti più o meno dignitosa e che, alla fine, risulterà invece banale e scontata e senza un minimo di appeal.

Approfondisci: Scrivere meno per scrivere meglio (Coming Soon)

Inchiodarsi alla sedia non serve a niente

Ai tempi dell’università conoscevo una ragazza che credeva che legarsi (si fa per dire, eh) alla sedia fosse l’unico modo per farsi entrare in testa un concetto. Moderna eroina dello studio a oltranza che, cascasse il mondo, non si alzava dalla scrivania finché non padroneggiava un qualunque tipo di definizione, ragionamento o formula.

Devo anche dire, per correttezza, che lei era convinta di questo metodo e che il suo voto di laurea fu molto più alto del mio…

Ma inchiodarsi alla sedia è davvero l’unico metodo per obbligarsi a produrre? È quello migliore? Da questo brevissimo racconto dei beitempiandati™ parrebbe di sì.

Non è proprio così, almeno non lo è mai stato per me.

Quando mi capitava di non riuscire a scrivere, l’ultima cosa di cui avevo bisogno era quella di impormi di stare seduto alla mia scrivania vista muro. Anche perché dopo un po’ di attente riflessioni finivo sempre con il crearmi mentalmente la lista della spesa, pensare agli appuntamenti dei giorni successivi e pormi semplici interrogativi come “perché non c’è la pace nel mondo?“, “Come si chiamava il quarto dei Beatles?“, “Perché la gente con la Smart parcheggia fino in fondo nei parcheggi a pettine, che poi ti illudi di aver trovato posto?” e così via. Risultati?

Nessuno, a parte aver scoperto tutto da solo il nome del quarto dei Beatles*! (Il che, se ci pensi, non è male, ma non mi è mai servito all’università).

A dire il vero, da quell’esperienza – quella di legarmi alla scrivania, non quella dei Beatles – ho però capito alcune cose, che mi sono servite quando ho deciso di scrivere per vivere o vivere per scrivere o, insomma, di fare quello che faccio ogni santo giorno da qualche anno a questa parte.

Quindi basta con i preamboli e con le introduzioni (che piacciono tanto ai Seo quelli bravi) e parliamo giusto un attimo dell’argomento centrale di questo post ovvero come sbloccarsi quando le parole non ti vengono proprio e devi consegnare un pezzo.

Come superare il blocco dello scrittore?

“Blocco dello scrittore” esagerato! Vabbé ecco quello che faccio di solito nei momenti in cui non mi escono le parole.
AVVERTENZA NUMERO UNO: È qualcosa che faccio per me e che solitamente funziona, ma non è un dogma.
AVVERTENZA NUMERO DUE: Non alzarti dalla sedia alla prima difficoltà.

Detto questo, quando proprio non riesco a scrivere come vorrei – o non riesco a scrivere niente – metto in fila queste attività in base alla difficoltà del momento.

Smetto di pensarci
Ti ho appena detto che secondo me non serve a niente legarsi alla sedia. Quindi, quando proprio non mi vengono le parole smetto semplicemente di cercarle. Semplice, no?

Faccio una lunga passeggiata distensiva
Sia chiaro, senza alcun tipo di apparecchio elettronico. Niente tablet, niente smartphone. Devo anche ammettere che adoro fare passeggiate da solo, perché mi aiutano a pensare (un classico) e mi rimettono in pace con il mondo. Quindi, quando proprio non mi vengono le parole, ne approfitto per fare qualcosa che mi piace e che mi rilassa. Dopo un po’ di passi, guardando quello che ti circonda, vedrai che avrai le idee più chiare su come chiudere quel blogpost sul quale sei bloccato da un po’ o sul copy giusto per quel cliente.

Ascolto musica dei cantautori
Un’altra mia passione che però mi torna spesso molto utile. Spesso, nelle loro canzoni posso trovare la formula giusta o la risposta alla mia domanda. In caso contrario, posso comunque dire di aver ascoltato un po’ di buona musica, no?

«Ci penserò domani»
Cosa faccio se non funziona, anzi, quando non funziona? Niente, in quel caso spengo tutto e mi impongo di ripensarci il giorno dopo. E se succede il giorno della scadenza? No, dai, non arrivare al giorno della scadenza: gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo e devi prenderti per tempo.

Blocco dello scrittore: una specie di conclusione

Scrivendo questa piccola lista mi sono reso conto di una cosa molto importante: il blocco dello scrittore si sconfigge con la bellezza. Con la bellezza delle cose che amo fare, con la bellezza dei paesaggi che mi circondano e con la bellezza di suoni e parole di altri. Ecco, in fondo a questo post penso di poterti dire semplicemente che quando le parole non vengono fuori devi impegnare la tua mente con qualcosa di bello e non stressante. Non è importante cosa, ciò che conta è che ti faccia stare bene e ti dia serenità.

Questo, ovviamente è quello che faccio io quando non ho l’ispirazione. Può essere qualcosa di utile come di estremamente banale, ma è comunque qualcosa che volevo condividere con te sperando possa esserti almeno un po’ utile.

*Era George Harrison.

perdere la memoria social

Perché abbiamo perso la memoria e come recuperarla

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: , 0

Il popolo dei social ha perso la capacità di ricordarsi le cose.

Non si tratta, qui, di banalizzare le cose ed arrivare alla generazione wikipedia o alla capacità dei giovani d’oggi™ di reperire le informazioni in tempi strettissimi e di trasformare qualunque dato in qualcosa di immediatamente commestibile e usa e getta.

No, qui il problema serio riguarda soprattutto le fasce di età più alte, i famosi “tardivi digitali” (che poi è una definizione che non piace quasi a nessuno, ma tant’è. L’uso sempre più compulsivo dei social e la mancanza di anticorpi li (ci?) porta non solo a prendere per buona qualsiasi informazione, ma anche e soprattutto, a dimenticarsi di una cosa subito dopo.

Volevo aprire dicendoti cosa troverai qui, ma il post è già abbastanza lungo di suo, quindi non mi dilungherò oltre.

Cosa è successo?

Stiamo assistendo a una sempre maggiore perdita della memoria. E tante grazie, dirai tu. Non è un fenomeno nuovo, specie in un periodo in cui il linguaggio diventa sempre più commestibile e con una card Facebook fatta discretamente – non bene, discretamente – possiamo raggiungere e convincere decine di centinaia di persone.

Del resto c’è ancora chi dice che Elvis sta benone, quindi…

Il problema, però, è che più le cose sono semplici più diventiamo pigri, più chiediamo cose ancora più semplici. In loop, finché non sarà troppo tardi.

Dovendo fare un esempio per dare senso all’interno post, concentriamoci un attimo sulla situazione politica italiana.

MEGA NOTA DELL’AUTORE: NON TI AZZARDARE A SCATENARE UN FLAME NEI COMMENTI.

Non voglio affrontare qui la discussione sulla situazione politica, ma mettere in luce – anche abbastanza sommariamente – azioni e reazioni sui social. Dopo che il PdC incaricato, Conte, ha rimesso il mandato, si sono scatenate tantissime reazioni, trasformando praticamente tutti quanti noi in affermati costituzionalisti, degni di esprimere un’opinione rilevante.

Certo è, però, che delle incongruenze ci sono e non sono di poco conto ed è questo l’importante.

C’è una parte politica (non m’importa chi, non m’importa quale) che predicava l’uscita dall’euro, con tanto di magliette dedicate e di accorate dichiarazioni pubbliche, che ora dice a grandi linee che: “ma chi? noi? ma figurati. E quando l’avremmo detto?“.

Ci sta. È la politica, bellezza.

Ma il problema è un altro: il problema sono quegli utenti – davvero tanti a dire il vero – che hanno cambiato versione come i loro leader o come le squadre per le quali tifano. Ecco, la perdita di memoria arriva proprio lì: non quando è il “politico” a dimenticarsi improvvisamente le promesse, ma quando è il destinatario del messaggio che, in barba a quanto affermato qualche giorno prima, cambia idea pronto a giurare di non aver mai detto il contrario.

Arriviamo quindi alla perdita di memoria che ci porta a passare in 3 giorni da “Mattarella è un ottimo presidente” a “Impeachment” fino a [edit dell’ultimo minuto] “collaboriamo con lui“. Tutto bene regolare, solo un’altra perdita di memoria.

Ma se la memoria è morta, dobbiamo trovare l’assassino.

Chi è stato?

Abbiamo più di un colpevole, a dire il vero. Ma questa partita di Cluedo mi sembra comunque più semplice delle altre.

I primi colpevoli, senza dubbio, siamo noi con la nostra pigrizia. Sì, tanto la pigrizia di non volerci ricordare le cose o di andarle a ripescare nella nostra memoria, quanto la pigrizia nel non andare a fare una piccola – ma alle volte sufficiente – verifica.

Sul tema, dai un’occhiata a questo post!

La seconda categoria di colpevoli è rappresentata da chi si occupa di lavorare a questa perdita di memoria collettiva. Senza scomodare i “poteri forti” e senza figurare uno scenario da film di fantascienza di serie b, pensa semplicemente che per vincere le elezioni servono i voti, per ottenere i voti serve il consenso e per ottenere consenso è necessario (o più semplice) colpire le persone alla pancia. Da qui nascono la frenesia dei social, che riescono a rendere imprescindibile un tema salvo poi dimenticarsene poco dopo, ma anche la perdita di memoria.

Com’è successo?

Il perché succedano cose del genere è abbastanza semplice da capire.

Innanzitutto la bolla, ma me ho parlato qui: Vai al post!

Ma soprattutto perché sui social vi sono talmente tanti utenti, fake, gruppi, pagine, pagine fan e compagnia che ogni giorno produciamo una quantità di contenuti tale da oscurare quelli precedenti. Forse, a conti fatti, non si dovrebbe parlare di perdita di memoria, ma di una vera e propria stratificazione di contenuti, basati su livelli impermeabili tra loro.

Tipo quelle torte a strati ben fatte, che quando le tagli vedi proprio la differenza. Anzi, meglio, come se fosse una catasta di lastre di materiali diversi e ogni livello sia più pesante, ingombrante e impermeabile di quello prima, tanto da oscurarlo completamente.

Cosa possiamo fare?

Va bene, ma quindi? Voglio dire: se le cause sono la nostra pigrizia, gli abili comunicatori, il funzionamento dei social e i poteri forti™ siamo spacciati? Siamo destinati a farci imboccare pensieri e opinioni senza un minimo spirito critico e ad avere idee fast-food?

Eddai, se lo credessi non scriverei questo post, no?

La prima strada, più difficile da praticare ma con risultati più duraturi, è senza dubbio quella della cultura. Investiamo in cultura e lavoriamo su un corretto utilizzo degli spazi virtuali aperti dai social. Cerchiamo, da professionisti ma anche da curiosi o appassionati, di liberare il campo da dubbi e incertezze e di rendere i social ambienti migliori. È un’operazione che fa bene a tutti.

La seconda soluzione, specie se non siamo così esperti, è quella di evitare di farci prendere alla pancia e di provare con una semplice verifica delle fonti, ridando credibilità alla stampa e alla fonti di informazione, che in quanto tali hanno (avrebbero) alcuni obblighi. Oppure, semplice semplice, nel caso di notizia strana o sensazionale, facciamo una ricerchina su Google. Del resto, sul tema bufale si è espresso anche il buon Facebook.

Approfondisci: Le regole di Facebook per evitare le bufale

Terza strada: confidare nei giovani. In apertura ti ho parlato dei giovani d’oggi™. Ecco, loro sono nati all’interno di tutto questo, quindi hanno già sviluppato un minimo di anticorpi per poter sopravvivere in questo mondo. Il nostro compito, con loro, è quello di aiutarli a percorrere la prima strada, quella della cultura.

Quarta possibilità: suggeriscimi tu un modo per uscire da questa spiacevole situazione, perché ho finito le ipotesi e poi il post è già abbastanza lungo così! 😉

regole-gruppi-whatsapp

Come comportarsi in un gruppo WhatsApp

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: 0

Prima di iniziare a parlare di gruppi WhatsApp e regole di comportamento mi sento in dovere di fare due piccole ma importanti precisazioni, non fosse altro che per correttezza.

La prima premessa è che credo che sia davvero necessario parlare di come comportarsi nei gruppi whatsapp, visto che ormai c’è un gruppo per qualsiasi cosa e che, a conti fatti, rischiamo di sprecare davvero tanto tempo in cose inutili se non, addirittura, offendere o ledere l’immagine di qualcuno.

La seconda premessa è che, malgrado avessi da un po’ l’idea di scriverne, la decisione definitiva l’ho presa dopo aver finito di leggere “Social Education – Vivere senza rischi Internet e i social network” di Rosa Giuffré. Lo dico, in particolare, perché in questo post non ho la pretesa di trattare così compiutamente l’argomento (come invece ha fatto lei) e perché potrebbe essere una lettura davvero utile per tutti quanti!

Vivere in un gruppo WhatsApp

I gruppi WhatsApp sono una bella invenzione, non c’è che dire. Magari sei stato inserito nel gruppo degli ex studenti del tuo liceo e hai ritrovato vecchi contatti o, magari, è proprio nel gruppo dei genitori che vengono comunicate le informazioni e le variazioni di orario, ad esempio, degli allenamenti di calcio di tuo figlio. E poi, ancora, il gruppo dei colleghi, dove scambiarsi idee e consigli sul lavoro, quello della palestra (goliardico e divertente), un gruppo per scherzare, un gruppo in cui racchiudere i membri della famiglia…

…insomma, ormai c’è un gruppo per qualsiasi cosa, tanto che se provassi a guardare tutta la cronologia delle chat di WhatsApp potresti sorprenderti.

Certo, ci sono anche i gruppi creati da quelli che vogliono fare propaganda – visto che siamo in periodo di campagne elettorali – ma a loro ho già spiegato in questo post perché dovrebbero concentrarsi su una lista broadcast.

Il problema, che poi sarà il centro di questo post, è che proprio perché facciamo parte di tanti gruppi dovremmo imparare a regolarci, così da rendere questo strumento utile e ridurre al minimo le notifiche sul cellulare.

Con-Vivere in un gruppo

Convivere significa grossomodo dover rinunciare a un po’ della nostra libertà per non limitare quella degli altri. Questo vale per ogni aspetto, gruppo, o insieme sociale di cui facciamo parte; in caso contrario correremmo il serio rischio di essere esclusi da quella cerchia. Immagina, ad esempio, di far parte di un gruppo di persone amanti del cinema, che si radunano ogni giovedì sera per vedere una nuova uscita settimanale: se tu parlassi a voce alta durante ogni film finiresti con l’essere cacciato dal cinema ed escluso dal gruppo, giusto?

Ecco, sui gruppi WhatsApp è più o meno la stessa cosa: ci sono delle regole da seguire, dei comportamenti da tenere e delle cose che – davvero – non dovresti più fare. Non si tratta di un monito lanciato così, a caso, né di un suggerimento fine a sé stesso, ma un invito a rendere i gruppi un qualcosa di davvero utile.

Gruppi WhatsApp: 5 cose che non puoi (più) fare

All’inizio avevamo la scusa: non eravamo abituati a usare i gruppi e poi quel gattino che saluta ci sembrava così divertente da sentirci in dovere di mostrarlo a tutti quanti, postandolo in tutti i gruppi: quello della palestra, quello dei genitori, quello della famiglia, quello del lavoro e pure quello del fantacalcio.

Adesso però viviamo i gruppi quotidianamente e lo facciamo da molto tempo e non abbiamo scuse. Quindi, ecco a te le cinque cosa da evitare a ogni costo in gruppo WhatsApp:

1) Pubblicare qualcosa di non pertinente
Nella maggior parte dei casi un gruppo viene creato con un obiettivo specifico ed è dedicato a un tema preciso. Poniti dei paletti e cerca di evitare di spammare con messaggi irrilevanti ai fini della conversazione.

2)Iniziare discussioni private e botta e risposta
Fai parte di un gruppo ed è normale che ci saranno persone a te più affini e persone che non vorresti mai sentire, così come non sempre sarai d’accordo con le opinioni altrui. Lascia stare e non farti coinvolgere in discussioni inutili, ricordandoti che il botta e risposta sarà visto da altre 200 persone, interessate alla tua discussione PRIVATA (!!!) come lo sono io di danze tradizionali asiatiche.

3)Tenere un linguaggio scurrile
Punto 3: non sei a casa tua, non comportarti come se non ci fosse nessuno o come potessi tenere il linguaggio che vuoi. Cerca di tenere un linguaggio decente, che non offenda nessuno. Anzi, a dire il vero dovresti sempre tenere un linguaggio decente e di allenarti per migliorarlo!

4)Inviare gattini
Ma quanto è bello quel gattino che saluta e quanto mi piacciono le foto con scritto “nessuno mi condividerà“, senza contare vari appelli a far girare questo o quell’altro post o, ancora, i buongiornissimi. Tutto davvero molto interessante ma no, non intasare il gruppo con quelle cose lì, ti prego!

5)Far circolare notizie non certe
Questo è simile al fattore-gattini. Il modo peggiore per avvelenare un gruppo e per far girare le fake news è proprio quello di diffondere notizie senza un fondamento certo. I membri del gruppo si fidano di te e sono portati a dare retta a quello che condividi. In questo senso tu hai una grossa responsabilità che è quella di condividere e pubblicare solo notizie verificate o, in alternativa, di non pubblicare nulla. Te la ricordi la storia di Alfredo?

Questo semiserio elenco è una solo una prima bozza di quello che non dovresti fare quando sei dentro un gruppo WhatsApp per evitare di indispettire tutti gli altri partecipanti. Tieni conto che possono essere inserite 256 persone ogni gruppo e che tanti potrebbero far parte di gruppi diversi, vedendo a ripetizione la tua GIF di un gattino che saluta!

Note per amministratori

Se hai creato un gruppo tematico ricordati di scrivere un messaggio con le regole da rispettare per farne parte, così da evitare spiacevoli sorprese e per spiegare subito a ogni nuovo membro quali regole dovrà seguire. Patti chiari e amicizia lunga.

andare off topic fa male alla salute

Andare off topic fa male alla salute

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: , 0

Andare off topic in una conversazione sui social fa male alla salute.

Chi lo dice? Io! 😉 Ma spero che da qualche parte nel mondo qualcuno faccia una ricerca in questo senso e possa fornire dei dati ufficiali, così magari poniamo un freno a questo problema.

Cosa vuol dire andare off topic?

Andare off topic significa:

“in una discussione, fornire un contributo non pertinente a all’argomento generale della conversazione”

a volte è fatto in modo volontario con il fine di disturbare o rovinare la conversazione; in altri casi no.

Se ci pensi bene, è un comportamento che sui social avviene ancora troppo spesso e che rende noiose e inutili le discussioni. Perché chiedere conto di un argomento quando nel post si parla di altro? Perché utilizzare uno spazio dedicato a qualcosa di specifico per sfogare le nostre frustrazioni?

Una conversazione, per sua natura, avviene tra due o più persone, che espongono i loro punti di vista e si confrontano. Ecco il succo, tanto banale quanto dimenticato, di una conversazione, sia essa on o off line. Altrimenti: due persone che interagiscono tra loro ma parlano di argomenti totalmente diversi senza ascoltare e rispettare il loro interlocutore stanno facendo due monologhi, non certo una discussione.

Ovvio, offline è più difficile che ciò accada: se io e te ci sedessimo a un tavolo e ci mettessimo a parlare di calcio (io) e di automobili (tu) verrebbe fuori qualcosa di assurdo e uno di noi due sarebbe tentato di abbandonare la conversazione. Allora perché online non abbiamo questo filtro e non rispettiamo la regola per la quale se un argomento non ci interessa passiamo oltre e aspettiamo un argomento di nostro interesse? Perché interveniamo commentando con argomenti a cazzum (linguaggio tecnico)?

Secondo me dobbiamo fare un piccolo sforzo e farlo in fretta, prima che sia troppo tardi. Anche perché sono convinto che andare off topic faccia male alla salute.

Perché andare off topic fa male alla salute?

Fa male a te che vai off topic, al destinatario del messaggio e a chi ti legge. Fa male perché sprechiamo tempo  – sebbene spesso gli OT vengano ignorati – e perché ci facciamo il sangue amaro tutti quanti. Ok, forse in questo post sto esagerando, ma cerchiamo comunque di capire perché uscire dall’argomento di discussione non faccia altro che male.

A te che vai OT
Se non ricevessi le attenzioni che desideri ti arrabbieresti, giusto? Se i tuoi commenti alle pagine Facebook rimangono senza risposta perdi fiducia nei confronti del gestore della pagina (specie se si tratta di un politico o di un personaggio famoso)? Non preoccuparti, si tratta di una reazione del tutto normale. Il problema è che smette di esserlo se, davanti al post su un tema specifico, utilizzi la sezione commenti per esprimere il tuo parere su un altro tema. Ecco, in quel caso, il politico/personaggio famoso è autorizzato a non risponderti. Tu, però, finiresti con l’arrabbiarti comunque per la mancata risposta.

La soluzione è semplice: se pretendi una risposta, fai una domanda/porta un contributo che riguardi il tema della discussione.

Al tuo interlocutore
Se questo può far arrabbiare te, immaginati la reazione di chi dovrà rispondere al tuo commento! E immagina se dovesse rispondere a decine, centinaia di commenti slegati dall’argomento. Un esempio? Scrivo un post su come riparare una stampante e tu nei commenti cominci a chiedermi come riparare un Pc, uno smartphone o una lavatrice ma no, non menzioni mai la stampante. E magari pretendi anche una risposta?
No, caro, non funziona così.

Senza contare, poi, che alcuni lo fanno di proposito con il solo fine di disturbare la conversazione e rendere la tua social-vita impossibile. Ecco, loro sono molto vicini a dei troll e ricordi qual è il mio pensiero sui troll, vero? Se non lo ricordi, lo puoi trovare in questo articolo.

A chi vi legge
Io non sono parte attiva della conversazione, ma leggo quello che sta succedendo. Magari la mia stampante si è rotta e ho visto il post, ma per educazione non voglio una domanda che potrebbero aver fatto altri… Allora guardo i commenti e: “come si ripara un iPhone?” – “Che ore sono?” – “Nella carbonara metti la pancetta o il guanciale?”. Sai che faccio? Prendo le mie cose e me ne vado, facendo perdere un’opportunità a chi ha scritto l’articolo e rimanendo con stampante rotta.

Sto ancora esagerando?

Certo che sì, ma ti prego di capire il senso generale di questo post.

A tutto questo devi aggiungere lo stress, le continue notifiche per qualcosa di inutile, l’arrabbiatura, lo sconforto di chi vuole offrire qualcosa di utile e gratuito e trova interlocutori che vanno ot ecc..

Certo, penso che nessuno sia stato ricoverato a causa dello stress da off topic. Ma basta così poco per rendere internet un posto migliore ed evitarci piccole – ma inutili – fonti di stress.

E così, magari, scoprirò come riparare la mia stampante 😉

attenzione-filter-bubble

Muoviti, esci dalla bolla!

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: , 0

Hai un account sui social? Lo utilizzi assiduamente per informarti e per formarti un’opinione su quello che succede nel mondo e per interagire con le persone? Bene, ho una brutta notizia per te: sei finito dentro una bolla, una filter bubble, per la precisione.

Una filter bubble è quella cosa che (non me ne voglia la prof. di italiano, che saluto) sul web ci porta a vedere sempre contenuti simili ai nostri interessi, ai nostri gusti e ai nostri comportamenti. Questo ci porta a vivere dentro una bolla, che non rappresenta la realtà ma rappresenta in qualche modo la nostra zona di comfort.

Niente di strano, per carità. Questo capita a tutti, è normale che sia così e succede principalmente per due motivi, che ho cercato di riassumere in questo post che parla del perché siamo sempre più arrabbiati sui social e perché siamo sempre più orientati ad avere reazioni rapide e spropositate quando leggiamo qualche notizia che ci turba.

Ripetiamo insieme: uscire dalla bolla fa bene

La filter bubble è l’ambiente più confortevole, bello, luccicoso in cui possiamo finire…

…e quindi dobbiamo scappare a gambe levate, per non fare la fine di un pesce rosso:

il pesce rosso vive la sua intera esistenza dentro una boccia ed è convinto che il mondo sia tutto lì.

A differenza del pesce rosso, però, noi ci troviamo a dover fare i conti con la realtà e con confini che superano di gran lunga la boccia di vetro.

Nella bolla rafforzi le convinzioni sbagliate

Come ti dicevo, il nostro cervello è programmato per stare a suo agio. Per questo tendiamo a circondarci di persone che la pensano come noi o con le quali abbiamo una qualche affinità, a parlare con chi ha più o meno le nostre idee, a guardare i programmi tv che ci piacciono, a leggere sempre libri dello stesso genere eccetera eccettera.

La nostra mente è alla costante ricerca di conferme: ci confrontiamo con persone che la vedono come noi per rafforzare il nostro pensiero su un determinato argomento, mentre non siamo così propensi ad ascoltare chi cerca di esporre un pensiero diverso dal nostro.

I social, visto che guadagnano dalla nostra permanenza al loro interno (sì, lo so, è molto più complicato di così) non fanno altro che assecondare questo nostro modo di essere, proponendoci contenuti che “pensiamo potrebbero piacerti”.

In questo modo, però, veniamo sempre più bombardati da argomenti, post, video e pubblicità in linea con il nostro pensiero, mentre la nostra capacità di analisi critica si riduce:

In fondo, tutti quelli di cui vediamo i post dicono che è vero, quindi è vero, no?

No, è vero solo per la bolla, ma potrebbe non esserlo per la realtà.

Pensa, a questo proposito, alla diffusione e al risalto ottenuto dalle Fake news: se ci mettessimo in gioco e non vedessimo solo chi la pensa come noi le bufale avrebbero vita cortissima.

Facciamo un esempio, neanche troppo inventato:

– Dopo la morte di Totò Riina qualcuno fece circolare l’immagine di Laura Boldrini, Maria Elena Boschi e non ricordo chi altro, con la didascalia: “guardate chi c’era a dare l’ultimo saluto a Totò Riina”.

Un fatto gravissimo per almeno due motivi:

1) No, non erano ai funerali di Riina (che peraltro non sono stati celebrati)

2) Quella foto lascia intendere che determinati personaggi politici, appartenenti a una certa parte, avessero un qualche legame con il boss.

La notizia ha fatto il giro del web portandosi dietro insulti, minacce e commenti sgrammaticati di ogni genere, peccato che fosse del tutto falsa e che sarebbe bastata una ricerca di un paio di minuti per bloccare la diffusione di quella cavolata.

Invece succede che la notizia gira, e chi la smentisce diventa “un pidiota” o è comunque “pagato dal piddì”, secondo uno schema ormai consolidato.

Intanto, mentre tanta gente si indigna, il resto del web ha ormai consolidato la sua idea nei confronti di alcuni politici.

Semplice, lineare, assurdo, convincente. Questo è un esempio, ma pensa quante volte al giorno veniamo bombardati da contenuti del genere.

Come fare per uscire dalla bolla?

Dobbiamo uscire dalla nostra zona di comfort e provare a osservare la realtà da un punto diverso, magari “riabilitando” i tanto bistrattati giornalisti, che possono rappresentare invece un valido supporto nella lotta alle bufale.

Dovremmo poi fare uno sforzo per cercare opinioni diverse e leggere e interessarci di cose che non conosciamo. Più stiamo nella bolla, più vogliamo starci e più ci convinciamo che la realtà sia esattamente quella filtrata dalla bolla.

Per farlo, però, non dobbiamo aspettare che siano gli altri a mostrarci il punto di vista diverso: dobbiamo impegnarci per cercarlo e verificare le notizie e le informazioni che leggiamo quando siamo nella bolla.