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Quali sono le pagine a cui hai messo Mi Piace?

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Ricordare tutte le pagine a cui abbiamo messo mi piace da quando siamo iscritti a Facebook è praticamente impossibile. Questo succede perché non vediamo tutti i contenuti pubblicati dalle pagine, perché con gli anni sono cambiati i nostri interessi ma anche e soprattutto perché molte delle pagine a cui abbiamo messo like un tempo ora non sono più attive.

A questi motivi, però, dobbiamo aggiungerne un altro: le pagine possono aver cambiato nome e noi potremmo non essercene accorti.

Anno dopo anno, like dopo like, il numero delle pagine si è fatto enorme e, nella marea, potremmo ritrovare il nostro mi piace su una pagina che proprio non ci interessa o, ancora, una pagina che ha totalmente cambiato argomenti e ora non ci piace più.

Ecco perché, ogni tanto, può essere una buona idea controllare le pagine a cui abbiamo messo Mi Piace e fare una bella pulizia di ciò che non ci interessa. (Però mi raccomando, non togliere il like alla mia pagina facebook eh! 😉 )

Prima di vedere come fare questo rapidissimo check, vediamo ancora perché ha senso controllare cosa ci piace

A cosa abbiamo messo like?

Controllare il numero (e il nome delle pagine) che ci piacevano ha però un’utilità maggiore rispetto a creare una semplice cronologia della nostra attività. Le pagine, infatti, possono cambiare nome da un momento all’altro e potresti ritrovarti ad aver messo mi piace a pagine che promuovo argomenti molto lontani dal tuo modo di pensare.

Sì, è vero, molto spesso il cambio nome ci viene comunicato con una notifica – ma questo un tempo non accadeva – ma soprattutto, se hai una vita social particolarmente intensa potresti non esserti accorto della modifica.

Perché una pagina Facebook cambia nome?

Succede così di mettere mi piace alla pagina “viva i gattini di tutto il mondo” e poi ritrovarsi ad aver messo mi piace a “noi che odiamo i gattini di tutto il mondo“. Le pagine cambiano nome, non ci possiamo fare nulla.

Ma se ti stai chiedendo quali siano i motivi che spingono un amministratore a cambiare nome, beh, eccoti qualche ipotesi:

  • L’errore iniziale: Qui nessun problema. La pagina era stata creata con un errore iniziale e il cambio di nome non si lega a un cambio di intenzioni.
  • La fregatura: Creo una pagina legata a un argomento di tendenza e poi tento la mandrakata. In questo modo posso fregare tantissimi ignari utenti.
  • La vendita: Vendere una pagina Facebook è vietato dal regolamento. Non solo, vista dal lato del compratore, spesso non si tratta neanche di un buon affare, dato che chissà quale sia la provenienza dei like. Eppure c’è chi le vende e chi le compra.

Sembra assurdo: ma ci sono molti gruppi tematici su Facebook in cui puoi trovare proposte di vendita…

Come controllare le pagine che ci piacciono?

Detto questo, vale la pena spendere 5 minuti del nostro tempo e dare una controllata, non credi?

Farlo è semplicissimo:

  1. Accedi al tuo profilo Facebook
  2. Entra nel tuo profilo e clicca su “Altro” nella tab sotto l’immagine di copertina
  3. Cliccando su “Mi piace” troverai l’elenco delle pagine a cui hai messo il like, oltre alla possibilità di togliere il like direttamente da lì.

In alternativa puoi:

  1. Accedere a Facebook
  2. Cliccare sulla voce “pagine” che trovi sulla barra sinistra
  3. Verificare, alla voce “pagine che ti piacciono” se c’è qualcosa che non torna

Buona ricerca 😉

fonzie al tempo dei social

Social, bufale e la sindrome di Fonzie

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Arthur Fonzarelli in arte Fonzie aveva un enorme problema: non era in grado di dire “ho sbagliato”.
Niente. Malgrado infatti il buon Arthur si sforzasse, scusarsi proprio non gli riusciva, come testimonia questa scena storica:

Ma la cosa più interessante, se vogliamo, è che a parecchi anni di distanza Fonzie sembra aver deciso di contagiare quasi tutti quelli che hanno un account sui social, spingendosi in certi casi fino alle aziende e dando vita a una vera e propria sindrome.

E, ancora più stupefacente è il fatto che più cerchiamo di limitare il fenomeno più esso cresce.

Social: cos’è la sindrome di Fonzie?

L’abbiamo visto nel video: la sindrome di Fonzie è la totale incapacità di dire “ho sbagliato” anche in caso di errore manifesto, con le parole che fisicamente non ci escono e che nella migliore delle ipotesi diventano un “avevo le idee un po’ confuse…ecco, non giuste“.

Sui social questo si traduce nella difficoltà da parte degli utenti di riconoscere di essere caduti nella trappola delle fake news, di essersi lasciati andare a un commento sbagliato o affrettato o quant’altro.

Un’azione che non dovrebbe essere difficile, se ci pensi bene: sbagliare è normale e può capitare a tutti e basterebbe davvero poco per risolvere il problema.

Il fatto è che, proprio come Fonzie, non ci riusciamo proprio. Certe volte vorremmo ma è come se non potessimo farlo. E in parte è così: pur di non perdere l’onore digitale proviamo a sviare, contrattacchiamo o ci chiudiamo a riccio. Ma di scusarci non se ne parla proprio.

Prova a fare mente locale e a pensare a quante volte, trascorrendo del tempo sui social ti sei imbattuto in frasi come:

  • Non è vero, ma potrebbe esserlo
  • È il concetto che conta
  • Sì, ma allora Tizio?
  • Certo, per voi siamo tutti stupidi eh?
  • Oh ma grazie, professorino di…

E cosa sono queste risposte se non la prova di una più o meno latente Sindrome di Fonzie? E il fatto è che non è nulla di nuovo o incomprensibile, perché essere tratti pubblicamente in fallo non piace proprio a nessuno e, in un certo senso, non siamo neanche pronti a reagire a una critica quando tutti i riflettori sono puntati su di noi.

È inutile (e stupido) farglielo notare

Ma arriviamo al sodo: chi è vittima della sindrome di Fonzie probabilmente non lo sa o non vuole ammetterlo (e tra l’altro potrei esserne inconsciamente affetto pure io)

A nessuno però piace essere ripreso in pubblico e fare urbi et orbi la figura del pollo e, quindi, una volta che ci viene fatto notare l’errore, tendiamo a rincarare la dose e a non arretrare di un millimetro.

Ed è proprio per questo motivo che far notare l’errore in pubblico a qualcuno non farà che farlo arroccare sulle sue posizioni, anche se in cuor suo sa di aver sbagliato. Quindi dovremmo evitare accuratamente di correggerlo davanti a tutti perché tanto non serve a niente. Insomma, detto tutto ciò voglio aggiungere che non vale la pena litigare con un amico per un commento sciocco su Facebook così come non ha senso offenderci se ci fanno notare l’errore.

I social media e la sindrome di Fonzie: cosa possiamo fare?

Se sbertucciare in pubblico quelli con la sindrome di Fonzie non è una buona idea, probabilmente neanche fare finta di niente lo è, se non altro perché non saremmo a posto con la coscienza.

Da un lato, infatti, i nostri poveri affetti dalla Sindrome di Fonzie faranno di tutto per tenere il punto e averla vinta, mentre dall’altro continueranno a cadere in fake news perché magari ignorano di farlo.

E allora come possiamo/dobbiamo comportarci nel caso i nostri amici dovessero cadere in queste trappole? Beh, per prima cosa dipende da chi è il protagonista: si tratta di un nostro amico o di un semplice contatto su Facebook?

  • Nel caso di un nostro caro amico, ad esempio, potremmo farglielo notare con calma e in privato evitando di esporlo a brutte figure pubbliche.

Nel caso, invece, dovesse trattarsi di un semplice conoscente abbiamo opzioni più drastiche:

  1. Possiamo smettere di seguire quell’account cliccando su “smetti di seguire” nel menu a tendina del suo profilo ed evitare almeno di farci venire il nervoso;
  2. In caso di condivisione di una notizia falsa o postata in violazione del regolamento di Facebook, al posto di scatenare un putiferio possiamo segnalarla scegliendo una tra le diverse categorie presenti. (La segnalazione è del tutto anonima, ma soprattutto è una piccola goccia nel mare: non è detto infatti che Facebook ne terrà conto e non è dato sapere in quale misura questo succederà.)

Non è molto, me ne rendo conto, ma se da qualche parte bisogna pur cominciare a lottare contro fake news, Troll e bot, direi che nel nostro piccolo possiamo fare un tentativo, in attesa che “i grandi” decidano finalmente di affrontare in modo efficace la cosa.

Non credi?

 

Fonte foto: commons.wikimedia.org

La bufala dei 25 amici che vedono i post

Facebook: cosa c’è di vero nel limite dei 25 amici?

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Alla fine, c’è qualcosa di vero nel post Facebook in cui si legge che solo 25 amici sono autorizzati a vedere i nostri post, con tanto di istruzioni per correggere il problema?

Il post peraltro è un cavallo di ritorno, visto che questa versione circola dal 2018, mentre versioni più o meno simili erano già apparse anche anni prima. Sul fatto che sia una bufala bella e buona (anzi, a dire il vero una catena di Sant’Antonio) non ci sono dubbi, ma da questo post potremmo trovare qualcosa di interessante sul comportamento online delle persone, oltre a un piccolo fondo di verità.

 

Facebook esempio bufala 25 amici
Questo è il post Facebook su come fare vedere i miei post a più di 25 amici, così come l’ho trovato pubblicato da un buon numero dei miei contatti, il che mi ha portato a scriverne anche se forse non era necessario.

Facebook e i 25 amici: una bufala innocua?

Nel post, scritto con una grammatica abbastanza improbabile, viene proposto un modo per “aggirare il sistema che Facebook ha per limitare i post nella tua sezione notizie” in modo da aumentare il numero di amici di cui vediamo gli aggiornamenti, che a Menlo Park avrebbero fissato a un massimo di 25 persone.

Il post presenta poi ben due call to action: la prima è l’ormai consueta richiesta di non condividere ma di fare copia e incolla del contenuto, mentre la seconda è quella di commentare il post con un semplice “ciao”. Ed è proprio dalla prima call che dovremmo capire che siamo di fronte a una catena di Sant’Antonio, anche se, a differenza di altre, questa risulta di fatto innocua, visto che al massimo rischiamo di trovarci qualche commento con scritto “ciao” sotto il post o il feed intasato di post uguali.

In ogni caso, però, sappi che condividere questo post per “fregare” Facebook è praticamente inutile, visto che non c’è ancora stata una modifica dell’algoritmo in quel senso e che il numero di 25 amici pare essere inventato di sana pianta.

Ma c’è qualcosa di vero in tutto questo?

A modo suo, la condivisione di questo post evidenzia comunque un’esigenza (oltre alla crescente ricerca di una dimensione più intima della vita social) da parte degli utenti Facebook che pur avendo un migliaio di amici vedono sempre e solo i post di alcuni di loro, mentre altri sembrano essere spariti nel nulla. Una richiesta, quella degli utenti, assai comprensibile ma che non trova risposta in un copia-incolla.

Inoltre, anche se in modo non scientifico, un fondo di verità possiamo trovarlo anche nella logica del post: infatti, come avevo già sottolineato in questo articolo un po’ vecchiotto, una maggiore interazione con i post di alcuni amici ci porterà a vedere più spesso i loro contenuti, mentre coloro con i quali non interagiamo mai finiranno presto o tardi nel dimenticatoio e saremo costretti a usare la barra di ricerca di Facebook per ritrovarli.

Ecco perché non dobbiamo stupirci se non abbiamo più notizie della nostra fidanzatina del liceo…

Questo, ovviamente, a meno che non condividano qualcosa di davvero speciale.

Insomma, l’algoritmo di Facebook si trova ogni giorno a dover far stare all’interno di quello spazio limitato che è il nostro Feed i contenuti dei nostri amici più stretti, quelli dei gruppi, quelli delle decine se non centinaia di pagine a cui abbiamo messo like, le pubblicità per le quali siamo in target e tanto altro, sempre con l’obiettivo di rendere confortevole la nostra presenza sul social e fare quindi in modo che non lo abbandoniamo così da essere pronti a riceve pubblicità.

E purtroppo, fare un semplice copia-incolla non ci metterà al riparo da queste dinamiche. Al massimo, quello che possiamo fare è andare sul profilo degli amici di cui vogliamo vedere i post e spuntare la voce “mostra per primi”, disponibile nel box in cui solitamente troviamo “segui già”, in basso a destra nella foto copertina. Con lo stesso principio possiamo inoltre nascondere i post degli amici che non ci interessano, ma che non vogliamo comunque rimuovere del tutto.

fuga dai social

Perché essere noi stessi su Facebook

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Individuare i problemi legati ai social non è opera così complicata, specie in questo periodo. Chiunque di noi, trascorrendo qualche ora su Facebook può benissimo accorgersi di cosa stia succedendo sulla piattaforma di Mark Zuckerberg. Bene o male, infatti, tutti rischiamo di essere fagocitati in un gozzovigliare di bufale, profili fake, flame e polemiche…

Un po’ fa parte del gioco, per carità, ma stiamo esagerando al punto da far ‘scappare’ i più giovani che, per un motivo o per un altro, scelgono di rinunciare ai loro account Facebook e passare il loro tempo virtuale da un’altra parte. Certo, non è solo colpa nostra, ma…

Come stanno le cose

A dire il vero, i problemi di Facebook sono noti da tempo, ma le soluzioni sembrano latitare… Da un lato, se pensiamo ai ragazzi, uno dei motivi del loro abbandono è il carattere estremamente generalista di Facebook. Qui puoi trovare persone di tutte le età e di ogni livello di istruzione, argomenti di ogni genere trattati più o meno seriamente, avvelenatori di pozzi e predicatori nel deserto.
Una eterogeneità, quella di Facebook, che non piace ai giovanissimi perché faticano a trovare una funzione, un motivo, uno ‘scopo’. Per loro – e me lo hanno confermato anche i miei studenti under 18 – è molto meglio spostarsi su qualcosa di diverso.

Il carattere generalista di Facebook, che lo rende come una virtuale piazza di persone urlanti, è però secondo me solo uno dei problemi, forse quello più difficile da risolvere. Immaginate un attimo di essere degli adolescenti che entrano in un bar: restereste a far festa con i vostri amici quando nel tavolo a fianco ci sono i vostri genitori e i loro amici che, palesemente su di giri, farfugliano cose a caso alternando lezioni di vita a strafalcioni imbarazzanti?

Ecco, in un certo senso è quello che sta succedendo su Facebook, un bar in cui i tardivi digitali si riuniscono e si lasciano andare in curiose considerazioni e affermazioni pesanti, tutto condito da un linguaggio imbarazzante e dal più classico dei “ma tu sei giovane, cosa vuoi saperne?”. Voi, a 15 anni, sareste rimasti in un luogo così?

Sono sincero: io no.

A questo dobbiamo aggiungere la caterva di profili fake che vengono fuori ogni giorno come funghi dopo un giorno di pioggia. Profili che ci vedono ‘in target’ e che ci chiedono l’amicizia per raggiungere i loro scopi.

Quindi, facciamo uno più uno e vediamo che la situazione – specie per un giovane – è abbastanza tragica. Stare su Facebook a 15 anni può apparire come una giungla fatta di insidie, difficoltà e i tuoi genitori ubriachi che si insultano a voce alta.

Ripeto la domanda: a 15 anni stareste in un posto così?
Ripeto la risposta: Io, no.

La soluzione è davanti ai nostri occhi

Certo, non sarà sicuramente così, ma così è come appare e sinceramente non me la sento di sorprendermi per l’atteggiamento dei giovani, ma anche di tante altre persone che piano piano organizzano il trasloco.

Eppure bisogna dire che la soluzione, per evitare buona parte di questi problemi, non sarebbe neanche tanto difficile da trovare. Se togliere il virtuale bicchiere di vino agli avventori non è possibile, un modo per ridurre ai minimi storici i fake, abbassare i toni e migliorare l’ambiente ci sarebbe ed è quello di responsabilizzare noi utenti. Come? Obbligandoci a essere noi stessi.

Al momento per iscriverti a Facebook è sufficiente dichiarare di avere 13 anni e dare un altro paio di conferme, tra le quali il nome. Io pure, per fare un esempio, avrò cambiato nome 5 o 6 volte, fino a quando Facebook mi ha suggerito che potrei avere delle crisi identitarie 😉

Ma a parte questo, quello che voglio dire è che sarebbe sufficiente obbligarci a presentarci con il nostro nome e a – rilancio un’idea non mia – inserire il codice fiscale. In questo modo non potremmo che avere un solo profilo, diventando automaticamente responsabili di quello che scriviamo e riducendo drasticamente gli avvelenatori di pozzi.

E se non è un freno questo…

Un limite, insomma, ci deve essere e a quanto pare – ma forse perché molte persone lo ignorano – la minaccia di incorrere in sanzioni penali per offese e diffamazione non è sufficiente. Quindi, o mettiamo all’ingresso un bel cartello con sù scritti i rischi e le regole, oppure cominciamo singolarmente ad assumerci le nostre responsabilità bloccando i fake, spegnendo i flame, abbassando i toni ed evitando di sembrare un gruppo di ubriaconi che farfugliano frasi sconnesse.

A noi la scelta.

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Sfida tra mamme: ecco perché non è una buona idea!

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Articolo aggiornato il 18 luglio 2018

Quando ho pubblicato la versione originale di questo post ormai più di due anni fa, l’ho fatto abbastanza di fretta e con una semplice intenzione: suggerire ai genitori di prendere in considerazione i potenziali rischi di postare foto di bambini su Facebook o, in generale, su Internet.

Se lo ricordi, la foto dell’articolo originale era questa:

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peraltro particolarmente brutta, se non fosse che ha comunque fatto il giro del web. Il tema della sfida tra mamme e delle foto dei bambini sul web era abbastanza sentito, anche se di certo non mi aspettavo alcuni dei commenti (pazienza, me ne farò una ragione).

Sfida tra mamme e foto di bambini sul web: il post di due anni fa

Il gioco del momento su Facebook è la sfida tra mamme (o sfida della maternità): metti 3 foto che dimostrino il tuo orgoglio di essere mamma e chiama in causa, taggandole, altre tue amiche. Fino a qui tutto normale, è bellissimo che molte mamme dimostrino la loro felice nell’esserlo, ma forse non prendono in considerazione i rischi che corrono…

Prima che da professionista, parlo da amante dei social e, anche forse da pignolo e pessimista. Già, perché i social sono un ambiente fantastico per tantissimi motivi, anche lato utente, non ultimo il fatto di ottenere una sorta di appagamento dettato da like e commenti positivi. Il problema, però, è che “il meraviglioso mondo di internet” nasconde anche dei lati un po’ meno divertenti e sarebbe bene non coinvolgere i bambini.

Sfida tra mamme: attenzione

Detto di quanto sia bello condividere l’amore per i propri pargoli con tutto il web, vediamo ora perché non è conveniente e, anzi, perché sarebbe meglio evitare di farsi coinvolgere in questo gioco.

Sono generalmente contrario a pubblicare foto dei bambini, in qualsiasi contesto, malgrado queste possano creare maggiori interazioni. Ecco perché lo sconsiglio anche ai miei clienti, preferendo optare per altre situazioni e altri protagonisti. Perché? Semplice:

una volta pubblicata una foto su Facebook, questa va a finire “in rete” e non è più possibile controllare dove andrà a finire: chi la condividerà? chi compirà azioni sulle condivisioni? Insomma, già il fatto che la foto finirà con il perdersi nell’oceano blu dovrebbe farvi capire che non si tratta proprio di una buona idea.

Non solo, il rischio più grave, ma la premura non è mai troppa, è che le vostre meravigliose immagini vengano scaricate da Facebook e ricaricate su un qualunque altro sito o che possano finire nelle mani di malintenzionati: bastano 2 click e l’immagine è bella bella sul computer di una qualsiasi persona nel mondo.

Non basta?

Se anche questo non dovesse bastare a farvi cambiare idea, sappiate che non serve proprio un mostro del fotoritocco per estrarre dal contesto della foto il vostro bambino e “riposizionarla” in un qualunque altro contesto o, ancora, prendere la faccia di vostro figlio e metterla chissà dove. Insomma, una cosa davvero agghiacciante, non credete?

NOTA: quando dico chiunque e ovunque intendo proprio dire tutti e dappertutto, provate ad immaginare anche gli scenari negativi.

AGGIORNAMENTO DEL 18 LUGLIO: CHE LE FOTO POSSANO ESSERE OVUNQUE NON È UNA SCUSA

Ecco quello che mi sento di aggiungere dopo più di due anni dal post originale sulla sfida tra mamme, ovvero il giochino di pubblicare tre foto di bambini sui social. Ripeto, come ho già detto più volte, che questa non è un’accusa, ma una semplice riflessione. Da quel giorno a oggi mi è arrivata da più parti la considerazione secondo la quel “ma tanto le foto ci sono già, che differenza vuoi che faccia?” fino al “ma tanto le avete sul cloud del telefono e possono comunque prenderle da lì, quindi non è un problema” (questa detta da un collega, sigh!).

Ecco, no, non penso che queste possano essere scuse per non prestare attenzione.

Ripeto, per l’ennesima volta, che ognuno è libero di fare ciò che crede più opportuno  e giusto e che io, semplicemente, non lo farei. Ma dire che potrebbero hackerarvi il telefono e che quindi tanto vale che siate voi a pubblicarle proprio non ha senso: è come dire a qualcuno:

corri già dei rischi mantenendo un pessimo stile di vita quindi vai pure a giocare a mosca cieca in autostrada“.

Ecco, no, questo non è un ragionamento logico, né per il fatto che dire che “possono hackerarti il telefono” (manco fossi Lady Gaga) quello sì che è mettere paura, né perché l’impianto non tiene proprio.

Conclusione: la sfida tra mamme vista due anni dopo

Credo sia davvero fantastico poter diventare mamma (essendo uomo non lo saprò mai) e credo che non ci sia nulla al mondo che sia neanche lontanamente paragonabile, ma sono convinto che Internet non sia il luogo migliore per mostrarne l’orgoglio.

Insomma, io rimango della mia idea: ci sono dei rischi che vanno valutati e io, personalmente e in maniera del tutto sincera, se mai dovessi diventare genitore cercherò di limitarli. Poi ognuno ha le sue sensibilità e le sue idee.

Siamo qui per parlarne.

 

 

Nota: sì, quella in evidenza è l’immagine di due bambini. Ma la differenza, che poi è anche il cuore di questo articolo, è che quella è una foto presa da un sito di foto stock, caricata in modo consapevole dagli utenti. Perché, in fondo, la differenza sta tutta nella consapevolezza, non credi?