Visit Us On FacebookVisit Us On TwitterVisit Us On LinkedinVisit Us On Instagram
fare-domande-bufale

Le bufale e i giustizieri dei nostri tempi

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: 0

Ti avviso, questo sarà un post diverso dagli altri sia per lo stile che per il contenuto,  ma è un post inevitabile, visto anche quello che è accaduto ad Alfredo, ultimo solo in ordine cronologico. Già, perché non è la prima volta (e non sarà l’ultima ahimé) in cui qualcuno finisce vittima di questo meccanismo.

Era già capitato mesi fa e le dinamiche sono sempre le stesse: per rovinare la vita a qualcuno bastano Whatsapp o Facebook Messenger e una buona dose di cattiveria.

Quante volte ti è già capitato di ricevere un messaggio che recitava più o meno così:

Lui è Tizio e ruba le foto dei bambini per rivenderle ai pedofili. Facciamo girare questo messaggio tra i nostri contatti per fermare questa bestia

Oppure, perché la musica è la stessa:

Furgone sospetto, targato XYZ si aggira nella nostra zona, con a bordo ladri/rapitori di bambini/truffatori ecc.. Condividiamolo tutti e massima attenzione

Ma ti sei mai fermato a pensare che potrebbe trattarsi di un fake, di uno scherzo di pessimo gusto o del tentativo di sabotare volontariamente un innocente? Questo è il punto: nella maggior parte dei casi ci fidiamo di chi ci ha mandato il messaggio, che a sua volta si è fidato di chi l’ha mandato a lui e così via. Nella nostra reazione, insomma, non prevediamo la possibilità di un errore altrui.

Figuriamoci in una catena talmente lunga da rendere impossibile rintracciare l’autore e dove qualcuno ha ricevuto quel messaggio da uno che l’ha ricevuto da uno che a suo volta l’ha sentito da uno che l’ha letto sul gruppo della palestra. In questo modo, ci rendiamo complici di un inganno quando in realtà vorremmo solo diventare dei web giustizieri. Non che quest’ultima sia realmente un’opera utile, oltretutto.

Perché ci caschiamo?

Sei stai pensando che tanto tu non ci cascherai mai ti suggerisco di non esserne così sicuro, vecchio mio. Se invece non lo hai pensato, ecco la mia idea sul perché finiamo con il trasformarci in giustizieri della notte.

Il primo ingranaggio del meccanismo che ci porterà alla fine è il fatto che si tratta di argomenti che prendono la pancia e che presentano una richiesta chiara, quando non addirittura un link per spammare senza troppa fatica.

Presi alla pancia e in preda all’indignazione sentiamo il bisogno di dover fare qualcosa per non fargliela passare liscia. Inoltre, lo sforzo che ci è richiesto non è enorme; non ci hanno chiesto di andare alla stazione di Polizia a denunciare questa persona ma solo di condividere sul gruppo Whatsapp dei genitori dell’asilo. E questo è proprio il succo: non è un’attività faticosa, ma è un’attività che ci farà sentire migliori di qualcuno. Bravi cittadini, in un certo senso.

Non è faticoso come partecipare a un evento di beneficienza o fare il volontario (e questo è un bene, perché  siamo pigri), ma comunque ci darà una grande gratificazione e un riconoscimento da parte del nostro gruppo.

Da una condivisone del genere non possiamo che uscirne vincenti e poco ci importa di verificare se si tratta di qualcosa di realmente accaduto: l’importante è che abbiamo fatto la nostra parte.

Ricorda molto (ed è praticamente la stessa cosa) quelli che non sanno se si tratti di una bufala o di una notizia vera e nel dubbio la condividono. Così, per non saper né leggere, né scrivere.

Ovviamente, la colpa non è di chi pensa/spera di fare del bene ma di chi mette in giro queste cose con un qualche scopo.

Perché dobbiamo prestare massima attenzione?

Nel post sulle bufale dico in sostanza che dobbiamo stare attenti per non fare una figura da pirla. Qui, invece, la figura che faremmo non c’entra niente, anche perché in linea di massima faremo una gran bella figura con i nostri amici e parenti.

No, qui l’attenzione la dobbiamo nei confronti del soggetto che viene coinvolto. Tenendo conto che non siamo né rappresentanti delle forze dell’ordine né giornalisti, già non è conveniente, ma pensa se questa persona è innocente.

Ricordati che una smentita farà sempre meno rumore dell’affermazione e che far circolare notizie del genere senza avere un riscontro certo finirà con il rovinare le persone, che rischiano di essere schiacciate dal peso degli sguardi dei loro concittadini.

Del resto, sapere che tutta Italia pensa che tu sia un pedofilo è un peso davvero gravoso da portare sulle spalle, non credi?

 

bufala-abramo-lincoln

Social & Bufale: attento a quello che condividi!

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: , 0

Se è vero che i social rappresentano buona parte delle nostre vite è meglio cominciare a stare attenti a quello che leggiamo e che condividiamo con i nostri amici. Bufale, notizie fuori contesto e perfino notizie vecchie rilanciate stanno sempre più prendendo piede nel nostro newsfeed e cascarci diventa sempre più facile.

Quello a cui devi pensare è che sui social noi assumiamo un doppio ruolo: quello di produttori di contenuti e quelli di diffusori di contenuti altrui. Per questo motivo che dobbiamo prestare molta attenzione a quello che condividiamo. Per questo e anche per non farci prendere per pirla dai nostri contatti.

voglio dire: immagina le risate degli altri quando condividiamo la foto della larva di 5 metri trovata in Brasile.

Ora, è vero che noi italiani ancora più degli altri tendiamo a leggere solo il titolo di una notizia e non l’articolo intero, ma che figura facciamo? E soprattutto: non siamo un po’ stufi di far guadagnare bufalari e clickbaiters? Non possono trovarsi un lavoro vero?

Facebook e Google annunciano una stretta contro le bufale

Circa un mese fa Google ha annunciato di aver aggiunto il fact checking alle sue notizie, mentre Facebook ha detto che alle bufale verrà sbarrata la strada di Facebook Ads. Tutto bene, se non fosse che il ruolo più importante su questo tema ce l’abbiamo noi che viviamo sui social network. (ho avuto la forte tentazione inserire !!!1!! in fondo alla frase).

tipico esempio di bufala

Siamo noi utenti che dobbiamo cominciare a fare attenzione a quello che condividiamo e a quello che pubblichiamo, così da limitare la circolazione delle bufale.

A ben pensarci, tra l’altro, non è che sia un lavoro così difficile evitare di cascarci.

Clickbaiting, bufale e notizie incredibili: come guadagnarci

Se pensi di trovare una guida su come guadagnare creando delle bufale sei fuori strada. Quello che voglio fare qui è un mettere in luce un meccanismo semplice semplice per mostrarti come sia conveniente per qualcuno creare e diffondere delle bufale, delle notizie fuori contesto o scrivere titoli roboanti.

I motivi sono almeno due:

1)Creare una coscienza sociale su un determinato tema, come ad esempio gli immigrati. (Mi fermo qui per non farmi dare del complottista)

Approfondimento: sulla forza di suggestione di internet e dei social leggi Mi sono informato solo tramite pagine Facebook grilline per una settimana

2)Guadagnare dei bei soldini dalla pubblicità

Come guadagnare sul web grazie al clickbaiting

Incredibile, Renzi va dai terremotati ma il Sindaco non gli dà la mano, ecco perché…”

Il titolare dell’albergo che ospitava i migranti li sorprende che stavano…”

Incredibile, il marito torna a casa ma non poteva immaginare che sua moglie…”

Esempi banali, non credi?

Eppure servono tutti allo stesso scopo: portare visite al sito web e guadagnarci con la pubblicità. Sì, lo so, i guadagni in advertising sono minimi, ma il meccanismo per fare i big money (grossi ca$hi) parte da qui e si articola in:

A) Pagine Facebook che rilanciano in continuazione queste notizie

B) Creazione di gruppi Facebook tematici in modo da strutturare una fan base molto ben profilata

C) Account fake che fanno partire la notizia

N.B.: Ad oggi Facebook conta unmiliardoeottocentomilioni (scritto così fa più effetto) di account, scommetti che qualcuno ci casca?

Ecco spiegato brevemente, anzi, molto brevemente, come si riesce a creare una ragnatela per fare soldi.

Bufale: come evitare di cascarci?

Sottotitolo: Per non sembrare dei pirla e per evitare di far guadagnare queste persone.

Dovrebbe essercene abbastanza per convincerci a fare un piccolo controllo aggiuntivo sulle notizie.

La cosa più importante: se dopo aver verificato la notizia hai ancora dei dubbi lascia stare e non condividerla.

Mossa numero uno.
Vedi una notizia incredibile o leggi un titolo dal grande contenuto emotivo? Alt!
Ti consiglio di aprire il nostro caro amico Google e cercare la notizia: se si tratta di un fatto realmente accaduto troverai sicuramente almeno due righe di un’agenzia di stampa o un articolo di un quotidiano nazionale.
In caso contrario: perché il “Corriere della banana” ha dato la notizia e l’ANSA no? Si tratta di un mega gombloddo o la notizia non esiste?

Mossa numero due.
Se trovi la notizia guarda la data originale di pubblicazione. Molto spesso quelle pagine rilanciano notizie vere ma vecchie che in un nuovo contesto assumono tutto un altro significato.

Mossa numero tre.
Questo sito–> bufale.net offre una bella lista di siti e pagine ritenuti inaffidabili, oltre a un bel servizio di fact checking. Se vedi che la notizia proviene da un link esterno quantomeno curioso verifica che non sia in blacklist.

Mossa numero quattro.
Prima di condividere un articolo ti chiedo gentilmente di leggerlo. Capita spesso che il titolo sensazionale dica una cosa e l’articolo un’altra.

Immagina l’esempio di prima

“Incredibile, il marito torna a casa ma non poteva immaginare che sua moglie…”

Poi apri l’articolo e il testo recita:
Come ogni giorno, G.A. di 47 anni residente a… era tornato a casa per pranzo, ma questa volta sua moglie non era ai fornelli perché aveva trovato traffico dopo aver preso i bimbi da scuola. “Questa volta il pranzo non era pronto”-ha dichiarato G.-“È incredibile che mia moglie fosse in ritardo, quando le avevo detto di fare attenzione al traffico”.

Questa ti sembra una notizia?

Ecco, appunto.

facebook-re-dei-social

La bufala che sta facendo il giro di Facebook

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: , 0

Su Facebook, come è normale, girano bufale di ogni genere: dalla bambina con una fetta di prosciutto sul viso che sembra avere una strana malattia, a non ben specificati cani che azzanno ladri banchettando con i loro resti, a false notizie su immigrati. Questi sono solo alcuni esempi e, data la loro pericolosità a livello sociale andrebbero trattati più compiutamente in altre sedi.

Parliamo, invece, di una bufala meno seria, ma che potrebbe comunque essere pericolosa, Facendo credere agli utenti di Facebook di essere “al sicuro” (da cosa, poi?) e portandoli a pubblicare dati ed immagini che non andrebbero condivisi sul web.

Facebook e quella dichiarazione inutile

Da qualche giorno mi ritrovo il feed intasato di dichiarazioni che ammoniscono Facebook dallo sfruttare i dai personali ecc… Anzi, a dire il vero, sembra che questa burla arrivi ad ondate periodiche, dato che era già successo un anno fa. Dico burla perché di scherzo si tratta, se non di una vera e propria catena di Sant’Antonio come quelle che riempiono le conversazione di Whatsapp sotto Natale. Come vedremo, quella dichiarazione, sebbene condivisa da amici in buona fede, è totalmente inutile e, come dicevo, si porta dietro il rischio di condivisioni spregiudicate “tanto ho dichiarato che Facebook non può fare nulla coi miei dati“.

La dichiarazione

Ecco, di seguito, la dichiarazione che metterebbe chi la condivide (ops, copia e incolla) al riparo da qualsiasi utilizzo di dati, immagini, informazioni e chi più ne ha più ne metta:

A partire da oggi, 3 Novembre 2015 alle ore 11,00 ora italiana, non concedo a Facebook (e/o agli enti associati ad esso) il permesso di usare le mie immagini, informazioni o pubblicazioni, sia del passato che del futuro.
Per questa dichiarazione, ricordo a Facebook che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire o intraprendere qualsiasi altra azione contro di me, (in base a questo profilo e/o il suo contenuto).
Questo profilo contiene anche mie informazioni private e riservate. La violazione della privacy può essere punita dalla legge (UCC 1-308-1 1 308-103 e lo statuto di Roma).
Nota: Facebook è ora un’entità pubblica x cui tutti i membri dovrebbero pubblicare una nota come questa sul loro profilo personale.
Se preferisci, puoi copiare e incollare questa versione.
Se non pubblichi questa dichiarazione (almeno una volta), per tacito “silenzio-assenso” permetterai l’uso delle tue foto, così come le informazioni contenute nei tuoi “aggiornamenti di stato” del profilo.
Non condividere!…
Devi copiare e incollare!

E adesso cerchiamo di capire, brevemente, perché si tratta di una bufala.

Qualche indizio per capire che si tratta di bufala

Indizio 1. Facebook è un’azienda con un fatturato impressionante, quotata in borsa e con più di 1 miliardi di utenti: se per disdire l’abbonamento ad una rivista devi fare il contorsionista, secondo te basta scrivere una cosa del genere come aggiornamento di stato per privare Facebook della sua più grande fonte di guadagno?

Indizio 2. Facebook ha fatto la sua fortuna profilando utenti e “facendosi i fatti tuoi”, davvero credi non opporrebbe resistenza? Come credi che facciano le aziende a sapere cosa ti piace e proporti pubblicità in linea con quello che cerchi?

Indizio 3. “Facebook è ora un’entità pubblica”. Sicuro? Davvero pensi che Zuckemberg rinunci a tutti soldi per trasformare la sua creazione in una piazza virtuale gratuita? Chi li paga i dipendenti?

Indizio 4. Se fosse bastata una cosa simile, perché avrebbero creato le pagine dedicate ai termini di servizio e al trattamento dei dati?

Indizio 5. Il brutto di internet è che, una volta condiviso qualcosa, ne perdi il possesso. Mi spiego: le foto che condividi sono tue e nessuno dovrebbe utilizzarle senza il tuo consenso e senza citare la fonte. Ecco, appunto, dovrebbe. Come ben sai, però, chiunque può copiare, scaricare o fare uno screenshot di quello che pubblichi e condividerlo su altri canali. Questo significa che, se vuoi che le tue immagini, i tuoi dati e le tue opinioni rimangano private devi semplicemente evitare di pubblicarle perché, sì, nessuno dovrebbe prenderle senza il tuo consenso, ma accade più spesso di quanto pensi. E se non sarà Facebook a rubarti le foto, potrà essere un qualunque altro utente del web.

Indizio 6. “Qualsiasi altra azione contro di me“. Ovvero? Perché dovrebbero fare qualcosa contro di te? E se fosse a favore andrebbe bene?

Indizio 7. Questioni giuridiche. Non voglio avventurarmi i mondi che non conosco bene, dato che reputo ampiamente smascherata la bufale, ma sappi che Statuto di Roma istituisce la Corte Penale Internazionale, un organo che avrà sicuramente di meglio da fare che decidere se la foto dei piedi in spiaggia appartenga a Tizio o a Caio.

Cosa fare?

Quando ti sei iscritto hai accettato termini e condizioni del servizio (lo so, non li legge mai nessuno), quindi almeno fino a questo momento non se tu a decidere. Meglio: tu e Facebook avete deciso di condividere informazioni, dati ecc… proprio il contrario di quanto ha condiviso (ops, copiato e incollato) sulla tua bacheca.

C’è poi una questione più importante, che riguarda l’indizio 5: fai sempre attenzione a ciò che pubblichi, sia che si tratti di invettive contro qualcuno o che siano le foto dei tuoi bimbi al mare. Nel primo caso potresti comunque essere denunciato per diffamazione, mentre nel secondo corri il rischio che le foto finiscano nelle mani di malintenzionati e questo rischio è molto più grande del leggere qualche commento di complimenti su quanto sia bello/bella tuo/tua figlio/figlia.

Insomma, i miei consigli sono:

  • Evita di pubblicare cose di cui potresti pentirti o che possano arrecare danno o pericolo a qualcuno;
  • Dai un’occhiata a questi due documenti:

a) Termini e condizioni di facebook
b) Trattamento dei dati

  • Preferisci altri mezzi di informazione o fai una verifica quando qualcosa non ti torna