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Social: immagini stock Vs. Immagini create ad hoc

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Se ti sembra che questa domanda abbia una risposta banale sei nel posto giusto. Probabilmente starai pensando che un’immagine creata da te per il tuo cliente ha sicuramente più valore. O magari stai pensando che comprare immagini stock di alta qualità possa farti fare una bella figura.

Insomma, già da questi due esempi si capisce quello che voglio dire: secondo me, ancora una volta, la risposta giusta è “Dipende!

In questo articolo vorrei parlare proprio della differenza tra acquistare delle fotografia da siti appositi e realizzare noi stessi le immagini per fare social media marketing o da usare sul nostro blog.

Acquistare immagini stock per le campagne pubblicitarie

Stai pensando che se tutti acquistassimo immagini o utilizzassimo immagini gratis finiremmo con essere tutti uguali? Secondo me ti sbagli. Ci sono talmente tanti siti e talmente tante immagini che basta saper scegliere.

A proposito: sul blog di Riccardo Esposito trovi un elenco corposo e aggiornato di siti da cui scaricare immagini gratuite. È una risorsa molto utile che consulto spesso.

Il problema di immagini prodotte da altri, secondo me, è che sono state realizzate prima che tu ne avessi bisogno, al posto di essere create per realizzare il tuo progetto. Se questo non sarà un problema per i blogger (io stesso le utilizzo), potrà invece essere un problema per i progetti di social media marketing. Se sei una persona che vuole curare ogni minimo dettaglio potrai essere in difficoltà nel voler adattare qualcosa di preconfezionato.

Comprare immagini, comunque, non è una pratica così strana: pensa che l’ha utilizzata anche il ministero della salute per la discutibile campagna per il fertility day.

Quando non conviene acquistare immagini?

Acquistare immagini stock non è sbagliato per una questione di principio. Ci sono situazioni in cui va benissimo, come ad esempio i blog o per realizzare campagne di marketing che non devono necessariamente aderire all’azienda. Inoltre, le immagini già esistenti possono essere semplicemente adattate al tuo scopo, con un buon risparmio di tempo e risorse.

Un settore in cui invece non conviene avvalersi di immagini stock è invece quello della ristorazione. Certo, puoi prendere spunto dalla composizione della fotografia, ma è controproducente pubblicare sui social un fotografia di un piatto che non realizzi al tuo ristorante o che è stato impiattato diversamente rispetto al tuo stile.

Se vuoi fare un lavoro efficace la soluzione migliore è quella di avvalerti di un food photgrapher, ovvero di qualcuno che sappia esattamente come mostrare il lato positivo dei tuoi piatti, senza allontanarsi dalla realtà.

Creare noi stessi le immagini che ci servono

Armarci di macchina fotografica e realizzare le immagini che ci servono ha un vantaggio: la composizione, la luce e le emozioni saranno quelle che abbiamo ricercato noi. Un’immagine crea aspettative e per un cliente è fondamentale non essere tratto in inganno, non credi?

Producendo tu le immagini hai la possibilità di creare, sperimentare e cambiare tutte le volte che vuoi fino a ottenere il risultato desiderato.

Purtroppo, però, non sempre produrre noi stessi le immagini è la soluzione migliore. Infatti non è detto che tu sia anche un bravo fotografo, così come ci sono progetti con un budget talmente ristretto da non permetterci di ingaggiare un fotografo professionista. In questo caso è importante riuscire a scovare immagini che facciano al caso tuo.

Conclusione: immagini stock o no?

La risposta sembrava più semplice, vero? Ecco, diciamo che entrambe le soluzioni hanno i loro pro e i loro contro e la cosa migliore da fare è valutare caso per caso. Se hai un buon budget e lavori sui social ti conviene certamente ingaggiare un fotografo e creare immagini assolutamente uniche ed efficaci, mentre se hai un blog per passione, non hai un budget molto alto da dedicare o si tratta di un progetto “generalista” allora buttati sulle immagini gratuite o acquistale su internet.

Come al solito, tra un estremo e l’altro ci sono tante possibilità e infinite sfaccettature da prendere in considerazione.

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.

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Yoast: non perdere il sonno per il pallino verde!

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Hai deciso di aprire un blog per farti conoscere, sei alle prime armi e hai sentito dire che fare SEO è importantissimo. Così, cercando su internet ti sei imbattuto in SEO Yoast per WordPress, un ottimo plug-in che può fornirti un preziosissimo aiuto durante la stesura dei tuoi articoli. Cominciando a scrivere, poi, hai fatto 2+2 e hai unito l’importanza della SEO con le funzionalità di questo plug-in con la speranza di creare un articolo scritto a regola d’arte che, per Yoast significa pallini verdi.

Bene, tralasciando lo scenario in cui hai ottenuto il pallino verde con un articolo di qualità, questo articolo ti può essere utile se:

1) Sei riuscito a ottenere tutti i pallini verdi ma il tuo articolo è illeggibile.

2) Il tuo articolo è utile, ben scritto e originale, ma non hai completato la fila di pallini verdi (e questo ti crea un bel prurito).

A cosa serve Yoast?

SEO Yoast è molto utile, perché analizza il tuo articolo è ti restituisce dati importanti in chiave SEO, come la presenza/assenza di link, il numero di caratteri utilizzati, la meta description, il tag alt delle foto e tutti gli altri valori presi in considerazione dai motori di ricerca durante la “lettura” del tuo articolo. Probabilmente, se è la prima volta che ti imbatti in Yoast starai pensando: “ottimo, un sacco di lavoro che non devo fare, dato che lo sta facendo un programma al posto mio“.

No, sbagliato!

Perché non devi guardarlo?

Il motivo per cui non devi vivere (e neanche perdere il sonno) per il semaforo verde di questo fantastico plugin sta soprattutto nel fatto che i dati da valutare li inserisci tu: basta sbagliare keyword per rinunciare all’ en plein di pallini verdi. E tu dovresti scoraggiarti per questo?

Ti faccio un esempio: hai scritto il più bell’articolo di content marketing che sia mai apparso su un blog. È una vera bomba, con tutti i requisiti necessari affinché possa scalare la SERP di google e posizionarsi alla grande. Dopo aver scritto l’articolo, scorri in fondo alla pagina di wordpress per compilare tutti i campi del plugin e avere la conferma della bontà del tuo pezzo, ma al posto di “content marketing” inserisci “cotent marketing” (ma avrei potuto dire “banana”): una strage!

Eppure il tuo articolo era ottimo.

Ripeto la domanda: a cosa serve Seo Yoast?

Sarebbe sbagliato negare l’utilità di questo plugin che peraltro è gratis. Anzi, dopo un po’ diventerete buoni amici, imparando a capire i limiti reciproci (o meglio TU imparerai a riconoscere i tuoi e i suoi limiti, lui è solo un plug-in), e potrà davvero trasformarsi in una risorsa utile. Come? Semplicissimo: come checklist!

Scrivi il tuo articolo sensazionale e, poi, verifica di non aver fatto errori e di non aver dimenticato nulla attraverso Yoast. Concentrati su quello che devi fare e poi controlla di aver fatto tutto: hai messo un’immagine (compilando il tag Alt)? E la meta description? C’era qualche link che volevi inserire ma poi ti sei dimenticato?

Dopo un po’ di tempo, a furia di ripetere queste attività, vedrai che non avrai più bisogno di guardare SEO Yoast per essere sicuro di aver scritto l’articolo che volevi.

Conclusione: scrivi per i lettori

Siamo sempre qui e il punto è sempre centrale: ricordati che alla base del tuo lavoro deve esserci la voglia di parlare al tuo pubblico e non quella di parlare ai motori di ricerca, che sono sicuramente importanti, ma non possono essere la stella polare che guida i tuo cammino di blogger.

Per approfondire: Se i contenuti vincono sulla SEO

Vai alla pagina del Plug-in

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.

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Educazione al click baiting

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Qualche anno fa, su un vecchio blog pubblicai un articolo il cui titolo, insieme ad una bella foto, recitava più o meno così:

ATTENZIONE!!! Alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato che…”

Ovviamente l’ho condiviso sui social scrivendo quanto fosse incredibile quello che avevo appena letto. Il risultato è stato un boom di visitatori unici al post. Peccato che, volta aperto, i lettori non hanno trovato altro che una semplice riga di testo con scritto:
“…se scrivi un titolo così, tantissima gente aprirà l’articolo”.
Stop. Niente di più.

Pensavo fosse un fenomeno passeggero legato alla poca dimestichezza che le persone avevano con il mezzo internet e che quindi venivamo attratte da titoli del genere, convinte di trovare realmente qualcosa di incredibile. Ma ero anche convinto che, con il passare del tempo e con l’aumento delle conoscenze, la situazione si sarebbe normalizzata. Beh, mi sbagliavo: a distanza di un paio d’anni, invece, non solo dico che non è successo ma, anzi,  i fenomeni di click baiting sono aumentati in modo esponenziale e hanno coinvolto un po’ tutti: dalle fan page ai quotidiani nazionali, passando per i partiti politici.

Certo, può essere un modo come un altro per attirare l’attenzione su quello che hai scritto, ma il problema è che così si perde di vista la qualità. Se, infatti, tutti quanti si affrettano da tempo ad affermare che content is the king, nella pratica si ricorre ancora troppo spesso a pratiche di questo genere, che hanno l’effetto di incartare un capolavoro dentro una busta di plastica con qualche buco. Se il contenuto è il Re e quindi deve essere di qualità, perché non migliorare anche la qualità della sua diffusione?

Eccoci al punto.

Perché scrivere titoli sensazionali per notizie mediocri?

Semplice! Perché le notizie sono, appunto, mediocri e c’è bisogno di convincere che non lo siano. Risposta troppo semplice? Bene, proviamo a darne un’altra!
Un altro motivo, quello assolutamente più importante, è la necessità di portare visite al sito, con conseguente aumento dei guadagni per il proprietario. Così facendo, però, tutto viene sdoganato, dalle notizie mediocri, al gossip spinto, fino a vere e proprie bufale montate ad arte, dove solitamente l’articolo non c’entra nulla con il titolo.

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un esempio di link acchiappa-click

La leva, e che leva, è l’irrefrenabile curiosità della gente, che spinge le persone a voler a tutti costi arrivare alla fine della frase: “Dopo anni, questa bambina scopre che…” oppure “Incredibile, Renzi sapeva tutto ma non ha detto niente. E ora..” Normale, anzi logico.

Se sono i grandi a farlo…

Il problema è che spesso sono i grandi a fare così. Due esempi su tutti sono i post del blog di Beppe Grillo e, ahimé, anche le versioni online dei quotidiani. Il motivo è lo stesso: guadagnare, guadagnare, guadagnare.

Nel caso del blog di Grillo, poi, c’è una questione in più: il titolo sensazionale crea anche indignazione e, quindi, supporto al movimento. Senza addentrarci in riflessioni politiche o legate a un tipo di comunicazione di cui Gianroberto Casaleggio è stato un mago, bisogna però notare che molto spesso basta un titolo fatto bene a far circolare il pezzo. Poco importa se nessuno leggerà l’articolo prima di condividerlo o se questo avrà un tono differente rispetto al titolo: l’importante è che questo articolo giri il più possibile e raggiunga il massimo numero di persone. Ottenga più click, insomma.

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un altro classico esempio, tratto da facebook.

Educazione al click baiting

Internet è un posto bellissimo, ma non ci vivrei. Internet è l’illusione che siamo tutti pari, che tutti possano fare circolare le loro idee e i loro articoli con una qualche sorta di affidabilità. Per l’informazione, Internet così com’è funziona poco e male, almeno per ora. Manca (serve) creare una sorta di consapevolezza; un’educazione ai meccanismi base dei social, per evitare di inciampare in articoli creati ad hoc per guadagnarci. Serve riportare l’informazione (quella vera) in una posizione prioritaria rispetto alla mediocrità. Riportare la chiesa al centro del villaggio.

Come fare? Ovviamente non è impresa semplice, ma se vogliamo che internet diventi un posto migliore e in qualche modo più utile, dobbiamo imparare a pesare e selezionare gli articoli. In questo modo i mezzi di informazione saranno costretti ad adeguarsi, mentre le pagine create ad hoc per portare link smetteranno di esistere. Ci vorrà tempo, ne sono sicuro.

Nel frattempo un consiglio per mamma e papà: prima di aprire quei link che vi danno notizie a metà e suscitano curiosità in voi fate un giro su google oppure chiamatemi, il mio numero ce l’avete.

Appunto, internet è un posto bellissimo ma non ci vivrei. Per ora.

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.

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Il blog è uno stato mentale

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Oggi non voglio parlati di come aprire un blog o quali siano i motivi che ti spingono a farlo. No, oggi voglio parlarti di cosa sia un blog per me. Un blog, dirai tu, che magari non ne hai ancora aperto uno, è solo uno spazio in cui in scrivere le tue opinioni, uno strumento per farti conoscere e promuovere la tua attività, uno strumento proprietario per fare marketing e lanciare la tua azienda verso l’infinito.

…e hai ragione!

ma un blog non è solo questo!

Cos’è un blog? Lo sguardo di un blogger

Un blog è uno stato mentale, è la voglia di raccontare quello che sai o quello che senti a un numero quasi infinito di lettori. Il blog è la tua porta sul mondo: una via d’uscita che dalla tua stanza ti permette di rivendicare la tua libertà. Attraverso questo magnifico strumento hai la possibilità di rivendicare il tuo posto nel mondo, di farti portatore di concetti e di condividere il tuo sapere. È una piazza virtuale in cui troverai sempre qualcuno pronto ad ascoltarti.

Pensi che io stia esagerando? Sì, forse hai ragione.

Ma dato che ho deciso di raccontarti cosa significhi un blog per chi da anni si serve di questo strumento (terribile, detta così), non ho intenzione di fermarmi qui.

Avere un luogo in cui poter esprimere la propria opinione significa anche avere delle responsabilità: scripta manent, quindi devi stare bene attento a quello che vuoi dire e soprattutto a come lo vuoi dire. In queste pagine, magari costruite poco a poco con wordpress, hai anche la possibilità di crearti un bel biglietto da visita: se l’hai scritto nel blog è perché lo sai fare! Immagina di avere un blog di tutorial o in cui rispondi alla domanda “come fare per…”, in pratica stai dimostrando al mondo che sai fare quella cosa lì!

E se lo guardi in quest’ottica, cos’è un blog se non uno strumento, una testimonianza: meglio di un curriculum vitae, non pensi?

Chi è veramente blogger

Se leggi questa parte ci sono due possibilità: o non lo sei ancora o non sai ancora di esserlo.
Nel primo caso, il mio consiglio è di buttarti e provare: aprire un blog non è un’impresa titanica, almeno all’inizio: (se ti interessa, sto aggiornando la GUIDA).

Nel secondo caso, sappi che la tua domanda è lecita anche se hai già un blog. Possiamo definire blogger chi ha un blog o solo chi guadagna attraverso quello che scrive? Prima di dare una risposta sappi che sono davvero pochi quelli che guadagnano direttamente con un blog.

Bene, ora che mi sono tolto la preoccupazione, ecco come la penso:

poco sopra ti ho scritto che un blog è uno stato mentale, ricordi? Ecco, essere blogger è più o meno la stessa cosa: costanza, dedizione, impegno, esercizio e contenuti originali sono le qualità che ti servono per poterti definire un blogger.

Pensi di averle tutte?

Prima di andare via…

Aspetta! Prima di andare via vorrei conoscere la tua opinione: hai un blog? Vorresti averne uno? Cos’è un blog secondo te? Cosa provi quando scrivi?

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.

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Come costruire un blog: il cms e il miglior hosting

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Perché il tuo blog prenda vita devi dotarti di un dominio e di uno spazio hosting; perché prenda forma nella maniera più semplice devi usare un cms. Di come scegliere un dominio ne parleremo più avanti, oggi voglio parlarti proprio di questo: di quello che sta alla base del tuo blog. In questo articolo ti parlerò di quello che secondo me è il miglior hosting in circolazione e di wordpress, Cms di cui mi sono innamorato anni fa e che continuo a consigliare.

WordPress: il miglior cms

Non voglio allungare l’articolo raccontandoti per filo e per segno cosa sia un cms, per quello c’è già google e ci sono tanti articoli a disposizione. Se sei pigro ti basta sapere che un cms è un content management system e, nella pratica, è il tuo blog. Anche in questo caso, si tratta di opinioni, ma secondo me wordpress è il miglior CMS in circolazione, e forse il fatto che sia quello più utilizzato mi da ragione.

Ora, prima di spiegarti perché secondo me wordpress è migliore di joomla, voglio ancora precisare che qui parliamo della versione self-hosted, ovvero quella che puoi scaricare gratis wordpress.org, e non di quella hosted, ovvero quella a cui accedi direttamente digitando wordpress.com.

Perché?

Semplice, perché per te voglio il meglio, direbbe una pubblicità. E anche perché per aprire un blog su wordpress.com non servono istruzioni. Per spiegarti meglio la ragioni per cui dovresti preferire uno piuttosto che l’altro ho scritto questo articolo:

aprire un blog: wordpress.com o wordpress.org?

e se ti sei accorto tardi di aver scelto la strada sbagliata, non ti preccupare, possiamo rimediare trasferendo i contenuti dal tuo vecchio blog a quello nuovo. Come fare te lo spiego qui:

wordpress: trasferire i contenuti da .com a .org

Perché proprio wordpress?

Perché wordpress è la semplicità fatta CMS. Se già i cms ti permettono di avere un sito senza aver mai scritto una riga di codice, wordpress ti permette di sentirti un webmaster già la seconda volta che accedi alla tua dashboard.

Una volta fatto il login ti trovi dentro il pannello di controllo che, se hai già avuto esperienze con la versione hosted di wordpress ti sembrerà famigliare ;). Con queste differenze:

Hai la possibilità di installare plugin per aumentare le funzionalità del tuo sito. Attento però a non esagerare per non comprometterne le prestazioni.

Hai la possibilità di editare il tema che hai scelto passando da Aspetto–>Editor e cambiando nel foglio di stile quello che ti serve.

Hai una liberia infinita di temi su Themeforest.

Il sito è realmente tuo. Perché?

Semplice: perché adesso acquisterai un dominio ed uno spazio sul web per il tuo sito. La comodità di wordpress nella sua versione totally free si paga con lo svantaggio di un sito che non è mai realmente tuo, ma è ospitato a casa degli altri.

Siteground: il miglior hosting

Passando all’hosting, beh, devo assolutamente consigliarti Sitegroud. Perché? Perché siteground ha un servizio clienti davvero efficiente e ti offre un cpanel davvero semplice da utilizzare. Certo, è un po’ più caro rispetto a tanti altri (il piano startup costa sui 70 euro all’anno, mentre il gogeek, che è quello premium viene a costare il triplo), ma ne vale assolutamente la pena. Non voglio farti perdere tempo, so bene che hai voglia di iniziare e allora riassumiamo in tre parole i vantaggi di Siteground che, ad oggi, secondo me è il miglior hosting in circolazione: efficiente, veloce, facile.

Efficiente, grazie al suo servizio clienti che ha l’unica pecca di essere solo in lingua inglese

Veloce, perché con Siteground il tuo sito decolla

Facile, perché bastano 2 passi per installare il tuo sito wordpress e diventare un vero blogger.

Aspetta: devo dirti che recentemente mi sono trovato bene anche con il servizio clienti di Aruba.

Le prime mosse su siteground

Dopo aver scelto il tuo piano hosting e il tuo dominio, non devi far altro che:

  1. Accedere al cPanel di siteground
  2. Avviare l’autoinstaller di WordPress
  3. Entrare nella tua bacheca worpress attraverso l’indirizzo nomedeltuosito.it/wp-admin/
  4. Cominciare a prendere confidenza con la dashboard wordpress, con i temi e con tutto l’universo che farà parte del tuo blog.

Direi abbastanza semplice, vero? E se hai dei contenuti da trasferire ti basterà avviare l’importatore.

In questa breve carrellata abbiamo aggiunto altre due cose da fare sulla strada per diventare un blogger. C’è la valida alternativa di limitarti a produrre i testi e delegare tutta l’architettura del sito a qualcun altro, ma come hai visto, ci vogliono davvero pochissimi minuti per creare il tuo sito WordPress ed acquistare un hosting super efficiente come Siteground, a mio avviso il miglior hosting.

La combo Siteground + WordPress farà volare il tuo blog, ne sono certo!

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