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La tua azienda ha molto da raccontare

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Lo dico forte e chiaro, perché ne sono davvero sicuro anche senza conoscerti: la tua azienda ha molto da raccontare ai suoi clienti attuali e a quelli potenziali e ci sono tantissime persone sul web pronte ad ascoltare quello che hai da dire.

Sai come faccio a esserne così sicuro pur non conoscendo nulla della tua realtà? Te lo dico subito: tutti quanti noi abbiamo qualcosa da dire e storie importanti da raccontare, dobbiamo solo farlo al meglio.

L’importanza dello storytelling per le piccole imprese

Sono nato in Valle d’Aosta, una regione costellata da una realtà di microimprese (anzi, potremmo dire nanoimprese) fatte di storie, tradizioni e capacità che aspettano solo di essere raccontate al grande pubblico, ma questo vale – e si amplifica – se parliamo dell’Italia tutta. Riesci anche solo lontanamente a immaginare quante storie, quanti racconti, quanta passione si celino dietro a ogni decisione di ogni singola impresa italiana che ha fatto la storia del food o del fashion? Probabilmente si tratta di un numero infinito, così come infiniti sono i paesaggi e le opere d’arte del nostro paese.

Si tratta, quindi, di trovare il modo di tirare fuori qualcosa che già hai dentro e che avrà certamente influenzato il tuo modo e la tua voglia di fare impresa. Hai tutto per farlo e, soprattutto, ormai non puoi più farne a meno: il prodotto inteso come “bene” o come semplice oggetto è un qualcosa di superato o, meglio, qualcosa che ha perso il suo valore a vantaggio dell’esperienza. Ti potrà sembrare un’affermazione da manuale di marketing ma è la pura verità. Il tuo prodotto è sostituibile con uno uguale che costi meno, a meno che…

A meno che non sia unico.

E l’unicità risiede spesso nelle storie che hanno portato alla sua realizzazione.

Racconta il prodotto per renderlo unico

Eccoci qui. Tu sai quanta passione, quanto studio, quanta tecnica e quanta creatività si nascondono dietro al tuo prodotto, ma i tuoi potenziali clienti ne sono al corrente?

Facciamo un esempio pratico e abbastanza semplice.

Ci sono due sciarpe sul tavolo: una costa 50 euro e l’altra 40. Ai tuoi occhi l’unica informazione utile in questo momento (e quindi l’unica discriminante) è il prezzo e probabilmente, essendo due sciarpe molto simili opterai per quella che costa meno.

Passaggio1
Sapevi che la sciarpa più costosa viene realizzata a mano in un laboratorio, situato in un antico borgo di montagna e che utilizza solo lane autoctone, curando nei minimi particolari ogni piccolo passaggio? Pensa che fu Gino, che adesso gestisce il laboratorio insieme alla moglie Piera, a rilevare più di 40 anni fa la piccola bottega di suo papà Mario. Allo stesso tempo, il signor Mario, aveva imparato questo antico mestiere dal nonno che, ormai troppo vecchio per fare la guerra decise di insegnare quello che sapeva al suo nipotino durante il lungo inverno che avvolge i paesi di montagna, mitigato solo dalla legna che arde..

La sciarpa numero due è stata importata dalla Cina.

Passaggio2
Stai per comprare la sciarpa e in sottofondo senti il battere incessante del telaio. Prima di pagare, butti un’occhiata veloce e scopri il signor Gino che con gesti più marcati e meno agili di un tempo, sta mostrando a suo nipote Daniel i primi trucchi di un mestiere che da generazioni viene tramandato oralmente e attraverso vecchi quaderni. Gino si alza, viene verso di te e con quei modi bruschi ma gentili che solo gli uomini e le donne di montagna padroneggiano comincia a raccontarti la storia e la tecnica di tessitura. In ogni sua frase, in ogni suo gesto, risuonano l’amore e la passione per quello che fa. Quasi come fosse il battere del telaio.

La sciarpa numero due è lì, anonima come la confezione in cui è racchiusa.

Passaggio 3
Gino ti racconta, e gli credi perché gli occhi non mentono, che quello è prezzo più basso che può farti, perché lui le parole “profitto” e “breakeven point” non le vuole nemmeno sentire. Ti dice anche che capirà se dovessi scegliere l’altra sciarpa, perché alla fine sa bene che le cose artigianali non possono essere riprodotte in serie. Lui lo sa e pensa che sia un di più che rende unico il prodotto (non dire surplus, per carità), ma una volta un turista gli ha detto che fare le cose in serie sarebbe più facile.

Passaggio 4

La sciarpa di Gino ha un’anima e un volto, l’altra è solo una sciarpa: sei ancora sicuro di comprare “una semplice sciarpa”?

Cosa c’entra la tua azienda in tutto questo?

Mi sono fatto prendere dalla storia, ma c’è una morale. Quando sei entrato nel negozio, ti sei trovato davanti due sciarpe identiche se non per la differenza di prezzo: dopo aver parlato con il produttore, però, hai capito che la sciarpa numero aveva un’anima e una storia, mentre l’altra era solo una sciarpa. In qualche modo, sei riuscito a percepire l’enorme differenza tra le due, così grande da far sembrare ridicola la differenza di prezzo.

Come il signor Gino, sono sicuro che anche dietro a quello che fai tu ci sia una storia che valga la pena raccontare.

Raccontati sul web

Tutto questo per dirti che il tuo mercato è il web e che nell’esempio manca un dettaglio molto importante: Gino ti ha spiegato la storia perché tu eri lì pronto a sentirla, mentre l’altra sciarpa non ha raccontato nulla perché nessuno poteva raccontare niente di lei.

Il web, invece, è pieno di persone che vogliono sentire la tua storia e grazie a due click possono salvarla e leggerla quando saranno più comodi e ricettivi. La differenza sta nel fatto che non basta aspettare che vengano a chiedertela, ma sarai tu a proporla.

Come?

Hai mai pensato di partire dal blog? 😉

bazzani-erick-social-media

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

superare il blocco dello scrittore

Come riprendere energie e superare il blocco dello scrittore

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Esiste un interminabile elenco di motivi per cui potresti perdere la creatività e la fantasia e ritrovarti seduto davanti al computer in attesa di una qualche forma di ispirazione. Ci sono – e chi fa questo mestiere o chi sta cercando di pubblicare il suo primo romanzo non può negarlo – dei momenti in cui sei proprio impantanato: niente da fare, tu provi a parlare (o a scrivere) ma le parole non escono.

Allora ti fai prendere dal nervoso, cerchi di concentrarti e vai a pescare in qualche cassetto della memoria una frase che potrà sembrarti più o meno dignitosa e che, alla fine, risulterà invece banale e scontata e senza un minimo di appeal.

Approfondisci: Scrivere meno per scrivere meglio (Coming Soon)

Inchiodarsi alla sedia non serve a niente

Ai tempi dell’università conoscevo una ragazza che credeva che legarsi (si fa per dire, eh) alla sedia fosse l’unico modo per farsi entrare in testa un concetto. Moderna eroina dello studio a oltranza che, cascasse il mondo, non si alzava dalla scrivania finché non padroneggiava un qualunque tipo di definizione, ragionamento o formula.

Devo anche dire, per correttezza, che lei era convinta di questo metodo e che il suo voto di laurea fu molto più alto del mio…

Ma inchiodarsi alla sedia è davvero l’unico metodo per obbligarsi a produrre? È quello migliore? Da questo brevissimo racconto dei beitempiandati™ parrebbe di sì.

Non è proprio così, almeno non lo è mai stato per me.

Quando mi capitava di non riuscire a scrivere, l’ultima cosa di cui avevo bisogno era quella di impormi di stare seduto alla mia scrivania vista muro. Anche perché dopo un po’ di attente riflessioni finivo sempre con il crearmi mentalmente la lista della spesa, pensare agli appuntamenti dei giorni successivi e pormi semplici interrogativi come “perché non c’è la pace nel mondo?“, “Come si chiamava il quarto dei Beatles?“, “Perché la gente con la Smart parcheggia fino in fondo nei parcheggi a pettine, che poi ti illudi di aver trovato posto?” e così via. Risultati?

Nessuno, a parte aver scoperto tutto da solo il nome del quarto dei Beatles*! (Il che, se ci pensi, non è male, ma non mi è mai servito all’università).

A dire il vero, da quell’esperienza – quella di legarmi alla scrivania, non quella dei Beatles – ho però capito alcune cose, che mi sono servite quando ho deciso di scrivere per vivere o vivere per scrivere o, insomma, di fare quello che faccio ogni santo giorno da qualche anno a questa parte.

Quindi basta con i preamboli e con le introduzioni (che piacciono tanto ai Seo quelli bravi) e parliamo giusto un attimo dell’argomento centrale di questo post ovvero come sbloccarsi quando le parole non ti vengono proprio e devi consegnare un pezzo.

Come superare il blocco dello scrittore?

“Blocco dello scrittore” esagerato! Vabbé ecco quello che faccio di solito nei momenti in cui non mi escono le parole.
AVVERTENZA NUMERO UNO: È qualcosa che faccio per me e che solitamente funziona, ma non è un dogma.
AVVERTENZA NUMERO DUE: Non alzarti dalla sedia alla prima difficoltà.

Detto questo, quando proprio non riesco a scrivere come vorrei – o non riesco a scrivere niente – metto in fila queste attività in base alla difficoltà del momento.

Smetto di pensarci
Ti ho appena detto che secondo me non serve a niente legarsi alla sedia. Quindi, quando proprio non mi vengono le parole smetto semplicemente di cercarle. Semplice, no?

Faccio una lunga passeggiata distensiva
Sia chiaro, senza alcun tipo di apparecchio elettronico. Niente tablet, niente smartphone. Devo anche ammettere che adoro fare passeggiate da solo, perché mi aiutano a pensare (un classico) e mi rimettono in pace con il mondo. Quindi, quando proprio non mi vengono le parole, ne approfitto per fare qualcosa che mi piace e che mi rilassa. Dopo un po’ di passi, guardando quello che ti circonda, vedrai che avrai le idee più chiare su come chiudere quel blogpost sul quale sei bloccato da un po’ o sul copy giusto per quel cliente.

Ascolto musica dei cantautori
Un’altra mia passione che però mi torna spesso molto utile. Spesso, nelle loro canzoni posso trovare la formula giusta o la risposta alla mia domanda. In caso contrario, posso comunque dire di aver ascoltato un po’ di buona musica, no?

«Ci penserò domani»
Cosa faccio se non funziona, anzi, quando non funziona? Niente, in quel caso spengo tutto e mi impongo di ripensarci il giorno dopo. E se succede il giorno della scadenza? No, dai, non arrivare al giorno della scadenza: gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo e devi prenderti per tempo.

Blocco dello scrittore: una specie di conclusione

Scrivendo questa piccola lista mi sono reso conto di una cosa molto importante: il blocco dello scrittore si sconfigge con la bellezza. Con la bellezza delle cose che amo fare, con la bellezza dei paesaggi che mi circondano e con la bellezza di suoni e parole di altri. Ecco, in fondo a questo post penso di poterti dire semplicemente che quando le parole non vengono fuori devi impegnare la tua mente con qualcosa di bello e non stressante. Non è importante cosa, ciò che conta è che ti faccia stare bene e ti dia serenità.

Questo, ovviamente è quello che faccio io quando non ho l’ispirazione. Può essere qualcosa di utile come di estremamente banale, ma è comunque qualcosa che volevo condividere con te sperando possa esserti almeno un po’ utile.

*Era George Harrison.

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Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

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Cosa serve per diventare un blogger?

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Oggi vorrei dare la mia personalissima opinione su quali siano le caratteristiche necessarie per diventare un blogger, ammesso che io lo sia e che sia semplice definire qualcuno solo come un “blogger”. Ecco, ora cerco di spiegarmi meglio.

Dire che tutti quelli che hanno un blog sono dei blogger è forse un po’ eccessivo, ma sarebbe difficile trovare una soglia che possa distinguere “un vero blogger” da “uno che ha un blog”. Tra l’altro, non sarebbe corretto dire “tu sei un blogger e tu no”, senza contare che leggendo questo pezzo potresti pensare che io non sia un vero blogger.

E forse hai anche ragione, ma non è importante.

Quello che conta, al di là della definizione e della spilletta con sù scritto “blogger”, è che in questi anni credo di aver imparato qualcosa e ho intenzione di condividere la mia idea con te.

Cos’è un blog?

Prima di entrare finalmente dentro le caratteristiche necessarie per diventare un blogger, rispondi a questa domanda: cos’è un blog?

No, non sto cercando di fare della filosofia, anche se per me un blog è prima di tutto uno stato mentale. Quello che sto cercando di dirti è che se pensi che un blog sia solo un programma o un sito in cui scrivere qualcosa ogni tanto perché fa figo e ce l’hanno tutti, probabilmente non sei un blogger.

Ripeto, magari non lo sono neanche io, ma credo che l’amore per questo strumento e la voglia di curarlo come un seme che diventerà pianta, siano condizioni essenziali.

[NOTA: questo è un post aperto in cui vorrei inserire via via i tuoi suggerimenti e le nuove idee]

 

Di cosa hai bisogno per diventare un blogger?

Per diventare un blogger (e magari un blogger affermato) quali caratteristiche personali devi avere? Serve una formazione accademica?

La risposta alla seconda domanda è: non necessariamente. Il background di studi ed esperienze è sicuramente importante per formare la tua persona e il blogger che sarai, così come un’istruzione più alta potrebbe significare vedute più ampie e maggior padronanza del linguaggio tecnico.

Il livello di istruzione di partenza però non è fondamentale o comunque lo è molto meno rispetto alla formazione continua richiesta dal blog dal momento della sua apertura: articoli, aggiornamenti, spunti e programmi utili sono solo alcuni dei fattori su cui dovrai lavorare. Senza contare che più il tuo blog crescerà, più dovrai lavorarci.

Adesso provo a rispondere sinceramente alla prima domanda: quali sono le caratteristiche personali che ti fanno diventare un buon blogger?

Sei davvero un blogger?

Rimango convinto di quanto scritto nell’attacco dell’articolo: non sono nella posizione di affidare patenti di blogger, ma credo che ci siano 5 caratteristiche indispensabili:

Passione

La passione è il motore che ci spinge a fare le cose. In questo caso, passione significa metterci tutto l’impegno possibile e avere la costanza (altra parola fondamentale per un blogger) di portare avanti il nostro progetto. Per far nascere un blog ci vuole poco tempo e serve un piccolissimo investimento, ma per farlo crescere servono passione, costanza e impegno.

Voglia di migliorare

Come in tutte le cose, la voglia di migliorare ti porta a ottenere grandi risultati. Non dico di non essere mai soddisfatto, anzi devi trovare il modo di gratificarti, ma il voler sempre salire un gradino in più farà crescere il tuo blog.

Curiosità

Curiosità di scoprire cose nuove e di vedere come lavorano gli altri, ma anche curiosità intesa come voglia di studiare.

Voglia di aiutare

Il blog è un luogo in cui tu dai delle risposte alle persone. Questo significa che per essere un buon blogger devi avere voglia di regalare un po’ della tua conoscenza e della tua esperienza. Se hai paura di condividere perché pensi che qualcuno possa copiarti beh, allora non aprire un blog.

Voglia di mettersi in gioco

Questo è forse il punto più importante. Aprire un blog significa esporre le proprie idee e rischiare di subire anche critiche più o meno velate. Fa parte del gioco e devi essere consapevole che più persone leggeranno quello che scrivi, più possibilità ci saranno di trovare qualcuno in disaccordo con te. Per questo motivo devi credere in quello che scrivi e non devi mai, e dico mai, smettere di essere curioso, di voler migliorare e di studiare.

Hai passione, pensi di poter rispondere alle domande delle persone, credi nella tua idea e non hai paura a metterti in gioco? Bene, probabilmente sei un ottimo blogger anche se ancora non hai aperto un blog.

Qual è la tua opinione?

A grandi linee questi sono i punti da cui partire, ma sono sicuro che ci siano tante altre caratteristiche importanti. Una tra tutte, che però non ho citato in questo post, è sicuramente l’originalità, perché i doppioni non servono e non piacciono a nessuno.
Seconde te, invece, quali sono le caratteristiche di un blogger? Quale può essere quella più importante tra quelle elencate in questo articolo?

 

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Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

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La ricetta per scrivere e vivere felici

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Scrivere è bellissimo. Anzi, quello di scrivere è il mestiere più bello che ci sia, sia che tu sia uno scrittore da milioni di copie sia che tu scriva testi per siti web o faccia il giornalista. Hai presente quella sensazione di libertà che ti regala il battere cadenzato delle dita sulla tastiera o la soddisfazione di leggere te stesso dentro un foglio?

Ecco perché dico che scrivere è il mestiere migliore del mondo.

Però non puoi farlo sempre, ogni giorno e a ogni ora, altrimenti la tua creatività ne risentirà e finirai con il fare un lavoro mediocre, perdendo ogni energia e tutto l’entusiasmo. Hai capito bene, per ottenere un buon risultato devi porti dei limiti.

Piccola parentesi: se vuoi una bella definizione di creatività ti consiglio di dare un’occhiata a questo post scritto da Elisa Spinosa su ilovecreativity.it.

Dedica il tuo tempo a cose che ami

Ci sarà qualcosa che ami fare in alternativa al chiuderti in una stanza e produrre contenuti di qualità, giusto? Hai mai pensato che la fonte della tua ispirazione potrebbe essere racchiusa nei luoghi, nelle persone e nelle cose che ami? Un contenuto di qualità non nasce sugli alberi, ed è difficile che tu riesca a produrne in quantità industriali. Anche perché, in quel caso, non so se parleremmo di contenuto creativo.

Ci sono quei momenti (e se non ti è ancora capitato sei fortunato) in cui neanche legarti alla sedia può aiutarti a combinare qualcosa di utile. In quei casi molla tutto, smetti di pensarci e dedicati ad altro. Poniti, se necessario, un limite massimo di ore settimanali da passare davanti al computer e dedica il resto del tempo alle cose che ami veramente.

Non sei Charlie Chaplin e questo non è Modern Times.

Inoltre non è detto che l’ispirazione non possa nascere mentre stai facendo altro. Se sei uno scrittore soggetto a slanci creativi tieni sempre a portata di mano un taccuino dove appuntare le idee che svilupperai più avanti.

E ricorda che se non stacchi, se ti limiti ad aspettare che l’ispirazione ti investa come il vento d’estate rischi di perdere molte più ore di lavoro di quante non ne perderesti dormendo!

Senza contare che corri seriamente il rischio di un blackout creativo. E non vogliamo che succeda vero?

Scrittura creativa: quando devi dire di no

Sembra difficile, ma cerca di non essere uno Yesman! Dire sempre di sì non ti porterà a diventare lo scrittore più bravo, ma solo quello che ha scritto di più e l’equazione più lavoro=più guadagno non ti porterà alla felicità.

Come dice Riccardo Esposito: la scrittura non è un’attività scalabile

Aspetta, non sto dicendo di rinunciare all’occasione della tua vita, ma di saper scegliere quale sia l’occasione giusta e quale no. E i soldi non c’entrano niente: possono esserci attività a basso budget ugualmente entusiasmanti e gratificanti, che rappresentano delle rampe di lancio per il tuo talento e ci possono essere attività remunerate ma che finiscono in un vicolo cieco.

Non solo, il tuo tempo è limitato e se hai deciso di seguire il consiglio qui sopra lo è ancora di più: non puoi fare tutto e soprattutto non puoi sprecarlo.

Come capire se ne vale davvero la pena?
Partiamo dal presupposto che non ti conviene accettare pagamenti “in visibilità” perché si tratta di uno sfruttamento bello e buono e che mortifica il tuo lavoro e il lavoro di tutti quelli che accettano quel tipo di incarico. Finché ci sarà anche solo uno scrittore, un copywriter o un web editor che accetta pagamenti in visibilità non riusciremo a far capire il reale valore del nostro lavoro. Vuoi scrivere gratis in cambio di un po’ di visibilità?

Dopo aver escluso questa prima tranche di possibili lavori, parliamo dei testi gratuiti tout court.Ci sono dei casi in cui per te può essere conveniente o etico scrivere gratis. Nel caso fai pure, ci mancherebbe, ma ripeto: non farti fregare.

Adesso devi decidere per quali contenuti proporti: anche se sarei felice per te, dubito che tu sappia scrivere bene di ogni argomento e qualunque stile. È un po’ come per i blog: difficilmente un buon blogger tratterà di tecnologia, cucina, istruzioni per il montaggio dei mobili ikea e poesie. Ecco, specializzati o, in alternativa, lascia volare la tua creatività e vedi dove ti porterà, ma non farlo sulle spalle di chi ti paga per un testo, mi raccomando.

Questo significa essere troppo choosy?
Te la ricordi questa frase dell’ex ministro Fornero? Ecco, penso che ogni tanto tu debba essere un po’ choosy se non vuoi svalutare il tuo lavoro. Ovvio, un po’ di gavetta non ha mai fatto male a nessuno e può servirti per trovare la tua strada ma, te lo ripeto, non farti prendere in giro.

La vita è fatta di scelte e tu devi fare la tua.

Prenditi del tempo per imparare

Quando organizzi la tua settimana e le tue giornate devi sempre tenere conto del tempo che ti servirà per informarti e per imparare qualcosa di nuovo. Se scrivi per il web e non sei un poeta, avrai già capito che non si tratta di un’arte. Certo, ci sono varie sensibilità e diversi punti di vista, ma per fare un buon lavoro devi continuare a studiare e aggiornarti.

Quando organizzi il tuo lavoro, tieni bene a mente questo punto: il tempo è una risorsa limitata. Non rimandare gli aggiornamenti a quando avrai un po’ di tempo libero.

Metti in conto gli errori e non ti scoraggiare

In mezzo a tutto questo, dovrai trovare il tempo per fare, sperimentare, sbagliare, tentare, studiare e correggerti. La scrittura creativa è una passione che, se supportata dal metodo può trasformarsi nel lavoro più bello del mondo, ma come saprai richiede tanti, tantissimi sforzi.

Conclusione

Ecco, a volte saper dire no, basta o stop può risultare una gran fatica. Dubbi e perplessità sulle varie occasioni mancate possono perseguitarti per tantissimo tempo, se non decidi in maniera consapevole.

Però nella vita c’è altro e, forse, è proprio quell’altro a fornirti l’ispirazione per quello che scrivi.

Sacrificare i la felicità per costringerti a scrivere ti porterà a scrivere dei pessimi testi, non credi?

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Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

domande prima di aprire un blog 2

5 domande che ti devi fare prima di aprire un blog

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Un blog può diventare molto più di uno strumento di lavoro o di un mezzo in cui sfogarsi (attenzione, molta attenzione su questo punto). Sì, un blog diventa un vero e proprio stato mentale; un’esperienza unica da cui è difficile staccarsi.

Ma proprio per questo motivo e a maggior ragione se vuoi guadagnare con il blog, devi essere sicuro di iniziare con il piede giusto. La strada per far diventare il tuo blog un blog di successo sarà piena di avversità e fatiche, ma quando riuscirai a rendere il tuo blog un punto di riferimento per la tua nicchia “il panorama da lassù sarà incredibile“.

Fidati, aprire un blog può cambiare la tua vita professionale, ma rispondi a questa domanda: quante volte, d’impulso, hai pensato di aprire un blog?

Probabilmente ci hai pensato e ripensato, ed eri parecchio stuzzicato dall’idea di avere uno spazio tutto tuo. Così, magari, hai cominciato a cercare qualche informazione su internet ed hai scoperto che aprire un blog non è poi così difficile. A dire il vero è proprio così: 10 minuti e il tuo blog sarà online.

Per fare un lavoro fatto bene e per ridurre le sorprese che troverai durante il viaggio è bene che tu ti ponga queste cinque domande.

 

Perché voglio aprire un blog?

Questa è senza dubbio la prima domanda che ti devi porre: vuoi aprire un blog perché hai qualcosa da raccontare, perché pensi che sia un’ottimo modo per far conoscere la tua azienda, perché pensi che ti aiuterà a diventare una personalità del web, o solo perché hai tanto tempo libero?

Vuoi diventare ricco con google adsense? Lascia stare 😉

A parte questo, ci sono centinaia di validi motivi per aprire un blog, devi solo trovare quello giusto!

 

Di cosa parlerò nel mio blog?

Questa è una logica conseguenza della prima domanda: sarà un blog verticale o orizzontale?

Nel tuo blog parlerai di tanti argomenti correlati tra loro o preferirai parlare di un argomento solo, andando a snocciolare tutte le sue sfumature fino in fondo?

Lascia però che ti dia un consiglio: evita di scrivere di troppi argomenti senza una correlazione logica perché rischi di non fidelizzare i lettori. Mi spiego meglio, un blog di tecnologia non è proprio il luogo adatto per spiegare la ricetta dei bucatini all’amatriciana.

Fare una scelta di campo equivale a volersi collocare in un punto esatto sullo scaffale della libreria. In questo modo i lettori sapranno già dove trovarti.

Quanto tempo voglio dedicare al mio blog?

A questo punto della sua vita, il blog è un piccolo seme che tu vuoi trasformare in una bella pianta rigogliosa, quindi armati di buona pazienza: i frutti e le soddisfazioni arriveranno, ma ci vorrà del tempo.

La risposta alla domanda, invece, è semplice: un blog richiede tanto tempo. Quello su cui possiamo discutere è cosa significhi “tanto”.

Già, perché a meno che non si tratti di un corporate blog (in quel caso puoi sostituire il tuo tempo con una figura esterna), la decisione su quanto sia “tanto tempo” sta a te.

Il tuo blog personale ha bisogno di tempo e costanza. Se non sei sicuro di potergli dedicare 7 giorni alla settimana puoi scegliere di ridurre le pubblicazioni. L’importante è trovare un equilibro, una costanza e una ripetitività nel tempo.

Quale sarà il mio tone of voice?

Questa è una domanda che abbiamo trovato anche parlando del piano editoriale ed è assolutamente importante a questo punto della tua avventura.

Che taglio intendi dare ai tuoi articolo?

Vuoi un consiglio? Scegli un tono che stia in equilibrio tra il tuo modo di essere e l’argomento che intendenti trattare… oppure prova a stupire tutti inventando nuove soluzioni!

Qual è la soluzione migliore per le mie esigenze?

Internet è pieno di piattaforme che ti consentano di scrivere e far conoscere i tuoi contenuti di qualità a tutto il mondo, devi solo saper scegliere. Hai sentito parlare di wordpress ma non hai ancora capito quale sia la differenza tra wordpress.com e wordpress.org? Semplificando al massimo potremmo dire che la versione .com (quella totalmente gratis) è quella più semplice, adatta ai chi si sente alle prime armi e non vuole fare il grande passo, mentre la versione .org è più professionale.

E’ una semplificazione estrema e non del tutto corrispondente al vero: presto parleremo anche di questo!

Le domande giuste ti aiutano a scegliere

Bene! Ce l’abbiamo fatta: la prima serie di domande a cui rispondere è finalmente conclusa!

A questo punto non ti resta che riflettere e trovare le risposte!

Se hai qualche dubbio sull’articolo, scrivimi la tua domanda nei commenti! 😉

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Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

Rimani aggiornato!