Cos'è un blog

Il blog è uno stato mentale

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Oggi non voglio parlarti di come aprire un blog o di quali siano i motivi che dovrebbero spingerti a dotarti di uno spazio tutto tuo in cui esprimere le tue opinioni o raccontare te stesso o la tua attività. No, in questo blog post voglio parlarti di cosa sia (e sia stato) per me avere un blog personale.

Sono ormai passati quasi dieci anni da quando decisi di aprire un blog. Erano i tempi dell’università e avevo a disposizione l’unica risorsa che invece manca sempre ai professionisti e agli adulti in genere: il tempo. Non è che dietro ci fosse molto di più: mi piaceva leggere, mi piaceva scrivere, all’università cercavo di formarmi un’opinione del mondo ed ero affascinato dalla possibilità di condividerla con il web; di dare i miei contenuti in pasto alla rete. Di mettermi alla prova, insomma.

E così, tra alti, bassi e nuovi esperimenti mi sono ritrovato a gestire vitadablog e a creare qualcosa di più strutturato e in grado di essere utile anche alla mia carriera professionale. Ma soprattutto, con il tempo ho imparato che un blog non è solo un sito in cui aggiungere dei contenuti. E non è neanche solo strategia, link, SEO, trend topic e tag alt nelle immagini.

No, secondo me il blog ha un significato molto più profondo che solo chi ne ha uno è in grado di comprendere.

(Mi sono ripromesso di scrivere un blog post intero sui miei inizi e sui passaggi che ho fatto, quelli che mi mancano e quelli che chiunque voglia avvicinarsi alla professione dovrebbe fare, quindi per oggi ci fermiamo qui.)

Il significato profondo di un blog

Un blog è uno stato mentale, è la voglia di raccontare quello che sai o quello che senti a un numero quasi infinito di lettori.

Il blog personale è la tua porta sul mondo: una via d’uscita che dal tuo computer ti permette di rivendicare la tua libertà. Attraverso questo magnifico strumento hai la possibilità di farti portatore di concetti e di condividere il tuo sapere. È una piazza virtuale in cui troverai sempre qualcuno pronto ad ascoltarti.

Pensi che io stia esagerando? Sì, hai ragione.

Ma dato che ho deciso di raccontarti cosa significhi un blog per chi da anni si serve di questo strumento (terribile, detta così), non potevo mica raccontarti che un blog è un insieme di articoli suddivisi per categorie ed etichettati con dei tag, raggiungibile attraverso un url.

Giusto?

Avere un luogo in cui poter esprimere la propria opinione significa anche avere delle responsabilità: scripta manent, quindi devi stare bene attento a quello che vuoi dire e soprattutto a come lo vuoi dire. In queste pagine, magari costruite poco a poco con wordpress, hai anche la possibilità di crearti un bel biglietto da visita.

Lo ammetto: mi rendo conto di non dedicare alla promozione della mia figura tempo sufficiente. So che dovrei farlo più spesso e con più costanza, aggiornando tempestivamente il mio profilo LinkedIn e partecipando attivamente nelle community.

Però ho un blog, che per me equivale a proporre costantemente ai miei potenziali clienti o alle persone interessate alla mia attività una sorta di curriculum vitae dinamico. Anzi, essendo in continuo aggiornamento e trattando i temi in maniera più approfondita rispetto alle due righe scritte sul curriculum, credo che il blog possa essere un grande strumento di promozione perché con esso stai dimostrando di saper fare quella cosa lì!

Chi è veramente blogger?

Se stai leggendo questa parte o non sei ancora un blogger oppure non sai ancora di essere pronto ad aprire il tuo blog personale. In entrami i casi ti suggerisco di provare: esistono tante piattaforme e tantissime soluzioni utili e a costo praticamente zero* per farti capire se sia una cosa che fa per te.

Possiamo definire blogger chi ha un blog o solo chi guadagna attraverso quello che scrive? Prima di dare una risposta sappi che sono davvero pochi quelli che riescono a guadagnare direttamente con un blog, anche se il blog offre tutta una serie di vantaggi e guadagni indiretti spesso anche più grandi (ricordi quando ti dicevo che è una specie di cv dinamico?).

Poco sopra ho scritto che un blog è uno stato mentale. Ecco, essere un blogger è più o meno la stessa cosa: costanza, dedizione, impegno, esercizio e contenuti originali sono le qualità che ti servono per poterti definire un blogger, indipendentemente dal fatturato: del resto non tutto quello che facciamo nella nostra vita serve ad aumentare il nostro fatturato, giusto?

Se pensi di avere tutte queste caratteristiche, ti rinnovo il mio invito a buttarti nella mischia e a far conoscere il tuo punto di vista, i tuoi progetti e le tue idee.

Esistono infatti tantissime tipologie di blog, devi solo trovare la tua!

Prima di andare via…

Aspetta! Prima di andare via vorrei conoscere la tua opinione: hai un blog? Vorresti averne uno? Cos’è un blog secondo te? Cosa provi quando scrivi?

 

* Il web è pieno di possibilità gratuite per aprire il tuo primo blog. Come ogni programma gratis, però, anche il tuo blog avrà dei limiti importanti, specie per quanto riguarda la grafica, la SEO e il backup: se pensi che stia per nascere in te una nuova passione, non limitarti e fai quel piccolo investimento che toglierà ogni limite al tuo lavoro.

scrivere e vivere felici

La ricetta per scr(v)ivere felici

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Scrivere è bellissimo. Anzi, quello di scrivere è il mestiere più bello che ci sia, sia che tu sia uno scrittore da milioni di copie sia che tu scriva testi per siti web o faccia il giornalista. Hai presente quella sensazione di libertà che ti regala il battere cadenzato delle dita sulla tastiera o la soddisfazione di leggere te stesso dentro un foglio?

Scrivere è meraviglioso, ma la prima cosa che impari quando ti lanci in questo mondo meraviglioso è che non puoi scrivere sempre, a ogni ora del giorno e della notte. Sarebbe bello (beh, oddio!) ma è impossibile. Ne pagano le conseguenze il tuo corpo, la tua mente, la qualità del tuo lavoro e i tuoi clienti.

Non sei Charlie Chaplin e questo non è Modern Times.

Dedica il tuo tempo a cose che ami

Ci sarà qualcosa che ami fare in alternativa al chiuderti in una stanza e produrre contenuti di qualità, giusto? Hai mai pensato che la fonte della tua ispirazione potrebbe essere racchiusa nei luoghi, nelle persone e nelle cose che ami? Un contenuto di qualità non nasce sugli alberi, ed è difficile che tu riesca a produrne in quantità industriali. Anche perché, in quel caso, non so se parleremmo di contenuto creativo.

Ci sono quei momenti (e se non ti è ancora capitato sei fortunato) in cui neanche legarti alla sedia può aiutarti a combinare qualcosa di utile. In quei casi molla tutto, smetti di pensarci e dedicati ad altro. Poniti, se necessario, un limite massimo di ore settimanali da passare davanti al computer e dedica il resto del tempo alle cose che ami veramente.

Inoltre non è detto che l’ispirazione non possa nascere mentre stai facendo altro. Se sei uno scrittore soggetto a slanci creativi tieni sempre a portata di mano un taccuino dove appuntare le idee che svilupperai più avanti.

E ricorda che se non stacchi, se ti limiti ad aspettare che l’ispirazione ti investa come il vento d’estate rischi di perdere molte più ore di lavoro di quante non ne perderesti dormendo!

Senza contare che corri seriamente il rischio di un blackout creativo. E non vogliamo che succeda vero?

Allenati a dire di no

Sembra difficile, ma non puoi permetterti di essere uno Yesman! Dire sempre di sì non farà di te un grande scrittore, ma solo una persona che ha rinunciato alla sua felicità.

Aspetta, non sto dicendo di rinunciare all’occasione della tua vita, ma di saper scegliere quale sia l’occasione giusta e quale no. E i soldi non c’entrano niente: possono esserci attività a basso budget ugualmente entusiasmanti e gratificanti, che rappresentano delle rampe di lancio per il tuo talento e ci possono essere attività remunerate ma che finiscono in un vicolo cieco.

Hai a disposizione un tempo limitato e se hai deciso di seguire il consiglio qui sopra lo è ancora di più: non puoi fare tutto e soprattutto non puoi sprecarlo.

Già, ma quando ne vale davvero la pena?

Partiamo dal presupposto che non ti conviene accettare pagamenti “in visibilità” perché si tratta di uno sfruttamento bello e buono e che mortifica il tuo lavoro e il lavoro di tutti quelli che accettano quel tipo di incarico. Finché ci sarà anche solo uno scrittore, un copywriter o un web editor che accetta pagamenti in visibilità non riusciremo a far capire il reale valore del nostro lavoro. Vuoi scrivere gratis in cambio di un po’ di visibilità?

Dopo aver escluso questa prima tranche di possibili lavori, parliamo dei testi gratuiti tout court.Ci sono dei casi in cui per te può essere conveniente o etico scrivere gratis. Nel caso fai pure, ci mancherebbe, ma ripeto: non farti fregare.

Adesso devi decidere per quali contenuti proporti: anche se sarei felice per te, dubito che tu sappia scrivere bene di ogni argomento e qualunque stile. È un po’ come per i blog: difficilmente un buon blogger tratterà di tecnologia, cucina, istruzioni per il montaggio dei mobili ikea e poesie. Ecco, specializzati o, in alternativa, lascia volare la tua creatività e vedi dove ti porterà, ma non farlo sulle spalle di chi ti paga per un testo, mi raccomando.

Questo significa essere troppo choosy?

Te la ricordi questa frase dell’ex ministro Fornero? Ecco, penso che ogni tanto tu debba essere un po’ choosy se non vuoi svalutare il tuo lavoro. Ovvio, un po’ di gavetta non ha mai fatto male a nessuno e può servirti per trovare la tua strada ma, te lo ripeto, non farti prendere in giro.

La vita è fatta di scelte e tu devi fare la tua.

Prenditi del tempo per imparare

Quando organizzi la tua settimana e le tue giornate devi sempre tenere conto del tempo che ti servirà per informarti e per imparare qualcosa di nuovo. Se scrivi per il web e non sei un poeta, avrai già capito che non si tratta di un’arte. Certo, ci sono varie sensibilità e diversi punti di vista, ma per fare un buon lavoro devi continuare a studiare e aggiornarti.

Quando organizzi il tuo lavoro, tieni bene a mente questo punto: il tempo è una risorsa limitata.

Non rimandare gli aggiornamenti a quando avrai un po’ di tempo libero.

Metti in conto gli errori e non ti scoraggiare

In mezzo a tutto questo, dovrai trovare il tempo per fare, sperimentare, sbagliare, tentare, studiare e correggerti. La scrittura creativa è una passione che, se supportata dal metodo può trasformarsi nel lavoro più bello del mondo, ma come saprai richiede tanti, tantissimi sforzi.

Conclusione

Insomma, con questo lungo blogpost sto cercando di dirti che anche se scrivere è il mestiere più bello che ci sia non si merita tutto il tuo tempo. Non lo merita il lavoro e non lo meritano i clienti. Bisogna imparare a scegliere le opportunità valide, prendersi il tempo per aggiornarsi e sbagliare e cercare di migliorare sempre. Certo, il fatto che la scrittura non sia un’attività scalabile e che gestire un partita IVA di questi tempi non è semplice può crearti delle grosse difficoltà di organizzazione e mediazione tra incassi e lavori svolti.

Penso però che nel lavoro (come in tutte le cose) sia la quantità di tempo “buono” a fare la differenza.

Nella vita c’è altro e, forse, è proprio quell’altro a fornirti l’ispirazione per quello che scrivi. In fondo, sacrificare la tua felicità per costringerti a scrivere ti porterà a scrivere dei pessimi testi, non credi?

raccontarsi-sul-web

La tua azienda ha molto da raccontare

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Lo dico forte e chiaro, perché ne sono davvero sicuro anche senza conoscerti: la tua azienda ha molto da raccontare ai suoi clienti attuali e a quelli potenziali e ci sono tantissime persone sul web pronte ad ascoltare quello che hai da dire.

Sai come faccio a esserne così sicuro pur non conoscendo nulla della tua realtà? Te lo dico subito: tutti quanti noi abbiamo qualcosa da dire e storie importanti da raccontare, dobbiamo solo farlo al meglio.

L’importanza dello storytelling per le piccole imprese

Sono nato in Valle d’Aosta, una regione costellata da una realtà di microimprese (anzi, potremmo dire nanoimprese) fatte di storie, tradizioni e capacità che aspettano solo di essere raccontate al grande pubblico, ma questo vale – e si amplifica – se parliamo dell’Italia tutta. Riesci anche solo lontanamente a immaginare quante storie, quanti racconti, quanta passione si celino dietro a ogni decisione di ogni singola impresa italiana che ha fatto la storia del food o del fashion? Probabilmente si tratta di un numero infinito, così come infiniti sono i paesaggi e le opere d’arte del nostro paese.

Si tratta, quindi, di trovare il modo di tirare fuori qualcosa che già hai dentro e che avrà certamente influenzato il tuo modo e la tua voglia di fare impresa. Hai tutto per farlo e, soprattutto, ormai non puoi più farne a meno: il prodotto inteso come “bene” o come semplice oggetto è un qualcosa di superato o, meglio, qualcosa che ha perso il suo valore a vantaggio dell’esperienza. Ti potrà sembrare un’affermazione da manuale di marketing ma è la pura verità. Il tuo prodotto è sostituibile con uno uguale che costi meno, a meno che…

A meno che non sia unico.

E l’unicità risiede spesso nelle storie che hanno portato alla sua realizzazione.

Racconta il prodotto per renderlo unico

Eccoci qui. Tu sai quanta passione, quanto studio, quanta tecnica e quanta creatività si nascondono dietro al tuo prodotto, ma i tuoi potenziali clienti ne sono al corrente?

Facciamo un esempio pratico e abbastanza semplice.

Ci sono due sciarpe sul tavolo: una costa 50 euro e l’altra 40. Ai tuoi occhi l’unica informazione utile in questo momento (e quindi l’unica discriminante) è il prezzo e probabilmente, essendo due sciarpe molto simili opterai per quella che costa meno.

Passaggio1
Sapevi che la sciarpa più costosa viene realizzata a mano in un laboratorio, situato in un antico borgo di montagna e che utilizza solo lane autoctone, curando nei minimi particolari ogni piccolo passaggio? Pensa che fu Gino, che adesso gestisce il laboratorio insieme alla moglie Piera, a rilevare più di 40 anni fa la piccola bottega di suo papà Mario. Allo stesso tempo, il signor Mario, aveva imparato questo antico mestiere dal nonno che, ormai troppo vecchio per fare la guerra decise di insegnare quello che sapeva al suo nipotino durante il lungo inverno che avvolge i paesi di montagna, mitigato solo dalla legna che arde..

La sciarpa numero due è stata importata dalla Cina.

Passaggio2
Stai per comprare la sciarpa e in sottofondo senti il battere incessante del telaio. Prima di pagare, butti un’occhiata veloce e scopri il signor Gino che con gesti più marcati e meno agili di un tempo, sta mostrando a suo nipote Daniel i primi trucchi di un mestiere che da generazioni viene tramandato oralmente e attraverso vecchi quaderni. Gino si alza, viene verso di te e con quei modi bruschi ma gentili che solo gli uomini e le donne di montagna padroneggiano comincia a raccontarti la storia e la tecnica di tessitura. In ogni sua frase, in ogni suo gesto, risuonano l’amore e la passione per quello che fa. Quasi come fosse il battere del telaio.

La sciarpa numero due è lì, anonima come la confezione in cui è racchiusa.

Passaggio 3
Gino ti racconta, e gli credi perché gli occhi non mentono, che quello è prezzo più basso che può farti, perché lui le parole “profitto” e “breakeven point” non le vuole nemmeno sentire. Ti dice anche che capirà se dovessi scegliere l’altra sciarpa, perché alla fine sa bene che le cose artigianali non possono essere riprodotte in serie. Lui lo sa e pensa che sia un di più che rende unico il prodotto (non dire surplus, per carità), ma una volta un turista gli ha detto che fare le cose in serie sarebbe più facile.

Passaggio 4

La sciarpa di Gino ha un’anima e un volto, l’altra è solo una sciarpa: sei ancora sicuro di comprare “una semplice sciarpa”?

Cosa c’entra la tua azienda in tutto questo?

Mi sono fatto prendere dalla storia, ma c’è una morale. Quando sei entrato nel negozio, ti sei trovato davanti due sciarpe identiche se non per la differenza di prezzo: dopo aver parlato con il produttore, però, hai capito che la sciarpa numero aveva un’anima e una storia, mentre l’altra era solo una sciarpa. In qualche modo, sei riuscito a percepire l’enorme differenza tra le due, così grande da far sembrare ridicola la differenza di prezzo.

Come il signor Gino, sono sicuro che anche dietro a quello che fai tu ci sia una storia che valga la pena raccontare.

Raccontati sul web

Tutto questo per dirti che il tuo mercato è il web e che nell’esempio manca un dettaglio molto importante: Gino ti ha spiegato la storia perché tu eri lì pronto a sentirla, mentre l’altra sciarpa non ha raccontato nulla perché nessuno poteva raccontare niente di lei.

Il web, invece, è pieno di persone che vogliono sentire la tua storia e grazie a due click possono salvarla e leggerla quando saranno più comodi e ricettivi. La differenza sta nel fatto che non basta aspettare che vengano a chiedertela, ma sarai tu a proporla.

Come?

Hai mai pensato di partire dal blog? 😉

superare il blocco dello scrittore

Come riprendere energie e superare il blocco dello scrittore

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Esiste un interminabile elenco di motivi per cui potresti perdere la creatività e la fantasia e ritrovarti seduto davanti al computer in attesa di una qualche forma di ispirazione. Ci sono – e chi fa questo mestiere o chi sta cercando di pubblicare il suo primo romanzo non può negarlo – dei momenti in cui sei proprio impantanato: niente da fare, tu provi a parlare (o a scrivere) ma le parole non escono.

Allora ti fai prendere dal nervoso, cerchi di concentrarti e vai a pescare in qualche cassetto della memoria una frase che potrà sembrarti più o meno dignitosa e che, alla fine, risulterà invece banale e scontata e senza un minimo di appeal.

Approfondisci: Scrivere meno per scrivere meglio (Coming Soon)

Inchiodarsi alla sedia non serve a niente

Ai tempi dell’università conoscevo una ragazza che credeva che legarsi (si fa per dire, eh) alla sedia fosse l’unico modo per farsi entrare in testa un concetto. Moderna eroina dello studio a oltranza che, cascasse il mondo, non si alzava dalla scrivania finché non padroneggiava un qualunque tipo di definizione, ragionamento o formula.

Devo anche dire, per correttezza, che lei era convinta di questo metodo e che il suo voto di laurea fu molto più alto del mio…

Ma inchiodarsi alla sedia è davvero l’unico metodo per obbligarsi a produrre? È quello migliore? Da questo brevissimo racconto dei beitempiandati™ parrebbe di sì.

Non è proprio così, almeno non lo è mai stato per me.

Quando mi capitava di non riuscire a scrivere, l’ultima cosa di cui avevo bisogno era quella di impormi di stare seduto alla mia scrivania vista muro. Anche perché dopo un po’ di attente riflessioni finivo sempre con il crearmi mentalmente la lista della spesa, pensare agli appuntamenti dei giorni successivi e pormi semplici interrogativi come “perché non c’è la pace nel mondo?“, “Come si chiamava il quarto dei Beatles?“, “Perché la gente con la Smart parcheggia fino in fondo nei parcheggi a pettine, che poi ti illudi di aver trovato posto?” e così via. Risultati?

Nessuno, a parte aver scoperto tutto da solo il nome del quarto dei Beatles*! (Il che, se ci pensi, non è male, ma non mi è mai servito all’università).

A dire il vero, da quell’esperienza – quella di legarmi alla scrivania, non quella dei Beatles – ho però capito alcune cose, che mi sono servite quando ho deciso di scrivere per vivere o vivere per scrivere o, insomma, di fare quello che faccio ogni santo giorno da qualche anno a questa parte.

Quindi basta con i preamboli e con le introduzioni (che piacciono tanto ai Seo quelli bravi) e parliamo giusto un attimo dell’argomento centrale di questo post ovvero come sbloccarsi quando le parole non ti vengono proprio e devi consegnare un pezzo.

Come superare il blocco dello scrittore?

“Blocco dello scrittore” esagerato! Vabbé ecco quello che faccio di solito nei momenti in cui non mi escono le parole.
AVVERTENZA NUMERO UNO: È qualcosa che faccio per me e che solitamente funziona, ma non è un dogma.
AVVERTENZA NUMERO DUE: Non alzarti dalla sedia alla prima difficoltà.

Detto questo, quando proprio non riesco a scrivere come vorrei – o non riesco a scrivere niente – metto in fila queste attività in base alla difficoltà del momento.

Smetto di pensarci
Ti ho appena detto che secondo me non serve a niente legarsi alla sedia. Quindi, quando proprio non mi vengono le parole smetto semplicemente di cercarle. Semplice, no?

Faccio una lunga passeggiata distensiva
Sia chiaro, senza alcun tipo di apparecchio elettronico. Niente tablet, niente smartphone. Devo anche ammettere che adoro fare passeggiate da solo, perché mi aiutano a pensare (un classico) e mi rimettono in pace con il mondo. Quindi, quando proprio non mi vengono le parole, ne approfitto per fare qualcosa che mi piace e che mi rilassa. Dopo un po’ di passi, guardando quello che ti circonda, vedrai che avrai le idee più chiare su come chiudere quel blogpost sul quale sei bloccato da un po’ o sul copy giusto per quel cliente.

Ascolto musica dei cantautori
Un’altra mia passione che però mi torna spesso molto utile. Spesso, nelle loro canzoni posso trovare la formula giusta o la risposta alla mia domanda. In caso contrario, posso comunque dire di aver ascoltato un po’ di buona musica, no?

«Ci penserò domani»
Cosa faccio se non funziona, anzi, quando non funziona? Niente, in quel caso spengo tutto e mi impongo di ripensarci il giorno dopo. E se succede il giorno della scadenza? No, dai, non arrivare al giorno della scadenza: gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo e devi prenderti per tempo.

Blocco dello scrittore: una specie di conclusione

Scrivendo questa piccola lista mi sono reso conto di una cosa molto importante: il blocco dello scrittore si sconfigge con la bellezza. Con la bellezza delle cose che amo fare, con la bellezza dei paesaggi che mi circondano e con la bellezza di suoni e parole di altri. Ecco, in fondo a questo post penso di poterti dire semplicemente che quando le parole non vengono fuori devi impegnare la tua mente con qualcosa di bello e non stressante. Non è importante cosa, ciò che conta è che ti faccia stare bene e ti dia serenità.

Questo, ovviamente è quello che faccio io quando non ho l’ispirazione. Può essere qualcosa di utile come di estremamente banale, ma è comunque qualcosa che volevo condividere con te sperando possa esserti almeno un po’ utile.

*Era George Harrison.

come-diventare-un-buon-blogger

Cosa serve per diventare un blogger?

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Oggi vorrei dare la mia personalissima opinione su quali siano le caratteristiche necessarie per diventare un blogger, ammesso che io lo sia e che sia semplice definire qualcuno solo come un “blogger”. Ecco, ora cerco di spiegarmi meglio.

Dire che tutti quelli che hanno un blog sono dei blogger è forse un po’ eccessivo, ma sarebbe difficile trovare una soglia che possa distinguere “un vero blogger” da “uno che ha un blog”. Tra l’altro, non sarebbe corretto dire “tu sei un blogger e tu no”, senza contare che leggendo questo pezzo potresti pensare che io non sia un vero blogger.

E forse hai anche ragione, ma non è importante.

Quello che conta, al di là della definizione e della spilletta con sù scritto “blogger”, è che in questi anni credo di aver imparato qualcosa e ho intenzione di condividere la mia idea con te.

Cos’è un blog?

Prima di entrare finalmente dentro le caratteristiche necessarie per diventare un blogger, rispondi a questa domanda: cos’è un blog?

No, non sto cercando di fare della filosofia, anche se per me un blog è prima di tutto uno stato mentale. Quello che sto cercando di dirti è che se pensi che un blog sia solo un programma o un sito in cui scrivere qualcosa ogni tanto perché fa figo e ce l’hanno tutti, probabilmente non sei un blogger.

Ripeto, magari non lo sono neanche io, ma credo che l’amore per questo strumento e la voglia di curarlo come un seme che diventerà pianta, siano condizioni essenziali.

[NOTA: questo è un post aperto in cui vorrei inserire via via i tuoi suggerimenti e le nuove idee]

 

Di cosa hai bisogno per diventare un blogger?

Per diventare un blogger (e magari un blogger affermato) quali caratteristiche personali devi avere? Serve una formazione accademica?

La risposta alla seconda domanda è: non necessariamente. Il background di studi ed esperienze è sicuramente importante per formare la tua persona e il blogger che sarai, così come un’istruzione più alta potrebbe significare vedute più ampie e maggior padronanza del linguaggio tecnico.

Il livello di istruzione di partenza però non è fondamentale o comunque lo è molto meno rispetto alla formazione continua richiesta dal blog dal momento della sua apertura: articoli, aggiornamenti, spunti e programmi utili sono solo alcuni dei fattori su cui dovrai lavorare. Senza contare che più il tuo blog crescerà, più dovrai lavorarci.

Adesso provo a rispondere sinceramente alla prima domanda: quali sono le caratteristiche personali che ti fanno diventare un buon blogger?

Sei davvero un blogger?

Rimango convinto di quanto scritto nell’attacco dell’articolo: non sono nella posizione di affidare patenti di blogger, ma credo che ci siano 5 caratteristiche indispensabili:

Passione

La passione è il motore che ci spinge a fare le cose. In questo caso, passione significa metterci tutto l’impegno possibile e avere la costanza (altra parola fondamentale per un blogger) di portare avanti il nostro progetto. Per far nascere un blog ci vuole poco tempo e serve un piccolissimo investimento, ma per farlo crescere servono passione, costanza e impegno.

Voglia di migliorare

Come in tutte le cose, la voglia di migliorare ti porta a ottenere grandi risultati. Non dico di non essere mai soddisfatto, anzi devi trovare il modo di gratificarti, ma il voler sempre salire un gradino in più farà crescere il tuo blog.

Curiosità

Curiosità di scoprire cose nuove e di vedere come lavorano gli altri, ma anche curiosità intesa come voglia di studiare.

Voglia di aiutare

Il blog è un luogo in cui tu dai delle risposte alle persone. Questo significa che per essere un buon blogger devi avere voglia di regalare un po’ della tua conoscenza e della tua esperienza. Se hai paura di condividere perché pensi che qualcuno possa copiarti beh, allora non aprire un blog.

Voglia di mettersi in gioco

Questo è forse il punto più importante. Aprire un blog significa esporre le proprie idee e rischiare di subire anche critiche più o meno velate. Fa parte del gioco e devi essere consapevole che più persone leggeranno quello che scrivi, più possibilità ci saranno di trovare qualcuno in disaccordo con te. Per questo motivo devi credere in quello che scrivi e non devi mai, e dico mai, smettere di essere curioso, di voler migliorare e di studiare.

Hai passione, pensi di poter rispondere alle domande delle persone, credi nella tua idea e non hai paura a metterti in gioco? Bene, probabilmente sei un ottimo blogger anche se ancora non hai aperto un blog.

Qual è la tua opinione?

A grandi linee questi sono i punti da cui partire, ma sono sicuro che ci siano tante altre caratteristiche importanti. Una tra tutte, che però non ho citato in questo post, è sicuramente l’originalità, perché i doppioni non servono e non piacciono a nessuno.
Seconde te, invece, quali sono le caratteristiche di un blogger? Quale può essere quella più importante tra quelle elencate in questo articolo?