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i social sono sempre più privati

L’esperienza social è sempre più intima

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È possibile parlare di intimità quando parliamo di social? Può essere che, dopo anni di “esibizione pubblica”, stiamo tornando a cercare qualcosa di più privato e meno esposto al pubblico?

Stando a quanto affermato durante Facebook F8, pare proprio di sì. Così come a sostegno di questa tesi arriva anche l’analisi “L’evoluzione del private social: tra messaging, chat e gruppi“, pubblicata da We Are Social il mese scorso (leggila qui).

Che i social in genere – e Facebook in particolare – stiano vivendo un periodo di grandi cambiamenti è sotto gli occhi di tutti, così come il ruolo che hanno avuto durante le elezioni politiche prima ed europee poi. In un mondo in cui tutto cambia velocemente, tutto sembra ancora cambiare: grandi migrazioni dei più giovani verso Instagram e chat e la maggiore trasparenza imposta alle pagine sono solo la punta di un Iceberg che sarà bene studiare a fondo, specie in ottica aziendale.

Saper reagire in fretta ai cambiamenti (se non addirittura anticiparli) può infatti fornirci un vantaggio competitivo difficile da colmare, a patto che riusciamo a capirli e che siano funzionali ai nostri obiettivi di business.

Dall’era pubblica a quella privata

Pubblichi un contenuto su Facebook, ti sbilanci ed esprimi la tua sacrosanta opinione. Poi arriva qualcuno che non la pensa come te e polemizza. Ti senti scomodo, a te non piace essere contraddetto sulla “tua” bacheca, specie perché tutti quanti vedranno la conversazione e si faranno un’opinione di te e del tuo avversario. Magari, poi, infili in modo consecutivo un paio di post che non piacciono e il tuo ego si rannicchia in un angolo della tua esistenza.

Allora perché pubblichi post su Facebook se poi non ottieni alcun tipo di gratificazione?

Ecco, tra i tanti motivi che hanno portato a uno scivolamento verso una dimensione più privata e diretta delle relazioni social, il rischio di non ottenere l’apprezzamento sperato (perché, diciamolo, nessuno pubblica per sé stesso) ha avuto sicuramente un ruolo molto importante. A leggere l’estratto del report di WeAreSocial che ho linkato poco sopra, la prima sensazione è proprio quella: i social generalisti cominciano a essere in mano di chi urla più forte; luoghi in cui chi è più irragionevole alla fine vince e posti nei quali non è poi così divertente restare.

E poi, diciamolo, fornire sempre la versione migliore di noi per fare bella figura è un’attività incredibilmente stressante. Non siamo influencer, non siamo web stars ma siamo persone normali e come tali abbiamo alti e bassi praticamente ogni giorno. Solo che non puoi mica pubblicare post noiosi, altrimenti niente like e addio gratificazione.

Ecco, per come la vedo io queste sono due delle possibili risposte a questo slittamento: più che condividerli, oggi i contenuti si mandano direttamente a qualcuno che pensiamo possa apprezzare. Più che esporci al rischio di non piacere, cerchiamo l’ambiente in cui abbiamo la certezza di piacere.

Pensaci: quante volte mandi un contenuto diretto a qualche tuo amico e quante, invece, esprimi un pensiero sul tuo profilo Facebook?

Sii dove stanno i tuoi clienti

Cosa significa questo per le aziende? Cosa cambia nel passaggio da una dimensione pubblica dell’esperienza utente sui social a una decisamente più privata e orientata alla condivisione verso il piccolo pubblico? Dove può inserirsi l’azienda in tutto questo?

In primo luogo, il passaggio dalla condivisione di un post sulla bacheca a un invio (che sia su in gruppo Facebook, su WhatsApp o in Direct su Instagram) va a toccare direttamente quello che pubblichi sulla tua pagina aziendale: non più, quindi, un post che sia utile o interessante per i tuoi utenti, ma un contenuto che i tuoi utenti possano reputare interessanti per i loro amici, così interessante da selezionarlo e inviarlo. Ecco quindi che in un epoca di interazioni deboli, torna pubblicamente di moda il caro e vecchio passaparola.

In secondo luogo, se non ti sei già dotato di un gruppo è il momento di pensarci: dopo anni di esibizionismo, le persone sembrano essere ora più restie all’esporsi al rischio di polemiche, insulti o anche solo opinioni diverse dalle loro.
Da sempre, infatti, noi cerchiamo ambienti in cui possiamo trovarci a nostro agio e amici con i quali condividere qualcosa, preferendo di gran lunga parlare di calcio con persone che sostengono la nostra squadra. Quei luoghi esistono e hanno creato un vero e proprio sottobosco, al di là di quello che accade normalmente nel nostro feed.

Infine, ricordati sempre di non essere così netti nelle tue scelte e soprattutto di non farti trainare dai trend del momento.
Che sia in atto un passaggio a una dimensione più intima dell’esperienza social è un dato di fatto, ma prima di rivedere tutta la nostra strategia di social media marketing in funzione di questo scivolamento abbiamo bisogno di dati e informazioni e, soprattutto, di capire se quella possa essere la strada giusta per la nostra azienda.

libreria-inserzioni-facebook

Quanto spendono i tuoi concorrenti su Facebook?

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Quanto spende Matteo Salvini per fare pubblicità su Facebook? Quali e quante campagne a pagamento sta facendo girare? Quanto spendono i suoi concorrenti? E il principale concorrente della tua azienda? E poi, ancora, chi c’è dietro alle pagine Facebook?

Scoprire queste ed altre informazioni è adesso alla portata di tutti, grazie alla libreria inserzioni, uno strumento messo a disposizione da Facebook a ridosso della campagna elettorale per le elezioni europee 2019, ma che tornerà utile a tanti e non solo a coloro che, anche solo per curiosità, vogliono sapere quanto spendono i politici su Facebook.

Cosa trovi nella libreria inserzioni?

La libreria inserzioni è uno strumento totalmente gratuito che ti consente di avere tante utili informazioni circa i tuoi competitors e le inserzioni che hanno attivato su Facebook. In particolare, accedendo tramite il link che ti ho indicato qui sopra ti sarà sufficiente digitare il nome della pagina nella barra di ricerca per vedere tutte le sue sponsorizzate.

In primo luogo vedrai quindi una panoramica delle inserzioni, ma ti basterà cliccare su vedi i dettagli dell’inserzione per scoprire:

  • Le informazioni sull’inserzionista
  • Il periodo di attività della campagna
  • Dove e a chi è stata mostrata
  • Quanto è stato speso indicativamente per quell’inserzione e quali sono i risultati raggiunti

Ma tornando per un attimo alla pagina precedente in gestione inserzioni abbiamo un’altra tab interessante subito alla nostra destra.  Oltre infatti a conoscere quanto è stato speso in Facebook advertising e in quale periodo, attraverso la voce trasparenza della pagina possiamo sapere:

  • Quando è stata creata la pagina
  • Se e quali modifiche sono state fatte al suo nome
  • Quante persone gestiscono la pagina e da quale paese provengono

Insomma, con questo nuovo strumento abbiamo già la possibilità di venire a conoscenza di un buon numero di dettagli che fino a poco tempo restavano sconosciuti ai più.

Dove trovi la libreria inserzioni di Facebook?

La libreria inserzioni di Facebook è raggiungibile a questo link: https://www.facebook.com/ads/library/

Perché è uno strumento utile?

Non ci sono dubbi sull’utilità della libreria inserzioni di Facebook, tanto per gli utenti normali quanto per le aziende, ma proviamo a vedere qualcosa in più.

Per gli utenti

Anche se sembra più una cosa da curiosi (“quanto spende Matteo Salvini per la propaganda?”) o per nerd smanettoni, la semplicità della libreria inserzioni è invece molto utile a tutti gli utenti.

In particolare, uno strumento molto utile è quello che ci indica il cambiamento del nome della pagina, così da essere certi di non essere caduti in fregatura come, ad esempio, una pagina che si chiamava “viva i gattini” e poi si è trasformata in una pagina a sostegno di un candidato che non ci piace.

Interessante per gli utenti, poi, oltre a conoscere il budget investito da ogni inserzionista, è sicuramente la provenienza dei gestori della pagina. In questo caso, è lo stesso Facebook a spiegarcene l’utilità:

“È comune che una Pagina sia gestita da molte persone di luoghi diversi. Puoi controllare se sono presenti incongruenze tra l’obiettivo di una Pagina e il luogo delle persone che la gestiscono.”

P.S.: Se vuoi sapere a quali pagine hai messo like nel tempo, verificare che non ti sia sfuggito un cambio di nome o anche solo fare un controllo veloce sappi che ne ho parlato in questo post.

Per le aziende

Conoscere quanto spendono (e come) le aziende e i politici su Facebook non serve solo a tutelare i privati cittadini o a fornire qualche curiosità, ma offre anche una panoramica interessante alle aziende, che da oggi avranno semplice accesso ai dati relativi alla spesa su Facebook dei loro concorrenti. Questo ovviamente non significa che potremmo conoscere tutto del web marketing dei nostri rivali ma più semplicemente potremmo fare un piccolo confronto almeno su questo social.

Non solo, in questo modo possiamo avere una visione insieme delle loro ad e provare a tracciare un pezzo della loro strategia. Il che, intendiamoci, può essere un grande vantaggio, a patto che non ci vincoli e non ci induca a copiare le idee, il budget o le campagne.

Avere in mente ciò che fanno gli altri può esserci molto utile; prendere spunto per elaborare una nostra strategia può essere un’ottima idea; copiare ciò che fanno gli altri è il miglior modo per avere la certezza di non essere mai i primi.

scegliere i social giusto per l'azienda

Il social giusto per la tua azienda

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Facebook, Instagram, LinkedIn o magari un blog. E cosa dire di twitter? Ha ancora senso investire tempo (e denaro) lì sopra, oppure è meglio concentrarsi altrove? E se, invece, la soluzione giusta fosse una combinazione tra diverse piattaforme? E, ancora, se invece ti servissero tutte? Ormai finalmente anche in Italia quasi tutte le aziende – piccole o grandi che siano – si sono convinte della bontà del social media marketing e delle prospettive di business che questi strumenti sono in grado di offrire.

Sì, è vero, siamo parecchio in ritardo sulla tabella di marcia mondiale, ma ci stiamo arrivando anche noi.

Alla scoperta del social media marketing

Ma se ormai tutti sembrano non voler rinunciare alle opportunità offerte dai social, non tutti sembrano ancora aver capito cosa puoi ottenere e soprattutto perché dovresti quantomeno ragionare sulla possibilità di inserire i social all’interno della tua strategia di comunicazione. Ancora troppo spesso, infatti, le metriche che vengono prese come riferimento sono il numero di like alla pagine o il numero di accessi al sito (vedremo perché non sono così affidabili in un altro post), rischiando di ottenere poco più della famosa e tanto vituperata “visibilità”.

Sei fai parte di coloro che nutrono ancora dubbi sull’efficacia o sul ruolo dei social puoi consultare tutti gli articoli relativi a questa sezione (disponibili qui); altrimenti avresti potuto tranquillamente saltare questa intro perché sono certo che tu sappia cosa puoi ottenere con i social, quali sono le strategie migliori e, per tornare al tema di questo post, di quali social la tua azienda non potrebbe fare a meno.

Di quale social hai bisogno?

In realtà potremmo inserire la scelta dei canali tra le attività residuali del marketing in generale e del social media marketing nello specifico. Scegliere se investire in pubblicità su Facebook, su Instagram o su entrambi non può e non deve essere in cima alla tua to do list. Anzi, ti dico di più, nella maggior parte dei casi, la risposta alla domanda “quali sono i social utili alla mia azienda?” arriverà praticamente da sé. Come?

Facile: basta conoscere la tua azienda, il tuo pubblico e le dinamiche dei vari canali, combinare il tutto e ottenere la soluzione adatta alle tue esigenze. Ovviamente, chiedere una consulenza a un professionista o affidarsi a un’agenzia ti farà risparmiare tempo e ti permetterà di orientarti fin da subito verso la soluzione migliore.

Le caratteristiche della tua azienda

La prima cosa che devi conoscere per poter scegliere in maniera consapevole i canali sui quali investire è sicuramente legata alla tua azienda e ai suoi obiettivi di business. In particolare, in primo luogo devi avere bene a mente la tua identità, i tuoi punti di forza (e debolezza), dove si potrebbero incasellare i servizi o i prodotti che offri: una consulenza professionale nel settore della fiscalità non avrà lo stesso stile o la stessa duttilità di un paio di scarpe da tennis e quindi meriterà una scelta differente. Inoltre, devi aver ben chiaro obiettivi di business e strategia di marketing: il social media marketing è “una parte del tutto” e per poterla incasellare correttamente devi avere le idee chiare.

Sii dove devi essere

Il secondo punto è estremamente semplice: devi essere dove la gente di cerca o, detto in altri termini, devi essere dove si trova il tuo pubblico. Ma se questa operazione sembra davvero banale se consideriamo il mercato offline (se vendessi sci difficilmente apriresti una nuova filiale nel deserto del Sahara), scegliere dove farsi trovare online è più difficile e deve partire da un’ottima conoscenza del tuo target e delle tue buyer personas. Ancora troppo spesso gli imprenditori inseguono la chimera del vendere a tutti, ritrovandosi quindi ad aprire account su tutti i social perché il cliente potrebbe essere ovunque.

Asciugando al massimo il discorso, dovrebbe essere sufficiente dire che presidiare ogni spazio disponibile ha un costo elevatissimo e una scarsa resa.

Per tornare all’esempio degli sci: se decidessi di aprire una filiale in ogni città del mondo avresti sì la possibilità di attirare più persone, ma avresti speso tantissimi soldi per affittare spazi e pagare dipendenti in posti totalmente inutili. Sul web la parola chiave è ottimizzazione.

È lei che ti deve guidare verso i tuoi obiettivi, liberando budget speso in maniera inutile per qualcosa di decisamente più orientato al profitto.

Le dinamiche dei diversi canali

Ultima ma certamente non meno importante è la conoscenza dei canali e delle loro dinamiche. All’intero dell’universo dei social media possiamo inserire Facebook, Instagram, Snapchat, Twitter, LinkedIn, il blog, YouTube e persino Wikipedia, ma per dare un senso alla nostra attività abbiamo la necessità di essere più specifici. Ogni canale segue logiche diverse, ha frequentatori diversi e scopi diversi. Tu o il professionista al quale ti sei affidato dovrete essere bravi a scegliere con cura cosa possa davvero servire alla tua azienda. Spesso, infatti, molte “agenzie” hanno tutto l’interesse a farti aggiungere il maggior numero di canali possibile perché guadagnano sul pacchetto, ma tu sei sicuro di avere necessità di tutto quanto?

Se dovessi incontrare una proposta di questo genere il mio suggerimento è quello di fermarti un secondo a osservare quello che succede su quel determinato social: è un’azione che richiede poco tempo ma può fornirti indicazioni utili alla tua valutazione. Un’altra cosa da fare in fase di preventivo e proposta è quella di chiedere spiegazioni sulla decisione.

Un professionista serio e un’agenzia di valore saranno sempre in grado di motivare le loro scelte.

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A chi affidare i social di un partito?

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Qualche tempo fa abbiamo parlato di quanto sia ormai importante diventare un social partito, trovando almeno tre buoni motivi: ascolto, azione e reazione. Il succo, in estrema sintesi, è che non puoi fare a meno di uno strumento così importante. Già, tutto bene, ma chi si deve occupare di questa parte, che va molto oltre rispetto alla semplice comunicazione?

A.A.A. Social qualcosa cercasi

So quanto sia difficile per molti partiti trovare il social media manager giusto, ma soprattutto so quanto possa pesare il costo di un social media manager nell’economia di un partito locale. Qui, infatti, non stiamo parlando di partiti come la Lega, del Movimento 5 Stelle o del Partito Democratico ma delle tante realtà medio piccole che vivono il territorio e devono far quadrare l’esigenza di gestire un budget minimo e la necessità di diffondere la loro narrazione.

Sarebbe troppo facile (e bello) suggerire di assumere qualcuno a tempo pieno, che possa dedicarsi esclusivamente a quello. Sarebbe anche la scelta più giusta e quella in grado di portare i risultati migliori. Ma visto che spesso non è così, proviamo a vagliare le diverse alternative.

Affidarsi a un social media manager freelance

Se non abbiamo la possibilità di assumere qualcuno a tempo pieno la soluzione migliore è senza dubbio quella di affidarsi a un professionista freelance.

Sul mercato esistono diverse proposte, modi di lavorare differenti e una marea di professionisti disposti ad accettare l’incarico, così come possono variare (e di molto anche) gli onorari che richiedono. Scegliere il professionista giusto può non essere semplice, è vero, ma un professionista, in quanto tale, deve saper fare cose che gli altri non sono in grado di fare. Ecco quindi che il vantaggio di affidarsi a un professionista è rappresentato dalla professionalità: studio, esperienza, impegno e passione vorranno pur significare qualcosa, no?

Sebbene sia la migliore, la scelta di affidarsi a un professionista ha comunque un lato (probabilmente) negativo: il costo. Sicuramente si tratta di un investimento a lungo termine e certamente non è gratis, quindi è importante valutare bene il rapporto costo-opportunità. Quanto crediamo in quella professione? Quanto ne abbiamo bisogno? Perché ne abbiamo bisogno? Quali sono le credenziali del professionista che abbiamo scelto? Perché proprio lui?

Poi, solo dopo esserci fatti queste domande, pensiamo al prezzo, avendo ben chiaro – come si dice spesso – che  “se pensi che un professionista costi troppo è perché non hai idea di quanto ti costerà alla fine un incompetente”.

Formare una risorsa interna

Scegliere internamente una figura da formare può essere una buona soluzione se non disponiamo di un budget sufficiente a ingaggiare un professionista ma vogliamo evitare grossi rischi ed errori clamorosi. Pagando una formazione precisa e specifica a uno dei nostri fidati militanti o supporters offre anche il vantaggio di avere qualcuno al corrente delle dinamiche interne, delle idee e degli obiettivi del nostro partito. Non dovrà chiedervi cosa volete comunicare perché lo saprà già.

Il punto di forza che h0 appena evidenziato può rappresentare però anche una grande debolezza. Ci sono degli equilibri interni da valutare: la persona a cui verrà affidata la comunicazione ha voce in capitolo nelle decisioni? Se dovesse suggerire un cambio di rotta (o magari un’idea diversa rispetto a quella dei vertici) verrebbe ascoltato? Non solo, la sua militanza e i suoi ideali quanto potranno influire sulle sue decisioni? Ecco, queste sono domande da porci e dubbi da risolvere prima di scegliere questa opzione. Il rischio è che la risorsa che abbiamo formato diventi una mera esecutrice: una sorta di robot che post sui social i comunicati stampa. Forse è meglio sottolinearlo: se scegliamo di formare una risorsa è perché ci fidiamo di lei, ma non possiamo farlo a fasi alterne. Infine, ovviamente, un corso di formazione non potrà sostituire anni di professione: è bene non pretendere dalla nostra risorsa interna un lavoro della qualità di un professionista.

Farlo fare al militante più giovane o a quello che usa spesso i social

No, dai, scherzo, questa non è un’alternativa da prendere in considerazione. Incaricare qualcuno di gestire la comunicazione digitale solo perché usa bene i social per conto suo equivale più o meno ad assumere una persona come Chef solo perché a casa ha un forno a microonde. Rendersi interessanti ed avere carriole di like e interazioni sul profilo privato non equivale certo a saper gestire la comunicazione di un’azienda o un partito: sono mondi totalmente diversi ma, soprattutto, uno è un gioco mentre l’altro una professione. Non solo, la discriminante legata all’età o alla confidenza con le nuove tecnologie non può essere né la prima, né l’unica nella scelta di qualcuno a cui affidare (in sostanza) il destino del nostro partito. Se dovessimo affrontare un’operazione preferiremmo un chirurgo o un giovane?

Ecco, appunto.

Una consulenza per il caso specifico

Ma come scegliere l’opzione che fa al caso nostro? È solo una questione di budget o c’è dell’altro? Un’ultima soluzione può essere rappresentata dalle consulenze. Con l’aiuto di un consulente abbiamo la possibilità di capire quale sia il nostro punto di partenza, conoscere i nostri reali obiettivi e imbastire una strategia di comunicazione digitale come si deve, monitorando di volta in volta i risultati raggiunti. Questa opzione ha tra i suoi lati positivi quello di poter gestire il budget in piccole dosi, facendosi guidare da qualcuno ma occupandosi in prima persona del “lavoro sporco”.

A breve termine può quindi essere una buona idea, ma visto che le consulenze costano mediamente di più (in termini di costo orario) di una vera e propria gestione, a lungo termine rischiamo di dover spendere una quantità maggiore di soldi e di dover essere noi a occuparci della parte pratica.

Conclusione: come scegliere un social media manager?

A conti fatti queste sono le alternative a disposizione anche delle aziende e non solo dei partiti e basta un’occhiata al volo per riconoscere pregi e difetti di ognuna di esse, escludendo ovviamente la possibilità di farlo fare a qualcuno solo perché usa bene i social media o, peggio, è il più giovane. I fattori da combinare per prendere una decisione sono tanti: dal budget alle risorse in termini di tempo ed energie, dalla struttura organizzativa agli obiettivi e così via ma, indipendentemente dalla scelta che faremo, è importante che ci arriviamo dopo un’attenta e onesta analisi interna.

i partiti politici nell'era digitale

Diventare un social-partito

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Negli ultimi anni, i partiti hanno dimostrato di non poter fare a meno della figura del social media manager per una valida serie di motivi.

Non tutti, ovviamente: alcuni partiti hanno scelto (e continuano a farlo) di considerare marginale questa parte della comunicazione, preferendo di gran lunga un esilio (non dorato, per carità) dal quale lamentarsi di quanto gli elettori non capiscano, siano stupidi, non abbiamo ricevuto il messaggio, si facciano coinvolgere dalle sirene, eccetera eccetera.

In un estremo tentativo di convincere questi partiti ad accettare la sfida e senza voler lanciare il grido o “social o morte”, voglio parlare di tre validi motivi per cui non solo i partiti dovrebbero usare i social, ma anche perché dovrebbero farlo con cognizione di causa. Non esserci equivale a perdere opportunità importanti, ridurre in maniera consapevole la popolarità e allontanarsi dalle persone. E, rispondi sinceramente: davvero pensi che se abbandoni i tuoi elettori quelli restano lì ad aspettare che tu batta un colpo? Non è forse più probabile che cedano a qualche sirena?

Sintetizzando, possiamo riassumere l’importanza di una presenza sui social in tre parole: ascolto, azione e reazione.

Ascoltare, agire e reagire grazie ai social media

Se sai ascoltare sei a metà dell’opera

La politica deve stare dove ci sono le persone. E le persone, negli ultimi 10 anni, sono sui social media. È lì che parlano di politica, esprimono i loro sentimenti (in modo palese e non), portano avanti le loro istanze e mettono in piazza le loro paure. Quindi, anche solo per sentire “di cosa parla la gente” bisogna abitare i social per non perdersi un canale preferenziale sulle opinioni delle persone, una finestra sui pensieri della gente. Presidiare i social in modo organizzato e coerente permette a un partito di ascoltare e capire, mettendo così sul tavolo idee e proposte in grado di coinvolgere gli elettori. Evitare di stare sui social o portare avanti battaglie che nessuno reputa interessanti può essere comodo, ma non porterà al partito un maggior numero di consensi.

Ovviamente, non si tratta di modificare la natura di un partito per inseguire le idee delle persone. Tutti i partiti hanno (o dovrebbero avere) una loro precisa identità e dei valori fondanti. Ascoltare i social permetterà loro di lavorare su tutti quegli argomenti paralleli o complementari alla loro narrazione. Ogni grande ideale è declinabile in istanze attuali e coinvolgenti, basta trovare la chiave giusta.

Dall’ascolto alla proposta

Una volta compresa l’importanza di ascoltare e dopo aver messo in ordine le richieste degli elettori, ecco che arriva il momento di passare all’azione. Anche in questo caso, evitare di parlare sui social equivale a trascurare se non una fetta di popolazione, almeno uno strumento di rinforzo cognitivo. Il meccanismo peraltro è piuttosto semplice: sento una notizia, apro i social e guarda caso ne stanno parlando tutti, compreso un partito indicativamente vicino alla mia posizione, che ha scelto di trattare la questione in modo compiuto.

Chi dice che i social non spostano l’elettorato nel breve termine ha assolutamente ragione, ma chi dice che i social non servono a nulla neanche sul medio lungo periodo o sta mentendo o non sa di cosa parla. Il comune sentire si forma spesso dietro a uno schermo perché, per tutta una serie di motivi, è proprio lì che ci lasciamo andare più facilmente. La scelta per un partito è tra essere passivo e sperare che vada tutto bene o cercare di guidare questo senso comune verso una posizione a lui più vicina.

«Cosa si dice su di me?»

Essere nel luogo in cui si parla di te è anche il modo migliore per cercare di guidare (di nuovo) le conversazioni e soprattutto arginare eventuali emorragie. Come fai a evitare che ti vengano soffiati dei voti se non sei nel luogo in cui questo accade? Come fai a controbattere e a difenderti da accuse, bufale e informazioni fuorvianti se preferisci evitare un canale solo “perché tanto non ha senso perdere tempo a parlare con gli analfabeti funzionali”? Per come la vedo io, è decisamente meglio avere la possibilità di sapere cosa sta succedendo piuttosto che svegliarsi una mattina e scoprire di essere lontani anni luce dai pensieri delle persone.

P.s: in questo senso diciamo pure che l’analfabeta funzionale logora chi non ce l’ha.

Come si diventa un social partito?

Diventare un social-partito non è semplice: servono energie, risorse, budget e una buona dose di umiltà. Una volta presa la decisione di gettarsi nella mischia potresti trovarti di fronte a grandi sorprese! Se scoprissi, ad esempio, che le tue battaglie non interessano più nessuno?  E se, invece, venissi a sapere che basterebbe modificare un pochino la tua narrazione per ottenere un maggior numero di consensi? Cosa faresti? Saresti disposto a modificare un po’ i tuoi argomenti da campagna elettorale per poter vincere e avere così il diritto di portare avanti le tue istanze?

Ma ho un’altra brutta notizia per te: digitalizzare il tuo partito e farlo atterrare in maniera efficace sui social non è una cosa che puoi far fare a tuo cugggino. E non puoi neanche limitarti a dare le credenziali di Facebook al tuo militante più giovane “perché tu che sei giovane ci capisci qualcosa“.

Se, invece, pensi che questo sia sufficiente, ti suggerisco di dimenticare tutto quello che hai letto e lasciar perdere la social-politica perché rischieresti di avere costi di gran lunga più alti dei benefici.

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