Qualche anno fa, che nell’epoca di Internet e dei social corrisponde a dire “durante la preistoria”, c’era qualcuno che si lanciava già nel dire che i social erano qualcosa di molto somigliante a una bolla, una moda passeggera durata a durare poco.

Io, e con me molti altri, pensavo invece che non fosse un’analisi lucida quanto, piuttosto, la speranza di qualcuno con ancora poca dimestichezza con il mezzo… Adesso, a qualche anno di distanza, rimango dell’idea che non sia una moda passeggera, ma comincio a notare sempre più problemini, che potrebbero mettere in difficoltà tutto il sistema.

Ecco perché, a mio e vostro uso, cercherò di osservare il problema sostenendo due tesi diverse, lasciando a voi le conclusioni. Quello che voglio provare a fare, insomma, è rispondere alla domanda “ma i social sono in una crisi irreversibile?” come se fossi convinto di sì e, allo stesso tempo, come se sostenessi il no.

In pratica, un’intervista doppia a me stesso 😉

Ecco perché i social stanno vivendo una brutta crisi

In questa parte di intervista (LOL) sono convinto che i social stiano vivendo una brutta, bruttissima crisi identitaria e non sono convinto che ne usciranno, almeno non senza grandi stravolgimenti.

È innegabile che ci siano dei problemi: i contenuti generati dagli utenti, specie su Facebook, sono sempre meno: ormai si condivide, si copia e ci lascia andare a interazioni sempre più deboli. Quale sia il motivo per cui abbiate smesso di pubblicare le fotografie dei piatti che mangiate, invece, mi sfugge.

Non solo, le ormai famose Fake news hanno reso l’ambiente poco sano e aumentato la diffidenza del popolo del buongiornissimo… Anche in questo caso, però, ho un dubbio: non so se siano aumentate in modo esponenziale le bufale o se sia solo aumentato il dibattito sul tema, che ha fatto aumentare la loro percezione… Mah..

Indizio numero tre (da tenere a mente tanto per il Sì quanto per il No): i giovani stanno lentamente lasciando Facebook o, almeno, questo è quanto sostengono i miei studenti e le mie studentesse. Non si tratta di un campione affidabile – e soprattutto non abbandonano il mondo social – ma Facebook non risulta essere il social più amato, almeno tra di loro. Questo, in un paese Facebook-centrico, dovrebbe suonare come un piccolo campanello d’allarme.

Quindi, in sintesi: meno interesse, meno contenuti e un ambiente che appare meno sano e democratico di quanto non sembrasse all’inizio.

No, si tratta solo di un momento passeggero

Per sostenere la tesi del No, invece, credo di dover fare affidamento sulle poche conoscenze che ho in merito all psiche umana e su un po’ di osservazione meno superficiale.

Che il social-universo sia cambiato è sotto gli occhi di tutti, così come sono cambiati gli spazi per gli utenti, ormai sommersi da milioni di pagine (parlando di Facebook) e, allo stesso tempo, un po’ stufi di vedere le foto del piatto del vicino di casa.

Però onestamente non credo che i social siano una bolla pronta a esplodere: rispondono al nostro bisogno di comunicare con gli altri e a quello di approvazione. Solo pochi giorni fa, sempre le mie studentesse parlavano dell’importanza di fare i “Big Likes” (e state leggendo, forse è il caso che vi rimettiate a studiare).

Però i Big Likes sono davvero importanti: non per chi si occupa di marketing né per le aziende, ma per un adolescente o per chiunque pubblichi la foto del suo gatto o della pasta con le cozze sì, lo sono eccome. È un bisogno umano, che si è evoluto negli anni ma che non può essere eliminato.

E i social rispondono perfettamente a questo bisogno. Anzi, si basano su di esso per funzionare al meglio.

Per sostenere la tesi del No, credo che potrebbe bastare questo, però…

… però c’è ancora una cosa. Prima, facendo l’esempio dell’ipotetico abbandono di Facebook, ho volutamente parlato di un solo social perché, ad esempio, tra il mio piccolo campione vanno alla grande Instagram e altri social di cui ignoravo l’esistenza.

Quindi, a mio avviso, i social stanno attraversando un momento di cambiamento e soprattutto i giovani stanno manifestando la necessità di qualcosa di diverso e – dal loro punto di vista – di più interessante. Non si tratta quindi di una crisi – e del resto i dati diffusi dal buon Facebook lo dimostrano – né tantomeno di una crisi irreversibile: forse è un periodo di assestamento.

E ci sarebbe tanto da dire su quello che attualmente non funziona…

In conclusione: i social sono in crisi? E, in caso di risposta affermativa, si tratta di una crisi passeggera o strutturale?