3 Cose da fare (subito) se non vuoi perdere le elezioni

Se pensi di impostare una campagna elettorale smontando le proposte del tuo avversario o facendolo passare per poco credibile sappi che così facendo stai correndo a grandi falcate verso la sconfitta.
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Era da un po’ che speravo di avere il tempo per scrivere un post in cui introdurre tre concetti tanto astratti quanto decisivi per la buona riuscita di una campagna elettorale: la sostanza, la forma e il tempo. Alla fine ci ho pensato un po’ e ho deciso che sarebbe stato forse troppo banale scriverlo come una lista di cose da NON fare per vincere le elezioni, anche perché temo di averne già fatto uno così.

Prima di iniziare, una piccola precisazione: questo è un post lungo, ma nelle intenzioni non solo lo sarà sempre di più ma sarà anche il punto di partenza per approfondire il discorso. Ce la faremo!

3 Cose da fare subito per non perdere le elezioni

Ci sono due motivi per cui parlo di NON perdere le elezioni. Il primo è perché solo un pazzo o un marketer aggressivo (cose tipo “se vuoi essere sicuro di vincere contattami”) possono promettere qualcosa del genere. E siccome non sono nessuno dei due, preferisco dirti subito che vincere le elezioni non è così semplice e non dipende solo dai tre fattori di cui parlavo sopra. Il secondo motivo è perché, come dice Kahneman motivando l’avversione delle persone per l’esperimento della moneta (in cui se esce croce perdi 100 dollari e se esce testa ne vinci 150):

per la maggior parte delle persone, la paura di perdere 100 dollari è più forte della speranza di guadagnarne 150

Pensieri lenti e veloci (2011)

Bene! Se sono riuscito a mantenere la tua attenzione significa che è arrivato il momento di trattare questi tre benedetti fattori che incideranno in modo decisivo nella tua campagna elettorale.

La sostanza della proposta: di cosa mi parlerai?

Parlare di sostanza non significa solo costruzione di un programma che sappia combinare quello che vuoi tu e quello che vogliono i tuoi elettori.
Sarebbe troppo facile, no? Aggiungo alle mie idee un po’ dei suggerimenti di chi “ti voterei se…” e il gioco è fatto.

Peccato che nella realtà questo significhi proporre dei contenuti, ascoltare le reazioni, fare sintesi tra tutto e soprattutto creare un racconto in cui tutto questo stia in piedi in modo coerente, senza escludere completamente le varie anime del tuo partito/coalizione. Creare un programma è qualcosa di più o meno complesso in base alla profondità delle proposte che intendi fare; qui, invece, noi parliamo di come inserirlo nel discorso pubblico per aumentare le tue possibilità di successo.

Agire al posto di reagire

Se pensi di impostare una campagna elettorale smontando le proposte del tuo avversario o facendolo passare per poco credibile sappi che così facendo stai correndo a grandi falcate verso la sconfitta, specie se intendi utilizzare proprio le parole del tuo avversario per far capire ai tuoi che tutto ciò che racconta è falso o irrealizzabile non sortirà alcun effetto positivo.

Lascialo perdere, non ti accodare a lui e non farti trascinare sul suo ring ma crea qualcosa di veramente tuo:

  • usa le tue parole per parlare del tuo programma (lo vediamo tra poco)
  • concentrati sulle tue proposte e non sullo smentire quelle del tuo avversario
  • differenzia nettamente quello che vuoi dire tu da quello che dice lui

La forma del discorso: che parole intendi usare?

In politica la forma è sostanza e le parole che scegli di usare fanno tutta la differenza del mondo: se le persone non capiscono non ti votano; se non ti votano perdi le elezioni.
Hai voglia dopo a dire che il problema è che gli elettori non hanno colto le tue fantastiche proposte per risollevare l’economia, garantire un welfare all’avanguardia e dare lavoro e istruzione a tutti.

Se sei un osservatore più o meno attento o se hai già partecipato a una competizione elettorale ti sei certamente chiesto, ad esempio, perché in certi casi le persone sembrano preferire soluzioni che vanno contro i loro interessi piuttosto che risposte razionali in grado di migliorare la loro situazione.

Non tutta, certamente, ma buona parte della risposta arriva dall’uso delle parole: dalla narrazione coerente che quel leader è riuscito a proporre nel tempo ai suoi elettori, risultando credibile al punto da poter non solo uscire indenne dai suoi errori, ma anche di far pensare ai suoi elettori che quelle da lui proposte sono le uniche soluzioni ai problemi.

Quindi, parlando di forma, la prima cosa che ti devi mettere bene in testa è che devi parlare alle persone in modo che ti ascoltino. Il che non significa necessariamente costruire frasi con soggetto+verbo+complemento quanto, piuttosto, sintonizzarti sulle stesse frequenze dei tuoi (possibili) elettori.

Le parole creano identità

Questo post è già abbastanza lungo, quindi non riusciamo a parlare di come si possa creare l’identità e di come si faccia ad appropriarsi di alcune parole, ma giuro che lo faremo. Nel frattempo, un consiglio che posso darti è quello di leggere Non pensare all’elefante! di George Lakoff perché è un ottimo punto di partenza.

Concentrati e utilizza le parole identitarie, ovvero tutti quei termini in grado di evidenziare un’identità comune con chi ti ascolta.

con tutti i limiti e le approssimazioni del caso: “flat tax” e “invasione” sono parole di destra; “uguaglianza” sta piuttosto a sinistra.

ATTENZIONE: Usare le parole degli altri è altamente sbagliato, perché finiremmo con l’evocare i concetti degli altri.

A meno che non abbiamo particolare difficoltà nell’uso del linguaggio, le parole ci servono per esprimere dei concetti. Dire «sto andando a casa» significa non solo l’azione del recarsi presso la propria abitazione ma anche che eri evidentemente da qualche altra parte. Allo stesso modo (e qui ci viene incontro Lakoff con i suoi esempi) parlare di sgravio fiscale non significa solo abbassare le tasse ma anche e soprattutto che queste sono un peso che uno specifico partito (nel caso, i repubblicani statunitensi) intendono alleggerire. Ecco come, nel tempo, una parte politica ha connotato un’espressione fino a farla propria. Se a sinistra si usasse “sgravio fiscale” si finirebbe con l’evocare proprio quel peso che gli altri vogliono toglierci.

Il tempo: quanto ci vuole per convincere gli elettori?

Le brutte notizie non vengono mai da sole! Già, perché tu pensi che bastino 40 giorni di campagna di elettorale per fare tutto questo? Assolutamente no, quando inizia la campagna elettorale queste due operazioni non solo devono essere concluse, ma devono essere consolidate al punto che utilizzando “invasione” l’elettore sa già da che parte stai.

Perché quella è una TUA parola.

Lascia che te lo dica forte e chiaro: perché tutto questo discorso possa funzionare il tempo è il tuo peggior nemico, ma anche la cosa di cui hai più bisogno al mondo.

Altrimenti non si può fare. Si può fare altro, si può utilizzare quella palla di cannone rappresentata da due mesi di comizi e discorsi per portare avanti pochi e semplici argomenti con un’enfasi forse eccessiva, cosa che richiederà poi una sostanziale modifica della comunicazione una volta finita la campagna.

Qualunque partito (adesso si usa Movimento, che suona meno impegnativo, solenne e poco limpido) deve mettersi in testa di lavorare in questo senso lungo un sentiero che dura anni e che non permette che minime deviazioni.

E deve farlo subito, non a 2 mesi dalle elezioni.

Erick Bazzani
Social Media Manager, copywriter e formatore freelance. Le mie giornate si dividono tra l'aula e l'ufficio, quindi se vuoi contattarmi ti chiedo di farlo con una mail. Leggi la bio completa: è bellissima! ;)