Totalmente afona, più divisa del solito, incerta sul da farsi e con poche idee e ben confuse su come comunicare. Ecco come sembra presentarsi la sinistra italiana in questo periodo. Lungi da me affrontare qui questioni di natura, ma visto che nel post in cui parlavo della comunicazione dei vincitori ho promesso di occuparmi anche degli sconfitti, beh, eccoci qui.

Comunicare a sinistra: disclaimer

Siccome so già che questo post non tratterà – e del resto non potrebbe neanche farlo – a fondo tutte le questioni e le problematiche, voglio iniziare dicendoti che qui proverò a dare un’impressione generica e generale sulla percezione della comunicazione di sinistra. Su quello che arriva, insomma. Perché non è vero, almeno secondo me, che “a sinistra non c’è più nessuno o che alle persone non interessano più certe tematiche“. Semplicemente, per fare un esempio: se in una festa stai zitto in un angolo con la speranza che la ragazza più bella molli tutti per venire a chiederti cos’hai, beh, finisce che torni a casa senza aver parlato con nessuno.

Insomma, sembra che possiamo riassumere tutti i dubbi della comunicazione a sinistra con questo video:

Un altro fattore davvero interessante, almeno guardandolo da fuori, è quella sorta di snobismo che traspare e che fa urlare a molti “ma ai problemi veri della gente chi ci pensa?” Magari la sinistra lo fa, ma sono altri a prenderne la paternità, almeno a livello narrativo. E no, cari amici di sinistra, parlare di narrazione non deve sembrarvi un’eresia: è lei lo strumento che serve a raggiungere il tanto agognato (e quasi dimenticato) successo elettorale.

La comunicazione politica di sinistra

Veniamo al nocciolo della questione: perché la sinistra, quando deve comunicare, perde sempre?

Le idee e le opinioni a spiegazione della cronica difficoltà della sinistra a comunicare sono tante e partono dalla cronica ricerca di parlare alla parte razionale di ogni elettore – cosa mostratasi nel tempo assolutamente inefficace – all’utilizzo di un linguaggio difficile (chi non ricorda il “cuneo fiscale” di Prodi contrapposto al celebre “abolirò l’IMU” di Berlusconi?), passando per le profezie alla Fassino (leggasi: “Se Grillo vuole fare politica fondi un partito e vediamo quanti voti prende“) che dimostrano uno scollamento dalla realtà e arrivando alla tendenza ormai consolidata di porsi a moralizzatori e giudici dei comportamenti umani.

Cioè non di tutti i comportamenti, diciamo solo quelli degli altri.

In giro è pieno di cattivi ma passare il tempo a spiegare quanto siano antipatici gli altri non ti renderà certo più simpatico, così come descrivere quanto “poco” siano i tuoi avversari non ti farà sembrare un eroe, specie se parti da una condizione di svantaggio e non sei proprio l’anima della festa.

Non dimentichiamoci la pancia

E se la soluzione per rendere la sinistra attraente sia quella di parlare dei problemi del quotidiano, ridimensionando i temi filosofici e di alta cucina per poi reinserirli nuovamente una volta migliorata l’immagine in generale? Ci sono più prospettive dalle quali affrontare un tema e ci sono più modi di comunicarlo, basta scegliere quello che oltre a far passare il messaggio possa raggiungere più facilmente gli elettori. Non sto parlando di fare del populismo spicco ma di non dimenticare la pancia dell’elettore medio.

Prendiamo come esempio la comunicazione sulla sacrosanta parità di genere.
Possiamo partire trattando la questione del maschilismo della lingua italiana, parlare dello squilibrio rappresentativo tra uomini e donne o concentrarci su qualcosa di ancora più tangibile come ad esempio la disparità retributiva. Non c’è un giusto e uno sbagliato, ma più entriamo nel quotidiano, più rendiamo tangibile la nostra battaglia e più possibilità avremo di trovare sostenitori. Parlare, come ho fatto poco sopra di “maschilismo del linguaggio italiano nelle istituzioni” può apparire come sensato, ma dire che “le donne guadagnano l’x percento in meno degli uomini” è decisamente più immediato.

E anche se questo esempio non calza proprio a pennello per ottenere orde di nuovi sostenitori, la lezione generale è che dobbiamo seguire il nostro modo di narrare la vicenda, permettendo alle persone di “toccare con mano” quello che stiamo dicendo.

N.B.: prima che tu possa darmi del maschilista o simili voglio ribadire che questo è solo un esempio per mostrare come vi siano diverse prospettive e diversi modi di comunicare la stessa identica cosa. Poi decidi tu quale scegliere.

Insomma, parlare anche alla pancia delle persone senza scadere nel populismo che la sinistra dice di combattere si può e non è niente di così sconvolgente. Temi rilevanti per l’opinione pubblica ce ne sono, basta solo trovare il modo di parlare con le persone e non più alle persone.

In sintesi: comunicare a sinistra è difficile ma non impossibile

Per chiudere quello che vuole essere uno spunto sull’argomento, cerchiamo di stringere. La sinistra fatica da sempre a comunicare (non è una cosa tutta italiana, anche la gauche* made in USA ha faticato praticamente sempre) e molto dipende da una sorta di miopia. La storica tendenza a pontificare da un qualche pulpito, lo snobismo che ha contraddistinto alcuni personaggi di spicco dei vari partiti nell’interpretare alcuni processi (non ultima la celebre uscita di Fassino sul Movimento 5 Stelle), il comunicare temi storici nello stesso modo in cui l’avrebbero fatto 30 anni fa, il farsi sorpassare tra la gente perfino dalla destra. Non penso che sia vero che questo non è il tempo della sinistra; penso più semplicemente che questo non sia il tempo di una sinistra che dimentica di sedersi al tavolo con le persone per parlare con loro.

La sinistra si è messa in un angolo convinta che prima o poi possa arrivare la ragazza che le piace a chiedere quale sia il problema. Il fatto è che se stai lì la ragazza non arriva mai, mentre tutti gli altri si divertono.

Insomma, alla fine, che tu non venga o che tu stia in un angolo, non ti si nota lo stesso.

 

*sì, lo so, adesso mi direte che la sinistra americana non è una vera e propria sinistra e che non si dice americano ma statunitense. 🙁

 

bazzani-erick-social-media

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉