È fortissima e ci accompagna come un’ombra già dall’infanzia senza abbandonarci mai: sì, oggi parliamo proprio di riprova sociale, quella sensazione di fare la cosa giusta perché la stanno facendo anche gli altri o, per meglio dire, di adeguarci al comportamento degli altri quando ci troviamo in una situazione di incertezza .

Se ci pensi, la riprova sociale guida molto spesso i nostri comportamenti fin dalla prima volta in cui ci giustifichiamo con un “mamma, ma lo fanno tutti” al quale, di solito, la mamma ci risponde “ma se tutti si buttano da un ponte, lo fai anche tu?“.

Non consciamente, certo, ma inconsciamente forse*…

Diventiamo grandi ma non cambia nulla

La riprova sociale non è qualcosa che coinvolge solo i più piccoli, ancora incerti su come comportarsi e quindi alla ricerca di modelli di comportamento,ma è un qualcosa che puoi trovare un po’ ovunque: pensi, ad esempio, che le code davanti alle discoteche siano naturali? No, i gestori dei locali sanno che un locale con la coda di persone all’ingresso è più attraente di uno senza nessuno davanti e, spesso, creano quell’effetto per il quale stai in coda venti minuti e poi quando entri il locale è mezzo vuoto (komplotto!!11!).

E che dire del cappello degli artisti di strada, che sanno bene che un cappello vuoto non ti spingerà a lasciare un’offerta, mentre qualche moneta lasciata lì “per caso” ti farà pensare che qualcuno l’avrà già fatto. O, ancora, delle decisioni sbagliate che prendiamo a causa degli altri? Ho lavorato per un periodo vicino a un casello autostradale e mi è capitato più di una volta di vedere con i miei occhi macchine in fila all’unico casello chiuso.

Riprova sociale: perché è così importante?

Ma perché la riprova sociale è così importante nelle nostre vite da farci mettere in fila dietro a un’auto che ha evidentemente sbagliato o da farci parlare piano se tutti parlano sottovoce?

Affidarci al senso comune, adeguare i nostri comportamenti in base al contesto ha indubbiamente numerosi vantaggi, altrimenti non lo faremmo. Possiamo risparmiare il tempo e le energie che useremmo per prendere una decisione, possiamo evitare di fare brutta figura tra la gente, possiamo –  e lo vediamo più avanti – evitare di finire dalla parte del torto quando scriviamo qualcosa sui social, da adolescenti possiamo sentirci parte di un gruppo… Insomma, “possiamo” un sacco di cose!

Mica male, eh? E al nostro cervello pare importare poco il rischio di finire ogni tanto a un casello chiuso.

La riprova sociale sul web

L’ho anticipato poco sopra: la riprova sociale funziona alla grande anche sul web e sui social media. Per sentirci bene abbiamo bisogno di fare il pieno di like e la soluzione migliore è senza dubbio postare qualcosa che piaccia alla gente, qualcosa di semplice e immediato:

tipo un tramonto o un gattino.

Ci sono, però, anche delle conseguenze negative.

La prima è che su Facebook non postiamo solo gattini e tramonti ma ci lasciamo andare anche considerazioni spot e un spesso un po’ sgrammaticate che daranno verosimilmente vita a delle conversazioni più o meno lunghe. Quando la riprova sociale funziona, cioè quando troviamo consensi, andiamo avanti e ci rafforziamo, ma quando arrivano le critiche scattiamo a molla espellendo virtualmente i nostri interlocutori. Questi ultimi, a loro volta, sommersi di critiche tenderanno a non rispondere e a ritirarsi presto o tardi dalla contesa. A queste due categorie dobbiamo aggiungerne una terza, quella di coloro che non hanno intenzione – per vera o presunta superiorità –  di gettarsi nella mischia e preferiscono stare zitti.

La seconda è che, se in base a questa regola orientiamo i nostri comportamenti su quello che ci accade intorno, formarci delle opinioni e regolare i comportamenti in un ambiente in cui chi grida più forte o d’accordo rimane, mentre gli altri rinunciano o spariscono significa di fatto conoscere solo una parte della storia.

Insomma, la riprova sociale funziona da sempre e ci accompagna dall’inizio della nostra vita come uno dei meccanismi più semplici per orientare i nostri comportamenti in mezzo alle persone e addirittura sul web, con conseguenze potenzialmente più rischiose. Come abbiamo appena visto, infatti, quando viene a mancare l’approvazione degli altri, spesso evitiamo di restare all’interno di una discussione, lasciando l’intero campo a disposizione dei nostri avversari, un atteggiamento comprensibile ma decisamente rischioso. Gli esempi degli artisti di strada e delle discoteche ci aiutano però a comprendere come la si possa sfruttare anche per vere azioni di marketing.

Avremo modo di parlarne…

 

*C’è un approfondimento interessante nel libro “Le armi della persuasione” di Robert B. Cialdini: se non l’hai ancora fatto ti consiglio di leggerlo senza perdere altro tempo!

bazzani-erick-social-media

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉