In questo periodo siamo nuovamente alle prese con le truffe che si propagano via Facebook. Questa volta il protagonista è un iPhone: basterebbe infatti inserire un codice su Google per portarselo a casa al solo costo di 1€ di spese di spedizione.

Bellissimo, no?

Il post, che avrete visto tutti, si presenta in questa versione:

Ciao a Tutti!🙂Qualche giorno fa c’è stata una pubblicità in televisione che ti permetteva di vincere un iPhone X 256GB per soli 1€ rispondendo a 4 domande correttamente!🙂

Ho poi scoperto che non devi far altro che inserire il codice “SGS256FGG” su Google, cliccare sul primo link nei risultati e leggere questo articolo per saperne di più. È molto semplice!❤Ieri ho ricevuto per posta un pacco che conteneva il nuovo iPhone X!

Meglio sbrigarsi, la promozione è fino a domani!🙂

O in quella simile ma senza emoticon.

Del resto non è la prima volta che succede: qualche tempo fa toccò al Samsung S9 con più o meno la stessa formula, ma vi fu anche il tempo dei Ray-Bay a 19 euro e di tante altre fantastiche offerte da cogliere al volo. Ma cosa c’è dietro? E soprattutto: perché queste truffe funzionano ancora così bene, malgrado dovremmo ormai essere abituati?

In questo articolo provo a darne una mia visione, specie per quanto riguarda i meccanismi in grado di portarci alla sciagurata decisione di tentare la sorte.

Come funziona la truffa dell’iPhone XS?

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Uno dei tanti post-truffa in circolazione

Sì, una truffa vera e propria, con l’obiettivo di farti lasciare i tuoi dati sensibili (tra i quali il numero di carta di credito) e riutilizzarli per scopi non propriamente corretti. Il meccanismo peraltro è sempre più ingegnoso: per non farsi bloccare il post, ad esempio, non viene più inserito un link, ma viene chiesto di googlare un codice, in modo da bypassare i controlli. Una volta ottenuti i risultati di ricerca e dopo aver cliccato sul link, ecco che si apre la pagina dalla quale scatta il phishing. (Puoi approfondire con questo articolo di Bufale.net).

Del cellulare che sognavi, ovviamente, nemmeno l’ombra.

Perché funziona la truffa dell’iPhone XS?

Ma veniamo alla parte che più mi interessa, ovvero capire perché certe truffe siano ancora in piedi dopo tanto tempo. Oltre ad aver ben chiaro il pubblico di riferimento (esattamente come succede nella pubblicità), è la costruzione stessa del post a spiegarci perché la truffa che promette di farti vincere un iPhone Xs semplicemente scrivendo un codice su Google funziona alla grande.

Speranze, premi, ambizioni

L’ambizione, le speranze e la scaramanzia fanno parte della natura dell’uomo fin dalla notte dei tempi. Il concetto di fortuna, declinato in ogni sua forma, è qualcosa che ci suona famigliare fin da quando nasciamo e che ci accompagnerà per sempre.

Non solo, il concetto di fortuna ha anche uno sviluppo a dir poco curioso: la Dea bendata dovrebbe distribuire vantaggi in modo aleatorio, giusto? E allora perché tendiamo sempre a dare un valore morale alla fortuna, riflettendo poi sul merito? Secondo noi, infatti, sono in tanti ad averla ricevuta senza meritarla, mentre noi che la meriteremmo…

Eppure, il merito non dovrebbe avere nulla a che vedere con un evento casuale, giusto?

La possibilità di essere finalmente noi i “fortunati”

È proprio per via di questa visione distorta della fortuna (alla quale si associa il detto “la fortuna aiuta gli audaci”) che scatta il primo meccanismo nella nostra testa. Noi, che da sempre ci meriteremmo la fortuna, siamo costretti ad osservare gli altri che, malgrado non ne avrebbero diritto, sembrano essere costantemente baciati dalla Dea bendata.

Ma non questa volta!

Questa volta la fortuna è dalla nostra parte: siamo stati sfortunati per aver perso la pubblicità in Tv in cui si parlava della possibilità di vincere un iPhone ma abbiamo la grande possibilità di rimediare. Se la fortuna aiuta gli audaci, è finalmente giunto il nostro momento.

Ecco quindi che il mix diventa letale. Dopo anni a guardare, finalmente tocca a noi!

Un testimonial d’eccezione

Terzo punto: il post arriva sempre da un amico o da una persona che condivide qualcosa con noi, quindi come potremmo non fidarci? Che vantaggio avrebbe tizio nel dirci una bugia o, peggio, nell’esporci a un grave pericolo di furto di dati? Ecco quindi che i nostri amici virtuali si trasformano in promoter (se non addirittura testimonial) involontari di questa fantastica promozione. Sono loro, più o meno consapevoli di ciò che potrebbe succedere, a farsi garanti della serietà del concorso.

Ed ecco che le nostre difese si abbassano drasticamente e si riducono i dubbi che avevamo su quell’operazione.

L’hanno detto alla Tv

Alzi la mano chi non ha mai sentito un nonno, una nonna o i genitori argomentare una tesi dicendo: “ma l’ha detto anche la televisione!“.

Ecco, un’altra cosa che ci portiamo dietro da un bel po’ è la fiducia in quella scatola (più o meno spessa a seconda dei tempi) e in coloro che da dentro ci raccontano o spiegano qualcosa. Ed è una conferma talmente forte che non è neanche più necessario che la Tv l’abbia detto: è sufficiente farlo credere.

Come dice una canzone dei i Daft Punk: “Television rules the Nations”.

Il principio di scarsità

In fondo al post, infine, troviamo la più palese applicazione del principio di scarsità: se qualcosa sta per esaurirsi (quantitativa) o il tempo sta per scadere (temporale), siamo invogliati a ragionarci meno pur di non farci sfuggire l’occasione. Se ci pensi, è quello che succede in continuazione nei supermercati ed è una leva a cui molti pubblicitari ricorrono ancora: “non stare a pensarci troppo, perché finisce che quando hai deciso non puoi più beneficiare dell’offerta!“.

In una situazione ideale, dovremmo stimolare il nostro cervello a fare un’accurata analisi costi benefici prima di decidere: in realtà, quel pigrone preferisce sempre lavorare al risparmio, figuriamoci in una situazione che richiede una decisione rapida per non perdere una grandissima occasione!

La truffa dell’iPhone non è la prima e non sarà l’ultima

Eh già: lottare contro questo tipo di truffe è un po’ come scagliarsi contro i mulini a vento e le colpe sono da ricercare in diversi fattori. Il primo (non trattato in questo post per ragioni di spazio) si lega senza dubbio alla scarsa conoscenza del mezzo e alla mancanza totale di anticorpi in grado di difenderci dal web; il secondo, invece, è insito nella nostra natura ed è ancora più preoccupante.

Se, infatti, con il tempo possiamo migliorare il nostro modo di vivere Internet, scardinare meccanismi come l’autorevolezza, la paura di perdere qualcosa per non aver deciso, la fiducia nei confronti delle persone a noi vicine e la speranza di essere finalmente noi i fortunati sarà molto più difficile.

Se non addirittura impossibile.