Il popolo dei social ha perso la capacità di ricordarsi le cose.

Non si tratta, qui, di banalizzare le cose ed arrivare alla generazione wikipedia o alla capacità dei giovani d’oggi™ di reperire le informazioni in tempi strettissimi e di trasformare qualunque dato in qualcosa di immediatamente commestibile e usa e getta.

No, qui il problema serio riguarda soprattutto le fasce di età più alte, i famosi “tardivi digitali” (che poi è una definizione che non piace quasi a nessuno, ma tant’è. L’uso sempre più compulsivo dei social e la mancanza di anticorpi li (ci?) porta non solo a prendere per buona qualsiasi informazione, ma anche e soprattutto, a dimenticarsi di una cosa subito dopo.

Volevo aprire dicendoti cosa troverai qui, ma il post è già abbastanza lungo di suo, quindi non mi dilungherò oltre.

Cosa è successo?

Stiamo assistendo a una sempre maggiore perdita della memoria. E tante grazie, dirai tu. Non è un fenomeno nuovo, specie in un periodo in cui il linguaggio diventa sempre più commestibile e con una card Facebook fatta discretamente – non bene, discretamente – possiamo raggiungere e convincere decine di centinaia di persone.

Del resto c’è ancora chi dice che Elvis sta benone, quindi…

Il problema, però, è che più le cose sono semplici più diventiamo pigri, più chiediamo cose ancora più semplici. In loop, finché non sarà troppo tardi.

Dovendo fare un esempio per dare senso all’interno post, concentriamoci un attimo sulla situazione politica italiana.

MEGA NOTA DELL’AUTORE: NON TI AZZARDARE A SCATENARE UN FLAME NEI COMMENTI.

Non voglio affrontare qui la discussione sulla situazione politica, ma mettere in luce – anche abbastanza sommariamente – azioni e reazioni sui social. Dopo che il PdC incaricato, Conte, ha rimesso il mandato, si sono scatenate tantissime reazioni, trasformando praticamente tutti quanti noi in affermati costituzionalisti, degni di esprimere un’opinione rilevante.

Certo è, però, che delle incongruenze ci sono e non sono di poco conto ed è questo l’importante.

C’è una parte politica (non m’importa chi, non m’importa quale) che predicava l’uscita dall’euro, con tanto di magliette dedicate e di accorate dichiarazioni pubbliche, che ora dice a grandi linee che: “ma chi? noi? ma figurati. E quando l’avremmo detto?“.

Ci sta. È la politica, bellezza.

Ma il problema è un altro: il problema sono quegli utenti – davvero tanti a dire il vero – che hanno cambiato versione come i loro leader o come le squadre per le quali tifano. Ecco, la perdita di memoria arriva proprio lì: non quando è il “politico” a dimenticarsi improvvisamente le promesse, ma quando è il destinatario del messaggio che, in barba a quanto affermato qualche giorno prima, cambia idea pronto a giurare di non aver mai detto il contrario.

Arriviamo quindi alla perdita di memoria che ci porta a passare in 3 giorni da “Mattarella è un ottimo presidente” a “Impeachment” fino a [edit dell’ultimo minuto] “collaboriamo con lui“. Tutto bene regolare, solo un’altra perdita di memoria.

Ma se la memoria è morta, dobbiamo trovare l’assassino.

Chi è stato?

Abbiamo più di un colpevole, a dire il vero. Ma questa partita di Cluedo mi sembra comunque più semplice delle altre.

I primi colpevoli, senza dubbio, siamo noi con la nostra pigrizia. Sì, tanto la pigrizia di non volerci ricordare le cose o di andarle a ripescare nella nostra memoria, quanto la pigrizia nel non andare a fare una piccola – ma alle volte sufficiente – verifica.

Sul tema, dai un’occhiata a questo post!

La seconda categoria di colpevoli è rappresentata da chi si occupa di lavorare a questa perdita di memoria collettiva. Senza scomodare i “poteri forti” e senza figurare uno scenario da film di fantascienza di serie b, pensa semplicemente che per vincere le elezioni servono i voti, per ottenere i voti serve il consenso e per ottenere consenso è necessario (o più semplice) colpire le persone alla pancia. Da qui nascono la frenesia dei social, che riescono a rendere imprescindibile un tema salvo poi dimenticarsene poco dopo, ma anche la perdita di memoria.

Com’è successo?

Il perché succedano cose del genere è abbastanza semplice da capire.

Innanzitutto la bolla, ma me ho parlato qui: Vai al post!

Ma soprattutto perché sui social vi sono talmente tanti utenti, fake, gruppi, pagine, pagine fan e compagnia che ogni giorno produciamo una quantità di contenuti tale da oscurare quelli precedenti. Forse, a conti fatti, non si dovrebbe parlare di perdita di memoria, ma di una vera e propria stratificazione di contenuti, basati su livelli impermeabili tra loro.

Tipo quelle torte a strati ben fatte, che quando le tagli vedi proprio la differenza. Anzi, meglio, come se fosse una catasta di lastre di materiali diversi e ogni livello sia più pesante, ingombrante e impermeabile di quello prima, tanto da oscurarlo completamente.

Cosa possiamo fare?

Va bene, ma quindi? Voglio dire: se le cause sono la nostra pigrizia, gli abili comunicatori, il funzionamento dei social e i poteri forti™ siamo spacciati? Siamo destinati a farci imboccare pensieri e opinioni senza un minimo spirito critico e ad avere idee fast-food?

Eddai, se lo credessi non scriverei questo post, no?

La prima strada, più difficile da praticare ma con risultati più duraturi, è senza dubbio quella della cultura. Investiamo in cultura e lavoriamo su un corretto utilizzo degli spazi virtuali aperti dai social. Cerchiamo, da professionisti ma anche da curiosi o appassionati, di liberare il campo da dubbi e incertezze e di rendere i social ambienti migliori. È un’operazione che fa bene a tutti.

La seconda soluzione, specie se non siamo così esperti, è quella di evitare di farci prendere alla pancia e di provare con una semplice verifica delle fonti, ridando credibilità alla stampa e alla fonti di informazione, che in quanto tali hanno (avrebbero) alcuni obblighi. Oppure, semplice semplice, nel caso di notizia strana o sensazionale, facciamo una ricerchina su Google. Del resto, sul tema bufale si è espresso anche il buon Facebook.

Approfondisci: Le regole di Facebook per evitare le bufale

Terza strada: confidare nei giovani. In apertura ti ho parlato dei giovani d’oggi™. Ecco, loro sono nati all’interno di tutto questo, quindi hanno già sviluppato un minimo di anticorpi per poter sopravvivere in questo mondo. Il nostro compito, con loro, è quello di aiutarli a percorrere la prima strada, quella della cultura.

Quarta possibilità: suggeriscimi tu un modo per uscire da questa spiacevole situazione, perché ho finito le ipotesi e poi il post è già abbastanza lungo così! 😉

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.