Che si tratti di comunicazione aziendale, di prodotto o politica, se guardiamo i social ci rendiamo presto conto di come in molti casi si sia trasformata in una costante e talvolta spasmodica ricerca della viralità. Aziende piccole e grandi che ricercano l’engagement a colpi di post che dovrebbero diventare virali o suscitare una qualche reazione, in modo da veder aumentare a dismisura la loro visibilità.
Il che, peraltro, in tanti casi è una buona idea: il post diventa virale, io risparmio sulle ADS e un pubblico enorme vede il mio contenuto. Troppo spesso, però, la ricerca di costruire il post che giri oltre ogni previsione è fine a sé stessa, vuoi perché lo fanno i grandi brand, vuoi perché alcuni il social media marketing se lo immaginano così.
Ma se ci fosse invece una strada migliore da percorrere? Se la viralità non fosse che un qualcosa di effimero che non solo rischia di finire presto in cantina ma che ci trascina in una lotta sempre più aspra alla ricerca del secondo contenuto virale e così via?
E se ci fosse una scelta* migliore da compiere?
E se la risposta fosse la ricerca della memorabilità?
Cos’è la memorabilità?
Lasciamo perdere per un momento tutte le accezioni che il mondo di internet ha dato alla parola “memorabile” e concentriamoci sul reale significato del termine:
Degno d’essere ricordato; si dice in genere di fatti, avvenimenti, periodi di tempo, o anche di parole, che abbiano in sé qualche cosa di grande, di glorioso, o siano per qualche motivo famosi (…)
Treccani
Memorabile è sì qualcosa di incredibile e grandioso, ma è soprattutto qualcosa che ha caratteristiche tali da poter essere mandato a memoria, qualcosa che può essere (o che viene) ricordato.
E in un mondo veloce come quello dei social non è detto che qualcosa di virale sia memorabile o che un post davvero divertente mi aiuti a ricordare un marchio o un prodotto. In molti casi succede, ma non sempre…
Memorabile o virale: quali sono le differenze?
Data la definizione di memorabile, vediamo quella di virale:
Propagazione della conoscenza di un prodotto entro gruppi omogenei di consumatori, specialmente utenti della rete telematica.
Treccani
Mentre la prima riguarda la memoria, la seconda si concentra sulla diffusione (o propagazione).
Quindi, può anche essere che strategie che cercano viralità raggiungano anche l’obiettivo della memorabilità, a patto però che queste siano sviluppate correttamente nel tempo, nei canali e nei contenuti.
Il problema sorge invece quando si cerca di creare un contenuto virale fine a sé stesso, senza un vero obiettivo di business, ,ma solo per strappare una risata agli utenti o per scimmiottare in grandi marchi e le loro strategie. In questo caso, infatti, un bel post o un bel video che diventano virali hanno vita breve e poi rischiano di farci cadere nell’anonimato.
Strategia e memorabilità come stelle polari
Il peso più importante, come al solito, dobbiamo darlo alla realizzazione di una strategia fatta come si deve e che prenda in considerazione il cosa e il perché e scelga il dove e il come sulla base di questi.
Detto ciò, però, devo dirti che se proprio dovessi scegliere tra viralità e memorabilità mi lancerei senza dubbio sulla seconda.
Il motivo, peraltro, è abbastanza semplice: ho bisogno che l’azienda, o i suoi prodotti o il mio candidato vengano ricordati sia nel momento in cui il consumatore o l’elettore si stanno formando un’opinione, sia quando sarà il momento di acquistare il prodotto o mettere una croce su una scheda.
E quindi ben vengano i video virali 😉
Lo so, lo so, sembra un controsenso, ma non è proprio così. Certo che i video virali servono a essere ricordati, ci mancherebbe altro! Ma l’importante è che rendere virale un contenuto non sia l’obiettivo principale ma un mezzo, uno step che rendano memorabile quello che voglio vendere e che, al momento giusto, faccia scattare nel consumatore una spia che dice “urca, è questo!”
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*Sì, lo so che i social media manager non si alzano al mattino con l’intento di inventare un post fikissimo ma che dietro ci sono scelte, soluzioni, strategie ed obiettivi, ma questo post parla di altro.
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