In un tempo lontano, Instagram era quel luogo in cui le persone condividevano immagini in tempo reale di quello che vedevano, con la particolarità di utilizzare un preciso e personale punto di vista e di servirsi di tutta una serie di filtri.

Con il tempo, poco alla volta, abbiamo sentito sempre più pressante il bisogno di approvazione, arrivando al punto (e chi dice di no mente) di scattare, post produrre e pubblicare le foto, in modo che potessero ottenere un maggior numero di like. Allo stesso tempo, la smania di approvazione ha richiesto precise pose per i selfie e una sorta di uniformazione dei contenuti.  Tutto uguale,  tutto pubblicato per ottenere il più alto apprezzamento possibile.

Adesso, come abbiamo visto nello scorso articolo,  Instagram ha deciso di rimuovere il contatore dei like sotto le foto e, specie per chi ha basato la sua comunicazione sul raggiungimento di vanity metrics – magari comprando inutili like a palate – o per tutti coloro che hanno fatto leva sulla riprova sociale questo cambia drasticamente le cose.

Ma cosa cambia, invece, per chi pubblica immagini solo per passione e non per cercare di raggiungere obiettivi di business?

Come la ricerca di like ci condiziona

Non giriamoci troppo intorno: quando pubblichiamo un contenuto sui social media speriamo sempre che possa ottenere un buon risultato. La ricerca della popolarità e il piacere di essere apprezzati sono infatti fattori che ci portiamo dietro da tempo e che non possiamo ignorare.

Volenti o nolenti siamo condizionati. E lo siamo (o siamo stati) al punto da stravolgere la pubblicazione delle foto su Instagram passando da una condivisione di fotografie scattate con il telefono a molto più elaborate immagini semi professionali e post prodotte, ma anche da spendere un sacco di tempo e scatti per trovare il selfie perfetto da pubblicare.

Che noia. E che stress.

Ma non solo. Quella che era diventata a tutti gli effetti una virtuale gara a chi ce l’ha più lungo ci ha portati a voler dare di noi un’immagine che rispecchia solo una piccola parte delle nostre vite e a creare una rappresentazione fatta ad arte di quello che vorremmo essere più che di quello che siamo. In altri termini, a cercare su Internet “citazioni famose scrittori” al posto di leggere i libri.

Il tutto, ovviamente, per fare il pieno di like e rinvigorire il nostro ego.

Di nuovo: che noia. Che stress. Che tristezza (?!?)

Adesso che la gara ha perso di significato e che il numero di like è visibile solo a noi o solo da desktop, anche noi possiamo sentirci più liberi di esprimerci e non essere ossessionati dalle opinioni e dal giudizio altrui.

Lunga vita alle foto brutte, insomma.

Instagram, like e libertà

Uscire da questa estenuante lotta all’ultimo like ci farà bene, ma potrebbe essere faticoso.

Con la scomparsa dei like qualcosa cambierà, ma non sono sicuro che la strada verso la “liberazione” dai condizionamenti sarà breve. Da un lato, infatti, al momento abbiamo comunque modo di vedere quante persone hanno apprezzato i nostri contenuti, il che ci porta più o meno inconsciamente a cercare di farci apprezzare; dall’altro, il voler essere apprezzati fa parte della natura umana ed è difficile per noi andare contro natura.

Non solo, in questi anni ci siamo abituati a un certo tipo di contenuti ed è difficile lanciarsi in qualcosa di nuovo rischiando di non piacere.

Difficile, ma bellissimo.

Ecco quindi che, alla fine della fiera, il mio consiglio è solo uno: posta quella che ti piace

In fondo non credo che seguire e piacere agli altri a costo di rinunciare a noi stessi possa essere la soluzione verso la felicità. Se ti piace scattare e ami un social come Instagram, libera la tua creatività ed esprimi il tuo personale punto di vista senza necessariamente uniformarti a gattini, tramonti, piani editoriali e quant’altro.

Ne abbiamo davvero bisogno.