Educazione al click baiting

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Qualche anno fa, su un vecchio blog pubblicai un articolo il cui titolo, insieme ad una bella foto, recitava più o meno così:

ATTENZIONE!!! Alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato che…”

Ovviamente l’ho condiviso sui social scrivendo quanto fosse incredibile quello che avevo appena letto. Il risultato è stato un boom di visitatori unici al post. Peccato che, volta aperto, i lettori non hanno trovato altro che una semplice riga di testo con scritto:
“…se scrivi un titolo così, tantissima gente aprirà l’articolo”.
Stop. Niente di più.

Pensavo fosse un fenomeno passeggero legato alla poca dimestichezza che le persone avevano con il mezzo internet e che quindi venivamo attratte da titoli del genere, convinte di trovare realmente qualcosa di incredibile. Ma ero anche convinto che, con il passare del tempo e con l’aumento delle conoscenze, la situazione si sarebbe normalizzata. Beh, mi sbagliavo: a distanza di un paio d’anni, invece, non solo dico che non è successo ma, anzi,  i fenomeni di click baiting sono aumentati in modo esponenziale e hanno coinvolto un po’ tutti: dalle fan page ai quotidiani nazionali, passando per i partiti politici.

Certo, può essere un modo come un altro per attirare l’attenzione su quello che hai scritto, ma il problema è che così si perde di vista la qualità. Se, infatti, tutti quanti si affrettano da tempo ad affermare che content is the king, nella pratica si ricorre ancora troppo spesso a pratiche di questo genere, che hanno l’effetto di incartare un capolavoro dentro una busta di plastica con qualche buco. Se il contenuto è il Re e quindi deve essere di qualità, perché non migliorare anche la qualità della sua diffusione?

Eccoci al punto.

Perché scrivere titoli sensazionali per notizie mediocri?

Semplice! Perché le notizie sono, appunto, mediocri e c’è bisogno di convincere che non lo siano. Risposta troppo semplice? Bene, proviamo a darne un’altra!
Un altro motivo, quello assolutamente più importante, è la necessità di portare visite al sito, con conseguente aumento dei guadagni per il proprietario. Così facendo, però, tutto viene sdoganato, dalle notizie mediocri, al gossip spinto, fino a vere e proprie bufale montate ad arte, dove solitamente l’articolo non c’entra nulla con il titolo.

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un esempio di link acchiappa-click

La leva, e che leva, è l’irrefrenabile curiosità della gente, che spinge le persone a voler a tutti costi arrivare alla fine della frase: “Dopo anni, questa bambina scopre che…” oppure “Incredibile, Renzi sapeva tutto ma non ha detto niente. E ora..” Normale, anzi logico.

Se sono i grandi a farlo…

Il problema è che spesso sono i grandi a fare così. Due esempi su tutti sono i post del blog di Beppe Grillo e, ahimé, anche le versioni online dei quotidiani. Il motivo è lo stesso: guadagnare, guadagnare, guadagnare.

Nel caso del blog di Grillo, poi, c’è una questione in più: il titolo sensazionale crea anche indignazione e, quindi, supporto al movimento. Senza addentrarci in riflessioni politiche o legate a un tipo di comunicazione di cui Gianroberto Casaleggio è stato un mago, bisogna però notare che molto spesso basta un titolo fatto bene a far circolare il pezzo. Poco importa se nessuno leggerà l’articolo prima di condividerlo o se questo avrà un tono differente rispetto al titolo: l’importante è che questo articolo giri il più possibile e raggiunga il massimo numero di persone. Ottenga più click, insomma.

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un altro classico esempio, tratto da facebook.

Educazione al click baiting

Internet è un posto bellissimo, ma non ci vivrei. Internet è l’illusione che siamo tutti pari, che tutti possano fare circolare le loro idee e i loro articoli con una qualche sorta di affidabilità. Per l’informazione, Internet così com’è funziona poco e male, almeno per ora. Manca (serve) creare una sorta di consapevolezza; un’educazione ai meccanismi base dei social, per evitare di inciampare in articoli creati ad hoc per guadagnarci. Serve riportare l’informazione (quella vera) in una posizione prioritaria rispetto alla mediocrità. Riportare la chiesa al centro del villaggio.

Come fare? Ovviamente non è impresa semplice, ma se vogliamo che internet diventi un posto migliore e in qualche modo più utile, dobbiamo imparare a pesare e selezionare gli articoli. In questo modo i mezzi di informazione saranno costretti ad adeguarsi, mentre le pagine create ad hoc per portare link smetteranno di esistere. Ci vorrà tempo, ne sono sicuro.

Nel frattempo un consiglio per mamma e papà: prima di aprire quei link che vi danno notizie a metà e suscitano curiosità in voi fate un giro su google oppure chiamatemi, il mio numero ce l’avete.

Appunto, internet è un posto bellissimo ma non ci vivrei. Per ora.

Erick Bazzani
Social Media Manager, copywriter e formatore freelance. Le mie giornate si dividono tra l'aula e l'ufficio, quindi se vuoi contattarmi ti chiedo di farlo con una mail. Leggi la bio completa: è bellissima! ;)