facebook-re-dei-social

Facebook: come decide cosa mostrarti

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: , 0

C’era una volta un social network poco popolato, in cui venivano mostrati i contenuti della tua pagina…”. Ecco, appunto, c’era una volta. Con il passare del tempo, Facebook si è popolato di utenti e soprattutto pagine: quasi tutti le aziende, piccole o grandi che siano, si sono convinte che aprire una pagina facebook fosse la soluzione comoda ed ideale per dare nuovo slancio al loro business

Non c’è più spazio per tutti

Il vecchio newsfeed era un luogo su cui vedevi quasi tutto quello che veniva pubblicato dai tuoi amici e dalle pagine a cui avevi messi il LIKE. Il problema, però, è che pian piano sono aumentati i tuoi amici e, soprattutto, è aumentato esponenzialmente il numero di MI PIACE alle pagine: il grande brand, il bar di un amico, la pagina satirica, il progetto fotografico, la squadra di calcio…

Per questi motivi, non c’era più spazio nel tuo newsfeed e, in qualche modo, Facebook era costretto a fare selezione degli argomenti da mostrarti.

Facebook ADS: il primo scoglio

Il primo metodo di selezione è stato senza dubbio ridurre ai minimi termini (ahimé, per ora) la reach organica dei post della tua pagina: se vuoi che vengano mostrati in una percentuale rilevante devi pagare.

In questo modo è già stata fatta una buona scrematura. Non tutti, infatti, hanno aperto la pagina convinti dalle opportunità che Facebook offriva alla loro attività; la maggior parte ha creato la pagina (o l’ha fatta creare da un cuggino) senza pensarci troppo, non avendo quindi la minima intenzione di investire in pubblicità.

Anche lo scoglio delle inserzioni a pagamento, però, non è stato sufficiente.

C’è, a dire il vero, anche una motivazione lato utente: vuoi per il fatto di non poter presentare un newsfeed fatto solo di pubblicità, vuoi per l’attenzione mostrata da Facebook alle azioni dei suoi utenti, i criteri si sono fatti sempre più selettivi.

Quindi, come decide facebook?

Questi sono i motivi principali che hanno portato il team di Facebook a creare un algoritmo che prende in considerazione oltre 100.000 fattori, prima di decidere se/come/quanto mostrare il post della tua pagina al pubblico.
Per semplicità, voglio proporti questa infografica di Glisco Marketing, che riassume perfettamente i criteri con cui il buon facebook decidee le sorti dei tuoi post.

Infografica a cura di Glisco Marketing

Algoritmo Facebook 2015

 

Come puoi vedere, sempre più spazio viene dedicato a “post utili”, ovvero quei post che abbiano riscosso successo e generato interazioni. In altre parole, e qui ci leghiamo al mondo del blogging, i post che avranno saputo fornire un qualche valore aggiunto e saranno stati perciò premiati dal pubblico. In questo caso si genera un circolo virtuoso: maggiori sono le interazioni sul post, maggiore sarà la sua diffusione, il che farà aumentare la sua diffusione e, di conseguenza, le interazioni con esso…e la sua vita.

Già, perché se crei un post di successo, questo verrà prima o poi “ripescato” da qualche utente ed avrà nuova vita! Ovvio, funziona anche se crei un Fail incredibile, ma non ti conviene provare!

Un altro fattore davvero rilevante è che si sta riducendo sempre più il margine di errore: tra i vari fattori penalizzanti, infatti, puoi trovare la produzione di contenuti esclusivamente pubblicitari, l’eccessiva autoreferenzialità, la pubblicazione di post nel formato sbagliato, i contenuti non originali, le bufale e i contenuti non generati su Facebook… in attesa che arrivi il giorno della lotta senza quartiere al click baiting.

Per poter emergere occorrono (e occorreranno sempre di più) nuove soluzioni e maggiore creatività

Sono in grado di gestire la mia pagina Facebook?

Tutto cambia. E lo fa molto più velocemente di quanto possiamo immaginare: oggi è così, domani chissà.

A parte queste previsioni apocalittiche: se vuoi che Facebook diventi una strumento concreto per fare business devi farti queste domande:

1) Sono in grado di reagire ai cambiamenti dell’algoritmo?

2) Dispongo del tempo necessario per: creare una strategia, produrre contenuti, gestire le interazioni e analizzare i risultati?

3) Quanto sono disposto ad investire? (tempo, soldi, formazione, ecc.)

4) Non è forse meglio che io mi affidi ad un professionista?

bazzani-erick-social-media

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

Google dice addio a Google Plus: i pro e i contro

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: 1

Meno di un mese fa ci chiedevamo se fosse sensato (e utile) avere un profilo su googleplus e ieri google ha ufficializzato la sua decisione: ciao ciao G+.
Anzi, secondo quanto si legge sull’ANSA, si tratterebbe di un vero e proprio divorzio o, per meglio dire, di un abbandono.

logogoogeGoogle ha davvero deciso di scaricare google plus?

Davvero il colosso di Mountain View ha deciso di rinunciare al suo social network? G+ è davvero destinato a scomparire?

Per prima cosa, penso che quel “ripensare a delle scelte” apparso sul blog di Google a firma Bradley Horowitz, non sia da interpretare come un deciso abbandono di un social che non funziona quanto, piuttosto, come un tentativo di riparare ad un grave errore: l’iscrizione obbligatoria al social per utilizzare gli altri canali.

Poi, beh, è vero che Big G ha chiuso progetti meno ambigui di google plus in tempi molto più brevi e quindi possiamo anche aspettarci la sparizione del social, ma ne sarei sopreso.

Google lascia Google Plus: i vantaggi

Google Plus non ha reso come si sperava: l’utente medio fatica ancora a capirne le potenzialità, gli usi e le funzionalità. Morale? Ne è uscito un semi-deserto nel quale alcuni (pochi) intravedono ottime possibilità di sviluppo, mentre altri (molti) lo reputano un’incredibile ed inutile perdita di tempo.
Per ovviare a questa desolazione, google aveva pensato di “obbligare” gli utenti ad iscriversi per usufruire di tutti gli altri servizi, “gonfiando” così le statistiche.

Bene, è proprio con quel “ripensare a delle scelte” che si apre uno spiraglio interessante, a patto che si legga questa frase non come una totale bocciatura del social, ma come il riconoscimento di una strategia completamente sbagliata.

Già, perché la grande crescita di profili inattivi ha generato solo una maggiore sensazione di desolazione tra gli utenti che usavano davvero il social, oltre che una gran confusione. Slegare le due piattaforme potrebbe essere è una mossa sensata; magari un ultimo tentativo di rianimazione, ma deve essere fatto.

Se dovesse funzionare potremmo avere una piattaforma tutta nuova, magari (come già avviene per le communities) orientata agli addetti ai lavori. In ogni caso, ci troveremo di fronte ad un social abitato da persone reali con le quali interagire per fare business, che significherebbe dare un senso a Google+.

Se fosse un addio?

C’è, a dire il vero, un’altra possibilità;

Google si è accorto del fallimento e sta cercando un modo molto soft per eclissare il suo social network

Se così dovesse essere, lascia che ti faccia qualche domanda: lato utente sarebbe davvero un problema rinunciare ad un social e concentrare altrove la sua voglia di condivisione? Lato azienda: l’hai mai usato? Pensi che sarà un grande problema farne a meno?

Ti aspetto!

Nel frattempo Be Positive

 

ARTICOLO AGGIORNATO: SCOPRI LE NOVITA’

bazzani-erick-social-media

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

Vale la pena avere un profilo su google+?

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: , , 0

Avviso: questo articolo era già apparso in parte su switchonbazza

La frase più comune che si sente sul social di BigG è “ma su google plus non c’è nessuno”, ed effettivamente non è del tutto sbagliata: certamente, G+ non è Facebook.

Il che, intendiamoci, non è necessariamente ( e del tutto) una cosa negativa.

I vantaggi di una presenza su Google Plus

logo-google-plusCome per tutti i social vale la solita premessa: se saprai come utilizzarlo e se avrai tempo da dedicargli, Google+ potrà portare numerosi benefici alla tua azienda, altrimenti lascia perdere perché potrebbe essere controproducente.

Ma sei hai la possibilità di gestirlo, ecco a te alcuni dei vantaggi di questo social:

1) Puoi esprimerti

Il primo vantaggio rispetto, ad esempio, a Facebook, è dettato dal mancato intasamento della piattaforma, che ti lascia un buono spazio di manovra. No, non è vero che il fatto che facebook sia pieno di gente aiuti la tua azienda ad avere successo o almeno, non è così scontato. Su facebook sei tartassato da annunci, attività, post inutili e/o poco interessanti; a questo aggiungi il fatto che con il buon Zuckemberg non si tratta: o paghi, o la tua pagina piano piano sparisce dai radar e tanti saluti ai contenuti di qualità.

Onestamente, poi, non credo che Google lascerà il suo giocattolino così ancora per molto, in quanto ci ha abituati a migliorare o chiudere i suoi applicativi e, secondo me, così sarà anche per G+.

2) Più di un social

Google+ non è un semplice social network e non è neanche una piattaforma di microblogging.

Non è un social, perché è strutturato in maniera diversa (grazie alle cerchie puoi segmentare il tuo target e grazie alle raccolte puoi dividere i tuoi contenuti) e rispetto a Facebook ha gli hashtag che funzionano. Ma non è neanche twitter, perché ti fornisce una grande quantità di caratteri per scrivere un post.

3) E’ quasi un blog

Le caratteristiche di G+, dal contatore delle visite alla lunghezza del post, dai tag alle informazioni, lo portano ad essere molto simile vicino ad un blog. Cosa significa? Significa che puoi (anzi, devi) sfruttare questo canale per postare contenuti differenti rispetto a quelli della tua pagina facebook.

Come ho avuto modo di dirti in un altro articolo, ci sono dei validi motivi per aprire un blog aziendale, ma da questo punto di vista, GooglePlus può essere un buon compromesso (uh, che parolaccia) da prendere in considerazione nella tua strategia di comunicazione.

4) Google ti aiuta

Un altro ottimo motivo per abitare G+ riguarda la SEO: il colosso di Mountain View ha dimostrato più volte di avere un occhio di riguardo per chi possiede un profilo ben curato sulla sua piattaforma.

Non pensi che essere ben collocato nella SERP sia una cosa importante?

ATTENZIONE:Anche se la collocazione è importante, quando scrivi un post, sia esso sui social o sul tuo blog, ricordati sempre che non scrivi per Google ma a delle persone.

5) Il vantaggio più grande di curare il tuo profilo Google+

Il vantaggio più grande, a mio avviso, è la presenza delle communities: un posto in cui chi è iscritto sta cercando proprio quello che tu offri. In altre parole, una community è il tuo target che viene direttamente da te!. Nella community trovi persone che non solo sono pronte ad ascoltarti, ma sono lì proprio perché vogliono sentire quello che hai da dire!

Pensi sia poco?

Se sei un’azienda chiedi ad un commerciale quanto possa essere faticosa (e quanto tempo gli faccia perdere) la mappatura del target e sono sicuro che cambierai idea…

Se la community non c’è?

Le communities non sono funghi: non nascono spontanee dopo un giorno di pioggia. Quindi, se la community non c’è devi crearla tu e portare piano piano gli interessati ad entrarci, offrendo contenuti utili e che siano difficilmente reperibili sugli altri social. Sarà un lavoro lungo, ma con una buona strategia nulla è impossibile e i risultati arriveranno, vedrai…

G+: il social che fa per te

Bene, abbiamo visto a grandi linee quali sono i vantaggi offerti da Google+. Tirando le somme, credo la possibilità di sfruttare le communities e la comodità di segmentazione offerta dalle cerchie siano dei punti davvero da tenere in grande considerazione. Certo, come per ogni social devi considerare che il suo utilizzo comporta un grande impiego di energie e che ne vale la pena solo se lo inserisci in una strategia completa e se decidi di abitarlo seriamente.

Ora chiedo a te: quali sono i pro e i contro di Google+?.

bazzani-erick-social-media

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

Cookie: ecco perché dovresti accettarli

Posted on Categories: Cultura DigitaleTags: 0

Ok, capisco che l’improvviso proliferare di banner che ti informano sull’utilizzo di cookies nei vari siti web che frequenti possa averti un po’ spaventato e, dato che magari non sei al corrente della normativa che dal 2 giugno 2015 obbliga i proprietari dei siti ad esplicitare l’uso dei biscottini, può essere che tu ti sia spaventato ed abbia deciso di chiudere la pagina.

Non sei l’unico, tranquillo! Anzi, capisco che aprire un sito e trovare, di colpo, una scritta che recita:

utilizziamo i cookie per fornirti la migliore esperienza di navigazione possibile ed offrirti contenuti vicini ai tuoi interessi

possa farti sentire un po’ a disagio.

cookieCookie: ecco perché ti servono

Ma come fanno a fornirmi contenuti vicini ai miei interessi?
Io non voglio essere spiato quando apro un sito web
Adesso tutti che usano ‘sti cookie

Queste sono solo alcune delle domande che si trovano sul web negli ultimi tempi, ma lascia che ti dica che i i cookie servono tanto anche a te e ora ti spiego il perché. Prima di addentrarci nell’articolo, però, voglio ancora sottolineare una cosa: i cookies sono sempre stati utilizzati dai siti web e dai social networks (sì, anche quelli che usi tu), ma dal 2 giugno è diventato obbligatorio notificare ed informare il lettore della loro presenza.

A cosa servono

Le funzionalità dei cookies sono quelle più disparate: ci sono quelli che “tracciano” (in maniera anonima) la provenienza delle visite ai siti per restituire statistiche; quelli che ti permettono di condividere i contenuti sui social networks senza dover sempre fare il login; i cookie che ti mostrano le pubblicità attinenti alle ricerche che hai fatto; quelli che servono a farti navigare con la lingua che hai scelto; ecc… Sono tantissimi, con tantissime funzioni e utilità: tanto che il Garante stesso non ha fornito né un vero e proprio elenco, né tantomeno delle indicazioni chiare e precise sulle varie categorie.

Ma ripeto: NON ti devi preoccupare.

Perché non devi avere paura dei cookies

Probabilmente, tra le tante buone intenzioni che hanno animato le azioni del Garante c’era quella di far capire un po’ meglio agli utenti cosa siano e come funzionano i biscottini, tanto da prevedere che ogni sito web debba dotarsi di un’informativa estesa (la mia la trovi QUI) in cui si spieghi:

  • Cosa sono i cookie
  • Se e quali cookie vengono utilizzati
  • Per quali motivi vengono utilizzati
  • Come fare per evitare che vengano inviati cookie al tuo computer

Per ora possiamo dire che abbiamo avuto l’effetto contrario. Molti degli utenti dei siti web si sono spaventati leggendo il banner presente nelle pagine sul sito, e al posto di accettare l’utilizzo dei cookies hanno preferito abbandonare il sito, magari a a vantaggio del sito di un concorrente che non si è ancora adeguato alla normativa.

Cookie: immagina che…

Immagina di essere in un negozio perché haI bisogno di un paio di scarpe e di rivolgerti ad un commesso per farti aiutare. Cosa vorresti da un commesso?

    • Che fosse disponibile ad aiutarti
    • Che ti aiutasse a scegliere le scarpe
    • Che ti proponesse modelli differenti, ma vicini al tuo gusto, per fornirti più alternative

Ora immagina di bloccare i cookie del negozio: non solo non avresti nessuno che possa offrirti consigli e prodotti simili, sarebbe direttamente il commesso a sparire (e non nego che nella realtà certi commessi siano davvero “pesanti”).

Questi cookie, i famosi cookie di profilazione, sono tra l’altro i più invasivi: hai presente le pubblicità che ti escono su facebook? Hai mai fatto caso che se cerchi per il web la destinazione delle tue vacanze al mare, nella sidebar di Facebook ti appariranno spiagge dorate e mari cristallini? Sì, forse possono anche apparire come un diavoletto tentatore, sempre lì a ricordarti che potresti prenotare le ferie, ma in realtà ti stanno proponendo quello che stai cercando, nel momento in cui lo stai cercando.

Proprio come il commesso del negozio di scarpe.

Conclusioni

Questa cookie law ha messo in agitazione un po’ tutti: avvocati, sviluppatori, blogger e utenti più o meno esperti. Se da un lato, il rischio di multe salatissime giustifica l’apprensione di chi produce contenuti, la paura degli utenti è un po’ meno giustificabile.
In primo luogo perché i cookie ci sono da sempre, ma con l’informativa è diventato obbligatorio dirlo, confermando il detto occhio non vede, cuore non duole;
In secondo luogo perché, sebbene servano anche ai possessori dei siti, i cookie aiutano e non poco l’utente durante la sua esperienza di navigazione;
In terzo luogo perché, in Italia, la cultura digitale e la preparazione circa internet sono al livello per cui se domandi cosa siano i cookies, molti ti risponderanno i biscotti, ma solo perché sanno un pizzico di inglese.

Il mio personalissimo consiglio è di acconsentire all’uso dei cookie, prestando invece più attenzione quando fornite sul web dati personali come numero della carta di credito (e questo non ha nulla a che fare con i cookie). Poi, ogni tanto, date un’occhiata alle varie sezioni privacy e policy dei siti che visitate: troverete molte informazioni utili a comprendere meglio cosa siano ‘sti benedetti biscottini.

bazzani-erick-social-media

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance che vive di parole e di progetti. Se vuoi puoi leggere la bio completa: è bellissima! 😉

Rimani aggiornato!