Usare (bene) l’autorevolezza in tempi di crisi

La crisi in corso ha aumentato il tempo che trascorriamo sui social, quindi vediamo di trovare un modo per farlo al meglio. Questo è un post che non avrei voluto scrivere, ma ho dovuto farlo.
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Visto che tanto l’Italia quanto la mia regione stanno vivendo una crisi senza precedenti avrei preferito tacere, perché di persone che sfruttano la risonanza di un evento tragico come l’emergenza Covid-19 ce ne sono fin troppe.

Avrei voluto, appunto, ma non riesco a farlo perché circolano sui social e nelle chat di gruppo (e la Valle d’Aosta non fa eccezione) bufale, numeri non verificati, teorie del complotto e autocertificazioni pasticciate.

Tutte cose delle quali oggi non abbiamo bisogno.

Quindi, se sei un professionista che si occupa di social media, un addetto alla comunicazione o un esperto in materia puoi saltare direttamente alla conclusione, perché quello che sto per dire lo sai già. In alternativa, secondo me vale la pena spendere qualche minuto per conoscere un po’ più a fondo le dinamiche dei social e scoprire cosa noi tutti possiamo fare.

Il grande problema dell’autorevolezza

Uno dei grandi problemi dei social media risiede nel fatto che ognuno di noi può essere in qualche modo autorevole, almeno nella sua cerchia di amici. E anche se questo dovrebbe metterci addosso un po’ di responsabilità in più, in realtà non lo fa: anche se ce lo dimentichiamo, quando condividiamo un contenuto di altri stiamo di fatto supportando quella tesi, controfirmandola agli occhi del nostro gruppo.

Credo in quello che ho condiviso al punto di metterci la faccia.

Ad esempio, se viene lanciata una raccolta fondi e noi la condividiamo stiamo usando la nostra influenza nei confronti di coloro che fanno parte della nostra rete per validare quel messaggio.

Fidati, ti dico che è così.

I nostri amici e i nostri parenti si fidano di noi e tendono spesso a condividere in modo acritico quello che abbiamo condiviso, evitando di fare da filtro e dimenticandosi che anche noi possiamo sbagliare.

Lui avrà sicuramente verificato prima di condividere, quindi mi fido

E così un messaggio sbagliato o una notizia non verificata prendono il volo verso nuovi lidi, proliferando (paragone spiacevole in questo periodo) proprio con un virus.

Un problema ancora più grande

Se quello di essere portatori più o meno coscienti di un messaggio è già un problema di per sé, la situazione peggiora quando l’attendibilità della fonte – o, se vogliamo, l’autorevolezza – deriva da un titolo professionale o da un ruolo nella società.
Per intenderci, un social media manager che fa copia e incolla sulla sua bacheca del famoso post in cui si parla del limite dei 25 amici imposto da Facebook viene reputato più credibile rispetto al cugino semi analfabeta.

Allo stesso tempo, quindi, se giornalisti, politici o esperti di legge condividono un contenuto a tema tendiamo a fidarci di loro più che di chiunque altro.

NOTA: In questo momento non mi importa (e non è rilevante) il fatto che lo facciano in buona o mala fede.

E la condivisione da parte di una voce autorevole o da parte di chi dovrebbe conoscere la legge o gli avvenimenti renderà quel contenuto “vero a prescindere”, trasformandolo in qualcosa di davvero pericoloso.

Se l’ha condiviso lui, che è un professore, non può che essere vero.

Cosa succede se tutti cominciamo a seguire le indicazioni di un medico che dice che la cura di ogni malattia è il limone?
Cosa succede se ci fermano con un’autocertificazione pasticciata o con un documento contraffatto perché l’esperto tal dei tali ci ha detto che così siamo al sicuro?

Proviamo a dare la soluzione

In questo periodo di crisi il personale sanitario, i politici, la stampa, i militari, le forze dell’ordine e tutti gli altri stanno facendo un gran lavoro. E lo dico perché, semplicemente, non è mai esistito nulla di simile a questo e non era possibile prepararsi, perché per il poco in cui la mia vita lavorativa ha toccato i media ora impegnati a raccontare ciò che accade ho potuto ammirare giornalisti seri, preparati e scrupolosi e anche perché non avremo mai (o almeno spero) la controprova di “come sarebbe andata se…”

A noi, invece, è richiesto solo di rispettare le regole, quindi perché non proviamo a metterci l’anima in pace e provare a renderci utili in qualche modo?

Quando ho iniziato questo pezzo ho detto che quando sui social condividiamo il post di altri non stiamo solo portando all’attenzione dei nostri amici un punto di vista ma stiamo dicendo che concordiamo con quanto scritto da altri, sfruttando la micro autorevolezza che abbiamo nella nostra rete per renderlo efficace.

E questo, oggi, rischia di essere molto pericoloso o, almeno, inutile.

Ecco quindi che la mia piccola proposta di soluzione è questa:
perché non ci adoperiamo e non sfruttiamo le nostre conoscenze per fare da filtro ai contenuti che vediamo circolare? Perché non proviamo, nel nostro piccolo, a limitare la diffusione di contenuti inverosimili, bufale, complotti eccetera?

Perché noi social media manager non facciamo una piccola opera di debunking ogni volta che ci troviamo ad affrontare una notizia sul coronavirus o su Putin che libera i leoni per incastrare chi viola la quarantena?

Perché i politici non si tengono gli slogan per quando potranno urlarli a meno di un metro di distanza e provano a dare un servizio utile alla collettività?

Per tutti quelli che invece usano abitualmente i social ma non hanno fatto di essi la loro professione, per mia madre, mio padre e tutti gli altri, invece, i consigli sono:

  • Fidatevi solo delle fonti ufficiali e di mezzi di informazione credibili. No, la verità non sta nel mezzo;
  • Scegliete, anche sui social, persone di cui potete fidarvi, senza però dimenticare di fare alcune verifiche quando pubblicano le notizie;
  • Nel dubbio, non condividete. È meglio non dire nulla piuttosto che rischiare di diffondere un contenuto falso;
  • Non cadete nella tentazione di facili complotti e teorie fantasiose.
  • Cercate, su Facebook, YouTube e gli altri social, le apposite sezioni create per parlare dell’argomento. Si sono quasi tutti attrezzati per questo, facendo comunque un po’ di filtro.

Lasciamo perdere le polemiche, i sospetti, le critiche e i complotti.

Davvero, non ne abbiamo bisogno.

Erick Bazzani
Social Media Manager, copywriter e formatore freelance. Le mie giornate si dividono tra l'aula e l'ufficio, quindi se vuoi contattarmi ti chiedo di farlo con una mail. Leggi la bio completa: è bellissima! ;)