Sulla direttiva del copyright (e sul suo art. 13) si è scritto e detto un po’ di tutto: da chi vede pericoli per la libertà di Internet a chi la reputa positiva, tutti o quasi si sono schierati da una parte o dall’altra.

Ora, non sono certo che servisse anche la mia opinione ma dato che alcuni studenti me l’hanno chiesta, proverò a sintetizzarla in questo post.

Escludendo che vedo molto (ma molto) difficile l’esercizio di un controllo degli utenti da parte delle piattaforme online e che non so su chi verranno poi rovesciati i costi di implementazione dei filtri, credo comunque che la questione principale sia un’altra e si lega in modo indissolubile a Internet e a carenze nostre e del legislatore.

Direttiva sul copyright: era davvero la prima cosa da fare?

Farò sfoggio di un brillante benaltrismo, ma penso che Internet avesse davvero problemi più grossi dei quali occuparsi e che sembrano invece passare (quasi) inosservati. Ogni tanto qualcuno solleva la questione, si fa un po’ di caciara e poi miracolosamente non se ne parla più.

Proviamo allora a sfruttare questo titolo fuorviante e questa occasione per mettere in fila i principali problemi di Internet, giusto per capire perché, al di là di come sia stata regolamentata, sarebbe stato meglio partire da questioni decisamente più legate agli utenti.

La mancanza di digital education

Il primo grosso problema che mi viene in mente è che molte delle persone che navigano sul web non sanno usare internet. Certo,  questo non si risolve facendo una legge, ma se proprio dobbiamo cercare un punto di partenza credo debba essere questo.

Formazione, divulgazione e suggerimenti urbi et orbi potrebbero aiutare anche gli “over 40” a prendere coscienza del mezzo, mentre per i giovani ci deve essere la scuola. Internet deve essere un posto per tutti, ma per farlo ha bisogno di una trasformazione delle persone.

Troll, Fake e Netiquette

Di troll e FakeNews se n’è parlato fin troppo nel corso delle campagne elettorali, salvo poi mandare in soffitta il discorso. I troll fanno male? Certo! Le bufale? Assolutamente sì! Gli esperimenti sociali sono utili? Non in questo momento. Internet è invaso di falsi, truffe e sedicenti esperti e noi dobbiamo smettere di cascarci.

In questo senso, però, anche il legislatore potrebbe darci una mano (così come potrebbero farlo i grandi colossi) ad esempio trovando il modo di rendere gli account personali e direttamente collegabili a un documento o a una persona. Uno vale uno, direbbero da qualche parte. Ecco, facciamo in modo che ognuno abbia il suo account personale proprio come un documento o un indirizzo fisico. Questo significherebbe maggiore responsabilità da parte delle persone, controlli più efficaci e una voglia minore di far circolare bufale e notizie false o allarmanti.

Revenge porn e truffe varie

Il revenge porn, ovvero la diffusione di contenuti intimi sul web senza il consenso del protagonista e spesso dopo la fine di una relazione, ha già fatto vittime anche in Italia, e dovremmo occuparcene seriamente e il prima possibile, evitando i soliti discorsi “eh ma se mandi il video a qualcuno…” o cose così, che proprio non mi interessano.

Certo, in questo senso i segnali che arrivano dalla Camera dei Deputati non sono proprio confortanti, eh:Leggi l’articolo di Open

Io penso sinceramente che quello che ho scritto qualche riga più su possa aiutarci anche in questo senso, ma sarei davvero aperto all’ascolto di ogni proposta da parte del legislatore.

La scarsa conoscenza delle regole

Diciamocelo: quando insultiamo qualcuno sui social siamo davvero a conoscenza dei rischi ai quali possiamo andare incontro? Sappiamo che la diffamazione (e postare foto di persone offendendole e chiedendo condivisioni lo è) è un reato punibile penalmente? Sappiamo che quando pubblichiamo qualcosa di molto forte o qualche offesa non stiamo semplicemente manifestando il nostro dissenso, ma stiamo più o meno consciamente violando le regole?

No, non credo.

Altrimenti, davvero, saremmo dei pazzi a lasciare qualche insulto o a far girare notizie false, quando non addirittura vere e proprie catene agghiaccianti come questa.Certo, può essere un’azione davvero stancante ma, quando veniamo a conoscenza di qualcosa di “clamoroso” non dobbiamo cliccare sul tasto condividi, ma alzare il nostro didietro dalla sedia e informare le autorità.

In sintesi: cosa penso della direttiva sul copyright?

Il riassunto è davvero molto semplice: sicuramente l’argomento andava trattato, anche se questa direttiva presenta parecchi limiti evidenti messi in luce anche da persone più ferrate di me in materia. Credo anche che Internet non sia un prato verde sotto un cielo azzurro, dove saltellare liberamente e scambiarci sorrisi. Ma penso che non lo sia soprattutto a causa nostra e dei nostri comportamenti.

Credo, però, che il legislatore (e i colossi del web) dovrebbero metterci un pochino di impegno in più alla ricerca di soluzioni che possano rendere il web un posto migliore. Fare in modo che gli utenti possano sentirsi sicuri e a loro agio e creare nuove competenze non sarà certo qualcosa di immediato, ma in questo modo potremmo stare tutti meglio: dalle persone alle aziende, da chi ci passa il suo tempo libero a chi lo utilizza per lavoro…