Cos'è un blog

Il blog è uno stato mentale

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Oggi non voglio parlarti di come aprire un blog o di quali siano i motivi che dovrebbero spingerti a dotarti di uno spazio tutto tuo in cui esprimere le tue opinioni o raccontare te stesso o la tua attività. No, in questo blog post voglio parlarti di cosa sia (e sia stato) per me avere un blog personale.

Sono ormai passati quasi dieci anni da quando decisi di aprire un blog. Erano i tempi dell’università e avevo a disposizione l’unica risorsa che invece manca sempre ai professionisti e agli adulti in genere: il tempo. Non è che dietro ci fosse molto di più: mi piaceva leggere, mi piaceva scrivere, all’università cercavo di formarmi un’opinione del mondo ed ero affascinato dalla possibilità di condividerla con il web; di dare i miei contenuti in pasto alla rete. Di mettermi alla prova, insomma.

E così, tra alti, bassi e nuovi esperimenti mi sono ritrovato a gestire vitadablog e a creare qualcosa di più strutturato e in grado di essere utile anche alla mia carriera professionale. Ma soprattutto, con il tempo ho imparato che un blog non è solo un sito in cui aggiungere dei contenuti. E non è neanche solo strategia, link, SEO, trend topic e tag alt nelle immagini.

No, secondo me il blog ha un significato molto più profondo che solo chi ne ha uno è in grado di comprendere.

(Mi sono ripromesso di scrivere un blog post intero sui miei inizi e sui passaggi che ho fatto, quelli che mi mancano e quelli che chiunque voglia avvicinarsi alla professione dovrebbe fare, quindi per oggi ci fermiamo qui.)

Il significato profondo di un blog

Un blog è uno stato mentale, è la voglia di raccontare quello che sai o quello che senti a un numero quasi infinito di lettori.

Il blog personale è la tua porta sul mondo: una via d’uscita che dal tuo computer ti permette di rivendicare la tua libertà. Attraverso questo magnifico strumento hai la possibilità di farti portatore di concetti e di condividere il tuo sapere. È una piazza virtuale in cui troverai sempre qualcuno pronto ad ascoltarti.

Pensi che io stia esagerando? Sì, hai ragione.

Ma dato che ho deciso di raccontarti cosa significhi un blog per chi da anni si serve di questo strumento (terribile, detta così), non potevo mica raccontarti che un blog è un insieme di articoli suddivisi per categorie ed etichettati con dei tag, raggiungibile attraverso un url.

Giusto?

Avere un luogo in cui poter esprimere la propria opinione significa anche avere delle responsabilità: scripta manent, quindi devi stare bene attento a quello che vuoi dire e soprattutto a come lo vuoi dire. In queste pagine, magari costruite poco a poco con wordpress, hai anche la possibilità di crearti un bel biglietto da visita.

Lo ammetto: mi rendo conto di non dedicare alla promozione della mia figura tempo sufficiente. So che dovrei farlo più spesso e con più costanza, aggiornando tempestivamente il mio profilo LinkedIn e partecipando attivamente nelle community.

Però ho un blog, che per me equivale a proporre costantemente ai miei potenziali clienti o alle persone interessate alla mia attività una sorta di curriculum vitae dinamico. Anzi, essendo in continuo aggiornamento e trattando i temi in maniera più approfondita rispetto alle due righe scritte sul curriculum, credo che il blog possa essere un grande strumento di promozione perché con esso stai dimostrando di saper fare quella cosa lì!

Chi è veramente blogger?

Se stai leggendo questa parte o non sei ancora un blogger oppure non sai ancora di essere pronto ad aprire il tuo blog personale. In entrami i casi ti suggerisco di provare: esistono tante piattaforme e tantissime soluzioni utili e a costo praticamente zero* per farti capire se sia una cosa che fa per te.

Possiamo definire blogger chi ha un blog o solo chi guadagna attraverso quello che scrive? Prima di dare una risposta sappi che sono davvero pochi quelli che riescono a guadagnare direttamente con un blog, anche se il blog offre tutta una serie di vantaggi e guadagni indiretti spesso anche più grandi (ricordi quando ti dicevo che è una specie di cv dinamico?).

Poco sopra ho scritto che un blog è uno stato mentale. Ecco, essere un blogger è più o meno la stessa cosa: costanza, dedizione, impegno, esercizio e contenuti originali sono le qualità che ti servono per poterti definire un blogger, indipendentemente dal fatturato: del resto non tutto quello che facciamo nella nostra vita serve ad aumentare il nostro fatturato, giusto?

Se pensi di avere tutte queste caratteristiche, ti rinnovo il mio invito a buttarti nella mischia e a far conoscere il tuo punto di vista, i tuoi progetti e le tue idee.

Esistono infatti tantissime tipologie di blog, devi solo trovare la tua!

Prima di andare via…

Aspetta! Prima di andare via vorrei conoscere la tua opinione: hai un blog? Vorresti averne uno? Cos’è un blog secondo te? Cosa provi quando scrivi?

 

* Il web è pieno di possibilità gratuite per aprire il tuo primo blog. Come ogni programma gratis, però, anche il tuo blog avrà dei limiti importanti, specie per quanto riguarda la grafica, la SEO e il backup: se pensi che stia per nascere in te una nuova passione, non limitarti e fai quel piccolo investimento che toglierà ogni limite al tuo lavoro.

scrivere e vivere felici

La ricetta per scr(v)ivere felici

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Scrivere è bellissimo. Anzi, quello di scrivere è il mestiere più bello che ci sia, sia che tu sia uno scrittore da milioni di copie sia che tu scriva testi per siti web o faccia il giornalista. Hai presente quella sensazione di libertà che ti regala il battere cadenzato delle dita sulla tastiera o la soddisfazione di leggere te stesso dentro un foglio?

Scrivere è meraviglioso, ma la prima cosa che impari quando ti lanci in questo mondo meraviglioso è che non puoi scrivere sempre, a ogni ora del giorno e della notte. Sarebbe bello (beh, oddio!) ma è impossibile. Ne pagano le conseguenze il tuo corpo, la tua mente, la qualità del tuo lavoro e i tuoi clienti.

Non sei Charlie Chaplin e questo non è Modern Times.

Dedica il tuo tempo a cose che ami

Ci sarà qualcosa che ami fare in alternativa al chiuderti in una stanza e produrre contenuti di qualità, giusto? Hai mai pensato che la fonte della tua ispirazione potrebbe essere racchiusa nei luoghi, nelle persone e nelle cose che ami? Un contenuto di qualità non nasce sugli alberi, ed è difficile che tu riesca a produrne in quantità industriali. Anche perché, in quel caso, non so se parleremmo di contenuto creativo.

Ci sono quei momenti (e se non ti è ancora capitato sei fortunato) in cui neanche legarti alla sedia può aiutarti a combinare qualcosa di utile. In quei casi molla tutto, smetti di pensarci e dedicati ad altro. Poniti, se necessario, un limite massimo di ore settimanali da passare davanti al computer e dedica il resto del tempo alle cose che ami veramente.

Inoltre non è detto che l’ispirazione non possa nascere mentre stai facendo altro. Se sei uno scrittore soggetto a slanci creativi tieni sempre a portata di mano un taccuino dove appuntare le idee che svilupperai più avanti.

E ricorda che se non stacchi, se ti limiti ad aspettare che l’ispirazione ti investa come il vento d’estate rischi di perdere molte più ore di lavoro di quante non ne perderesti dormendo!

Senza contare che corri seriamente il rischio di un blackout creativo. E non vogliamo che succeda vero?

Allenati a dire di no

Sembra difficile, ma non puoi permetterti di essere uno Yesman! Dire sempre di sì non farà di te un grande scrittore, ma solo una persona che ha rinunciato alla sua felicità.

Aspetta, non sto dicendo di rinunciare all’occasione della tua vita, ma di saper scegliere quale sia l’occasione giusta e quale no. E i soldi non c’entrano niente: possono esserci attività a basso budget ugualmente entusiasmanti e gratificanti, che rappresentano delle rampe di lancio per il tuo talento e ci possono essere attività remunerate ma che finiscono in un vicolo cieco.

Hai a disposizione un tempo limitato e se hai deciso di seguire il consiglio qui sopra lo è ancora di più: non puoi fare tutto e soprattutto non puoi sprecarlo.

Già, ma quando ne vale davvero la pena?

Partiamo dal presupposto che non ti conviene accettare pagamenti “in visibilità” perché si tratta di uno sfruttamento bello e buono e che mortifica il tuo lavoro e il lavoro di tutti quelli che accettano quel tipo di incarico. Finché ci sarà anche solo uno scrittore, un copywriter o un web editor che accetta pagamenti in visibilità non riusciremo a far capire il reale valore del nostro lavoro. Vuoi scrivere gratis in cambio di un po’ di visibilità?

Dopo aver escluso questa prima tranche di possibili lavori, parliamo dei testi gratuiti tout court.Ci sono dei casi in cui per te può essere conveniente o etico scrivere gratis. Nel caso fai pure, ci mancherebbe, ma ripeto: non farti fregare.

Adesso devi decidere per quali contenuti proporti: anche se sarei felice per te, dubito che tu sappia scrivere bene di ogni argomento e qualunque stile. È un po’ come per i blog: difficilmente un buon blogger tratterà di tecnologia, cucina, istruzioni per il montaggio dei mobili ikea e poesie. Ecco, specializzati o, in alternativa, lascia volare la tua creatività e vedi dove ti porterà, ma non farlo sulle spalle di chi ti paga per un testo, mi raccomando.

Questo significa essere troppo choosy?

Te la ricordi questa frase dell’ex ministro Fornero? Ecco, penso che ogni tanto tu debba essere un po’ choosy se non vuoi svalutare il tuo lavoro. Ovvio, un po’ di gavetta non ha mai fatto male a nessuno e può servirti per trovare la tua strada ma, te lo ripeto, non farti prendere in giro.

La vita è fatta di scelte e tu devi fare la tua.

Prenditi del tempo per imparare

Quando organizzi la tua settimana e le tue giornate devi sempre tenere conto del tempo che ti servirà per informarti e per imparare qualcosa di nuovo. Se scrivi per il web e non sei un poeta, avrai già capito che non si tratta di un’arte. Certo, ci sono varie sensibilità e diversi punti di vista, ma per fare un buon lavoro devi continuare a studiare e aggiornarti.

Quando organizzi il tuo lavoro, tieni bene a mente questo punto: il tempo è una risorsa limitata.

Non rimandare gli aggiornamenti a quando avrai un po’ di tempo libero.

Metti in conto gli errori e non ti scoraggiare

In mezzo a tutto questo, dovrai trovare il tempo per fare, sperimentare, sbagliare, tentare, studiare e correggerti. La scrittura creativa è una passione che, se supportata dal metodo può trasformarsi nel lavoro più bello del mondo, ma come saprai richiede tanti, tantissimi sforzi.

Conclusione

Insomma, con questo lungo blogpost sto cercando di dirti che anche se scrivere è il mestiere più bello che ci sia non si merita tutto il tuo tempo. Non lo merita il lavoro e non lo meritano i clienti. Bisogna imparare a scegliere le opportunità valide, prendersi il tempo per aggiornarsi e sbagliare e cercare di migliorare sempre. Certo, il fatto che la scrittura non sia un’attività scalabile e che gestire un partita IVA di questi tempi non è semplice può crearti delle grosse difficoltà di organizzazione e mediazione tra incassi e lavori svolti.

Penso però che nel lavoro (come in tutte le cose) sia la quantità di tempo “buono” a fare la differenza.

Nella vita c’è altro e, forse, è proprio quell’altro a fornirti l’ispirazione per quello che scrivi. In fondo, sacrificare la tua felicità per costringerti a scrivere ti porterà a scrivere dei pessimi testi, non credi?

raccontarsi-sul-web

La tua azienda ha molto da raccontare

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Lo dico forte e chiaro, perché ne sono davvero sicuro anche senza conoscerti: la tua azienda ha molto da raccontare ai suoi clienti attuali e a quelli potenziali e ci sono tantissime persone sul web pronte ad ascoltare quello che hai da dire.

Sai come faccio a esserne così sicuro pur non conoscendo nulla della tua realtà? Te lo dico subito: tutti quanti noi abbiamo qualcosa da dire e storie importanti da raccontare, dobbiamo solo farlo al meglio.

L’importanza dello storytelling per le piccole imprese

Sono nato in Valle d’Aosta, una regione costellata da una realtà di microimprese (anzi, potremmo dire nanoimprese) fatte di storie, tradizioni e capacità che aspettano solo di essere raccontate al grande pubblico, ma questo vale – e si amplifica – se parliamo dell’Italia tutta. Riesci anche solo lontanamente a immaginare quante storie, quanti racconti, quanta passione si celino dietro a ogni decisione di ogni singola impresa italiana che ha fatto la storia del food o del fashion? Probabilmente si tratta di un numero infinito, così come infiniti sono i paesaggi e le opere d’arte del nostro paese.

Si tratta, quindi, di trovare il modo di tirare fuori qualcosa che già hai dentro e che avrà certamente influenzato il tuo modo e la tua voglia di fare impresa. Hai tutto per farlo e, soprattutto, ormai non puoi più farne a meno: il prodotto inteso come “bene” o come semplice oggetto è un qualcosa di superato o, meglio, qualcosa che ha perso il suo valore a vantaggio dell’esperienza. Ti potrà sembrare un’affermazione da manuale di marketing ma è la pura verità. Il tuo prodotto è sostituibile con uno uguale che costi meno, a meno che…

A meno che non sia unico.

E l’unicità risiede spesso nelle storie che hanno portato alla sua realizzazione.

Racconta il prodotto per renderlo unico

Eccoci qui. Tu sai quanta passione, quanto studio, quanta tecnica e quanta creatività si nascondono dietro al tuo prodotto, ma i tuoi potenziali clienti ne sono al corrente?

Facciamo un esempio pratico e abbastanza semplice.

Ci sono due sciarpe sul tavolo: una costa 50 euro e l’altra 40. Ai tuoi occhi l’unica informazione utile in questo momento (e quindi l’unica discriminante) è il prezzo e probabilmente, essendo due sciarpe molto simili opterai per quella che costa meno.

Passaggio1
Sapevi che la sciarpa più costosa viene realizzata a mano in un laboratorio, situato in un antico borgo di montagna e che utilizza solo lane autoctone, curando nei minimi particolari ogni piccolo passaggio? Pensa che fu Gino, che adesso gestisce il laboratorio insieme alla moglie Piera, a rilevare più di 40 anni fa la piccola bottega di suo papà Mario. Allo stesso tempo, il signor Mario, aveva imparato questo antico mestiere dal nonno che, ormai troppo vecchio per fare la guerra decise di insegnare quello che sapeva al suo nipotino durante il lungo inverno che avvolge i paesi di montagna, mitigato solo dalla legna che arde..

La sciarpa numero due è stata importata dalla Cina.

Passaggio2
Stai per comprare la sciarpa e in sottofondo senti il battere incessante del telaio. Prima di pagare, butti un’occhiata veloce e scopri il signor Gino che con gesti più marcati e meno agili di un tempo, sta mostrando a suo nipote Daniel i primi trucchi di un mestiere che da generazioni viene tramandato oralmente e attraverso vecchi quaderni. Gino si alza, viene verso di te e con quei modi bruschi ma gentili che solo gli uomini e le donne di montagna padroneggiano comincia a raccontarti la storia e la tecnica di tessitura. In ogni sua frase, in ogni suo gesto, risuonano l’amore e la passione per quello che fa. Quasi come fosse il battere del telaio.

La sciarpa numero due è lì, anonima come la confezione in cui è racchiusa.

Passaggio 3
Gino ti racconta, e gli credi perché gli occhi non mentono, che quello è prezzo più basso che può farti, perché lui le parole “profitto” e “breakeven point” non le vuole nemmeno sentire. Ti dice anche che capirà se dovessi scegliere l’altra sciarpa, perché alla fine sa bene che le cose artigianali non possono essere riprodotte in serie. Lui lo sa e pensa che sia un di più che rende unico il prodotto (non dire surplus, per carità), ma una volta un turista gli ha detto che fare le cose in serie sarebbe più facile.

Passaggio 4

La sciarpa di Gino ha un’anima e un volto, l’altra è solo una sciarpa: sei ancora sicuro di comprare “una semplice sciarpa”?

Cosa c’entra la tua azienda in tutto questo?

Mi sono fatto prendere dalla storia, ma c’è una morale. Quando sei entrato nel negozio, ti sei trovato davanti due sciarpe identiche se non per la differenza di prezzo: dopo aver parlato con il produttore, però, hai capito che la sciarpa numero aveva un’anima e una storia, mentre l’altra era solo una sciarpa. In qualche modo, sei riuscito a percepire l’enorme differenza tra le due, così grande da far sembrare ridicola la differenza di prezzo.

Come il signor Gino, sono sicuro che anche dietro a quello che fai tu ci sia una storia che valga la pena raccontare.

Raccontati sul web

Tutto questo per dirti che il tuo mercato è il web e che nell’esempio manca un dettaglio molto importante: Gino ti ha spiegato la storia perché tu eri lì pronto a sentirla, mentre l’altra sciarpa non ha raccontato nulla perché nessuno poteva raccontare niente di lei.

Il web, invece, è pieno di persone che vogliono sentire la tua storia e grazie a due click possono salvarla e leggerla quando saranno più comodi e ricettivi. La differenza sta nel fatto che non basta aspettare che vengano a chiedertela, ma sarai tu a proporla.

Come?

Hai mai pensato di partire dal blog? 😉

superare il blocco dello scrittore

Come riprendere energie e superare il blocco dello scrittore

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Esiste un interminabile elenco di motivi per cui potresti perdere la creatività e la fantasia e ritrovarti seduto davanti al computer in attesa di una qualche forma di ispirazione. Ci sono – e chi fa questo mestiere o chi sta cercando di pubblicare il suo primo romanzo non può negarlo – dei momenti in cui sei proprio impantanato: niente da fare, tu provi a parlare (o a scrivere) ma le parole non escono.

Allora ti fai prendere dal nervoso, cerchi di concentrarti e vai a pescare in qualche cassetto della memoria una frase che potrà sembrarti più o meno dignitosa e che, alla fine, risulterà invece banale e scontata e senza un minimo di appeal.

Approfondisci: Scrivere meno per scrivere meglio (Coming Soon)

Inchiodarsi alla sedia non serve a niente

Ai tempi dell’università conoscevo una ragazza che credeva che legarsi (si fa per dire, eh) alla sedia fosse l’unico modo per farsi entrare in testa un concetto. Moderna eroina dello studio a oltranza che, cascasse il mondo, non si alzava dalla scrivania finché non padroneggiava un qualunque tipo di definizione, ragionamento o formula.

Devo anche dire, per correttezza, che lei era convinta di questo metodo e che il suo voto di laurea fu molto più alto del mio…

Ma inchiodarsi alla sedia è davvero l’unico metodo per obbligarsi a produrre? È quello migliore? Da questo brevissimo racconto dei beitempiandati™ parrebbe di sì.

Non è proprio così, almeno non lo è mai stato per me.

Quando mi capitava di non riuscire a scrivere, l’ultima cosa di cui avevo bisogno era quella di impormi di stare seduto alla mia scrivania vista muro. Anche perché dopo un po’ di attente riflessioni finivo sempre con il crearmi mentalmente la lista della spesa, pensare agli appuntamenti dei giorni successivi e pormi semplici interrogativi come “perché non c’è la pace nel mondo?“, “Come si chiamava il quarto dei Beatles?“, “Perché la gente con la Smart parcheggia fino in fondo nei parcheggi a pettine, che poi ti illudi di aver trovato posto?” e così via. Risultati?

Nessuno, a parte aver scoperto tutto da solo il nome del quarto dei Beatles*! (Il che, se ci pensi, non è male, ma non mi è mai servito all’università).

A dire il vero, da quell’esperienza – quella di legarmi alla scrivania, non quella dei Beatles – ho però capito alcune cose, che mi sono servite quando ho deciso di scrivere per vivere o vivere per scrivere o, insomma, di fare quello che faccio ogni santo giorno da qualche anno a questa parte.

Quindi basta con i preamboli e con le introduzioni (che piacciono tanto ai Seo quelli bravi) e parliamo giusto un attimo dell’argomento centrale di questo post ovvero come sbloccarsi quando le parole non ti vengono proprio e devi consegnare un pezzo.

Come superare il blocco dello scrittore?

“Blocco dello scrittore” esagerato! Vabbé ecco quello che faccio di solito nei momenti in cui non mi escono le parole.
AVVERTENZA NUMERO UNO: È qualcosa che faccio per me e che solitamente funziona, ma non è un dogma.
AVVERTENZA NUMERO DUE: Non alzarti dalla sedia alla prima difficoltà.

Detto questo, quando proprio non riesco a scrivere come vorrei – o non riesco a scrivere niente – metto in fila queste attività in base alla difficoltà del momento.

Smetto di pensarci
Ti ho appena detto che secondo me non serve a niente legarsi alla sedia. Quindi, quando proprio non mi vengono le parole smetto semplicemente di cercarle. Semplice, no?

Faccio una lunga passeggiata distensiva
Sia chiaro, senza alcun tipo di apparecchio elettronico. Niente tablet, niente smartphone. Devo anche ammettere che adoro fare passeggiate da solo, perché mi aiutano a pensare (un classico) e mi rimettono in pace con il mondo. Quindi, quando proprio non mi vengono le parole, ne approfitto per fare qualcosa che mi piace e che mi rilassa. Dopo un po’ di passi, guardando quello che ti circonda, vedrai che avrai le idee più chiare su come chiudere quel blogpost sul quale sei bloccato da un po’ o sul copy giusto per quel cliente.

Ascolto musica dei cantautori
Un’altra mia passione che però mi torna spesso molto utile. Spesso, nelle loro canzoni posso trovare la formula giusta o la risposta alla mia domanda. In caso contrario, posso comunque dire di aver ascoltato un po’ di buona musica, no?

«Ci penserò domani»
Cosa faccio se non funziona, anzi, quando non funziona? Niente, in quel caso spengo tutto e mi impongo di ripensarci il giorno dopo. E se succede il giorno della scadenza? No, dai, non arrivare al giorno della scadenza: gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo e devi prenderti per tempo.

Blocco dello scrittore: una specie di conclusione

Scrivendo questa piccola lista mi sono reso conto di una cosa molto importante: il blocco dello scrittore si sconfigge con la bellezza. Con la bellezza delle cose che amo fare, con la bellezza dei paesaggi che mi circondano e con la bellezza di suoni e parole di altri. Ecco, in fondo a questo post penso di poterti dire semplicemente che quando le parole non vengono fuori devi impegnare la tua mente con qualcosa di bello e non stressante. Non è importante cosa, ciò che conta è che ti faccia stare bene e ti dia serenità.

Questo, ovviamente è quello che faccio io quando non ho l’ispirazione. Può essere qualcosa di utile come di estremamente banale, ma è comunque qualcosa che volevo condividere con te sperando possa esserti almeno un po’ utile.

*Era George Harrison.

amare-la-scrittura

Allineare il testo per il web

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Per ottenere grandi risultati non ti basta scrivere un contenuto utile ma devi curare anche gli aspetti legati alla leggibilità e all’ottimizzazione per rendere felici i motori di ricerca. L’ordine, peraltro, non è casuale: per prima cosa devi creare un contenuto utile per i tuoi lettori, poi devi fare in modo che il tuo articolo risulti semplice da leggere intervenendo sul layout e, infine, lavora per rendere piacevole il tuo post anche ai bot.

Oggi parliamo di layout e in particolare dell’allineamento del testo per il web.

fonte: ilovecreativity.com
fonte: ilovecreativity.com

Allineare un testo: perché non usare il giustificato

Dal punto di vista dei contenuti, il tuo post deve essere originale, creativo e, soprattutto, deve fornire qualcosa a chi lo legge: insomma, deve essere utile. Dal punto di vista della forma, invece, il tuo post deve essere piacevole, presentare delle immagini, deve avere un tone of voice in linea con il tuo target e deve essere di facile lettura.

L’ultimo punto, ovvero la leggibilità del testo, riguarda due punti: scrivi con un tone of voice che si adatti ai tuoi lettori e rendi piacevole l’aspetto del tuo post.

L’abbiamo detto più volte: il lettore deve stare comodo mentre legge il tuo articolo. Il comfort, infatti, è un fattore che ci condiziona molto quando leggiamo qualcosa da un dispositivo, che sia un computer, un tablet o uno smartphone.
Chi ti legge, che sia a casa, in ufficio, sul tram o chissà dove, deve andare incontro ad una lettura piacevole che non provochi uno sforzo eccessivo.

Ti sembra assurdo? Pensa a quanti articoli non hai finito di leggere perché erano lunghi e faticosi, o perché quel sito, magari senza un motivo particolare, proprio non ti piaceva!

Sinistra, destra, centro e giustificato: quale scegliere?

Ecco, quindi, che la scelta della forma, del colore e dell’allineamento del testo diventa un fattore fondamentale in fase di pubblicazione di un post sul tuo blog.

 

Le soluzioni offerte dai vari editor di testo sono quattro, ma prima di scegliere ti consiglio di prestare attenzione alle esigenze dei tuoi lettori.

Allineamento a destra

Questo tipo di allineamento, secondo me non merita una riflessione troppo ampia: è anti-intuitivo e rende la lettura di un blogpost quasi impossibile. Passiamo oltre.

Allineamento centrato

Stai pubblicando una poesia, un pensiero molto romantico o un elenco? Hai un blog molto particolare?

In questi casi puoi valutare l’idea di allineare il tuo post a centro pagina, altrimenti te lo sconsiglio: sembra una forzatura creativa non necessaria, specie se il tuo è blog che affronta argomenti molto tecnici.

Attenzione, poi, al tipo ti template che hai installato, perché rischi che il tuo testo non venga centrato in mezzo alla pagina, ma nel primo terzo partendo da sinistra, specie se la pagina non è a piena larghezza o se hai dei widget attivi.

Giustificato

Il giustificato può davvero trarti in inganno.Infatti, se da un lato il tuo testo potrà apparire più pulito ed ordinato, dall’altro la lettura dell’articolo risulterà difficile, poiché il testo apparirà tutto uguale. Un muro di lettere equidistanti ti si para davanti nel momento in cui inizi la lettura, apparendo di fatto tutto uguale.

Questo, malgrado la sempreverde possibilità di utilizzare i paragrafi e gli a capo, significa che il lettore dovrà seguire la lettura con il dito per evitare di perdere il filo. Immaginalo sul tram che cerca di leggere un articolo sul suo smartphone. Non il massimo, vero?

Allineamento a sinistra

Lascia che te lo dica forte e chiaro: con l’allineamento a sinistra non sbagli mai!
Ok, magari non sarà “pulito” e sarà sicuramente una soluzione meno creativa di altre, ma così facendo darai modo al lettore di trovarsi di fronte ad un articolo di facile lettura, potendo senza sforzo concentrarsi sui tuoi contenuti di ottima qualità.

In conclusione: come allineare post

In conclusione, quindi, sono convinto che l’allineamento a sinistra sia una sorta di soluzione sicura. Anche se magari il testo potrà sembrare meno ordinato e pulito alla vista, sarà molto meno faticoso per il lettore, che potrà così concentrarsi su quello che hai scritto.

In una giungla di contenuti, dove attirare il lettore può essere un’impresa davvero ardua, rendere “facile” l’articolo (sì, l’ho ripetuto un bel po’ di volte) può fare la differenza tra il tuo blog ed un altro.

Oggi abbiamo parlato dell’allineamento, presto parleremo dei paragrafi e della formattazione del testo 😉

Adesso tocca a te: cosa ne pensi? Credi che la scelta dell’allineamento possa servire a qualcosa o pensi che sia solo un vezzo dell’autore? Scrivimi nei commenti: sono molto curioso!