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Perché usare le liste su Twitter e come crearle

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Oggi voglio tornare a parlarti di Twitter, anche se si tratta di un social che sta attraversando una grave crisi di identità. In particolare, in questo post voglio soffermarmi su una funzione davvero utile, specie se segui tante persone o se segui persone di argomenti diversi.

Oggi parliamo delle liste Twitter, del perché sono davvero utili e come si fa ad inserire qualcuno in una lista.

Come far fruttare le liste

Se usi Twitter da un po’ e hai interessi diversi potresti essere nella condizione di seguire un elevato numero di persone, con il rischio di perderti buona parte dei tweet. Ecco, le liste vengono in tuo aiuto proprio per ovviare a questo (e ad altri) problemi. Qui non voglio creare una guida su come utilizzare le liste perché come vedrai sarà molto semplice. Quello che voglio fare e dirti come e perché io le uso.

Passo 1: ho creato le liste

Nella vita faccio il social media manager, ho un blog e sono un appassionato di sport e (ahimé) di politica. Ecco, partendo da questi miei interessi ho creato 5 liste chiuse su Twitter:

Social Media Marketing: in cui ho inserito le persone che su twitter propongono contributi e spunti interessanti.

Blogging e Web writing: la stessa cosa, ma legato solo ed esclusivamente al mondo del blog e della scrittura per il web

Sport: qui ho inserito gli atleti più attivi su twitter, i quotidiani sportivi e le società di calcio che lavorano molto sui social

Politica: account di movimenti, partiti, politici e istituzioni

Stampa e influencer: questa è forse la categoria più “confusa”. Qui ho inserito gli account dei media generalisti e tutti gli influencer con cui voglio/cerco di/intendo interagire per migliorare la visibilità del mio blog.

Tu ovviamente sei libero di creare e organizzare le liste nel modo che reputi più opportuno in base alle tue esigenze.

Consiglio: spesso, specie se usi twitter per uno scopo preciso, devi curare molto bene la scelta degli influencer da inserire, così da non sprecare tempo e risorse preziose per il tuo lavoro.

Passo 2: ho inserito le persone nelle liste

In linea di massima ho fatto una divisione molto settoriale delle liste e solo in rarissimi casi ho inserito una persona in più liste. Questo perché si tratta di liste che sono molto diverse tra loro, ma anche perché le mie giornate ruotano intorno a questi argomenti e così mi viene molto più facile organizzare la mia agenda.

Aggiungere una persona a una lista è molto semplice: vai sul suo account e clicca sui puntini verticali vicino al tasto “segui”, ti si aprirà un menù a tendina dove dovrai cliccare su “aggiungi o rimuovi dalle liste”. Metti il segno di spunta alla lista in cui vuoi inserire quell’account e il gioco è fatto.

Passo 3: controllo le liste ogni giorno

Sì, esatto.

Controllare le liste che mi interessano è una delle prime azioni che faccio quando comincio a lavorare. Così facendo ho snellito di molto la rassegna stampa, risparmiando un sacco di tempo. Solitamente non mi soffermo ore e ore su ogni lista, ma passo in velocemente in rassegna quello che succede per vedere se c’è qualcosa da approfondire o se c’è un argomento caldo da trattare a tutti i costi.

Dopo aver organizzato il lavoro giornaliero ecco che in base a quello che mi sono appuntato in rassegna torno a controllare la lista twitter. Solitamente parto da qui per poi approfondire l’argomento che mi interessa.

Passo 4: aggiorno periodicamente le liste

Non sono uno che twitta molto, a dirla tutta. Preferisco usare Twitter come strumento di ascolto e monitoraggio. Detto questo, per usare le liste nel miglior modo possibile è necessario aggiornarle periodicamente.

Questo significa che quando vedo qualche account che reputo interessante lo inserisco senza troppi pensieri. Poi, nei tempi morti approfondisco la conoscenza un po’ alla volta.

Passo 5: seguo anche gli hashtag

Ovviamente non bisogna limitarsi a seguire le liste per non non ridurre i punti di vista ai soli partecipanti. Quando c’è un tema caldo o quando vedo un argomento parecchio interessante mi armo di buona pazienza e seguo il suo hashtag fino alla tana del Bianconiglio. 🙂

Conclusione: un ottimo alleato per il tuo lavoro

Sì, ecco cosa sono in realtà le liste: un ottimo alleato per snellire il tuo lavoro e per escludere dallo stream tutto quello che non riguarda un determinato argomento. Come hai potuto vedere, organizzare una lista e inserirvi gli account meritevoli è un’operazione che ti porta via pochissimo tempo, a patto che tu lo faccia costantemente. Altrimenti, rischieresti di dover inserire centinaia di account, uno alla volta, perdendoci un po’ di tempo.

Anche in questo caso, però, il risultato sarà comunque maggiore dello sforzo.

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La crisi identitaria di twitter

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Twitter ha sostituito il tasto preferiti con il tasto mi piace, avvicinandosi sempre più a Facebook. Ok, non è una novità, è già da molto tempo che Twitter è in crisi di identità: i suoi aggiornamenti sono poco originali, poco utili e spesso scopiazzati da Facebook. Certo, anche il social di Zuckemberg ha dimostrato di “apprezzare particolarmente” alcune caratteristiche di twitter (vedi. #hashtag) e, proprio per questo, Twitter avrebbe dovuto evitare di “apprezzare particolarmente facebook”, non fosse altro che per l’orrendo uso che viene fatto degli hashtag su quest’ultimo.

Twitter: c’era una volta

C’era una volta una piattaforma di microblogging che limitava le interazioni, si basava su un sistema di followers e following e data a tutti la possibilità di creare un racconto nei famosi 140 caratteri. Non solo, Twitter era anche il luogo migliore per raggiungere gli influencers, per tenersi aggiornati in tempo reale e per poter interagire con persone interessanti senza l’odioso obbligo di aggiungerle tra gli amici dato che, spesso, amici non erano. Insomma, Twitter non era certo il luogo virtuale più adatto all’intrattenimento, ma era un caro e solido alleato per chi imparava ad amarlo.

Twitter vs. Facebook: un paragone inutile

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la vita a credersi stupido

Ecco, secondo me Albert Einstein aveva in mente il rapporto Facebook-Twitter. Già, perché se il paragone tra i due può essere fatto secondo la logica del fatturato, per quanto riguarda l’uso e gli utenti una comparazione non ha senso. Chi ama Facebook potrebbe non amare Twitter, chi vive su Twitter potrebbe non tollerare l’invadenza di Facebook e chi ci ha capito poco li usa in modo uguale.

Il punto è che sono due mondi differenti basati su sistemi differenti e, come spesso accade, comparare pere e mele non porta a nessun risultato utile.

Dai loro quartier generali, invece, le due aziende sembrano scopiazzare i loro rivali solo per aumentare il fatturato. Cosa, peraltro, assolutamente logica e lecita: né twitter né tantomeno facebook hanno intenzione di lavorare gratis.

La grande differenza tra le due aziende è rappresentata dalla programmazione a lungo termine. Facebook ha la grande capacità di stare sempre sul pezzo (quando non è egli stesso ad indirizzare le preferenze), mentre lo staff di Twitter, malgrado l’ottima idea iniziale, ha mostrato gravi mancanze nella capacità di programmare uno sviluppo a lungo termine. Risultato? Twitter si trova oggi ad inseguire Facebook su un campo creato proprio dal social di Zuckemberg.

Twitter: i sintomi della crisi identitaria

Ho esordito parlandoti di alcune delle particolarità di Twitter. A queste dobbiamo aggiungere il pulsante “preferiti” che non rappresentava un semplice “mi piace” quanto, piuttosto, un “salva per dopo” e un sottile modo per interagire e mostrare apprezzamento in particolare per le menzioni.

Crisi di identità, dicevamo. Ecco, nel corso del tempo Twitter ha (tra le altre cose) tolto il limite dei caratteri per i messaggi istantanei, inserito i sondaggi e sostituito il tasto “preferiti” con il tasto “mi piace”. Proprio quest’ultima non mi pare un’idea così originale per distinguersi da Facebook, non credi? Certo, negli anni ci sono state anche novità apprezzabili, ma la deriva di quest’ultimo periodo è preoccupante.

Conclusione: dove va Twitter?

Cosa ne sarà di Twitter tra un paio di anni? Sinceramente non lo so. E’ ancora in tempo per cambiare marcia e trovare qualcosa di geniale ed autentico per rilanciarsi, puntando ovviamente ad un target differente rispetto a Facebook.
Ovvio, se così non fosse, se dovesse continuare a voler sfidare Facebook sul suo terreno sarebbero guai. Specie in Italia, infatti, Facebook sembra aver inghiottito tutti tanto di diventare per molti la vera e unica fonte di informazione: Twitter saprà ritagliarsi uno spazio tutto suo?