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WhatsApp: meglio le liste dei gruppi

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Nello scorso post ti ho parlato di una pratica sempre più in voga in vista delle elezioni: l’invio degli sms a fini elettorali. Sì, lo so, non si tratta di una pratica nuova o particolarmente creativa, ma il suo aumento esponenziale ha reso necessarie alcune regole di bon ton.

Niente di eccezionale, solo alcuni spunti per non essere invadente e per non infastidire i tuoi potenziali elettori.

Tra questi uno riguarda la scelta di creare dei gruppi whatsapp nei quali pubblicare aggiornamenti, idee e spunti, con l’obiettivo di aumentare la prossimità con gli elettori. Ecco, per quanto mi riguarda posso dirti che l’intento è interessante, ma la messa in pratica può risultare carente. Molto meglio concentrarsi su una lista broadcast.

Quando utilizzare i gruppi whatsapp

I gruppi su Whatsapp sono comodi perché ti permettono di pubblicare qualcosa da mostrare a tutti quanti e di interagire con tutti i membri ma, allo stesso tempo, nei gruppi si rischia spesso di finire off topic e, soprattutto, sottopongono i messaggi dei partecipanti al giudizio di tutti i presenti. E questo, specie se si parla di idee politiche, potrebbe non essere un aspetto positivo…

…immagina di avere un’idea differente da quella dei partecipanti del gruppo: saresti disposto a farti contestare via Whatsapp?

Come dicevo, poi, l’altro problema è che l’alto numero di partecipanti, oltre a creare un elenco infinto di messaggi e risposte rischia di far deragliare presto la conversazione. Questo accade soprattutto durante le festività e le ricorrenze, quando troverai sempre qualcuno pronto a mandare messaggi o video di auguri, meme e battute spiritose (e non dirmi che non ti è mai successo!).

Se stai cercando di massimizzare il risultato, forse questa non è la strada giusta, ma dovresti concentrare le tue energie sull’organizzare bene le tue liste broadcast.

Per approfondire: come comportarsi in un gruppo Whatsapp (COMING SOON)

Il gruppo su WhatsApp ha anche degli aspetti positivi, ovviamente. Uno su tutti riguarda la possibilità di creare un vero e proprio focus group, dedicato all’ascolto e alle proposte di una cerchia o di un gruppo di persone di cui ti fidi. In quel caso è chiaro che un luogo virtuale in cui dare sfogo alle idee può essere una buona soluzione.

Organizza le tue liste broadcast

Un altro grosso limite dei gruppi Whatsapp è che dovrai mandare messaggi impersonali, dovendoti sempre riferire al gruppo e ai partecipanti nel loro complesso. Questo, organizzando la lista broadcast non succede, perché il tuo messaggio verrà visualizzato da tutti gli appartenenti alla lista come se fosse un messaggio diretto. In questo modo potrai dare del tu a tutti i tuoi interlocutori senza sembrare fuori luogo e facendoli sentire molto più importanti.

Nota: ti suggerisco di fare una prova, creando una lista broadcast con i tuoi amici più stretti prima di lanciarti nell’impresa ufficiale.

I vantaggi, in questo caso, sono tanti:

Per prima cosa, come ti dicevo, non dovrai preoccuparti di scrivere parlando a tutto il gruppo e sarai più libero, una volta iniziata la conversazione, di svilupparla come preferisci con ogni interlocutore.

In secondo luogo, la conversazione rimarrà legata all’argomento del messaggio, evitando disturbatori (ricordi i messaggi e i video natalizi?) e in ogni caso potrai sempre troncare la conversazione se non dovesse portare ai risultati sperati.

Puoi aumentare la sensazione di prossimità e di vicinanza con i tuoi elettori, dando loro del tu e proseguendo alcune delle conversazioni.

Infine, coloro che riceveranno il tuo messaggio saranno liberi di rispondere in tutta sincerità, non dovendosi confrontare con tutto il resto del gruppo e con le opinioni altrui.

Inoltre, potrai anche organizzare più liste, suddivise in base agli interessi dei destinatari e ai diversi messaggi che vorrai inviare durante la tua campagna elettorale.

E tu? Usi le liste abitualmente o continui a preferire i gruppi? Hai in mente qualche altro punto forte o, in alternativa, qualche punto debole da segnalare?

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Regole di bon ton per gli sms in campagna elettorale

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Fissiamo subito un punto: gli sms elettori puoi mandarmeli sono se sono un tuo sostenitore o se ho espressamente fornito il consenso alla ricezione di comunicazioni da parte tua. Altrimenti no, altrimenti è spam. Sì, spam bello e buono, come le decine e decine di chiamate da parte di compagnie telefoniche o quelle email inutili che ti intasano la casella di posta.

E per quanto mi riguarda non ci sono mezze misure: io non sono un sostenitore di un partito o di un candidato, quindi non amo ricevere sms elettorali. Certo, è una cosa che può funzionare, ma non se rivolta a tutti.

Sms elettorali, quando non funzionano

Usare i messaggi per fare campagna elettorale mi suona un po’ come un “hei ciao, non ci sentiamo da un sacco di tempo. Sai che mi candido? Mi voti? Risp Grazie” ed è forse per questo che non mi fanno impazzire, specie se, come nell’esempio, arrivano dal nulla.

Costruire l’identità di un (futuro) candidato alle elezioni è un percorso lungo, che coinvolge tante persone e che si compone di un bel numero di azioni. Certo, all’interno di queste rientra anche quello dell’utilizzo di tutti i mezzi di comunicazione a nostra disposizione – e soprattutto che siano utili alla nostra causa – per riuscire a definire i confini del personaggio ed esporre le sue idee.

Però l’utente non deve avere l’impressione che il candidato si sia ricordato di lui solo in vista delle elezioni, un po’ come il nipote che passa a trovare i nonni solo a Natale, con la speranza di ricevere un regalo. Non solo, il clima nei confronti dei politici e dei candidati è generalmente di sfiducia, con questi ultimi visti solo come qualcuno che “promette” e “vuole”.

Ora mi dirai che non sono tutti così e io ti risponderò che è vero, ma quello che conta non è la mia percezione ma quella degli elettori!

A mio avviso c’è, però, un altro importante motivo per cui dovresti andarci piano con gli sms elettorali e riguarda una sorta di invasione (violazione non sarebbe un termine corretto) della privacy. Ormai gli sms veri e propri li mandano praticamente solo le compagnie telefoniche o chi ha un qualcosa di veramente urgente da comunicare e in entrambi i casi il rischio è quello di suscitare emozioni tendenzialmente negative.

Sicuro di non disturbare? Sicuro che chi leggerà il tuo messaggio non penserà al solito politico che sta cercando di vendersi, magari mandando a tutti lo stesso messaggio?

Certo, potresti correre il rischio. Oppure puoi seguire queste semplici regole di bon ton.

Da quanto tempo non ci sentiamo?

Prima ti ho parlato del nipote che va a trovare la nonna solo a Natale, ricordi?
Ecco, se vuoi che il tuo lavoro sia efficiente devi proprio evitare questo o, almeno, fare in modo che la percezione sia diversa, per non ottenere esattamente l’effetto opposto a quello desiderato.

Chiedi l’autorizzazione e crea una lista di persone interessate

Hai mai pensato di sfruttare davvero l’sms marketing a livello elettorale? Prima di scrivere un messaggio e inviarlo a tutta la tua rubrica dovresti avere un piano d’attacco. Cerca di capire quali siano gli elettori sensibili al tuo messaggio e fai in modo di renderli recettivi; raggruppali e inseriscili in una lista.

Questo è un passaggio molto importante: dovresti creare una lista broadcast e non un gruppo e in questo post ti spiego il perché!

Cerca un contatto prima di chiedere un’azione

Un’ultima regola di bon ton, che si incastra con tutte le altre: devi cercare di evitare la vendita a freddo. Cosa significa questo? Semplicemente che non puoi presentarti alla porta (o al telefono) e mettere subito sul tavolo la tua offerta. Devi preparare il tuo potenziale cliente, renderlo interessato a quello che hai da dire e fugare i suoi dubbi, dopodiché potrai presentare la tua proposta.

Come intendere questi suggerimenti? Beh, un’idea potrebbe essere quella di sfruttare gli sms dentro la campagna elettorale e non nel momento iniziale e di concentrarti sui tuoi sostenitori e sugli indecisi che pendono dalla tua parte, così da non indispettire gli altri..

Che ne dici?

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6 errori che comprometteranno la tua comunicazione politica

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Fare marketing elettorale utilizzando i social media non è esattamente uguale a fare social media marketing per un’azienda, ma ci sono punti in comune tra i due settori. Non puoi fare a meno di certe cose, malgrado le applicazioni pratiche possano risultare molto diverse. Non puoi, ad esempio, improvvisare: in nessun caso l’improvvisazione ti porterà grandi risultati. Questo significa che in entrambe le tipologie di comunicazione dovrai scegliere degli obiettivi, stabilire la linea editoriale, impostare un tono di voce adatto a te e al tuo target e così via.

In entrambi i casi, poi, devi essere ben conscio che basta un errore per mandare a monte mesi (anni?) di buon lavoro. Se questo è vero per le aziende, è ancor più vero per la comunicazione politica, dove buona parte del personal branding di un candidato si costruisce fuori dalla sua pagina Facebook.

Venendo alla parte legata alle attività online, oggi voglio parlarti di quegli errori di marketing elettorale devi evitare per non compromettere la tua comunicazione politica.

Non avere un piano

Come ti dicevo, esattamente come per un’azienda, anche quando si costruisce un candidato è necessario avere una strategia e strutturare un calendario editoriale. Devi programmare la tua attività sui social e sincronizzarla con quella offline, basandoti sui punti forti del tuo programma e sulle istanze che intendi portare avanti durante la campagna elettorale.

Rispetto alle aziende devi considerare la maggiore centralità dell’aspetto del real time marketing. Come posso dire: nel mondo succedono delle cose, molte delle quali non possono essere ignorate dal candidato.

Disperdere tutte le energie

Real Time non significa intervenire e dire la tua su tutto quello che succede nel mondo. Non ne hai le forze, non puoi avere un’opinione su tutto, ma soprattutto devi caratterizzare la tua comunicazione per qualcosa.

In fase di creazione della strategia devi selezionare e dividere gli argomenti: non tutti sono utili.

Il fuoco amico

Addentrandoci invece nell’aspetto operativo della tua attività di social media manager politico, la prima cosa che devi fare è coordinarti con chi cura gli altri aspetti della comunicazione. Il tuo candidato è inserito all’interno di una lista e avrà (verosimilmente) un partito/delle associazioni/dei gruppi e dei membri dello staff. Riuscire a essere coordinati ridurrà al minimo il primo errore operativo che può distruggere la campagna di marketing elettorale: il fuoco amico.

Più siete, più alto è il rischio che siate slegati tra di voi e più probabilità ci sono che qualcuno esca con qualcosa di assolutamente deleterio. Possono bruciarti un argomento, svelare un lato debole o far credere che all’interno della lista vi sia una spaccatura.

Non puoi permettertelo, specie in vista delle elezioni.

Errori e gaffes

Errori e gaffes sono all’ordine del giorno, come è umano che sia.

Succede di sbagliare, ma su certi argomenti non puoi permettertelo. Per questo motivo, la prima cosa da fare è “istruire” il tuo candidato: devi fargli capire che i social (la sua pagina Facebook ma anche il suo profilo) da oggi rispondono a logiche diverse, rispetto al passato.

Programmare, pianificare e pubblicare: questa è la bussola che deve orientare il tuo/suo operato sui social media. Gli sfoghi del momento, i cali di tensione o le battaglie a suon di commenti vanno messi da parte, così come le foto compromettenti.

Per chi vi legge deve essere una comunicazione naturale, ma voi sapete che non è così.

Scaricare le responsabilità sugli altri

Devo dirtelo, malgrado qualcuno lo suggerisca ancora, io sono contrario alla firma staff in fondo a post e tweet, a meno che non sia dichiarato con un disclaimer che non è il candidato a occuparsi della pagina.

Personalmente sono convinto che la soluzione migliore sia quella di farti portavoce (non inteso come figura) e che pubblichi a nome e per conto di..

In caso di errore, e qui mi rivolgo al candidato, non è corretto scaricare le responsabilità sullo stagista di turno

A questo proposito è famosa la vicenda del Senatore Gasparri e del “chiesimo”:

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PER APPROFONDIRE: https://www.vanityfair.it/lifestyle/hi-tech/16/03/17/gasparri-tweet-chiesimo-epic-fail-foto

No, è ovvio che a pagare sia il responsabile della comunicazione, fa parte del gioco, ma scaricare la responsabilità avrà un effetto controproducente.

Perché devo ascoltare quello che dici, se in realtà non sei tu che parli?

Interagire solo con i tuoi supporters

Ci sono dei voti che il tuo candidato non prenderà mai, persone che non riuscirete a convincere neanche con gli argomenti migliori. Così come non puoi convincere un vegano a comprare i tuoi hamburger di maiale, probabilmente non convincerai le persone che la pensano al contrario del tuo candidato.

Questo però non significa che tu debba parlare solo ai tuoi sostenitori. Sarebbe un errore enorme, specie per quanto riguarda l’aspetto legato ai commenti e alle varie interazioni. La risposta a un commento viene letta anche da altri utenti, tienilo a mente mentre rispondi e rispondi a uno parlando a tutti.

Allo stesso tempo, però, ricordati che parlare con un troll è come giocare a scacchi con un piccione.

6 errori gravissimi per la tua comunicazione

Piano piano ci addentreremo nelle dinamiche del marketing elettorale, ma per oggi credo che sia abbastanza. Questi non sono gli unici errori che potresti commettere, perché il percorso dalla creazione di un candidato fino alla vittoria è pieno di bucce di banana.

Creare un strategia come si deve, selezionare con cura gli argomenti, evitare di spezzare l’illusione che sia il candidato a scrivere i post e non ignorare le critiche e i commenti che non ci piacciono sono però dei punti di partenza che, uniti a un bel lavoro di coordinamento tra i vari aspetti della comunicazione, renderanno meno scivolosa la strada verso la vittoria.

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Le prime 4 cose che devi conoscere di un potenziale cliente

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Tutte le storie d’amore più belle iniziano con un incontro e quella tra te e il tuo cliente non fa eccezione.

Che sia stato lui a scriverti per richiedere un preventivo o che sia stato tu ad attirarlo con un’offerta, è giunto il momento di incontrarvi per la prima volta, per vedere se quello che offri fa al caso suo, per capire le sue richieste e per cercare di capire in poco (pochissimo) tempo se ci sono margini per collaborare.

Il primo incontro, però, non serve solo al tuo potenziale cliente per conoscere te, ma serve anche a te per capire con chi hai a che fare ed evitare brutte sorprese.

Social media marketing: il primo incontro con un cliente

Una collaborazione ti porterà a lavorare a stretto contatto e in modo continuativo con il tuo cliente, quindi già dal primo incontro devi cercare di conoscerlo per vedere se ci sia sintonia tra il tuo modo di operare e il suo modo di intendere la sua azienda. Spesso, uno dei punti critici è proprio questo: la visione che ha di sé stesso è diversa da quella che gli altri hanno di lui e sarà fondamentale un’opera di mediazione per farglielo capire.

Ma oggi stiamo parlando del primo incontro e non ti conviene forzare subito la mano, non senza avere prima ottenuto l’incarico.

Prima di andare a vedere quali sono le 4 cose che devi capire durante un incontro preliminare legato alla tua consulenza, tieni conto che in molti casi l’imprenditore quando parla di social media marketing vuole:

Guadagnare tanto e subito

Non utilizzare budget in advertising

Fare come i suoi competitor

Generare un generico “guadagno”

Trattare sul prezzo della tua prestazione

Non preoccuparti, è tutto assolutamente normale. Starà a te fare chiarezza sul ruolo del social media manager freelance, suggerire la strategia sulla base degli obiettivi e del budget e mostrare i risultati.

4 Cose che devi capire durante il primo incontro con un cliente

Eccoci qui. Come ho scritto all’inizio del post il primo incontro serve tantissimo anche a te per scattare una panoramica iniziale di quello che sarà il tuo lavoro. Aggiungo che, di solito, non faccio preventivi senza prima aver fatto un incontro con il potenziale cliente: come posso farti una proposta seria senza conoscerti un minimo e senza avere alcune informazioni basilari?

Non potrei fare altro che offrire un pacchetto standard, ma come ti dicevo in questo post io ho fatto la precisa scelta di trattare tutti i miei clienti i maniera unica, dato che sono sicuro che tutti noi abbiamo delle unicità che possano distinguerci dagli altri.

Eccoci, dunque.

Ovviamente parto dal presupposto che tu ti sia informato un minimo prima di presentarti all’incontro e quindi tu sappia già se si tratta di un’attività B2B o B2C, quale sia il suo settore e quale invece la tua prima impressione vedendo i suoi canali: Sito web, pagina Facebook, siti di recensioni.

Con chi hai a che fare?
La prima cosa che devi riuscire a fare è tracciare un identikit del tuo potenziale cliente. Per farlo ti consiglio di fare un interrogatorio, non incalzarlo con domande difficile e continue: lascia parlare lui, lascia che sia lui a descrivere sé stesso, la sua azienda e i suoi obiettivi. Suggerisci gli argomenti in maniera pacata e cercare di delineare un profilo. È una persona aperta alle collaborazioni o prende le decisioni in prima persona ed è restio ad ascoltare i collaboratori? È innamorato di quello che fa? Perché lo fa? Ha già abbandonato alcuni dei luoghi comuni legati al social media marketing?

Fidati della tua capacità di analisi e tieni sempre conto che probabilmente non riuscirai in un’oretta a conoscere tutte le sue sfumature ma devi solo farti un’idea.

Qual è il budget a disposizione?
Conoscere subito la cifra esatta già durante il primo incontro può essere un’impresa impossibile, specie perché potrebbe benissimo risponderti che “questo me lo devi dire tu“. Però, per avere un’idea del lavoro che andrete a fare, una cifra indicativa o un’intenzione di spesa sono assolutamente necessarie. L’idea del miracolo senza budget ormai è stata accantonata da quasi tutti ma, specie se non ha dimestichezza con il mezzo o non ha le idee chiare, potrebbe pensare che sia sufficiente il budget da destinare a te. In questa fase dovrai riuscire a fargli capire che si tratta ormai di lavorare su dei paid media e, quindi, è necessario destinare una somma all’advertising.

Una stima più o meno precisa dell’investimento da fare potrà aiutare sia te che lui.

4-cose-da-capire-di-un-cliente-socialHa le idee chiare di cosa vuole? È una strada praticabile?
Questo, come ti dicevo prima è un punto molto delicato, ma è normale che sia così. Nella maggior parte dei casi alla domanda quali sono i tuoi obiettivi ti sentirai un secco “guadagnare“. Per questo, in questo momento devi giocarti le tue carte: spiega quali sono i possibili obiettivi e fagli capire che una presenza efficace sui social media non si crea dall’oggi al domani, ma è frutto di costanza, strategia, creatività, analisi, budget, competenze e obiettivi.

E poi cerca di capire quale sia realmente il suo obiettivo: farsi conoscere, lanciare un nuovo prodotto/servizio, acquisire contatti, fidelizzare i clienti, attirarne di nuovi… le possibilità sono tante, ma ricorda che più sarà dettagliato più l’obiettivo sarà raggiungibile.

Quali sono, secondo l’imprenditore, i punti di forza della sua attività?
Ovvio, sono quelli che lui pensa siano i suoi punti di forza e non è detto che siano gli stessi dei suoi clienti, ma di solito, quelli che l’imprenditore vedere come argomenti validi sono quelli che lui vorrebbe che lo fossero. Mi spiego meglio, chi apre un’attività vuole eccellere in qualcosa e quando parla con te (il suo futuro consulente) cercherà di puntare proprio su quegli argomenti. Conoscere la sua opinione e questa sorta di autovalutazione ti darà la possibilità di:

1) Immaginare una strategia dedicata a mostrare quelli che avrete reputato (dopo una fase di analisi) i punti da valorizzare

2) Capire se sia il caso di insistere su certi argomenti o se sia meglio puntare su quelli che il mercato reputa i veri tratti distintivi della sua azienda.

Breve riassunto e risorse esterne per capire un cliente

Magari vi amerete per sempre e coronerete insieme i vostri sogni di guadagno o, magari, non ci sarà un secondo incontro. Le storie d’amore (e il mondo dei consulenti freelance) sono anche questo, è normale. Quello che bisogna cercare di fare con i potenziali clienti è cercare un’affinità che possa portarvi a una proficua collaborazione.

Messa così sembra una supercazzola, vero?

In realtà non lo è, perché dovrete lavorare fianco a fianco per raggiungere obiettivi comuni e quindi è importante tanto per te quanto per lui sapere “con chi ho a che fare“. Parlare di relazioni e riassumere tutto in un post, peraltro, è particolarmente difficile, ma questo articolo vuole fornirti quattro macro argomenti da affrontare durante il primo incontro con un potenziale cliente.

RISORSE PER APPROFONDIRE

Per trattare in maniera completa il tema delle consulenze relative al web marketing, ti consiglio:

  • Alessandro Mazzù, Il primo manuale operativo per consulenti di web marketing, Dario Flaccovio Editore, 2017.

Buona lettura!

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Cosa fa davvero un Social Media Manager?

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Il tempo passa, ma la figura del social media manager resta ancora confusa agli occhi di molti. Se è vero che inquadrare il “social qualcosa” in certi casi può essere un’impresa ardua (come testimoniano alcuni commercialisti), molto spesso la colpa è di chi si inventa stregone o esperto e propone formule assurde per un successo rapido e incredibile.

Riuscire a definire nettamente la figura professionale che si occupa di social media e comunicazione è davvero difficile, forse anche a causa di quel manager ereditato dall’inglese, che in Italia assume un significato diverso rispetto a “gestore”, ma se capisco chi come mia nonna pensa che suo nipote giochi al computer, per gli altri sarebbe bene cercare di fare un minimo di chiarezza su cosa possa fare per te un social media manager.

Cosa fa un social media manager?

Molto, ovviamente, dipende dal ruolo in cui viene inserito un social media manager. Se fa parte di un team ha delle mansioni, mentre se è un freelance probabilmente avrà bisogno aumentare le sue competenze anche nell’ambito de crisis management, dell’analisi dei dati e di tanti altri settori contenuti nel social media marketing.

Detto questo, possiamo provare a selezionare alcuni ambiti di intervento:

Programmazione strategica
Fare il social media manager non significa solo pubblicare qualche post in base alla creatività del momento. I risultati, è bene ricordare che si ottengono nel tempo, non sono il frutto di una splendida casualità. Sì, in certi casi può capitare il colpo di fortuna, ma non a lungo termine. L’ambito della programmazione strategica è forse il più importante perché permette di creare una strategia ad hoc per l’azienda, che comprenda obbiettivi specifici e che tenga conto di tutti i fattori interni ed esterni all’azienda stessa (mercato, competitors, caratteristiche azienda, punti deboli e punti forti, presenza sui canali, budget ecc.)

Analisi dei dati
Altrettanto fondamentale a livello strategico e operativo è l’analisi dei dati: la nostra strategia e le nostre azioni non possono basarsi su semplici intuizioni o su punti di vista, ma devono partire da un punto e arrivare a un altro. Allo stesso tempo, un’attenta analisi dei dati può portarci a variare la strategia e il calendario editoriale. Insomma, una vera e propria cartina tornasole che valuti il nostro operato.

Produzione dei contenuti
Spesso l’ambito di produzione dei contenuti viene scambiato per l’unico ambito di intervento del “social qualcosa” che sa usare Facebook, dato che si tratta dell’intervento più visibile. Per dirla in maniera breve e molto sommaria: scrivere e pubblicare i post. Ma come fai a produrre un contenuto senza tenere in considerazione i primi due ambiti di intervento? No, fare essere un social media manager NON significa pubblicare su Facebook un gattino con scritto “nessuno mi condivide perché sono solo un gattino“. Certo, qualcuno si spaccia per social media manager e poi vende i post, ma lo vediamo dopo.

Con questo non dico che non sia un ambito importante. Anzi, essere un editor significa aver sviluppato capacità che spaziano dal copywriting alla scrittura persuasiva, dalla grafica alla fotografia. Sì, lo so che non si può sapere tutto di tutto, ma bisogna conoscere il più possibile anche i settori limitrofi, per avere una migliore visione di insieme. Oppure lavorare a stretto contatto con le altre figure professionali.

Gestire l’advertising
Un’altra cosa che il social media manager freelance è chiamato a fare è programmare, creare e monitorare le campagne di social advertising per conto del suo cliente. Dovrà maneggiare budget e padroneggiare strumenti tecnici che, sebbene siano sempre più intuitivi, nascondono invece molte sorprese.

Gestire la community
Ecco, il famoso community management. Un buon social media manager deve saper interagire con tutte le persone che in qualche modo ruotano intorno a un brand. Bisogna moderare i commenti, stimolare le discussioni, decidere se bannare qualcuno dalla nostra comunità, rispondere alle richieste di informazioni…

Di fatto, il community management è l’aspetto più prettamente social di tutta l’attività.

In sostanza, un social media manager si occupa di curare l’immagine dell’azienda sulle piattaforme sociali, creare un pubblico di potenziali clienti e gestire i rapporti con essi, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati alla stipula del contratto. 

Una figura malleabile, in una grande famiglia

Ho detto che il mio commercialista ha trovato difficoltà nell’inquadrarmi in un ambito professionale ma non ti ho detto che potrai sfruttare questa situazione a tuo vantaggi. NO, non sto parlando di come pagare meno tasse; ti sto dicendo che anche per quanto riguarda le mansioni puoi sfruttare una certa ambiguità per specializzarti e creare un’offerta unica. I contenuti devono creare valore? Bene, per il social media manager è lo stesso. Mi raccomando, però, specializzati: non si può sapere tutto, purtroppo.

La tua specializzazione determinerà il punto in cui ti collocherai. Un consiglio: studia, impara, sbaglia (non sulla pelle del cliente), studia ancora, sbaglia di più e troverai la tua strada. Il social media marketing è una grande famiglia che comprende: il community manager, il content editor, l’ analista, il copywriter, ecc.

Quanto farti pagare?

Domanda delle domande! Se non sai quanto farti pagare, il mio primo consiglio è quantificare le tue competenze e la tua esperienza.
Poi, dato che si tratta di un argomento delicato, ho preferito scrivere un articolo ad hoc:

Quanto costa un Social Media Manager?

Cosa non fa un social media manager

Sopra abbiamo conosciuto l’universo di un social media manager, ma ci sono delle cose che questa figura mitologica a cavallo tra un robot e un supereroe proprio non può fare:

Non piò fare miracoli
Affidatevi ad un professionista, non a vostro cugino bravo con l’internet per ottenere i migliori risultati possibili, ma non chiedete miracoli o formule magiche: proprio come ogni altro lavoro, il social media marketing richiede passione, costanza, dedizione esperienza e formazione.

Non può promettere miracoli
Se qualcuno viene a bussare alla vostra porta promettendo miracoli è bene che evitiate di dargli troppa confidenza: molto probabilmente non è neanche un professionista, dato che tutti sanno che i miracoli sono cose d’altri.

Non si farà pagare in base al numero dei post
E tutta la parte strategica dove la mettiamo? Un social media manager che ti propone un tot di € a post non è un social media manager, è uno scriba.

Non ti propone di copiare qualcuno
Il social media manager non ti propone di copiare il tuo competitor per ottenere i suoi stessi risultati perché sa benissimo che in questo modo non otterresti nessun beneficio.

Non si paga in visibilità
Smettiamola con il “tu lavora gratis sei mesi e se poi facciamo il salto su Facebook allora ti prendo”. Provate ad andare al supermercato a comprare gli ingredienti per la cena e dire alla cassiera che la pagherete solo se il piatto sarà buono e se i commensali si saranno divertiti.

Non pubblica gli stessi post su tutti i social, sempre
Può succedere che per esigenze editoriali vengano utilizzate le stesse immagini o copy simili, ma uno che fa copia-incolla di ogni post su tutti i social non è un social media manager, perché il professionista sa che ogni social ha il suo linguaggio e quindi sarebbe un’operazione praticamente inutile.

Conclusione: il social media è un professionista

Fare essere un social media manager significa essere un professionista che lavora con l’obiettivo di portare benefici all’azienda, non è (non solo, almeno) uno con tanta fantasia e che passa tanto tempo su Facebook.

Finché reputeremo il social media manager uno scriba con delle belle intuizioni non faremo altro che aumentare la competizione scorretta in questo settore.

Ho dimenticato qualcosa?