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Calcio e social: 5 campagne davvero divertenti

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Con l’avvicinarsi del mese di agosto, vitadablog è pronto a prendersi qualche settimana di meritata riposo e a darti appuntamento a dopo il 15. Prima di lasciarci – e visto che siamo in estate – voglio fare una piccola classifica dei post più divertenti delle squadre di calcio.

Calcio e social: un legame sempre più stretto

Prima di arrivare ai post davvero divertenti pubblicati da squadre di calcio, voglio solo spendere due parole sul legame che unisce sempre di più il calcio e i social network, promettendoti di tornare presto sull’argomento.

Per le squadre di calcio, che troppo spesso ci fanno dimenticare di essere aziende al 100%, i social sono ovviamente un fantastico strumento di business, specie perché il loro target è in buona parte attivo su tutte le piattaforme e che si tratta di un argomento che si presta (forse meglio di tutti) al social dibattito.

Tirare fuori dei numeri per inquadrare il fenomeno e la sua portata mi sembra poco utile ai fini di questo post estivo, ma come compito per l’estate ti lascio riflettere su come sta cambiando il mondo del calcio italiano – social compresi – con l’arrivo di un pezzo da 90 (o anche qualcosa in più) dello sport e del marketing come Cristiano Ronaldo.

Tutti ne parlano, gli store della Juventus sono stati presi d’assalto e i social ha conosciuto un’impennata pazzesca. Del resto stiamo parlando di una persona che ha più 122 milioni di fan su Facebook (Trump ne ha 23 milioni, Obama 55, per intenderci), 137 milioni di followers su Instagram (La regina Beyoncé è ferma a 116) e 77,5 milioni di Followers su Twitter (più del doppio del Real Madrid).

Visti questi numeri, capisci l’importanza di un suo spostamento da un club all’altro, almeno in ottica di marketing.

Calcio e social network. 5 campagne davvero divertenti

Ma se Cristiano Ronaldo rappresenta la vetta della montagna tra muscoli, sorrisi, allenamenti e autografi, c’è anche chi ha saputo creare campagne davvero divertenti, basando tutti sull’ironia o sulla creatività.

E all0ra, prima di andare in vacanza, ho voluto provare a mettere insieme quelle che mi sono piaciute di più:

Il Pordenone entra nella storia (con una campagna memorabile)

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Per il Pordenone, raggiungere San Siro per sfidare l’Inter in Coppa Italia è vera e propria festa. Ecco che, per far partire il conto alla rovescia, i ramarri lanciano una serie di card divertenti, come il confronto impietoso tra Emanuele Berrettoni e Mauro Icardi. Tra le altre, da segnalare il “mai stati in B”, che accomuna i due club, anche se da prospettive diverse.

L’A.S.Roma e l’acquisto di Olsen

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La Roma è quella che sui social mi sta piacendo di più, sarò sincero. Una rincorsa, quella giallorossa, che parte da lontano (su Facebook ha poco più di 9 milioni di fan, contro i 34 della Juventus, per intenderci) e che si basa quasi tutta sulla creatività.

Ecco, quindi, che ceduto il portiere Alisson Becker al Liverpool, toccherà allo svedese Robin Olsen difendere la porta giallorossa…

Il Crotone verso l’impresa

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Non è necessario essere grandi per essere memorabili, come ci dimostra l’account ufficiale del Crotone. Impegnati in una difficile sfida per la salvezza e in vista di una partita decisiva in casa del Chievo, ecco che i calabresi cavalcano l’hashtag #RoadtoKiev – quello dedicato alla finale della Champions League nella capitale Ucraina – regalandoci un italianissimo #RoadtoCHIEV.

L’A.S. Roma e la Champions

Dopo l’eliminazione in semifinale di Champions League, l’A.S. Roma non ci sta e, sentendosi penalizzata per un mancato rigore (che con la VAR sarebbe stato assegnato) decide di reclamare la tecnologia in campo in un modo davvero spassoso.

Bonus: Arturo Vidal e una polemica quasi impercettibile

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Ok, non è una campagna social di una squadra (anzi, non è una campagna social), ma per augurarvi una buona estate voglio lasciarvi con questa perla un po’ datata di Arturo Vidal, che usa le stories per dire la sua sulla validità del gol del Real Madrid, apparso a molti irregolare e che, essendo stato convalidato, ha di fatto eliminato il Bayern Monaco.

Alla prossima!

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.

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Sfida tra mamme: ecco perché non è una buona idea!

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Articolo aggiornato il 18 luglio 2018

Quando ho pubblicato la versione originale di questo post ormai più di due anni fa, l’ho fatto abbastanza di fretta e con una semplice intenzione: suggerire ai genitori di prendere in considerazione i potenziali rischi di postare foto di bambini su Facebook o, in generale, su Internet.

Se lo ricordi, la foto dell’articolo originale era questa:

facebook-sfida-tra-mamme

peraltro particolarmente brutta, se non fosse che ha comunque fatto il giro del web. Il tema della sfida tra mamme e delle foto dei bambini sul web era abbastanza sentito, anche se di certo non mi aspettavo alcuni dei commenti (pazienza, me ne farò una ragione).

Sfida tra mamme e foto di bambini sul web: il post di due anni fa

Il gioco del momento su Facebook è la sfida tra mamme (o sfida della maternità): metti 3 foto che dimostrino il tuo orgoglio di essere mamma e chiama in causa, taggandole, altre tue amiche. Fino a qui tutto normale, è bellissimo che molte mamme dimostrino la loro felice nell’esserlo, ma forse non prendono in considerazione i rischi che corrono…

Prima che da professionista, parlo da amante dei social e, anche forse da pignolo e pessimista. Già, perché i social sono un ambiente fantastico per tantissimi motivi, anche lato utente, non ultimo il fatto di ottenere una sorta di appagamento dettato da like e commenti positivi. Il problema, però, è che “il meraviglioso mondo di internet” nasconde anche dei lati un po’ meno divertenti e sarebbe bene non coinvolgere i bambini.

Sfida tra mamme: attenzione

Detto di quanto sia bello condividere l’amore per i propri pargoli con tutto il web, vediamo ora perché non è conveniente e, anzi, perché sarebbe meglio evitare di farsi coinvolgere in questo gioco.

Sono generalmente contrario a pubblicare foto dei bambini, in qualsiasi contesto, malgrado queste possano creare maggiori interazioni. Ecco perché lo sconsiglio anche ai miei clienti, preferendo optare per altre situazioni e altri protagonisti. Perché? Semplice:

una volta pubblicata una foto su Facebook, questa va a finire “in rete” e non è più possibile controllare dove andrà a finire: chi la condividerà? chi compirà azioni sulle condivisioni? Insomma, già il fatto che la foto finirà con il perdersi nell’oceano blu dovrebbe farvi capire che non si tratta proprio di una buona idea.

Non solo, il rischio più grave, ma la premura non è mai troppa, è che le vostre meravigliose immagini vengano scaricate da Facebook e ricaricate su un qualunque altro sito o che possano finire nelle mani di malintenzionati: bastano 2 click e l’immagine è bella bella sul computer di una qualsiasi persona nel mondo.

Non basta?

Se anche questo non dovesse bastare a farvi cambiare idea, sappiate che non serve proprio un mostro del fotoritocco per estrarre dal contesto della foto il vostro bambino e “riposizionarla” in un qualunque altro contesto o, ancora, prendere la faccia di vostro figlio e metterla chissà dove. Insomma, una cosa davvero agghiacciante, non credete?

NOTA: quando dico chiunque e ovunque intendo proprio dire tutti e dappertutto, provate ad immaginare anche gli scenari negativi.

AGGIORNAMENTO DEL 18 LUGLIO: CHE LE FOTO POSSANO ESSERE OVUNQUE NON È UNA SCUSA

Ecco quello che mi sento di aggiungere dopo più di due anni dal post originale sulla sfida tra mamme, ovvero il giochino di pubblicare tre foto di bambini sui social. Ripeto, come ho già detto più volte, che questa non è un’accusa, ma una semplice riflessione. Da quel giorno a oggi mi è arrivata da più parti la considerazione secondo la quel “ma tanto le foto ci sono già, che differenza vuoi che faccia?” fino al “ma tanto le avete sul cloud del telefono e possono comunque prenderle da lì, quindi non è un problema” (questa detta da un collega, sigh!).

Ecco, no, non penso che queste possano essere scuse per non prestare attenzione.

Ripeto, per l’ennesima volta, che ognuno è libero di fare ciò che crede più opportuno  e giusto e che io, semplicemente, non lo farei. Ma dire che potrebbero hackerarvi il telefono e che quindi tanto vale che siate voi a pubblicarle proprio non ha senso: è come dire a qualcuno:

corri già dei rischi mantenendo un pessimo stile di vita quindi vai pure a giocare a mosca cieca in autostrada“.

Ecco, no, questo non è un ragionamento logico, né per il fatto che dire che “possono hackerarti il telefono” (manco fossi Lady Gaga) quello sì che è mettere paura, né perché l’impianto non tiene proprio.

Conclusione: la sfida tra mamme vista due anni dopo

Credo sia davvero fantastico poter diventare mamma (essendo uomo non lo saprò mai) e credo che non ci sia nulla al mondo che sia neanche lontanamente paragonabile, ma sono convinto che Internet non sia il luogo migliore per mostrarne l’orgoglio.

Insomma, io rimango della mia idea: ci sono dei rischi che vanno valutati e io, personalmente e in maniera del tutto sincera, se mai dovessi diventare genitore cercherò di limitarli. Poi ognuno ha le sue sensibilità e le sue idee.

Siamo qui per parlarne.

 

 

Nota: sì, quella in evidenza è l’immagine di due bambini. Ma la differenza, che poi è anche il cuore di questo articolo, è che quella è una foto presa da un sito di foto stock, caricata in modo consapevole dagli utenti. Perché, in fondo, la differenza sta tutta nella consapevolezza, non credi?

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.

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Semplici regole da seguire in un gruppo Facebook

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Prima di scrivere questo post ero molto combattuto. Scrivere adesso (e ancora) di gruppi Facebook mi sembrava davvero qualcosa di poco interessante e del tutto inutile. Sul web esistono decine se non centinaia di post dedicati all’argomento: come comportarsi in un gruppo? Come creare un gruppo? A cosa serve un gruppo? Quali sono i gruppi Facebook migliori? E così via fino all’infinito..

Ecco, quindi non lo volevo neanche scrivere un post su come comportarsi in un gruppo Facebook.

Però, dovendoli (sì, dovendoli, non lo faccio per piacere salvo rare eccezioni) frequentare per lavoro, ho notato – e sono certo che l’hai notato anche tu –  che al loro interno ci sono sempre gli stessi problemi, come se ogni nuovo membro non fosse in grado di adeguarsi da solo alle regole del fantastico mondo di internet™.

Cos’è un gruppo?

Lascia stare il web e concentrati sui gruppi ai quali appartieni. Gli amici, il tifo per una squadra di calcio, i colleghi, i compagni di classe…

…tutti rapporti che determinano in qualche modo un gruppo e che sono contraddistinti da un interesse comune o da un’affinità. Sarebbe difficile e senza senso entrare in un gruppo di persone che non ci stanno simpatiche o che hanno interessi diversi dai nostri, non credi?

Il gruppo ha un’identità sua e serve a definirne anche una nostra: ci distinguiamo dagli altri proprio in quanto appartenenti a quel gruppo. Un po’ come i paninari negli anni ’80 e Dio solo sa quanto io sia felice di essere nato dopo.

Il gruppo, infine, è una parte fondante della nostra società. Tutto quello che facciamo può essere in qualche modo catalogato e ricondotto a un qualche gruppo. È un’istituzione talmente importante che non poteva non essere riprodotta anche nel mondo virtuale dei social media anche se, come vedremo, in questo caso vengono accentuati i fattori negati e drasticamente ridimensionati quelli positivi.

E un gruppo Facebook?

Tra i social, quello senza dubbio maggiormente centrato sui gruppi e sulle loro dinamiche è l’ormai disabitato Google+, che basava buona parte della sua idea iniziale sulle famose cerchie in cui inserire persone; su una divisione settoriale e di tutti i nostri contatti (che potevano comunque far parte di diverse cerchie).

Venendo però a qualcosa di giusto un tantino più utilizzato, parliamo dei gruppi Facebook. Tutti, bene o male, facciamo parte di uno o più gruppi:

✔️Quelli legati al luogo in cui viviamo o nel quale trascorriamo le nostre vacanze

✔️Quelli in cui si condividono idee e consigli professionali

✔️Quelli politici o legati a particolari istanze o argomenti

✔️Tanti tanti altri

È bello, infatti, poter condividere con amici e/o sconosciuti immagini, racconti, opinioni e interessi, è un modo (seppur virtuale) per soddisfare il nostro bisogno di socialità e per trascorre il nostro tempo libero, magari venendo apprezzati per quello che diciamo e mostriamo.

Ci sono gruppi di ogni genere e con diverse possibilità di accesso:

✔️pubblici: tutti possono entrare senza alcuna autorizzazione.

✔️chiusi: devi chiedere di entrare e un amministratore (o in certi casi un semplice membro) accetterà la tua domanda.

✔️segreti: se cerchi il gruppo non lo trovi. Devi essere invitato per poter accedere (funziona molto bene per gruppi di studenti o per i corsi online)

Oltre al tipo di gruppo, molto del suo funzionamento dipenderà dal regolamento (da rendere chiaro e pubblico) e, soprattutto, da come gli amministratori lo faranno rispettare.

Regole minime di comportamento nei gruppi Facebook

Ecco, partiamo da un punto ben definito: ogni gruppo deve avere una sua policy, un regolamento a portata di ogni membro nel quale trovare cos’è possibile fare e cosa no, quali sono gli argomenti tollerati e quali no, eccetera… Starà agli amministratori farlo rispettare senza fare troppo i permalosi (altra nota dolente, vero?).

Quanto alle regole, ogni gruppo avrà le sue e saranno più o meno restrittive.

Al di là di questo, però, ci sono alcune regole che andrebbero seguite a prescindere dalla policy del gruppo.

✔️ Semplici regole per la pacifica convivenza sociale: come non offendere, insultare, bestemmiare e così via…

✔️ Regole di buonsenso: come cercare di limitare polemiche inutili o non scaldarsi in una conversazione.

✔️ Netiquette e regole varie: non riempire i gruppi con articoli inutili, non alimentare flame, non scrivere tutto in maiuscolo eccetera…

E – perdonami – queste regole non andrebbero neanche scritte o spiegate.

Sui gruppi di Facebook a mo’ di conclusione

Essere in un gruppo significa, più o meno, quello che ho scritto sopra: appartenenza, condivisione, bisogno di interagire e di mostrarsi e cercare e dare informazioni utili. Questo, dicevo, vale per qualsiasi gruppo, virtuale o meno.

Quello che, invece, succede nei gruppi su Facebook è che lo schermo che ci divide dal nostro interlocutore diventa spesso un vile rifugio. Da lì ci sentiamo autorizzati a sfogare le nostre frustrazioni e la nostra rabbia, pontificando da una comoda scrivania in salotto.

Non ce l’ho con i gruppi a prescindere – del resto sono degli strumenti e gli strumenti sono neutri – ma con chi li usa male. Come abbiamo visto, oltre alla policy, che dovrebbe essere ben visibile a tutti i membri, per stare bene in un gruppo sarebbe sufficiente rispettare le normali regole per una pacifica convivenza, deputando agli admin il ruolo di vigili sorveglianti.

Certo, a meno che non siano dispotici e permalosi.

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.

andare off topic fa male alla salute

Andare off topic fa male alla salute

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Andare off topic in una conversazione sui social fa male alla salute.

Chi lo dice? Io! 😉 Ma spero che da qualche parte nel mondo qualcuno faccia una ricerca in questo senso e possa fornire dei dati ufficiali, così magari poniamo un freno a questo problema.

Cosa vuol dire andare off topic?

Andare off topic significa:

“in una discussione, fornire un contributo non pertinente a all’argomento generale della conversazione”

a volte è fatto in modo volontario con il fine di disturbare o rovinare la conversazione; in altri casi no.

Se ci pensi bene, è un comportamento che sui social avviene ancora troppo spesso e che rende noiose e inutili le discussioni. Perché chiedere conto di un argomento quando nel post si parla di altro? Perché utilizzare uno spazio dedicato a qualcosa di specifico per sfogare le nostre frustrazioni?

Una conversazione, per sua natura, avviene tra due o più persone, che espongono i loro punti di vista e si confrontano. Ecco il succo, tanto banale quanto dimenticato, di una conversazione, sia essa on o off line. Altrimenti: due persone che interagiscono tra loro ma parlano di argomenti totalmente diversi senza ascoltare e rispettare il loro interlocutore stanno facendo due monologhi, non certo una discussione.

Ovvio, offline è più difficile che ciò accada: se io e te ci sedessimo a un tavolo e ci mettessimo a parlare di calcio (io) e di automobili (tu) verrebbe fuori qualcosa di assurdo e uno di noi due sarebbe tentato di abbandonare la conversazione. Allora perché online non abbiamo questo filtro e non rispettiamo la regola per la quale se un argomento non ci interessa passiamo oltre e aspettiamo un argomento di nostro interesse? Perché interveniamo commentando con argomenti a cazzum (linguaggio tecnico)?

Secondo me dobbiamo fare un piccolo sforzo e farlo in fretta, prima che sia troppo tardi. Anche perché sono convinto che andare off topic faccia male alla salute.

Perché andare off topic fa male alla salute?

Fa male a te che vai off topic, al destinatario del messaggio e a chi ti legge. Fa male perché sprechiamo tempo  – sebbene spesso gli OT vengano ignorati – e perché ci facciamo il sangue amaro tutti quanti. Ok, forse in questo post sto esagerando, ma cerchiamo comunque di capire perché uscire dall’argomento di discussione non faccia altro che male.

A te che vai OT
Se non ricevessi le attenzioni che desideri ti arrabbieresti, giusto? Se i tuoi commenti alle pagine Facebook rimangono senza risposta perdi fiducia nei confronti del gestore della pagina (specie se si tratta di un politico o di un personaggio famoso)? Non preoccuparti, si tratta di una reazione del tutto normale. Il problema è che smette di esserlo se, davanti al post su un tema specifico, utilizzi la sezione commenti per esprimere il tuo parere su un altro tema. Ecco, in quel caso, il politico/personaggio famoso è autorizzato a non risponderti. Tu, però, finiresti con l’arrabbiarti comunque per la mancata risposta.

La soluzione è semplice: se pretendi una risposta, fai una domanda/porta un contributo che riguardi il tema della discussione.

Al tuo interlocutore
Se questo può far arrabbiare te, immaginati la reazione di chi dovrà rispondere al tuo commento! E immagina se dovesse rispondere a decine, centinaia di commenti slegati dall’argomento. Un esempio? Scrivo un post su come riparare una stampante e tu nei commenti cominci a chiedermi come riparare un Pc, uno smartphone o una lavatrice ma no, non menzioni mai la stampante. E magari pretendi anche una risposta?
No, caro, non funziona così.

Senza contare, poi, che alcuni lo fanno di proposito con il solo fine di disturbare la conversazione e rendere la tua social-vita impossibile. Ecco, loro sono molto vicini a dei troll e ricordi qual è il mio pensiero sui troll, vero? Se non lo ricordi, lo puoi trovare in questo articolo.

A chi vi legge
Io non sono parte attiva della conversazione, ma leggo quello che sta succedendo. Magari la mia stampante si è rotta e ho visto il post, ma per educazione non voglio una domanda che potrebbero aver fatto altri… Allora guardo i commenti e: “come si ripara un iPhone?” – “Che ore sono?” – “Nella carbonara metti la pancetta o il guanciale?”. Sai che faccio? Prendo le mie cose e me ne vado, facendo perdere un’opportunità a chi ha scritto l’articolo e rimanendo con stampante rotta.

Sto ancora esagerando?

Certo che sì, ma ti prego di capire il senso generale di questo post.

A tutto questo devi aggiungere lo stress, le continue notifiche per qualcosa di inutile, l’arrabbiatura, lo sconforto di chi vuole offrire qualcosa di utile e gratuito e trova interlocutori che vanno ot ecc..

Certo, penso che nessuno sia stato ricoverato a causa dello stress da off topic. Ma basta così poco per rendere internet un posto migliore ed evitarci piccole – ma inutili – fonti di stress.

E così, magari, scoprirò come riparare la mia stampante 😉

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.

Bulli e complottisti. Il web è in mano ai Napalm51?

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Napalm51 è il riuscitissimo personaggio di Maurizio Crozza, che rappresenta una fetta sempre più consistente della popolazione del web. Diciamoci la verità: tutti noi abbiamo tra i contatti di Facebook un personaggio così: è quello arrabbiato, complottista, analfabeta funzionale e isterico e questo è il motivo per cui il personaggio di Crozza riusciva a farci ridere.

E sarebbe davvero divertente, se solo non ci fosse un aumento esponenziale dei Napalm51 che quotidianamente si fanno il sangue amaro – e allo stesso tempo rovinano involontariamente – il web.

Ovvio, non è tutta colpa sua: si è trovato ad affrontare la “bellezza del web” senza sapersi difendere.

Le sei caratteristiche di un buon Napalm51

1) È un tardivo digitale

Quando internet e i social si sono diffusi su scala globale il buon Nap aveva già superato molte tappe della sua vita e aveva maturato un certo numero di “esperienze sul campo”. Esperienze che è giusto trasportare anche sul web ma che, spesso, vengono tradotte il quel “cosa volete saperne voi giovani?” che contrasta – e parecchio – con il fatto che i giovani sono abituati a vivere in quell’ambiente, i tardivi digitali no.

2) Subisce il fascino dei complotti

Un’altra cosa che non manca sul web e che prende sempre più piede è il timore – o certezza – dei complotti. Lobby di ogni genere starebbero tramando contro di noi per fare i loro sporchi interessi alle nostre spalle: dalle scie chimiche ai vaccini, dall’economia alla politica fino a – come suggerisce Crozza – la lobby dei termometri:

Il nostro Nap non solo ci crede, ma è parte (più o meno) attiva nella lotta a questi complotti.

3) Crede nella buona fede del web

Il web è democratico e, attraverso di esso abbiamo la possibilità di smascherare i complotti (vedi punto 2) e di non farci fregare. Questo, almeno, era uno dei grandi vantaggi proposti dall’avvento di internet: qualcuno prova a fregarti? Bene, puoi dare una controllata su internet e scoprirlo…

Il web è democratico e ci offre un grande potere di controllo se e solo se è popolato solo da persone in buona fede e che non hanno interesse nell’utilizzarlo. Cado anch’io nella teoria del complotto? Forse! ma lo dico semplicemente perché il web – e i social – sono prima di tutto degli strumenti..

… e come tali vengono utilizzati.

4) Si altera facilmente

Il nostro Napalm51 ha trovato un posto in cui sfogarsi: la sezione commenti di Facebook.

Lì può finalmente dare sfogo alle sue frustrazioni e dire quello che pensa senza peli sulla lingua. Lui può e deve dire la sua perché ha esperienza (punto 1) e dice le cose scomode (punto 2) che gli altri hanno paura di dire. Non ha gli strumenti e gli anticorpi per difendersi dalla mala fede del web (punto 3) e finisce con il cascarci: non legge gli articoli per intero, non si informa, non verifica le fonti e non riflette su quello che ha letto. Ha sempre il Caps Lock inserito. È un analfabeta funzionale, ma si offende se lo chiami così.

5) Pensa all’offline e all’online come a due mondi separati

Ecco perché fuori dal web è una persona è all’interno dei social, sui blog e ovunque possa esprimere la sua opinione dietro a un computer diventa una belva e non te ne fa passare una.

Non conosce i meccanismi e non interagisce come farebbe dal vivo. Non sa che la sua identità digitale vale quanto quella reale e che non finisce tutto una volta spento il computer.

6) Per Nap il problemi sono altri

Il problema, per lui, è sempre un altro. Non riesce a non andare offtopic e, una volta terminate le argomentazioni, ti dirà sempre che il problema è un altro. Si sente in dovere di commentare e, non avendo molte conoscenze sul tema – non ne ha quasi mai – la butta in caciara alzando il tono della discussione.

Un web sempre più cattivo

Andiamo dritti al cuore del problema: il web e i social sono sempre più cattivi. Aumentano i commenti offensivi, le minacce, le fake news create ad arte per suscitare il mal di pancia degli utenti, i complotti, il noi contro loro e così via…

Ed è un problema grosso.

Gli analfabeti funzionali e quelli che si fanno prendere da una sorta di indignazione a scatto prima commentano e poi ragionano e rendono la tua risposta consapevole – quella fatta a seguito di una ricerca anti fake – tardiva e pressoché inutile. Non solo, il tono che loro terranno renderà più convincenti le loro argomentazioni e farà arrivare tanti altri Nap, che finiranno con il sotterrare la tua risposta, forse l’unica con un senso logico.

Infine, la cattiveria del web aumenta anche a grazie a coloro che “blastano” gli analfabeti funzionali e i commentatori seriali. Per carità, leggere il commento di un personaggio pubblico che “mette a cuccia” i suoi impreparati detrattori farà sicuramente ridere, ma sortirà un qualche effetto benefico per noi e per il web?

Secondo me, no. Anzi, probabilmente, questo commento non farà che aizzare la pattuglia dei complottisti.

Il ruolo dei nativi digitali

I nativi digitali sono quelli che – più o meno – hanno sempre vissuto all’interno delle tecnologie, del web quasi come lo conosciamo e, anche se tecnicamente non è possibile, dei social. Ecco, i nativi digitali hanno un ruolo fondamentale nel rendere internet un posto migliore perché, avendo già competenze acquisite sul campo e disponendo di più anticorpi, possono guidare le generazioni precedenti alla scoperta del web.

Una sorta di parental control al contrario. Il nostro Nap ha una vita vissuta alle spalle e avrà tanto da insegnare fuori dal web ma all’interno deve lasciarsi guidare da chi è più esperto di lui.

E in questo caso, quelli più esperti di lui sono propri i giovani…

Abito in Valle d’Aosta e sono un social media manager, copywriter e formatore freelance. Vivo di parole e di progetti, ma se vuoi puoi leggere la bio completa.

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