Ne ho scritto pochi giorni fa sulla mia Pagina Facebook, ma voglio affrontare l’argomento in modo più completo: i troll non mi piacciono.

Tempo fa, inoltre, scrissi che parlare con un troll è come giocare a scacchi con un piccione, ricordi?

Oggi ritorno sul tema, dicevo, e lo faccio semplicemente perché non ne posso più. I troll sono avvelenatori di pozzi e l’ultima cosa di cui hanno bisogno internet e i social è proprio quella di persone così. Cercherò di essere breve e cercherò di centrare subito il punto.

Non esistono troll buoni

Ecco, sgomberiamo il campo dal primo grande equivoco: i troll buoni non esistono. No, neanche quelli che lo fanno per mettere in mostra le miserie del social-uomo o quelli che volevano fare un esperimento sociale mal riuscito. Per carità, riconosco come trollare alcuni personaggi possa essere divertente ma, no, in questo momento non ne abbiamo bisogno.

Semplificando, possiamo dire che ci sono due tipi di troll: quelli che provano una sorta di piacere nel mettere in disordine le discussioni e scatenare flame e quelli, come scrivevo un paio di righe sopra, che lo fanno con il “nobile” intento di dimostrare quanto becero possa essere l’uomo da tastiera.

Ci sono, per intenderci, quelli che spammano e che si nascondono dietro profili fake, solo per mettere zizzania. Lo farebbero a viso aperto? Direi di no. Lo farebbero al bar? Non lo so. Ecco, su di loro non ha senso spendere neanche una parola in più di quante ne siano già state buttate al vento.

Ma il discorso non cambia se prendiamo la seconda categoria. Mi viene in mente, al volo, la bufala del Nostromo della nave Aquarius, diventata virale in poco tempo e già ampiamente smentita. Il problema, qui, sta nel fatto che, ok, stai conducendo un esperimento sociale, ma senza neanche accorgertene stai dando nuova linfa a una situazione già incancrenita di suo.

Il gioco vale la candela? Secondo me no.

Ovviamente, la trollata da 2 milioni di visualizzazioni in 24 ore dovrebbe farci aprire una riflessione sul non dare peso a tutto quello che vedi su internet. Lo faremo, intanto dai un’occhiata a questo post sull’argomento:

Basta! Fermiamo le bufale!

Perché i troll ci fanno così male

Bravi e simpatici o brutti e cattivi, i troll ci fanno davvero male. Fanno male a noi e a tutto l’ambiente che ci circonda. Non lo farebbero, forse, se tutti fossimo preparati ad affrontarli: prenderemmo tutto con la giusta misura, magari facendoci una grossa risata guardando video e fotomontaggi di pessima fattura.

Purtroppo per noi, però, dopo anni passati a versare gocce di veleno giù per il lavandino abbiamo finito con l’avvelenare gli oceani e ogni goccia in più non fa che peggiorare la situazione. Tutta colpa dei troll? Certo che no! Anzi, a stare bassi con le stime, direi che almeno il 90% della colpa è colpa nostra, della nostra scarsa dimestichezza con il mezzo e del nostro cervello e della pigrizia che ci porta a fidarci e a fare le figure da polli. Però…

..però non è una giustificazione plausibile per continuare a peggiorare le cose.

Passamelo: in realtà ha proprio rotto le balle.

Abbiamo bisogno di qualcosa di completamente diverso. Abbiamo bisogno di fare un grande sforzo per cercare, nel nostro piccolo, di ripulire gli oceani. Sono conscio che si tratta di una battaglia impari: sfidare argomenti commestibili e pronti per essere diffusi – magari che ti colpiscano alla pancia come un pugno –  con l’arma del buon senso, dell’applicazione e del debunking è come voler svuotare l’oceano con un scolapasta malconcio.

Una sfida titanica che non può in alcun modo essere deputata a chi ci fornisce gli spazi e le piattaforme. No, dobbiamo rimboccarci le maniche, armarci di scolapasta e cominciare a lavorarci.

Dobbiamo farcela.