La crisi identitaria di twitter

Twitter ha sostituito il tasto preferiti con il tasto mi piace, avvicinandosi sempre più a Facebook. Ok, non è una novità, è già da molto tempo che Twitter è in crisi di identità: i suoi aggiornamenti sono poco originali, poco utili e spesso scopiazzati da Facebook. Certo, anche il social di Zuckemberg ha dimostrato di “apprezzare particolarmente” alcune caratteristiche di twitter (vedi. #hashtag) e, proprio per questo, Twitter avrebbe dovuto evitare di “apprezzare particolarmente facebook”, non fosse altro che per l’orrendo uso che viene fatto degli hashtag su quest’ultimo.

Twitter: c’era una volta

C’era una volta una piattaforma di microblogging che limitava le interazioni, si basava su un sistema di followers e following e data a tutti la possibilità di creare un racconto nei famosi 140 caratteri. Non solo, Twitter era anche il luogo migliore per raggiungere gli influencers, per tenersi aggiornati in tempo reale e per poter interagire con persone interessanti senza l’odioso obbligo di aggiungerle tra gli amici dato che, spesso, amici non erano. Insomma, Twitter non era certo il luogo virtuale più adatto all’intrattenimento, ma era un caro e solido alleato per chi imparava ad amarlo.

Twitter vs. Facebook: un paragone inutile

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la vita a credersi stupido

Ecco, secondo me Albert Einstein aveva in mente il rapporto Facebook-Twitter. Già, perché se il paragone tra i due può essere fatto secondo la logica del fatturato, per quanto riguarda l’uso e gli utenti una comparazione non ha senso. Chi ama Facebook potrebbe non amare Twitter, chi vive su Twitter potrebbe non tollerare l’invadenza di Facebook e chi ci ha capito poco li usa in modo uguale.

Il punto è che sono due mondi differenti basati su sistemi differenti e, come spesso accade, comparare pere e mele non porta a nessun risultato utile.

Dai loro quartier generali, invece, le due aziende sembrano scopiazzare i loro rivali solo per aumentare il fatturato. Cosa, peraltro, assolutamente logica e lecita: né twitter né tantomeno facebook hanno intenzione di lavorare gratis.

La grande differenza tra le due aziende è rappresentata dalla programmazione a lungo termine. Facebook ha la grande capacità di stare sempre sul pezzo (quando non è egli stesso ad indirizzare le preferenze), mentre lo staff di Twitter, malgrado l’ottima idea iniziale, ha mostrato gravi mancanze nella capacità di programmare uno sviluppo a lungo termine. Risultato? Twitter si trova oggi ad inseguire Facebook su un campo creato proprio dal social di Zuckemberg.

Twitter: i sintomi della crisi identitaria

Ho esordito parlandoti di alcune delle particolarità di Twitter. A queste dobbiamo aggiungere il pulsante “preferiti” che non rappresentava un semplice “mi piace” quanto, piuttosto, un “salva per dopo” e un sottile modo per interagire e mostrare apprezzamento in particolare per le menzioni.

Crisi di identità, dicevamo. Ecco, nel corso del tempo Twitter ha (tra le altre cose) tolto il limite dei caratteri per i messaggi istantanei, inserito i sondaggi e sostituito il tasto “preferiti” con il tasto “mi piace”. Proprio quest’ultima non mi pare un’idea così originale per distinguersi da Facebook, non credi? Certo, negli anni ci sono state anche novità apprezzabili, ma la deriva di quest’ultimo periodo è preoccupante.

Conclusione: dove va Twitter?

Cosa ne sarà di Twitter tra un paio di anni? Sinceramente non lo so. E’ ancora in tempo per cambiare marcia e trovare qualcosa di geniale ed autentico per rilanciarsi, puntando ovviamente ad un target differente rispetto a Facebook.
Ovvio, se così non fosse, se dovesse continuare a voler sfidare Facebook sul suo terreno sarebbero guai. Specie in Italia, infatti, Facebook sembra aver inghiottito tutti tanto di diventare per molti la vera e unica fonte di informazione: Twitter saprà ritagliarsi uno spazio tutto suo?

La crisi identitaria di twitter ultima modifica: 2015-11-05T17:57:59+00:00 da Erick Bazzani
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