Ceres: il bello, il brutto e anche basta

Il caso Ceres è sicuramente interessante, ma non passa giorno che sui vari gruppi legati ai social media non venga rilanciato un loro post, con tanto di didascalia “geni“, “incredibili“, ecc… Sì, è vero, molte volte sono simpatici e poche volte sbagliano ed è normale che gli utenti vengano coinvolti. Meno normale è invece il fatto che tra professionisti (o anche solo appassionati) si finisca sempre a dibattere su ogni singolo post, quasi che dietro ci sia qualcuno deputato a pubblicare i post sui gruppi per aumentare l’engagement…

…ma non pensiamo male.

Il bello di Ceres

Sicuramente strappano una risata e fanno tanto, tantissimo engagement, anche se non ho numeri disponibili a capire se questo si sia in qualche modo riversato sulle vendite. Molto bravi nell’Instant Marketing, anche se certe volte si tratta di semplice ottima programmazione, dimostrano di avere grandissimo margine di manovra e questo a livello comunicativo sembra pagare.

 

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Ceres e il post per i 20 anni di Porta a Porta

La comunicazione di Ceres, poi, è certamente molto in target, usando un linguaggio giovane (e mi sento vecchio nello scrivere una frase del genere), con battute di uso comune tra i ragazzi, ma che sono lontane anni luce da una fascia d’età più alta.

Insomma, una birra che parla ai giovani, come i giovani, facendo battute e usando argomenti molto distanti da cose come “la nostra è la birra più buona di tutte“. Quello che ne viene fuori è che quando la vedi su uno scaffale ti vengono in mente i suoi post, magari li aspetti anche o la compri (probabile ma non possibile perché non ho i dati), ma difficilmente la valuterai per il suo sapoe: è la birra per i giovani, la birra da bere sul muretto al mare, in compagnia o durante una bella festa: ma non sappiamo se sia una birra da far provare a un vero intenditore. Questo è un altro bel colpo: se non hai la birra più buona, non dire che hai la birra più buona.

Attenzione: Ceres è un modello difficilmente replicabile

Il primo fattore a cui prestare attenzione, specie se stai pensando di agire come loro, è che tu non sei Ceres. Il loro tipo di comunicazione va bene per loro, ma difficilmente andrà bene per te, almeno a scatola chiusa. Il grande successo “socialmediatico” che stanno ottenendo, invece, sembra spingere molte agenzie e molti social media manager a voler imitare quel modello, con il quasi scontato fallimento della campagna e il conseguente spreco di soldi. “Purché se ne parli” funziona fino ad un certo punto o, magari, strappa sorrisi senza portarti i clienti in negozio.

Tornando alla birra: se hai la birra più buona, probabilmente, ti converrà cercare di dimostrare e far capire che la tua birra è la più buona per tutta una serie di motivi, senza doverti concentrare su iniziative molto divertenti, ma che non trasmettono il messaggio “la mia è la birra più buona“:

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La divertente campagna Ceres legata al Festival di Sanremo

Una richiesta agli addetti ai lavori

Avremmo mille motivi per lodare l’operato di Ceres e altrettanti per dire che “questa volta hanno toppato“, ma sarebbe interessante sviluppare il dibattito intorno ad argomenti diversi da “geniali“, “che bravi”.

Da un lato, la loro strategia è ormai ben chiara e confermata da ogni azione, quindi non capisco il motivo di stupirsi ogni volta: l’obiettivo a monte, durante la costruzione, è sempre lo stesso, quindi i post sono molto simili, almeno nella loro struttura: non voglio dire che visto il primo li hai visti tutti, ma sarebbe carino limitarsi a farsi una risata, senza dover osannare la stessa cosa tutte le volte.

Dall’altro lato, il problema è chi tra chi si occupa di social media si sta diffondendo la sensazione che questo sia se non l’unico, almeno il miglior modo di comunicare. Questo potrebbe essere vero per certi aspetti, ma non è un modello così facilmente replicabile e, soprattutto, non lo si può fare a priori: facciamo molta attenzione, specie se è il cliente, divertito da questi post, a chiedere una comunicazione di questo genere.

Piuttosto, poniamoci sempre le solite domande: chi siamo? dove siamo? con chi parliamo? a chi parliamo? quali sono i nostri punti forti? Le nostre debolezze?

Può anche darsi che il tutto combaci perfettamente con quel tipo di comunicazione.

 

Ceres: il bello, il brutto e anche basta ultima modifica: 2016-02-19T15:50:18+00:00 da Erick Bazzani
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