Cosa cambia con le Facebook reactions?

Ho voluto aspettare qualche giorno prima di parlare dell’introduzione da parte di facebook delle reactions, le emoticon che almeno sulla carta dovrebbero fornire una maggiore libertà di scelta a chi decide di esprimere un sentimento sul social di Zuckemberg. Ho voluto farlo per avere una prima impressione di quello che è cambiato con l’introduzione di love, wow, ahah, sigh e grr.

Facebook reactions: cosa c’è, cosa manca e cosa cambia

Partiamo da cosa è cambiato: per ora direi poco. Ho notato (e confrontandomi con colleghi) non sembro essere l’unico, che la maggior parte delle interazioni sono comunque rappresentate dai like, anche se non saprei dire sei sia perché gli utenti non siano abituati ad usare le nuove emozioni, perché non piacciano o perché la maggior parte delle interazione avviene da mobile e molti non sanno che per usare le reactions da telefono o tablet bisogna tenere premuto il tasto. Chissà, magari entreranno nell’uso comune, ma per ora sembra essere un po’ un flop.

Cosa c’è di nuovo? Oltre al caro e vecchio pollice in su, adesso si possono esprimere altri stati d’animo: amore, divertimento, sorpresa, tristezza e arrabbiatura. Cambia anche la veste grafica, con le icone colorate che sostituiscono il conteggio dei like. No, non preoccupatevi, non avete inavvertitamente messo mi piace a qualcosa, è solo che l’ha già fatto qualcuno ed è per quello che c’è il pollice blu.

Cosa manca? Come ampiamente annunciato manca il tasto “non mi piace che forse sarebbe stato il più utile. Già quando, a metà settembre, uscirono le indiscrezioni, si parlava di stati d’animo e dell’assenza del “non mi piace”, ma in tanti abbiamo sperato che il team di Facebook cambiasse idea.

E invece niente, l’unico tasto che sarebbe servito non c’è. Sì, è vero, c’è l’arrabbiatissimo grr, ma non è la stessa cosa. Tra gli stati d’animo che si possono esprimere manca quindi quello basilare: il disaccordo. Certo, molto spesso, di fronte a uno stato che non ci piace possiamo passare semplicemente oltre, ma è curioso sapere che, almeno in linea teorica non si può esprimere un disaccordo palese. No, non ditemi che è uguale utilizzare l’arrabbiatissimo “grr” dalla testa rossa.

Reactions, pagine e aziende

Veniamo al dunque: cosa cambia per le pagine e per le aziende? In linea di massima un bel niente, a parte il dover monitorare una gamma più ampia di sentimenti e attribuire loro un valore più o meno arbitrario. Già, perché fino a ora la preoccupazione (poco giustificata se non per questione di vanità) era cercare di avere tanti like sulla nostra pagina Facebook, mentre adesso dobbiamo anche preoccuparci di ottenere la reazione giusta.

In pratica, la psicologia entra ancora di più nel lavoro del social media manager che ora è costretto a capire se la l’espressione di arrabbiatura sia relativa all’argomento del post o alla sua azione. Un esempio?

Condividi un post su un argomento controverso, mettiamo l’immigrazione e vedi tante espressioni di arrabbiatura. Sono nei confronti del post o nei tuoi confronti per aver condiviso quel tipo di notizia?

Certo, anche in questo caso, se hai una strategia e una fan base ben profilata è difficile che tu ti confonda o possa essere male interpretato.

Un ultimo problema può nascere se hai a che fare con un cliente apprensivo. Hai presente il video di prima?

Che succederà nelle aziende che fino a ieri erano preoccupate del conteggio dei mi piace adesso che viene inserita un’ampia gamma di possibilità per gli utenti? Mi immagino frenetiche telefonate da parte dei titolari, preoccupati per una riduzione dei like e un aumento delle facce sorprese, con tanti saluti alla spiegazione per cui puoi avere tutti i like che vuoi, ma devono essere finalizzati a qualcosa. E che ne sarà per gli utenti? Comprereste più volentieri un prodotto con tanti ahaha o wow? E i cuori? E se ha tanti grr?

Devo ammetterlo, mi sembra di essere dentro un fumetto o un cartone della Disney.

Facebook Reactions: conclusione

Premesso che no so quanto possano durare nel caso dovessero essere ancora poco utilizzate, le facebook reactions per ora non mi piacciono, concetto che peraltro non posso esprimere proprio perché manca il tasto “non mi piace” che, se proprio vogliamo, sarebbe stato l’unico da aggiungere. In ogni caso si può sempre passare oltre quando qualcosa non è di nostro gradimento, mentre l’espressione di arrabbiatura credo che verrà spesso utilizzata in modo simpatico.

A cambiare, invece, sarà il ruolo di chi si occupa di social per le aziende, specie perché in molti casi il cliente non ha ben chiari obiettivo e strategia e preferisce usare metriche con il like per compiacersi. In questo caso servirà uno sforzo maggiore per fargli capire le vere finalità del social-strumento e della poca importanza di una faccina un po’ sorpresa. Altrimenti, per noi social-qualcosa l’unica cosa che cambia è che dovremo essere sempre più psicologi per poter analizzare, valutare e infine pesare le diverse reazioni.

Ma tanto ci siamo abituati, no?

Cosa cambia con le Facebook reactions? ultima modifica: 2016-03-03T17:29:19+00:00 da Erick Bazzani
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