Certe volte bisogna porsi dei limiti

NOTA: Non metterò il nome, non entrerò nel merito della vicenda e non ti darò il link perché non voglio che questo post possa sortire l’effetto opposto a quello sperato.

Non è censura, è voler evitare di andare incontro a una reazione più che prevedibile. So di averne appena parlato in pagina, ma voglio entrare un po’ più nel dettaglio delle questioni.

ECCO IL POST:

Da questa storia, come del resto anche dalla storia di Alfredo possiamo trarre degli spunti molto importanti. Certo, a differenza della storiaccia del ragazzo di Parma qui non siamo di fronte a una bufala, a abbiamo lo stesso la nascita di una malsana viralità.

Una viralità in un certo senso indotta dalla notizia e quindi assolutamente evitabile e per questo voglio concentrarmi su due aspetti e ti prego di non pensare a “una censura da regime”.

Evitare le informazioni non necessarie

Sicuramente l’intenzione del quotidiano non era quella di invitare le persone a invadere il profilo Facebook della ragazza con insulti e minacce di morte, ma l’effetto purtroppo è quello di enfatizzare questo comportamento. Un’informazione decisamente poco rilevante (che mi frega se ha un profilo Facebook?) ha fatto sì che da questa mattina sulla bacheca piovessero insulti, minacce e auguri di morte, cosa che non ci rende poi tanto migliori.

Purtroppo o per fortuna, l’informazione è tenuta a governare alcuni processi, quali le fake news (qui il post a proposito di fake e Facebook), la disintermediazione (sbagliata) che ci fa credere di non avere bisogno dei giornalisti e, infine, le conseguenze del nostro operato. Credo che sia più che urgente imparare a governare certi processi e prevedere certe reazioni, al fine di evitare cose non necessarie, come la pubblica (anche se virtuale) lapidazione della ragazza.

Lo schermo del computer ci protegge e ci invita

Riversare il nostro odio nei confronti di qualcuno o qualcosa da dietro lo schermo è un’attività tanto semplice quanto per certi versi gratificante. “Ah ah, gliene ho dette quattro con un commento su Facebook“.

Allo stesso tempo, abbiamo una sorta di invito a farlo che deriva dai commenti degli altri e dalla voglia incredibile di ottenere una qualche forma di consenso. In quest’ottica, quale occasione migliore di un fatto negativo che ci mette tutti d’accordo?

Ecco, beh, quando commentiamo con minacce, auguri di morte e intimidazioni i post di qualcuno altro dobbiamo tenere bene a mente questi due punti:

Punto primo. Esistono norme del codice penale applicabili anche a cose come questa e una denuncia non vale qualche like al nostro commento

Punto secondo. Ho letto delle cose che mi hanno fatto chiudere lo stomaco; una tempesta d’odio che mi fa pensare che forse, non siamo poi tanto migliori di alcuni criminali. Voglio essere convinto che non sia così, voglio pensare che l’indignazione (ancorché legittima) e l’odio (che invece non lo è mai) che quotidianamente riversiamo sui social siano il frutto di meccanismi che li attraggono e di una scarsa dimestichezza con il mezzo, piuttosto che lo specchio della società.

Conclusione

La conclusione è una sola: la nostra social-vita e la cronaca nera che tocca i social dovrebbero essere all’insegna della limitazione. Non della censura, per carità, ma di una sorta autoregolamentazione figlia della conoscenza delle possibili conseguenze.
Per gli operatori, questo significa limitare di fomentare certi comportamenti,specie perché il web manca notoriamente di equilibrio.

Per noi utenti, questo significa non lasciarsi andare in commenti carichi di odio, anche quando ne sentiremmo il bisogno.

Certe volte bisogna porsi dei limiti ultima modifica: 2017-05-31T14:45:28+00:00 da Erick Bazzani
Condivisioni